la meditazione di Osho per il terzo occhio

La meditazione secondo Osho Rajneesh è lo strumento principe per l’autorealizzazione, offrendo la possibilità di sperimentare l’esperienza della “non mente” e contattare la propria vera essenza. Ma quali tecniche di meditazione utilizzò il celebre maestro indiano? E perchè si parla di Meditazione Trascendentale per aprire il Terzo Occhio“?

La meditazione secondo Osho

Osho aveva un’attitudine decisamente sincretistica: ossia prendeva il meglio delle religioni e delle discipline spirituali di tutto il mondo, adattandolo alle necessità della sua epoca. La meditazione di Osho è quindi il risultato dell’incontro di diverse direttrici spirituali, in una grande varietà di tecniche ed esperienze.

Ma soprattutto, e su questo il maestro insisteva, la meditazione è uno stato di piena presenza: è silenzio interiore, cessazione del chiacchiericcio mentale. “La mente mente“, sosteneva Osho: ossia la mente è incapace di star ferma, di raccontare storie, di emettere giudizi, e quest’attività incessante nasconde la sua vera natura, la purezza essenziale dell’esserci.

Prima ancora di insegnare tecniche di meditazione, Osho esortò i suoi discepoli a vivere nel qui ed ora: ora, ovvero in questo istante e non proiettati nel futuro o intrappolati nel passato; qui, perchè vivere intensamente significa essere nel momento presente, in questo luogo ed in quel che stiamo facendo.

Come si può vivere il presente se la mente ci trascina sempre altrove? Ecco a cosa serve la meditazione: a riconnetterci con il presente e la Vera Vita.

Le tecniche di meditazione di Osho

Osho utilizzò un’ampia gamma di tecniche di meditazione. Da grande appassionato del pensiero di G.I. Gurdjieff fece spesso ricorso al linguaggio del suo sistema, ma si avvalse anche di esercizi contemplati dalla psicologia occidentale o dalla meditazione indiana (ad esempio la Vipassana).

La meditazione, egli sosteneva, è uno stato naturale della mente, ma le tecniche sono indispensabili per eliminare quegli ostacoli e quei condizionamenti radicati che impediscono l’esperienza della non-mente.

osho meditazione terzo occhio

Nel suo ashram si ricorreva dunque a tecniche tradizionali, come la concentrazione sul respiro, ma anche a tecniche di meditazione più spinte, che coinvolgevano tutto il corpo in una danza catartica sfrenata.

Sono queste le Active Meditations di Osho, al cui interno erano inglobate tecniche di meditazione dinamica, meditazione kundalini, nataraj e molto altro. La meditazione dinamica, in particolare, era utilizzata per scuotere corpo e mente rompendo corazze e schemi radicati.

In più Osho fu anche un appassionato commentatore e lettore di testi tantrici come il Vigyana Bhairava Tantra. A questo proposito parlò spesso del Terzo Occhio come l’occhio spirituale del Testimone, l’Ajna Chakra, ovvero lo sguardo della Visione Interiore Profonda. Nel libro “La Rivoluzione Interiore”, Osho invece accenna ad una pratica che svolgeva con i suoi discepoli, sfiorare con il pollice la loro fronte in corrispondenza del Terzo Occhio, per educarli a sentire le vibrazioni sottili provenienti da quell’area.

Qualcosa su Osho

Osho Rajneesh è tra i maestri spirituali più discussi e controversi del XX secolo. Eccessivo, provocatore ma anche contemplativo e attento alle esigenze del mondo contemporaneo, Osho crebbe in India raggiungendo il “risveglio” all’età di 39 anni. Tutto il resto è storia, tra le comuni in Oregon, l’arresto e la tragica fine.

Ma l’eco del pensiero di Osho è ancora vivo, amplificato dai suoi discendenti spirituali e distribuito in centinaia di libri, corsi pratici e teorici.

 

 

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