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Questo articolo va a completare i due precedenti post sul tema tempo (Come gestire al meglio il tempoprima parte” e “seconda parte”) ed ha per oggetto la lentezza.

La lentezza è un argomento fuori moda ed un elogio ad essa va in direzione opposta agli imperativi sociali odierni dove tutto deve essere consumato in gran velocità.

I sociologi paragonano la rete a Mercurio, messaggero degli dei e dal piede alato con cui porta le sue comunicazioni tempestivamente.

Questa è dunque l’era della velocità ed anche nel gergo colloquiale si bandisce come “lento” colui che non afferra al volo i concetti e necessita di tempo per metabolizzarli.

Il paradosso che scaturisce da ritmi sociali accelerati è che all’aumentare della velocità con cui si svolgono le azioni quotidiane, non aumenta la percezione del tempo a disposizione dell’individuo, anzi.

In giro si sentono continuamente lamentele del tipo: “non ho mai tempo”, “non riesco a fare tutto ciò che vorrei in giornata”; “vorrei che il giorno avesse 48 ore invece che  24” e così via.

Ma dove corrono tutti a gran fretta come il Bianconiglio di “Alice nel paese delle Meraviglie”, sempre in ritardo e sfuggente?.

Il bianconiglio è costantemente alle prese con il suo orologio a cipolla, corre inesorabilmente dietro il tempo e inesorabilmente lo perde.

La prima operazione da fare per riappropriarci del tempo è dunque quella di interiorizzare il concetto che più si ha fretta, più si va veloci, meno tempo si dispone.

Naturalmente parliamo di percezione temporale giacché come si sa, il tempo non esiste.

Un pomeriggio trascorso tra telefonate, snack spilluzzicati davanti al pc, in coda ad una fila rumorosa, tra clacson ansiogeni, passa senza che ce ne rendiamo conto nel suo tornado di cose, persone, rumori confusi.

Un pomeriggio di oggi somiglia assai poco a quello esperito in una domenica piovosa mentre giocavamo da soli in casa dei nonni.

Non è l’età adulta ad averci sottratto il tempo (o almeno non solo) ma l’immersione in tante cose futili a cui non diamo il peso che esse meritano.
Gli impegni sono tutti futili se ad essi non viene concessa tutta l’attenzione che meritano.
Se la nostra concentrazione è rivolta a più cose contemporaneamente non solo non siamo in nessun posto, ma non stiamo vivendo il nostro tempo, siamo in un altrove caotico, magmatico che alla sera lascia i suoi segni: spaesamento e stanchezza.

Prova ad immaginare di essere solo, concentrato nel leggere un testo nel quale desideri immergerti da parecchio tempo. Fuori c’è silenzio e pace. Nessuna musica di sottofondo, nessun telefono che trilla, nessun allarme fa sobbalzare il tuo cuore.

Sei il libro, il testo scritto, la lettura ed il lettore insieme. Sei un tutt’uno con ciò che fai. Sei in un tempo lunghissimo e tutto per te.

Con questo scritto non voglio incitare ad abbandonare il proprio lavoro, i propri impegni ed i propri figli a favore di una letargia permanente. Tutt’altro.

Suggerisco di riappropriarti del tuo tempo, concedendo l’attenzione ad una cosa sola per volta, qualunque essa sia: un documento di lavoro sul quale operare, una richiesta di tuo figlio, una campanula sbucata da un giardino di una casa che vedi mentre ti rechi da un posto all’altro.

Annoiati facendo una sola cosa per volta. Se riesci ad abbassare la sovrastimolazione sensoriale nella quale siamo immersi, ne gioverà anche la concentrazione e la chiarezza mentale.

Parla lentamente, non temere che così facendo il tuo interlocutore scappi via annoiato. Viceversa chi parla in modo frettoloso denota insicurezza.

Sii un tutt’uno con le tue azioni, fossero anche le più banali, accoglile morbidamente nel tuo tempo.

