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In questo periodo ho pensato tanto al prossimo articolo da condividere con voi, pensando agli argomenti da trattare, magari cercando un filo conduttore con ciò che ho trattato nel precedente. Ho passato molto tempo a leggere, scrivere, ad osservare e ad ascoltare gli altri, magari cercando di cogliere anche le più sottili sfumature di sofferenza, ma poi, grazie soprattutto ad alcune parole, ho pensato di “continuare a cercare la felicità”.

Un mio carissimo amico, proprio l’altro giorno, affermava: “troppo spesso interpretiamo ciò che accade attraverso una serie di processi logici e razionali, magari attraverso la sicura convinzione che tutto è spiegabile grazie alle nostre capacità di saper leggere oltre le righe, mentre la verità sta da tutt’altra parte e la realtà e molto più semplice di ciò che crediamo e ciò che crediamo di vedere non è altro che una piccola parte di ciò che accade realmente”.

Questa breve frase ha catturato le mie riflessioni per un bel po’ di tempo e, sinceramente, credo che a tutti noi sia capitato di cedere a quelle particolari domande paranoiche che non fanno altro che distorcere la realtà, magari rimuginando su quelle che, piano piano, diventano delle assolute convinzioni.

Mentre, spesso dietro il comportamento di un’altra persona, o dietro qualsiasi evento, non si nasconde un piano diabolico contro di noi, ma solo il loro modo di essere. Al contrario di ciò, se un evento non può essere da noi spiegato, o se non riusciamo a vederlo, allora asseriamo che “non esiste”.

Il comportamento degli altri, così come le loro scelte, non può dipendere da noi: questo è di sicuro un passaggio fondamentale che apre le porte per la nostra serenità. Se continuiamo a credere che dietro anche ad ogni piccolo gesto si nascondano le peggiori intenzioni, provochiamo in modo diretto un danno a noi stessi, semplicemente perché la realtà è molto più semplice.

Quindi: è importante capire che al mondo esistono leggi che funzionano indipendentemente dalla nostra capacità di comprenderne il significato.

Facciamo alcuni esempi.

A quanti di voi è capitato di non ricevere risposta ad una telefonata o ad un sms? E quanti di voi dopo hanno iniziato a pensarne di tutti i colori dietro tale mancata risposta? A quanti di voi è capitato di guardare una persona negli occhi e aver iniziato subito a pensare “non è sincero/a”? A quanti di voi è capitato di recarsi ad un appuntamento e di ricevere una telefonata che avvisa di un ritardo? Ecco: se il nostro pensiero sarà “arriverà al più presto” allora si può restare in uno stato di tranquillità, mentre se il pensiero prevalente diventa uno schema del tipo “è come tutti gli altri-se ne frega di me-è una mancanza di rispetto”, ecco allora che emergono tutte le emozioni negative.

Non dico che bisogna sempre aver fiducia e che non esistono al mondo persone male-intenzionate, anzi vi assicuro che ne esistono fin troppe, ma affermo solo che, anche se l’esser in questo modo “auto-protettivi” ci ha permesso di arrivare ad essere ciò che siamo, esistono al mondo delle persone che meritano la nostra attenzione ed altre che non la meritano, ma in entrambi i casi pensare troppo al loro comportamento distoglie l’attenzione da ciò che accade realmente e, soprattutto, ci fa correre il rischio di non vivere, magari andando a rovinare i rapporti interpersonali, e magari creando anche quella convinzione di voler restare da soli.

Spesso, appunto, cerchiamo la libertà, ma purtroppo la confondiamo con la solitudine. Ma ciò su cui dovremmo realmente riflettere riguarda tutto ciò a cui rinunciamo per avere questa libertà. È questa la “realtà”? Tutto ciò che vediamo accade realmente, oppure ci sono sfumature che non percepiamo? E se interpretassimo tutto in modo distorto?

La nostra mente è attraversata continuamente da pensieri, ma se prevalgono quelli “disfunzionali” avremmo di certo delle conseguenze decisamente negative con ripercussioni nella vita relazionale e nello stato di salute personale. Un pensiero disfunzionale è un pensiero al quale ci attacchiamo, rendendolo di fatto vero anche se nella realtà non lo è, e se tende a strutturarsi nel tempo diventa una credenza che produce sofferenza.

