sulla meditazione zenQuali sono i ‘segreti’ della meditazione zen? Come praticarla in modo efficace? Ma soprattutto: come funziona?

Per capirlo facciamo un passo indietro alle origini della filosofia zen, dalle quali sacaturisce la meditazione zen.

Se non ti interessa la meditazione zen, scopri come ci può aiutare la meditazione buddista.

Meditazione zen e pensiero zen

Erano circa 15 secoli fa quando Bodhidharma, eccellente maestro di meditazione, raggiunse la Cina importando le tecniche meditative buddhiste (dhyana). E dhyana, la meditazione, divenne prima ch’an in cinese e poi zen in giapponese, contagiando il Sol Levante.

La filosofia zen, e con essa la tecnica di meditazione zen, è piuttosto esplicita ed essenziale. E’ una filosofia che rifugge l’orpello, cercando di raggiungere l’essenza della pratica meditativa, il vero cuore della spiritualità.

Se chiedete ad un maestro zen cos’è la meditazione, dunque, non aspettatevi una risposta secondo la logica lineare, o un’esposizione di tipo cattedratico: potreste ricevere un haiku, un koan o un’affermazione paradossale, che risvegli il vostro intuito al di là delle strutture abituali della mente.

Il satori, il risveglio, è possibile secondo lo zen solo ad una condizione: svuotare la mente, liberarla dai condizionamenti e dai preconcetti, dalle sovrastrutture che ostacolano una comprensione diretta e non mediata del reale.

i koan, appunto. I monaci zen sono esperti nell’arte di sottoporre ai propri discepoli questi originali indovinelli, il cui scopo è liberare la mente dall’ossessiva ricerca di una risposta tramite la ragione.

Quando un monaco chiede:

“Qual’è il suono del battito di una sola mano?”

Non si aspetta che voi forniate un’impeccabile spiegazione, ma che si risvegli nella vostra presenza qualcosa che trascende il piano della coscienza ordinaria, qualcosa che può emergere solo dall’impasse del pensiero. Non a caso, si dice che molti monaci abbiano raggiunto il satori con esperienze assolutamente quotidiane, come sentire il rumore di un sasso che cade in acqua.

I segreti della meditazione zen

 

meditazione e zenTrattandosi di una meditazione molto essenziale, la meditazione zen fa a meno di complessi cerimoniali o di lunghe fraseologie esoteriche. Il che la rende pratica e semplice da eseguire se parliamo dei meri aspetti tecnici.

La meditazione zen è conosciuta generalmente come zazen, ovvero meditazione da seduti. Ci si siede in posizione comoda, generalmente con un cuscino sotto le natiche ed incrociando le gambe al modo della classica posizione del loto.

Poi, tenendo le mani in grembo, sovrapposte, con i pollici a contatto, si socchiudono dolcemente gli occhi e si comincia l’ascolto del respiro, senza interferire con il suo libero flusso.

Durante la pratica dello zazen ci si allena alla vigilanza: se si scorge un pensiero non bisogna scacciarlo o opporsi alla sua manifestazione, magari con un nuovo pensiero di giudizio. Piuttosto, ci si limita a notare la presenza di quel pensiero, lasciandolo dolcemente sfumare.

Se consultaste (ancora una volta) un maestro zen, vi direbbe che la meditazione zazen non ha uno scopo: è il puro radicarsi nel qui ed ora, al di là di aspettative di illuminazione o risultati concreti.

E’ il paradosso dello zen: se da un lato guarda al satori come condizione desiderabile, dall’altro definisce l’aspirazione al satori come ostacolo al suo raggiungimento, perché prodotto di una mente logica e calcolante, che ancora si muove sulle sovrastrutture dello stato ordinario di coscienza.

Ma lo zen, si sa, è la reggia dei paradossi.

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