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La Ricerca Della Felicità



LA RICERCA DELLA FELICITA’

Partiamo subito con il dire che non è facile essere felici, non è facile innamorarsi, come non è facile amare ed essere capaci di ricevere amore, non è facile distruggere tutte quelle barriere che ci ostacolano ogni giorno e, forse, non è nemmeno facile vivere.

Ma perché? Quali sono le motivazioni e le spiegazioni per tutto ciò?

Prima di tutto, trovare una sola risposta appare riduttivo e limitante. Infatti, potremmo trovare troppe risposte, che con molta probabilità alla fine non ci aiuteranno a risolvere tutti questi conflitti che ristagnano nella mente.

Cercando di evitare accuratamente tutti i termini troppo tecnicistici, l’intento di questo articolo è semplicemente di fornire diversi punti di vista, o ancor meglio, di trasmettere, a chi vorrà perdere qualche minuto del suo tempo, tutte quelle informazioni necessarie per poter affrontare al meglio tutte le sfide che ci si presentano nell’arco della giornata, e ovviamente nella vita, aumentando in pratica tutte le capacità che già possediamo attraverso l’utilizzo funzionale delle nostre risorse.

Voglio però partire da un concetto fondamentale: la nostra mente funziona per schemi, e la maggior parte di questi funzionano in una modalità che possiamo definire Automatica. Pensiamo a tutte quelle attività e a tutti quei comportamenti che mettiamo in atto senza averne una piena consapevolezza.

Ma la domanda più interessante, a questo punto, è da dove derivano questi schemi?

La risposta più semplice che possiamo trovare è che, se da una parte  questi schemi comportamentali sono innati, dall’altra la maggioranza deriva dalla nostra esperienza, verranno immagazzinati nella nostra memoria e si manifesteranno per rendere la vita più facile.

Ora vi starete chiedendo: più facile?

Certo che se pensiamo al comportamento che mettiamo in atto quando guidiamo la macchina, allora possiamo affermare con certezza che quel processo diventato automatico ci faciliterà la vita, ma esistono un’infinità di comportamenti che di certo non ci aiutano.

Prima di descriverne qualcuno, è bene sottolineare anche quel concetto tanto caro e sempre presente nei testi di Psicologia cioè quello dell’Inconscio. Evitando sempre tutti i termini e definizioni tecniche, potremmo semplicemente paragonarlo ad un deposito immenso, dove tutto viene conservato e soprattutto protetto.

Protetto? Si perché tutte le esperienze della nostra vita, e prima di tutte quelle emotivamente rilevanti e caratterizzate dalla sofferenza, vengono protette attraverso (e qui il concetto psicodinamico dovete farmelo passare) da tutta una serie di meccanismi di difesa.

Ritorniamo alla domanda iniziale: perché non è facile essere felici?

La nostra mente ha la capacità di generalizzare le esperienze, e quando ci si trova di fronte a qualcosa che anche lontanamente ha delle caratteristiche simili ad una passata esperienza di sofferenza, ecco che quei meccanismi di difesa si manifestano.

Facciamo l’esempio più classico di una relazione sentimentale. A molti sarà capitato di soffrire per la rottura del rapporto o per un rapporto che non rispecchiava le aspettative di una romanzesca fiaba. Anche se superata, questa sofferenza si deposita in quello strano magazzino e resterà sempre pronta a condizionare tutti i comportamenti futuri.

Personalmente mi è capitato spesso di sentire persone dichiarare di avere bisogno di una relazione, un disperato bisogno d’amore, ma poi di essere scappate via non appena la cosa diventava più seria: eccole, sono tutte le paure che si manifestano, che ci fanno alzare delle barriere insuperabili e degli ostacoli che sembrano delle montagne.

E la cosa più interessante da sottolineare, è come la maggior parte delle persone si ritrovino in delle situazioni relazionali anche con persone diverse, ma che conservano delle caratteristiche ed elementi comuni con situazioni precedenti, magari con storie finite con sofferenza.

Ma la paura di essere felici si manifesta anche con il comportamento completamente opposto, ovvero con la tendenza a ricercare la prima persona che capita, perché la paura di restare da soli e di rivivere la sofferenza passata, legata ad una relazione precedente, è così pregnante da costringere una persona anche a ritrovarsi in una situazione di maggiore sofferenza.

