la metamedicina e i mali di stagioneConoscere la metemedicina è importante per risolvere i disturbi che ci affliggono senza far ricorso alla medicina tradizionale e, quindi, a farmaci dagli effetti collaterali spesso pericolosi; ma cosa è la metamedicina?

La metamedicina ricerca, in primis, la causa emozionale del problema. L’espressione “tu sei quello che mangi” non si applica solo al nostro metabolismo fisiologico, ma anche alla nostra metafisiologia – ovvero la metabolizzazione della nostra vita, l’esperienza corporea.

Proprio come il metabolismo del corpo estrae energia e calore (“fuoco”), dagli elementi cibo, acqua e ossigeno (terra, acqua e aria) allo stesso modo facciamo noi, in quanto esseri, attraverso i sensi, il sentimento e la comunicazione, che rappresenta il soffio vitale del discorso. Il corpo umano è un sé incarnato.

Problemi di salute, mentale e fisica, hanno a che fare con aspetti di noi stessi che abbiamo difficoltà a vivere, ad esperienze corporee che abbiamo difficoltà a metabolizzare in un modo che possa rinnovare e trasformare il nostro senso di sé.

La parola “metabolismo” deriva dal greco metaballein e significa cambiare. Non sono solo i nostri corpi, che mutano continuamente – le cellule vecchie muoiono e vengono sostituite da quelle nuove. Ma anche noi, il nostro vecchio sè ormai morente, che deve essere sostituito da uno nuovo. Purtroppo, non siamo consapevoli di questo costante processo di auto-trasformazione, così come dell’esistenza di un essenziale processo metabolico del nostro corpo.

La metamedicina per curare i mali di stagione: respirare il nuovo

la metamedicina per guarire dai mali di stagione

Secondo la visione della metamedicina, le malattie sono frammenti di psiche dispersi nel corpo, rivelatori di stati d’animo che fanno fatica a trovare voce. La metamedicina, cui hanno fatto ricorso psicologi, psichiatri, medici ed infermieri, si pone, tra gli altri, l’obiettivo di trovare la soluzione a problemi medici senza soluzione apparente.

Nella stagione invernale, impariamo di più su noi stessi che in qualsiasi altra stagione. Dopo il raccolto, tutto è nudo. La natura ci istruisce sui cicli di creazione e sulle fasi in cui è importante “lasciar andare”. Si pensi agli alberi: in autunno non trattengono ostinatamente le foglie, perché sanno che potrebbero averne bisogno per il prossimo anno. Ed invece, quanti di noi non sanno sbarazzarsi di quello che è stato raccolto o prodotto, non riescono a liberarsi di quelle foglie guaste, di quella vecchia e dolorosa negatività?

Come possiamo sperare in un nuovo raccolto, se non lasciamo andare il vecchio e ricominciamo da capo ?

L’energia di questa stagione, più di ogni altra, ci invita a spogliarci dei rifiuti, del vecchio e stantio ancora presente nelle nostre vite, ad essere più ricettivi al puro e al nuovo, ad avere una visione di ciò che siamo nella nostra essenza.

La stagione invernale ci riporta alla nostra essenza, ci spinge ad eliminare ciò di cui non abbiamo più bisogno, rivela ancora una volta ciò che è più prezioso nella nostra vita.

L’aria in autunno assume una nuova freschezza. Pensate di svegliarvi in un frizzante giorno d’inverno e di riempire i polmoni con quell’aria pulita e fredda. I polmoni ci permettono di raccogliere il nuovo e ci concede l’ispirazione di una boccata d’aria fresca. Il polmone e il colon lavorano insieme come una squadra. Se questi organi non sono riusciti a svolgere al meglio il loro lavoro, immaginate cosa potrebbe significare! Certamente sperimenteremmo disturbi fisici come la bronchite, la mancanza di respiro, la tosse, la congestione nasale, l’enfisema, il raffreddore, il mal di gola, la costipazione, la diarrea e il dolore addominale. I cosiddetti malanni di stagione.

Ma cosa succede alla nostra mente e nel nostro spirito, se continuiamo ad accumulare rifiuti? Cosa siamo portati a provare? Invece di tranquillità e ispirazione, spontaneità e freschezza, ci sentiamo depressi, viviamo un senso di isolamento e affaticamento e sperimentiamo la negatività. Vediamo il lato oscuro di tutto e ci troviamo in una condizione di profondo squilibrio.

La metamedicina per curare i mali di stagione

 

Se ogni inverno ci ritroviamo bloccati a letto con la bronchite, è meglio evitare di precipitarsi immediatamente dal medico. Cercare una risposta nella metamedicina potrebbe essere il primo, fondamentale passo, verso la guarigione. La chiave di lettura innovativa della metamedicina è proprio quella di chiedersi con sincerità, in quale parte del corpo vengono espresse, con maggiore difficoltà e fragilità, le emozioni di ciascuno.

Con la stagione fredda è piuttosto normale soffrire di problemi di bronchite (legate a malattie da raffreddamento e stati influenzali) ma per la metamedicina, queste cosiddetti tipici malanni di stagione sono la manifestazione di un disagio, l’espressione di un senso di affaticamento e di oppressione vissuto nell’ambito familiare o nel contesto lavorativo.

La metamedicina si occupa della parte sommersa che corrisponde allo sconosciuto, all’ignoto, per tentare di scoprire qual è l’evento, vissuto o sperimentato dalla persona, che ha dato origine al sintomo che accusa. La metamedicina non fa diagnosi, non prescrive farmaci, né alcun tipo di trattamento. Essa agisce sulla sfera emozionale, aiutando il soggetto a liberarsi da quelle emozioni che originano il malessere e fanno star male e che, spesso, sono la causa dei disturbi psicosomatici. La medicina allopatica, o classica, non sembra voler riconoscere che l’80% delle malattie, dunque anche la malattie stagionali, è di origine psicosomatica. E’ esattamente sull’aspetto psicosomatico della malattia che interviene la metamedicina.

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