come curare l'artrosiL’omeopatia è in grado di affrontare e curare diverse malattie, andando a creare soluzioni specifiche per ogni paziente. Le malattie delle ossa sono tra le più comuni, e i farmaci tradizionali che vengono solitamente prescritti, hanno spesso effetti collaterali che possono essere più o meno gravi, soprattutto a carico dell’apparato digerente. Se vogliamo un’alternativa, possiamo provare e accostarci all‘omeopatia.

Dolore. Questa la sensazione più forte legata ai problemi osteoarticolari di cui l’artrite fa parte. Una cattiva alimentazione e una vita sedentaria che portano al sovrappeso, sono alcuni fattori che possono portarci a soffrire di dolori alle articolazioni.

L’artrite è una malattia cosiddetta degenerativa, ovvero una volta che comincia a manifestarsi peggiora con il passare del tempo. Le articolazioni più colpite sono quelle che vengono più sollecitate, quindi ginocchia e vertebre su cui si scarica il peso del corpo, e le articolazioni di mani e piedi.

Prima di dare un qualunque consiglio è bene tenere a mente che l’omeopatia non funziona come la medicina tradizionale, che lega un male a una cura valida per tutti i pazienti affetti da quella stessa  malattia. La medicina omeopatica, infatti, prende in considerazione il paziente nella sua totalità e trova la cura più adatta al malato. Esistono, comunque, alcuni principi di base e alcuni rimedi che è possibile affiancare alle cure ufficiali per l’artrosi, per non gravare troppo sugli altri apparati dell’organismo.

In caso di artrosi quello che il paziente desidera ritrovare è innanzitutto la mobilità per ritrovare una qualità della vita, che la capacità di movimento ridotta e il dolore hanno allontanato. Se si tratta di un’artrosi che colpisce le ginocchia e la schiena, la mobilità viene frustrata, con evidenti problemi di deambulazione. Se invece la malattia danneggia le articolazioni delle mani, il paziente è impossibilitato a compiere molte attività quotidiane, anche le più semplici.

L’omeopatia viene vista da molti nel mondo come un metodo alternativo ed efficace, ma cosa c’è dentro il farmaco omeopatico?

L’omeopatia e le patologie legate all’artrosi

Scegliere la terapia omeopatica contro quella ufficiale o allopatica, porta sicuramente un beneficio all’organismo che si disintossica dalle sostanze chimiche usate nei farmaci ufficiali, e che si accumulano nel tempo. Non tutte le artrosi sono uguali, però, e per ogni tipo di dolore e per ogni tipo di sintomo, esistono rimedi diversi. Vediamo i principali.

Se muovendo l’articolazione affetta da artrosi, e riscaldando la parte il dolore si allevia, è molto probabile che possa tornarci utile la “Rhus toxicodendron”, comunemente nota come edera velenosa. Questa pianta originaria del Giappone e degli Stati Uniti, viene usata per risolvere diverse situazioni dolorose, non solo a carico delle articolazioni ma, per esempio, nei casi di herpes e per le infezioni microbiche delle mucose.

La Rhus toxicodendron va somministrata due volte al giorno, facendo sciogliere due, tre granuli 7CH sotto la lingua. È importante non toccare i granuli con le dita, ma usare il tappo dosatore. Data la natura della preparazione dei granuli, infatti, anche la superficie del granulo è impregnato del principio attivo che deve essere assorbito, e toccandolo rischiamo di rimuovere parte di quel principio attivo.

La Dulcamara, uno dei rimendi naturali contro l’artrosi

 

i benefici della naturaMolte volte il tempo freddo e umido scatena, o acuisce, le situazioni dolorose, e se è questo il caso è possibile che allora il rimedio sia la Dulcamara o Morella rampicante. La Dulcamara aiuta soprattutto i casi in cui il dolore sia a carico delle articolazioni di schiena e collo, altre zone che spesso sono vittime di artrosi. Come per chi usa la Rhus toxicodendron, anche chi usa la Dulcamara, soffre molto più con il freddo e l’umidità, e trae giovamento dal calore e dal movimento lento e continuo che riscalda l’articolazione.

Di nuovo la diluizione è 7CH con due, tre granuli da lasciar sciogliere sotto la lingua. Con una concentrazione diversa, 5CH invece di 7CH, la Dulcamara può essere usata anche per i problemi dell’apparato digerente dovuti al freddo. Chi prende la Dulcamara soffre, a differenza di chi usa la Rhus toxicodendron, anche di gonfiori alle articolazioni delle mani in caso di esposizione al freddo umido. Una piccola dimostrazione di quanto variegato possa essere il mondo dell’omeopatia, e di quanto delicato diventa il rapporto tra il paziente e la cura.

La scelta del rimedio non può avvenire senza la supervisione dell’omeopata in quanto la descrizione dei sintomi della malattia si accompagna sempre a una descrizione dell’indole del paziente, che influisce sulla malattia di cui si soffre. Chi trae giovamento dalla Rhus toxicodendron, per esempio, è una persona irritabile e che si distrae con facilità, mentre chi usa Dulcamara è sensibile al freddo e sempre in movimento.

È chiaro come non si ci si possa accostare a questi rimedi senza un cambiamento nella nostra visione della malattia, e della cura da affiancare se vogliamo provare l’omeopatia.

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