Ciò non vuol assolutamente dire che siano giusti o sbagliati tali comportamenti, anche perché vi hanno permesso di sopravvivere alle situazioni più difficili arrivando a ciò che si è oggi, e solo il fatto di leggere questo articolo vi dimostra di esserne usciti vivi, ma di sicuro potete rendervi conto che esistono tanti altri comportamenti per voi stessi più funzionali che sicuramente vi permetteranno di evitare situazioni di sofferenza, che prima avete solo rimandato.

Forse la verità è che nessuno vuole essere veramente felice?

In sintesi, potremmo dire che se da una parte c’è chi si chiude e rimane da solo, dall’altra c’è chi si butta nella prima situazione che capita, ma anche questa affermazione risulterebbe estremamente riduttiva e noi non ci possiamo accontentare di così poco. Infatti potremmo evidenziare innumerevoli sfumature: c’è chi non si accontenta di ciò che ha e si concentra sulla ricerca continua di diversi partner; c’è chi nella coppia si considera l’unico ad amare e poi si concede a svariate situazioni sentimentali; c’è chi vuole solo vendicarsi contro le sofferenze subite; c’è chi pone al centro dei suoi pensieri una figura quasi mitologica di amore vero e passa le sue giornate ad inseguire ciò che nella realtà non esiste; c’è chi viene maltrattato dal partner ma non se ne riesce a liberare; c’è chi spera di incontrare la persona che corrisponde solo alle proprie aspettative e ai propri bisogni; c’è chi soffre…

Spesso ciò che crediamo essere il “Vero Amore” è solo una dipendenza patologica, e spesso la paura di amare e di essere amati fa emergere in noi le nostre paure più profonde.

A questo punto potremmo chiederci se questo inconscio ci sia realmente amico oppure se non stia sempre li pronto a tramare alle nostre spalle organizzando stratagemmi per renderci eternamente non felici. E molte volte ho avuto la fortuna di ascoltare anche i migliori terapeuti sostenere di dover agire per trasformare l’inconscio, magari cercando di capire il perché di determinati comportamenti, ma ho ascoltato anche le parole di chi sosteneva il contrario, definendo l’inconscio come il nostro più fedele amico e relegando alla parte logica della nostra mente tutte le responsabilità della nostra infelicità.

A questo punto voglio farvi una sola e semplicissima domanda, anzi vi propongo di fare questa domanda a voi stessi in questi termini: cosa voglio dalla mia vita?

A questo punto, se avete risposto semplicemente “voglio essere felice” vi invito a continuare a leggere, ma se avete risposto tutt’altro vuol dire che qualcuno  non vuole essere felice, allora che si alzi e che smetta di leggere, anche se magari, tra queste righe, potrà trovare le risposte che cercava.

Sta di fatto che tutti meritano di essere felici e la ricerca della felicità non può ridursi ad un compito di difficile esecuzione, mentre in realtà risulta un processo, certamente non facile, che parte sicuramente dal nostro stato d’animo.

Certo, perché stare bene con se stessi è il primo passo per trovare la felicità con gli altri. Spesso non facciamo altro che rimuginare sugli aspetti negativi della nostra esperienza, andando con ciò ad enfatizzare tutte le note stonate che ci si sono presentate sul percorso della nostra vita, rendendoci ciechi di fronte alle cose positive. Aumentare la nostra autostima sarà di certo il primo passo da affrontare, cercando di credere di più in noi stessi e nel naturale e legittimo principio secondo cui tutti abbiamo il diritto di essere felici. Sapete perché dico questo? Ebbene, molti miei amici hanno sempre affermato come la mia vita sentimentale sia stata connotata da un alone di sfortuna. Ma la verità sta da tutt’altra parte, infatti tutto ciò che è accaduto e tutto ciò di cui ne sono direttamente responsabile, perché determinato dalle mie scelte, mi ha permesso di arrivare ad essere ciò che sono oggi, tutto mi ha permesso di vivere, di fare tante esperienze, anche difficili, ma tutto è servito a formare questa persona che ora cerca di trasmettere a voi un messaggio positivo.

