A cura di Simona Valesi
Direttore Responsabile di Oltretutto
la prima rivista di Buone Notizie e Azioni Etiche
www.piuchepuoi.it/oltretutto
Il giro di boa della mia vita non è avvenuto dopo un incontro col Dalai
Lama o dopo avere conosciuto l’amore ideale, ma per una banalissima e noiosissima
influenza, forse cinese, presa nel gennaio del 2000.
La vita stereotipatamente stressante del manager riesce ad esser frenata
solo da qualcosa di così piccolo e invisibile come un virus, biologico o
digitale che sia.
Il malefico microrganismo si era insinuato nei miei circuiti e aveva mandato
in tilt il sistema.
L’apparato audio riusciva ad emettere solo suoni gracchianti e tossette
irrisolvibili a circuito chiuso, ma il danno maggiore, il virus lo fece
aprendo un file che probabilmente non era previsto fosse aperto.
Riscoprii una sensazione che mi sembrò nuova proprio perché così antica:
il riposo.
Questo provocò una reazione a catena di riflessioni che mi portarono a
comprendere l’otium di Seneca, la “laboriosità stupida” di Oscar
Wild e la “classe oziosa che ci salva dalle barbarie” nel filosofeggiare
di Bertrand Russel, e desiderai che il mio stato di malattia proseguisse.
Quando gli ultimi bites o neuroni superstiti mi fecero realizzare che nel
voler essere malata per star bene c’era un’evidente contraddizione in termini,
tirai delle conclusioni.
Rinunciavo al ruolo di direttore generale della sede italiana di una multinazionale
statunitense con una dozzina di collaboratori alle proprie dirette dipendenze,
contratto da dirigente, auto di rappresentanza e tutte quelle bazzecole
che rendono la figura della donna manager un’icona monumentale di ammirazione
virtuale.
Ho lasciato tutto questo non perché non mi piacesse il mio lavoro.
In dieci anni di entusiasmo mi sono divertita, ho creato una squadra eccezionale
ed ammirata, ho decuplicato il mio fatturato.
Sono stati dieci anni di indiscussi successi e i colleghi europei, tutti
uomini, che si vedevano sottratti i premi di produzione negli anni, mi guardavano
con malcelato rancore.
Mi guardavano in modo sospetto perché, dicevano, ero vegetariana e mangiavo
strani fagioli.
Rendere sempre di più e ad una velocità sempre maggiore, così come la richiedevano
l’ambizione del top management e la competitività dell’azienda, mi aveva
portato a consumare un mio patrimonio preziosissimo: il tempo.
Non avevo più il tempo di vedere le persone che volevo, di leggere i libri
che mi piacevano, di guardare i soffitti invisibili delle mie domeniche
pomeriggio, amalgamata nel divano ad ascoltar musica.
Per riavere tutto questo io uscivo con orgogliosa sfrontatezza dalla categoria
delle invidiate, dei modelli ambiti e delle vite realizzate per entrare
in quella degli studenti, dei principianti e dei “troppo vecchi” per il
mercato del lavoro.
Ero entusiasta: stavo per spaccare le catene del budget di fine trimestre,
dell’obiettivo da raggiungere e della sicurezza economica per riconquistarmi
qualcosa che era unicamente mio.
Questo senso di libertà lo espressi immediatamente regalando a un’amica
una mezza dozzina di quei capi d’abbigliamento armaturiali e claustrofobici
con i quali diventa una sfida anche prendere un raccoglitore dal terzo scaffale
del mobile d’ufficio: il tailleur.
Il mio capo di maggior eleganza divenne la tuta da ginnastica.
Donna manager non divenni per scelta od ambizione, ma per essermi trovata
“al posto giusto nel momento giusto”.
Io volevo fare la giornalista, ma dopo aver scritto per dieci anni lettere
commerciali, pensavo di non riuscire più a scrivere una riga che potesse
ancora avere una sensibilità umana.
Questa fu la cosa che mi spaventò più di ogni altra.
Così da donna manager non pentita ma conclusa, e per dirla alla Moretti
da splendida quarantenne, appesi l’ultimo tailleur rimastomi al chiodo e
m’iscrissi ad una scuola di giornalismo.
Questa storia ha un epilogo.
Simona Valesi si diploma dalla scuola di giornalismo dopo due anni e, facendo
“cricca” con un gruppetto di giovanissimi compagni di scuola, fonda OltreTutto,
la prima rivista in Italia su carta stampata che tratta unicamente di buone
notizie e azioni etiche.
A cura di Simona Valesi
Direttore Responsabile di Oltretutto
la prima rivista di Buone Notizie e Azioni Etiche
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