La motivazione può essere vista come la molla che riesce a far superare gli ostacoli della vita. In realtà, la motivazione, è anche la componente fondamentale del successo nello sport; senza di essa un atleta risulterebbe come un fiore senza petali! Sembra qualcosa di cui poter fare a meno, o di facilmente recuperabile, ma la verità è che la motivazione ha bisogno di specifici esercizi, affinchè sia allenata e possa dare i risultati sperati. L’unica cosa che riesce ad influire sulla scelta dello sport da praticare è proprio la motivazione.

Incredibilmente esisteva un programma che identificava i motivi di orientamento del comportamento umano in ambito sportivo. Una specie di piramide che selezionava e analizzava i vari aspetti e le varie reazioni dell’individu, messo a confronto con terzi, soprattutto in ambito antagonistico.

Queste attribuzioni venivano date specialmente, esaminando la capacità di instaurare rapporti di amicizia, e quella di interagire in un ambiente antagonistico; oppure, la volontà di dimostrare a se stessi e agli altri le proprie capacità ed il proprio talento, nonostante la fatica. La motivazione sportiva, infatti, si componeva di queste caratteristiche.

La motivazione è quindi un’aspetto da non sottovalutare nella performance sportiva, come lo è nel quotidiano di ognuno di noi; motivazione, ecco quanto conta nella vita.

Motivazione: varia a seconda dell’età, e della personalità dell’individuo

motivazione nel gruppo La “spinta ad agire”, conosciuta meglio con il nome di motivazione, è conforme alla personalità e all’età dell’individuo in questione. Ad ogni età corrisponde un grado di motivazione diversa, poichè diversa è la fase della vita di ognuno.

In particolare, partendo con l’analisi dei comportamenti dei bambini, è facilmente riscontrabile un avvicinamento allo sport in maniera totalmente diversa, da quello dei ragazzi e degli aduti. I bambini sono mossi da una curiosa scoperta del mondo; sono impegnati allo sviluppo pieno e concreto delle loro capacità, senza sentire affatto la competizione.

Per quanto riguarda, invece, gli adolescenti, l’approccio al mondo sportivo cambia totalmente: la loro età ha bisogno di nutrirsi di certezze, oltre che di affermazione delle proprie capacità. Di coseguenza, l’ambito sportivo rappresenta una sorta di test per le proprie facoltà, includendo sempre un sentimento di forte competizione e agonismo con “l’altro”.

Infatti, è un’ottima occasione per prendere consapevolezza delle proprie potenzialità, e metterle al servizio, magari, di una squadra. In tal modo, dunque, il ragazzo riesce ad acquisire un giusto equilibrio tra la sana competizione, e il “lavoro di squadra”; il tutto a favore di una più grande motivazione.

Gli adulti, infine, sono dotati di tutt’altra motivazione sportiva: sono spinti, il più delle volte, dal semplice e puro divertimento; oppure dalla volontà di voler ripercorrere i bei tempi andati, o ancora dalla semplice voglia di rilassarsi con lo sport. Di conseguenza la motivazione sportiva per gli adulti, è data da una continua sfida con loro stessi, e con la propria voglia di migliorarsi sempre. Quest’istinto origina, dunque, una competizione positiva, che si trasforma in un esempio da seguire per i più giovani.

Nonostante la motivazione si componga di caratteristiche diverse, a seconda dell’età, bisogna tener conto dei fattori che la influenzano. In primis riscontriamo nelle proprie attribuzioni sportive, una delle componenti principali della motivazione sportiva stessa. Esse non sono altro che i differenti modi di valutazione di se stessi, e delle proprie capacità, e derivano nella maggior parte dei casi, dall’emotività e dalla dimensione interiore del soggetto.

Insomma, l’attribuzione è una sorta di autocritica costruttiva,ovvero un modo per valutare le proprie performance. Le attribuzioni variano risultati da persona a persona, infatti, dipendono strettamente dal carattere di un individuo.

Sconfitte e fallimenti: ecco i punti deboli che annullano la motivazione

 

la carica in se stessiSpesso succede che molti idividui dal carattere un po’ più debole, provano un senso di angoscia e di fallimento di fronte ad una sconfitta; ed è per questo che di conseguenza la motivazione cala. L’atteggiamento giusto, invece, portato avanti da chi vede la sconfitta come qualcosa di temporaneo e passeggero, consiste nel prendere in considerazione ogni aspetto che ha portato alla mancata vittoria.

Aspetti importanti da prendere in considerazione sono: le condizione psico-fisiche dell’atleta, il grado di preparazione ed allenamento a cui si è sottoposto lo sportivo, e l’ambiente in cui ha gareggiato. Solo tenendo conto di tali condizioni, quindi, è possibile acquisire una più chiara consapevolezza del proprio impegno.

Incredibilmente, per aiutare lo sportivo ad automotivarsi, si è stilato un modello di riferimento per l’incremento della motivazione. Questo modello si concentra su alcuni termini inglesi che riguardano, appunto, la motivazione, ed è conosciuto come modello “T.A.R.G.E.T”.

La T di Task, ossia il lavoro personale che l’atleta deve compiere, in maniera del tutto autonoma e libera da ogni antagonismo. La A di Authority, si riferisce alla scelta del atleta tra compiti equivalenti; mentre la R di Recognition, rappresenta il riconoscimento del valore e dell’impegno dimostrato dall’atleta. La G di Grouping, invece, è la volontà di formare un gruppo eterogeneo, ed incentivare la cooperazione ed il lavoro di squadra; mentre la E di Evalutation, riguarda l’insieme di critiche e suggerimenti da dare all’atleta, tenendo conto dei miglioramenti e della partecipazione. Infine, per concludere troviamo la T di Time, ossia la volontà di incentivare la gestione autonoma del tempo di apprendimento per ciascun atleta.

In conclusione, la motivazione è qualcosa che, esattamente come il corpo, va allenata e rafforzata, così da poter sostenere nelle difficoltà chiunque perda la voglia di reagire e di andare avanti. Essa è fondamentale nella vita sportiva, come in quella quotidiana, ed è l’unica che riuscirà sempre ad attutire il dolore di una caviglia gonfia e dolorante; garantendo così che l’alteta finisca la sua “maratona”.

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