Dilata il tempo concesso ad ogni azioni, vedrai che queste appariranno più aggraziate, eleganti ed armoniche.

Più vai lento e più acquisisci tempo. Anche il pensare apparirà così più coordinato ed ordinato e la voce del chiacchiericcio interiore avrà meno cose da obiettare.

Hai mai notato cosa accade a chi va di fretta?
Osserva un passante che è preso da un gran fretta. Cosa fa?
Chiude lo sportello dell’auto distrattamente a gran velocità con il rischio che la sciarpa si impigli nella portiera. Per rimediare all’ostacolo perde le chiavi che vanno a finire sotto l’auto.
Le cerca furiosamente, forse emette qualche parola di rabbia. E’ sempre più innervosito ed in ritardo. Piccoli contrattempi si accumulano mentre raggiunge la destinazione in un circolo vizioso di ansia e  di ritardo.

Hai mai visto un monaco zen inciampare mentre fa più cose contemporaneamente e in gran fretta?

La lentezza è sinonimo di grazia, armonia, bellezza ed eleganza. E’ celebrazione della vita.
Hai mai fatto caso che in ogni celebrazione religiosa le azioni vengono svolte lentamente e le parole pronunciate con calma?

Se vai di fretta sottrai alla vita la sua sacralità.

So che non è facile, ma provarci non costa nulla, al massimo avrai guadagnato un po’ di tempo per te stesso.

Simona

PS
E’ trascorso molto tempo dal mio ultimo post. Me ne scuso, ma ero troppo presa a vivere la vita oltre lo schermo. Grazie di cuore per avermi letto.
;-)

20 Commenti

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  • simona vitale

    Grande Antonino!
    Io ora faccio grande selezione della musica che ascolto perchè amo molto questa forma di arte.
    Prima ascoltavo quello che capitava, dalle sonorità che fomentavano la rabbia a quelle che alimentano la depressione.
    La musica è potentissima e benedetta. Farne un buon uso, è pura magia.
    :-)

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  • Antonino

    Beh, quando le sento mi sento decisamente meglio, più energico, più positivo…

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  • Simona

    Caro Rolando,
    parole sante!
    Il mio maestro di tango (che è come un maestro yogi per me) direbbe: “Tranquillo, respira, calmo…le cose più belle della vita si fanno lentamente”.
    :-)
    Grazie per il tuo commento!
    A presto!
    Simona

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  • Rolando

    Ciao Simona,
    Complimenti hai colto un aspetto importante del nostro Essere, la lentezza, ad essa si associa Riflessione, Profondità, Interiorità, basta pensare alle cose più Importanti della vita che comportano lentezza:
    – Imparare una materia, uno sport
    – Pensare con Concentrazione
    – Meditare
    – Praticare una Tecnica di Rilassamento
    – Riflettere sui nostri Comportamenti
    – Disegnare, osservare, Concentrarsi
    – Coccolare una persona Cara
    – Capire un problema
    La lentezza ci avvicina al nostro vero Essere
    Un cordiale saluto
    Rolando

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  • Simona

    Ottimo Antonino!
    :-)
    E quali sono le sensazioni che scaturiscono da quest’ascolto?

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  • Antonino

    Ogni tanto invece mi sento una musica yogica, con suoni rilassanti, oppure dei mantra che mi sono scaricato da internet con autoaffermazioni positive un po’ su tutto…

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  • simona vitale

    Caro Antonino, la musica ha proprietà terapeutiche inimmaginabili. Quando ascoltiamo un brano musicale ci allineiamo subito sulle sue frequenze. E’ per questo che dovremmo selezionare con cura le vibrazioni sonore su cui ci sintonizziamo!
    Un abbraccio!

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  • Antonino

    Sono perfettamente d’accordo. Anche stamattina mi è capitato di essere nervoso.Poi, quando ero sull’autobus,mi sono sentito uno splendido mp3,un OHM cantato, e mi sono rasserenato.