Nell’articolo precedente parlavamo della “ricerca della felicità”, e qui voglio proporvi una riflessione su che cosa sia “la felicità”. Prendetevi qualche minuto per riflettere su questa domanda e scrivete su un foglio tutte le possibili risposte.

 

Ho trovato una risposta bellissima in un testo buddista: “la felicità è assenza di infelicità, assenza di sofferenza, assenza di dolore…”

I nostri schemi mentali, che si sono formati in seguito alla nostra esperienza, grazie a ciò che abbiamo visto, ascoltato, sentito e vissuto, e che nel tempo si sono consolidati, diventano di fatto il più grande ostacolo da superare: se in passato abbiamo vissuto una esperienza di sofferenza, non è assolutamente scritto nel destino di nessuno di noi che tutte le esperienze future debbano essere segnate dalla stessa sofferenza, e se la storia della nostra vita ci ha mostrato sempre quella tendenza al ripetersi degli eventi, non sta scritto da nessuna parte che anche per noi quel cammino sia scritto, perché noi siamo gli artefici del nostro destino (perdonate il più classico dei luoghi comuni…).

Questi schemi creano una mappa mentale su come và il mondo: liberarsi da questi schemi significa aprire la mente verso un nuovo mondo, un mondo di gioia e felicità.

Tutto ciò semplicemente per ricordare a quella parte di voi che sta sicuramente accogliendo le mie parole, che la felicità, la libertà, non sono elementi che possiamo ricercare fuori di noi, ma provengono dal nostro interno, risiedono in tutte quelle risorse che abbiamo a disposizione e che troppo spesso mettiamo da parte. Tutti noi possiamo imparare a riconoscere tutti quegli schemi, comportamenti e pensieri che impediscono di essere felici, che agiscono sulle nostre emozioni e che di conseguenza impediscono, di fatto, di vivere.

Prima di pubblicare questo articolo, pensavo di inserire la più classica delle storie in cui ognuno di noi può soggettivamente sentirsi rappresentato, cioè una di quelle che al primo sguardo potesse far emergere l’espressione “è capitato anche a me”. Ma sinceramente ho pensato di non inventare nessuna storia e né tantomeno di rielaborare l’esperienza di qualche mio amico, ma, al contrario, ho pensato di raccontarvi di me. Prima di tutto, non sono una di quelle persone invincibili che riesce a farsi scivolare addosso le mie sofferenze, le mie inquietudini e i miei errori: sono una persona normale, che ha avuto la fortuna di trovarsi nella vita di tante belle persone. Spesso anche a me è capitato di interpretare gesti, comportamenti ed eventi come delle congiure nei miei confronti, e le mie reazioni non sono state di sicuro tra le più nobili, soprattutto perché le mie paure mi hanno fatto comportare in un modo che poteva portare solo ad un risultato… Non avere la lucidità e la capacità di capire cosa accade realmente e  non avere la capacità e la lucidità di capire se stessi, ci allontana dalla realtà, dalla felicità e da noi stessi.

Tutto ciò per dirvi (se qualcuno ha letto l’articolo precedente ricorderà questa frase…) che forse nessuno di noi vuole essere veramente felice, perché la felicità ha origine nella profondità della nostra anima e nella profondità della nostra mente, e se perdiamo noi stessi non faremo altro che deviare da quella strada che alla fine porta a quella felicità tanto sperata, corriamo il rischio di ferire chi amiamo, ecc.ecc.

Sono sicuro che proprio in questo momento c’è chi affermerà che queste sono solo parole, quindi, facili da scrivere ma difficili da mettere in atto. Ed io sono il primo ad ammetterlo, perché di fronte all’ennesima frustrazione, all’ennesima delusione, all’ennesima sofferenza, chi di noi può trovare quel coraggio necessario a riprendere le fila della propria esistenza?

Non sarà facile. Ci vorrà del tempo. Mettiamo da parte questi luoghi comuni, perché la verità è che noi siamo il miglior terapeuta di noi stessi e riusciremo a superare qualsiasi ostacolo.

Immagina per un momento che qualcuno ti prenda per mano e ti porti nel futuro, in una stanza senza confini piena di colori, di fiori, di profumi. Una stanza che ti permetta di guardare al passato camminando nel presente. Immagina che questa persona ti offra la possibilità di imparare a modificare tutto ciò che ti ha reso infelice. Immagina la possibilità di essere felice. Immagina te stesso, felice. E se invece di “immaginarti” felice, tu lo fossi veramente, come cambierebbe la tua vita?

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