Quando ero bambina mia madre temeva che mi bruciassi vicino ai fornelli accesi e quindi, non appena mi avvicinavo un poco, mi ricordava di stare attenta a non bruciarmi. Stava cercando di instillarmi la paura del fuoco se toccato con mano, perché poi sapevo benissimo che le fiamme erano importanti per cuocere la minestra così come erano estremamente piacevoli nel camino o nella stufa durante la stagione fredda. In fondo ciò che mia madre mi ha insegnato è ad usare bene il fuoco per cui in realtà esso mi fa paura solo in determinati casi. Se, invece, non avessi ascoltato i consigli di mia madre ed avessi messo una mano sul fuoco allora la mia “intelligenza cellulare” avrebbe memorizzato alcune informazioni del tipo: attivo nel cervello la sensazione di dolore, smuovo l’adrenalina, smetto di digerire per utilizzare le mie risorse interne in altro modo, memorizzo la paura. Se poi  mi fossi spaventata molto allora: ogni volta che avrei visto il fuoco il mio corpomente avrebbe ricordato e rivissuto. Così avrei dovuto affrontare e superare la “paura del fuoco” per non farla diventare qualcosa di fastidioso o addirittura un attacco di panico.

Uno spavento può far partire la registrazione, anzi l’incisione, interna di tutta una serie di emozioni ed azioni del corpomente che poi può risultare difficile da far “dimenticare” o comunque da convertire in qualcosa di positivo. E’ quasi più semplice registrare le emozioni negative di quelle positive, con le corrispondenti conseguenze.

E’ quindi importante “temere consapevolmente”  alcune cose o, più precisamente, conoscere l’altra faccia della medaglia. Anche il sole, che è meraviglioso, ci dà calore, ci fa vedere il mondo in chiaro, ecc., se mal dosato ci può scottare. Ma se ci si scotta, ossia se si provano personalmente gli effetti dell’altra faccia della medaglia, occorre rielaborare la vicenda per renderla a nostro favore e non incidere nella “memoria” del nostro corpomente qualcosa che può danneggiarci. Anche un piccolo spavento potrebbe far memorizzare un dato invisibile che, col passare del tempo, potrebbe provocarci problemi.

La maggior parte delle malattie psicosomatiche deriva da paure ed emozioni negative mal canalizzate e sicuramente tutte le malattie ne sono fortemente influenzate. Cerchiamo quindi di volerci bene e di elaborare favorevolmente le nostre emozioni.

Buona giornata.

9 Commenti

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  • piero chiarelli

    Giusti consigli ma vale per chi a avuto degli attacchi di panici,ossia il cane o l’attacco rappresenta il trauma.Come fare per ritrovare la serenità.

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    • stefania finardi

      Ciao Piero, il DAP (disturbo da attacchi di panico) comporta episodi di crisi di ansia che possono durare pochi minuti ma magari anche un’ora. Inoltre, questi episodi possono comportare vertigini, senso di soffocamento, svenimento, paura di morire e la loro origine va ben indagata la fine di riuscire a scoprirne la vera causa (senza la cui conoscenza la rimozione è pressoché impossibile). Occorre quindi stabilire se tu ti trovi in una situazione DAp oppure di semplice paura legata ad un fattore traumatizzante che però non dà sintomi così gravi. I consigli che ho dato vanno bene ma nel caso di DAP avere aiuto magari da un buon psicoterapeuta è fondamentale perché non sempre è così semplice superare la situazione, se poi riesci l’autpipnosi può essere di grande aiuto, naturalmente, però, ogni persona è diversa e, quindi, ognuno deve seguire la strada che meglio gli si adatta. Rimango a disposizione.
      Buona giornata
      Stefania

  • Gloria

    il primo suggerimento l’ho già sperimentato. risultato: non ho più paura di quel cane ma di tutti gli altri si!!! comunque mediterò sul fatto che probabilmente non voglio liberarmi da questa paura…

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  • Gloria

    io da bambina (due anni) sono rimasta traumatizzata da un cane che per giocare mi ha aggredito… tutt’ora non posso vedere un cane che si avvicina senza averne terrore, eppure ora sono grande ma non controllo la mia reazione. ci riesco solo talvolta, quando l’animale non appare all’improvviso… ma se si avvicina sto male! l’altro giorno ho avuto una reazione spropositata con un cucciolo! leggendo il tuo articolo capisco che quella che si spaventa è ancora la bambina che ero ma non so come fare a superar questo problema… un suggerimento?