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  • simona vitale

    Antonino che bella testimonianza hai lasciato.
    Non chiedere scusa se ti sei dilungato perchè ci hai allietati con la lettura della tua storia.
    ;-)
    Sai perchè non c’è ragione di affannarsi se si è in ritardo?
    Perchè il Mondo aspetta te. La tua realtà non può andare avanti senza di te. Tu sei il protagonista del tuo film e la trama non può svilupparsi senza di te. Ergo dove sei, sei nel tuo film. Ovunque tu sia in quel momento è lì che devi essere.
    A presto.
    Simona

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  • simona vitale

    Caro Omar,
    più si familiarizza con il concetto di calma e lentezza più i pensieri appaiono ordinati, finchè non si diventa coscienti di un solo pensiero alla volta che abita la tua mente.
    Tutto questo va a vantaggio della chiarezza mentale e come tutti i maggiori formatori sanno, “la chiarezza è potere”.
    Ciau!
    ;-)

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  • Antonino

    Salve. Mi capita spesso di uscire all’ultimo momento di casa e quindi fare tutto di corsa per cercare di arrivare in orario al lavoro, e puntualmente si verificano mille intoppi: la scarpa che si slaccia (e le mie imprecazioni), l’autobus che mi passa tranquillamente davanti, ecc. Per altro mi ricordo benissimo una volta che era arrivato l’autobus, ero quasi in ritardo, il semaforo non scattava e ho detto di tutto al semaforo, e poi ho dovuto aspettare 10 minuti circa per il prossimo.
    Beh, una volta invece me la sono presa con calma, anzi, era un minuto dopo rispetto all’ora alla quale di solito esco di casa. Mi sono seduto sul letto, mi sono concentrato sul respiro, ho intonato 3 volte l’OHM, poi sono uscito di casa con tutta calma, mi sono immaginato di prendere subito l’autobus. Curiosamente, anche in quel caso mi era passato davanti, (anzi, me ne erano passati ben due uno dietro l’altro) ma non mi ero arrabbiato, anzi, mi ero detto: “Tanto, tra 2 minuti ne passerà un altro”. Tempo di attravesare il semaforo, guardo il display: beh, segnava 2 minuti per il prossimo bus. E poi ero arrivato in perfetto orario.

    E’ proprio vero, prendendo le cose con più calma e più serenamente, le cose poi vanno decisamente meglio. E comunque anche se arrivi in ritardo al lavoro, è sempre meglio arrivarci sorridendo piuttosto che con la faccia incavolata, giusto?
    Purtroppo, non sempre ci riesco, a volte mi faccio prendere dal tempo, però ogni tanto mi impongo di andare più lentamente.
    Per altro, fino a qualche anno fa’, tendevo a parlare piuttosto velocemente. Poi, da quando faccio l’insegnante, sono notevolmente migliorato, anche se a volte mi capita ancora che lo studente non capisca quello che io dico. Le primissime volte mi arrabbiavo internamente, mi dicevo: “Possibile che non mi capiscano? Eppure mi sembra di parlare italiano!”. Una volta ho perfino sognato di arrabbiarmi tantissimo e di dire: “D’ora in poi parlerò lentissimamente!”. Invece adesso accetto più serenamente la cosa e magari dico: “Potrebbe essere l’altra persona che ha dei problemi d’udito, e comunque sia ripeto quello che ho appena detto con più lentezza, ma anche con un tono più alto.
    Chiedo venia se mi sono dilungato un po’, ma avevo voglia di scrivere…

    Rispondi
  • Omar Tringali

    Simona, hai realizzato un articolo bellissimo, i miei complimenti. Ho notato nella mia vita, come per magia, la modifica distorsionale del tempo, riferito alla velocità o alla calma. Se si fanno le cose in fretta si innesca un circolo attrattivo frenetico, come dici tu, al contrario di chi sceglie le azioni ponderate e le decisioni a mente rilassata, che vede trasfromarsi come per incanto, la concezione di tempo, con conseguente circolo annesso, “cose fatte con calma, improvvisa disponibilità di maggior tempo”. A me sembra talmente misterioso ed esoterico tutto questo… :D
    Grazie mille, ciao!!

