Il farmaco omeopatico non contiene alcun principio attivo, ma tra soluzione omeopatica disciolta in acqua ed un flacone contenente acqua esistono delle differenze scientificamente dimostrate.

Anche se il farmaco omeopatico non contiene sostanze chimiche, esso produce degli effetti sul nostro organismo proprio come altre terapie che non prevedono l’utilizzo di sostanze chimiche, si pensi solamente alla terapia psicologica che risolve vere e proprie patologie spesso senza l’ausilio di farmaci; per esempio nel caso del raffreddore è di dominio pubblico che le terapie omeopatiche funzionano davvero.

Il farmaco omeopatico viene realizzato diluendo sostanze animali, vegetali e minerali che sono in grado di indurre effetti analoghi ad una malattia su un uomo sano.

Cosa contiene un farmaco omeopaticoQueste sostanze (come quelle contenute in una cipolla, in grado di far lacrimare gli occhi e produrre una rinite in caso di inalazione) vengono poi diluite in maniera da risultare innocue: non saranno in grado di generare la malattia ma stimoleranno il sistema immunitario a contrastarla.

Ogni sostanza che sarà usata come farmaco, viene testata su un soggetto sano: la sperimentazione omeopatica avviene direttamente sull’uomo, non in laboratorio o su animali, quindi l’azione delle sostanze è studiata in maniera diretta e pertinente.

La casistica degli studi omeopatici è straordinariamente ricca di esempi e di test che risultano attendibili su migliaia di sintomi ripetutamente verificati.

 

L’omeopata conosce tutti i sintomi che i farmaci omeopatici procurano in maniera temporanea su un uomo sano: quando il paziente descrive i suoi sintomi, il terapista cerca di riconoscere qualche farmaco può indurre le medesime sintomatologie.

Ad esempio se un soggetto manifesta freddolosità e unghie fragili, l’omeopata gli prescriverà un farmaco omeopatico che durante le sperimentazioni ha prodotto i medesimi effetti (o i più somiglianti) su una persona non malata (principio della similitudine).

I farmaci allopatici (che appartengono cioè alla medicina tradizionale) hanno grandi capacità curative ma i soggetti che li assumono, si ammalano facilmente (e contrarranno comunque la malattia anche in futuro). Chi assume invece un farmaco omeopatico acquisisce degli strumenti di auto guarigione che in futuro rafforzeranno la capacità di guarire e addirittura di non ammalarsi di quel determinato malanno.

Curarsi con i rimedi omeopaticiIl terapista prescrive un solo farmaco omeopatico alla volta, in base al paziente e ai suoi sintomi: non esiste una casistica di test eseguiti assumendo più farmaci omeopatici mescolati, o somministrati singolarmente in diverse ore del giorno.

Questo atteggiamento, condiviso dalla maggior parte degli omeopati, viene definito unicista.

Esistono circa 3.000 medicinali omeopatici, anche se un centinaio di questi sono utilizzati più comunemente. Ogni farmaco omeopatico è definito attraverso l’indicazione della diluizione (la lettera M indica una diluizione di uno su mille, la sigla CH una diluizione centesimale e così via) e del formato.

Un farmaco omeopatico può essere disponibile in gocce, globuli e granuli, è privo di effetti collaterali (anche ingerendone grosse quantità non cambia l’effetto) e non andrebbe mai somministrato insieme a farmaci allopatici (soprattutto antibiotici).

Un’ultima osservazione riguarda i detrattori del farmaco omeopatico e della disciplina: secondo questi esperti, l’omeopatia produrrebbe solo un mero effetto placebo sui soggetti malati. In realtà questa opinione non può spiegare come l’omeopatia abbia sortito effetti verificati e verificabili su soggetti non influenzabili (come bambini piccoli e addirittura animali domestici).

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