Ma curare il proprio benessere psichico necessita di molta pratica: se per la cura del corpo c’è chi si dedica ad ore ed ore di palestra, di fitness, o comunque di esercizio, che può avere effetti positivi anche sulla mente, è altrettanto vero che per la cura della nostra mente esistono tantissime tecniche terapeutiche che apportano tanti di quei benefici che ne potreste restare sbalorditi.

Il buddismo (e qui lascio a voi la libertà di decidere se sia una religione da seguire oppure no) afferma che per ricercare la serenità e la felicità bisogna partire dalla meditazione. In realtà questo concetto lo possiamo trasportare con estrema facilità anche nella psicoanalisi e in tutte le tecniche psicoterapeutiche, in quanto è noto come attraverso determinate tecniche, che agiscono sulla psiche, si possano raggiungere ottimi risultati di benessere.

L’ipnosi, per esempio, è una tecnica che consiglio a tutti di sperimentare, perché i suoi benefici sono noti già da tempo. Ma esistono delle tecniche di auto-ipnosi che tutti possiamo imparare e vi posso assicurare che imparerete ad apprezzarle. Per me l’ipnosi è prima di tutto uno stato di profondo rilassamento che può essere indotto e auto-indotto semplicemente ricercando la calma interiore: un viaggio nello spazio e dentro sé stessi.

Una volta raggiunto quello stato di profonda calma e tranquillità, tutti possiamo imparare a gestire lo stato di trance e tutti possiamo imparare a lavorare sui nostri processi psichici, andando con questo a migliorare il nostro stato di salute. Ovviamente rimane a voi la scelta, poiché tra terapie psicologiche, psicoterapie, coaching, counselling, ecc.ecc, troverete ciò che più vi si addice.

Ora vi propongo un semplice esercizio: immaginate di trovarvi in un cinema da soli e di guardare sullo schermo un film in cui voi siete i protagonisti; sarete anche i registi del film della vostra vita e il film da proiettare lo deciderete voi andando a recuperare i vostri ricordi. Iniziate con un ricordo triste, ma ricordate che essendo voi i registi potete tagliarne le scene o modificarne la storia, scorrendo in avanti la pellicola o riavvolgendola se qualche elemento non vi piace. Potreste anche cambiarne i colori o il calore della pellicola stessa. Quando questo nuovo film avrà un effetto positivo su di voi, dovrete collegare un ulteriore finale in cui voi siete veramente felici. Immaginate voi stessi, felici, sorridenti e nel punto che preferite immergetevi nella storia passando da spettatore a protagonista.

Spesso avere la capacità di guardare sé stessi e le situazioni con un nuovo punto di vista, trasforma la situazione stessa: infatti, la stessa situazione, vista da altre prospettive, può cambiare radicalmente, e tutti noi abbiamo sperimentato la capacità di dare ottimi consigli ad un amico pervaso dalla sofferenza, semplicemente fornendogli il nostro punto di vista, ovvero quello in cui non esiste nessun coinvolgimento emotivo.

Non solo: elaborare il “passato” attraverso questo viaggio è di sicuro un elemento funzionale per la nostra mente, perché “dimenticare” è per eccellenza un processo patologico e deleterio, mentre fermarsi un attimo e guardare indietro con occhi nuovi può farci capire chi siamo stati, chi siamo e chi vogliamo essere.

Detto ciò, la maggior parte di voi avrà pensato ad una relazione.

L’intento di questo giochetto, oltre a quello di farvi incominciare a lavorare sulla vostra mente, è anche quello di farvi rendere conto di quante risorse avete a disposizione per arrivare alla felicità.

Almeno una volta nella vita a tutti è capitato di sentire una serie di emozioni, anche contrastanti tra di loro, rivolte verso qualcuno, e a tutti sarà capitato di vivere una rottura con tutti i relativi sentimenti di depressione e sofferenza.