    Rispondi
  • Simona

    ahahahaahahahah! Josè…mi fai troppo ridere!
    XD

    Rispondi
  • jose scafarelli

    Scusami, non ti lascio un commento perché vado di fretta…
    :-P

    Rispondi
  • Simona

    Peps ..ma la tua testimonianza è grandiosa. Sottoscrivo in pieno. Anche io vivo così e sono felice dei minuti che assaporono con lentezza..dilatando il tempo all’infinito.
    ;-)

    Rispondi
  • peps

    14 ottobre 2009
    …elogio la lentezza praticamente da quando sono nato! Sono continuamente in contrasto con chi mi circonda per la mia “flemma” (tranne rari casi di “sbandamento” in cui mi sorprendo preso da una inutile fretta). Eppure ogni volta che mi costringono a pensarci, orologio alla mano, impiego lo stesso tempo degli altri a “compiere” ciò che stiamo facendo, che si tratti di minuti o di ore o di giorni… alla fine del “lavoro” il “mio” tempo è quasi uguale a quello degli altri… e questo sembra preoccuparli! “Quasi uguale” per me significa 6 minuti invece di 5, 5 giorni invece di 4, 75 minuti invece di 70… questa differenza “temporale” autorizza molti a criticare la “lentezza”, anche se poi, REALMENTE, questa piccola differenza di tempo non influisce sul “da farsi” o sul “fatto” ma, piuttosto, sulla loro percezione del tempo rimasto per fare “altro”… Io chiedo “altro che?” e loro si affannano a trovare qualcos’altro da fare o da farti fare… per non lasciarti pensare. Mah! Mi piacerebbe aiutarli a capire che il TEMPO appartiene ad ognuno di noi e che le cose vanno fatte nei giusti modi, da ciò scaturiranno i giusti tempi.

    Rispondi
  • Simona

    Grazie Giuseppe, per la tua testimonianza.
    :-)
    A volte per guadagnar tempo, basta solo fermarsi e non far nulla. Così potremo addirittura padroneggiarlo e non essere succubi dello stesso.
    Il tempo dell’orologio è stato creato per essere a nostro servizio, non il contrario.
    Un bacio.
    Simona

    Rispondi
  • Giuseppe

    Ciao Simona,
    ho letto con vero piacere ed interesse i tuoi post
    sul tempo;
    è vero, siamo sempre di corsa ad inseguire il tempo
    che non basta mai, le ore del giorno saranno sempre 24!!! è inutile e controproducente cercare di fare tante cose pensando che se le faccio in fretta raggiungo il mio obbiettivo!!!
    come hai detto tu, GROSSO ERRORE!!
    si finisce per non vivere più il presente.
    GRAZIE ancora, Giuseppe

    Rispondi
  • Simona

    Grazie Susanna.
    Io ci provo a vivere nel pieno rispetto del mio tempo.
    A volte tempi sociali e tempi personali non coincidono.
    I primi sono artefatti, i secondi hanno una base biologica.
    Sono molto contenta che tu abbia gradito il post.
    :-)
    Ti abbraccio.
    Simona

    Rispondi
  • Susanna Ciacci

    Cara Simona, complimenti per questo tuo bellissimo articolo. Sposo in pieno il tuo “elogio della lentezza” e immagino quanto le vite di tutti noi guadagnerebbero in ricchezza e armonia se prendessimo maggiore consapevolezza di quanto scrivi.
    Un caro saluto.
    Susanna

    Rispondi

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