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    • stefania finardi

      Ciao Gloria,
      la tua reazione è normale in quanto quando una paura non risulta elaborata rimane come una spina conficcata pronta a dolere non appena ci si muove in modo tale da farla pungere.
      L’ideale sarebbe imparare a conoscere un cane, un tipo calmo e affettuoso a cui avvicinarsi pian piano e fare amicizia, ovviamente con qualcuno accanto a te. Tieni conto che i cani capiscono benissimo ciò che prova chi sta loro di fronte e tendono a non essere molto socievoli con chi mostra paura e devi evitare di guardarli dritto negli occhi.
      Potresti poi riuscire a risolvere il problema utilizzando apposite visualizzazioni oppure con metodi di autoipnosi. Naturalmente il presupposto di partenza è che tu desideri effettivamente superare la paura ed impegnarti in merito ( e non te lo dico perché penso che tu non voglia superare la tua paura bensì perché certe volte ci si trova ancorati mentalmente a desideri diversi da quelli che si pensa di avere).
      Sperando di poterti essere d’aiuto, ti auguro una buona giornata.
      Stefania

  • Josaya

    Se la “Paura” esiste significa che ha un’utilità! Tutto sta a non farsi fagocitare da essa! ;-D

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    • stefania finardi

      Infatti D, la paura è estremamente utile. Hai esattamente espresso uno dei sensi dell’articolo. Naturalmente, tutto nell’universo ha una sua utilità: occorre solo conoscere bene i due lati di ciascuna medaglia e girarla dal lato giusto.
      Buona giornata!
      Stefania

  • Umberto

    Stefania leggendo le prime righe mi hai fatto venire in mente un episodio di quando ero piccolo.
    Mia mamma stava piegando dei vestiti appena stirati, sopra l’asse c’era appoggiato il ferro ancora fumante ed io lo guardavo con stupore.
    Come si sa, a tutto si può resistere tranne che alle tentazioni :-)
    Infatti sentivo un irresistibile desiderio di mettere una mano sopra il ferro da stiro bollente, e mia mamma era distratta per potermelo impedire.
    In passato mi disse più e più volte di non toccare….ma si sa anche questo….la nostra mente non riconosce la parola “non”!
    E allora lo toccai, mi tolsi lo sfizio e scoppiai a piangere come un bambino (ops ero un bambino) subito dopo.
    Però la mia mente – negli anni seguenti – associò dolore soltanto al ferro da stiro acceso, non al fuoco o al calore in generale, e da quel momento non toccai ovviamente più nessun ferro bollente.
    Questo stupido esempio per dire cosa?
    Beh tutti siamo attratti da certe tentazioni, specialmente quando ci viene detto che non possiamo fare o avere qualcosa; ma non tutti poi reagiamo a queste allo stesso modo, idem succede nel business.
    Ci sono persone che provano, si scottano una volta e decidono di non volersi più bruciare (la maggior parte).
    Ce ne sono altre che provano, si scottano, riprovano, si riscottano, provano e riprovano ancora fino a quando non trovano la loro strada, quella che le porterà ad avere una vita ricca di soffisfazioni.
    Quindi io dico di affrontare le proprie paure con il coraggio e la forza di volontà, poichè quello è il solo modo che conosco per vincerle!

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    • stefania finardi

      Grazie per il commento Umberto.
      Hai perfettamente ragione le proprie paure vanno affrontate con coraggio. Vorrei però sottolineare due punti:
      1) spesso la forza di volontà non basta: il desiderio è molto più “forte” e durevole come carburante per riuscire;
      2) a volte si pensa che la paura dipenda da un determinato fattore ma può non essere il “problema reale” bensì solo una maschera dello stesso.
      Buona giornata!
      Stefania

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