E proprio a questo punto che vi propongo di fare a voi stessi una domanda: supponiamo che le cose siano andate diversamente? Supponiamo che invece di rinchiuderci in quella sofferenza, avessimo provato ad accettarla, magari sentendo il desiderio di augurare all’altra persona tutta la felicità del mondo? Di sicuro la sofferenza avrebbe avuto meno intensità e non avremmo perso miliardi di risorse da poter destinare alla ricerca della nostra felicità.

Risulta di fondamentale importanza accettare la sofferenza passata: ogni essere umano vive attimi di gioia, momenti di dolore e momenti di serenità, i momenti di dolore fanno parte della vita esattamente come tutti gli altri. Non è facile accettare la sofferenza perché è la naturale conseguenza di ciò che l’altro vi ha tolto (parliamo sempre di relazioni) ma non potete fare nulla per cambiare questa cosa; non sarà facile accettare la paura di soffrire ancora, la paura di restare soli e soffrire e la paura di non riuscire più a trovare una persona adatta a sé.

Lo so che ora la maggior parte di voi starà pensando che quando siete stati lasciati dalla persona amata gli avete augurato di tutto ma non di sicuro di essere felice, di certo non è facile augurargli il bene, ma ricordiamo sempre che amore e odio sono i due lati della stessa medaglia e che in qualche modo restano sempre legati l’uno all’altro, ed in questo caso quell’odio è solo un’altra maschera di quell’amore ferito. Allora perché non permetterci di dimostrare, all’altro e a noi stessi, il vero sentimento dell’amore sperando semplicemente che l’altro sia felice, accettando semplicemente che su questa via per la felicità potranno presentarsi o meno attimi di gioia e di sofferenza?

E so che la maggior parte di voi che ha sofferto per Amore sta già pensando che questo sentimento non esiste. Chiamatemi pure romantico, chiamatemi pure sentimentale, ma non voglio nemmeno pensare che possa esistere un Mondo senza quel meraviglioso sentimento.

Un altro giochino che vi propongo è quello di immaginare la vostra mente come una stanza all’interno della quale la sofferenza si muove indisturbata ed, come ogni stanza che si rispetti, ecco che si presenta di fronte ai vostri occhi la porta: prendete per mano quella sofferenza e sbattetela fuori, ora chiudete quella porta.

Non voglio dirvi di aspettare, di avere pazienza, anche se ritengo sempre vera l’affermazione che recita “per chi non si stanca di aspettare, le cose belle prima dopo arrivano”, ma la verità è che tutto quello che avete trovato in questo articolo evidenzia come determinati comportamenti possono solo diventare disfunzionali, se non patologici, minando la strada per la vostra felicità, mentre avere un atteggiamento positivo verso se stessi e verso gli altri, rispettando il proprio tempo, e soprattutto rispettando sé stessi, è la vera strada da percorrere.

Essere felice non è facile, ma basta volerlo. Tutti noi abbiamo le risorse per arrivare alla felicità. Possiamo renderci conto che esistono tanti nostri alleati, che si chiamino inconscio o logica, emotività o sentimenti, basta imparare a conoscerli, conoscendo profondamente noi stessi, e piano piano imparare ad usare tutte queste risorse.

Non possiamo non permettere a noi stessi di non cogliere quelle occasioni che potranno regalarci la felicità che meritiamo.

Impariamo a pensare che “noi siamo ciò che capitiamo” e che non possiamo considerarci vittime di ciò che ci capita.

Da oggi in poi la prima frase da ripetere appena svegli sarà “io posso essere felice”.

 




3 commenti /

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  • buonasera sono molto intrressata e mi riconosco nelle sue profonde affermazioni ….anche per me la psicologia è una passione e fonte di ricerca continua …..grazie…….

  • Mi sono ritrovata molto in quanto lei ha affermato in questo articolo essendo io una persona che ha conosciuto molti momenti di sofferenza nella propria vita. Sta di fatto che ho sempre cercato e cerco tuttora di sviluppare il rispetto per me stessa che come dice lei è la strada da percorrere, sempre…Da bambina non mi era stato detto che meritavo di essere felice, poi con gli anni l’ho imparato e so che le cose belle prima o poi arrivano..
    Complimenti per questo magniifico blog! Continuerò a seguirla, grazie

  • Grazie, anche se sono parole già lette, , come avete detto è utile rileggere spesso. Grazieeeee

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