L’omeopatia e il suo presunto potere curativo dividono ancora oggi le opinioni. C’è chi si affida alle ricerche scientifiche per dimostrare che è priva di ogni finalità terapeutica e chi ha avuto modo di provarla e di trarne beneficio e quindi ne è un sostenitore.

Se si sta pensando di affidarsi all’omeopatia come metodo curativo è però utile aver chiaro sin da subito il quadro della situazione. Attualmente l’omeopatia non è riconosciuta come una scienza medica e di conseguenza curativa ma come una pseudoscienza ovvero una disciplina che seppure tenti di apparire scientifica non è in linea con il metodo scientifico; ma quale è la differenza fondamentale tra il farmaco omeopatico e quello tradizionale?

Il potere curativo dell’omeopatia non è ancora stato dimostrato scientificamente

Il potere curativo dell'omeopatiaPer porsi come vera alternativa alla medicina, l’omeopatia deve necessariamente superare con successo prove scientifiche che ancora oggi non è stata in grado di affrontare.

Gli stessi principi sui quali si fonda l’omeopatia, nati in un’epoca in cui la medicina era al centro di numerosi cambiamenti, oggi risultano ampiamente superati e inconsistenti.

Prendiamo, per esempio, il principio della memoria dell’acqua uno di quelli fondativi dell’omeopatia.

Secondo questo principio, non dimostrato scientificamente, le molecole dell’acqua sarebbero in grado di conservare in sé stesse una sorta di memoria degli elementi chimici con cui sono entrate in contatto e di riproporne, così gli effetti.

In altre parole, come spiega un Anonimo francese:

Prendete un ditale, riempitelo di un prodotto medicinale, versatelo nella Marna dal ponte di Charenton, poi andate con una cisterna a raccoglier l’acqua sotto il ponte Mirabeau. Avrete così alcune migliaia di litri di rimedio omeopatico.

La creazione dei farmaci omeopatici è basata proprio su questo principio: il principio attivo viene diluito così tante volte da non essere nemmeno più presente a livello molecolare all’interno delle diverse soluzioni. Secondo il principio della memoria dell’acqua i medicinali riuscirebbero comunque a conservare il loro effetto terapeutico.

Perché, però, l’acqua, l’elemento tanto caro all’omeopatia, riuscirebbe ad esprimere soltanto gli effetti benefici del principio attivo omeopatico e non quelli tossici con cui inevitabilmente entra in contatto durante il suo ciclo naturale?

È da sfatare, inoltre, anche il principio della similitudine anch’esso molto caro all’omeopatia.

 

Si tratta di una pseudoscienzaSecondo questo principio dell’omeopatia, il farmaco omeopatico avrebbe il ruolo di creare una sorta di malattia artificiale che, non si sa come, si sostituisca a quella vera imitandone i sintomi per poi scomparire determinando la guarigione del paziente.

Se nell’Ottocento credere alla effettiva esistenza di un tale principio era fonte di dibattito tra i cervelloni della medicina, oggi alla luce dei numerosi passi avanti che ha compiuto la medicina tradizionale, delle scoperte medico-scientifiche che hanno determinato l’allungamento della nostra aspettativa di vita, non è più possibile nemmeno prenderlo in considerazione.

Nonostante ciò l’omeopatia continua ad affascinare ancora oggi: basti considerare le moltissime persone che rifiutano la medicina tradizionale per affidarvise ritenendola curativa.

È vero, comunque, che alcune volte i farmaci omeopatici danno l’impressione di aver funzionato ma come hanno dimostrato numerose ricerche medico-scientifiche, l’unico potere dell’omeopatia sembra essere quello legato all’effetto placebo.

0 Commenti

Lascia un commento

Lascia il tuo commento

Lascia un commento