La candela della speranzaIl mio nuovo amico Sergio, radioestesista (COSA? ti perdono! neanche io sapevo della loro esistenza) mi dice che mi avrebbe fatto un trattamento a distanza. Scegliamo l’orario, dalle 19 alle 20 (è importante saperlo per capire quello che racconterò) e mi raccomanda di stare tranquillo, di sedermi e di fare come se guardassi la tv (un’ora stando fermi e immaginare di guardare la tv?!? Vabbè ci riusciremo).

Negli ultimi 5 minuti mi viene il lampo di genio, mi accendo una candela (bella nuova e alta) e me la metto davanti (o meglio coricata perché non ho poggia candele in camera) e inizio la visione del film: FIAMMA di CANDELA.

Musica di sottofondo bassissima e volante, tra suoni misteriosi e canti di balene.

Primi minuti smorti, fiamma piccolina, poi dopo 5 minuti si innalza spaventosamente (il pubblico si esalta, siamo in tre a vederla) continua bella alta per un bel po’ (non guardo l’orario penso una 20ina di minuti)

Chi è il pubblico? Sono io, più due vocine interne (una buona ed una cattiva) che seguono la scena con più o meno interesse.

Iniziano a dialogare tra loro Voce Buona: “bello spettacolo”, Voce Cattiva: “che du palleee” ed io SHHHHH ma non le riesco a controllare, vengono dall’interno e non riesco ad azzittirle, intanto mi godo il film e salta fuori una riflessione “la candela brucia ogni istante senza preoccuparsi né di quello che è successo un attimo prima, né e di quello che succederà un attimo dopo”.

Pensato questo, la candela diventa la protagonista (VC e VB sono sempre le coprotagoniste) .

La inizio a vedere da un’altra prospettiva, è passata mezz’ora, allora mi alzo e la appoggio su un piedistallo  (grazie alla cera sciolta in quell’istante): ora è in piedi!

VB: “cosa racconterai ai tuoi amici di questa esperienza?”

VC: “che mi sono rotto i co***ni”

La fiamma della candela continua a vibrare un po’ meno alta, sempre senza preoccuparsi di me e gli altri ospiti e di quello che succederà dopo.

La nostra vita è come la fiamma di quella candela (o perlomeno dovrebbe essere) dovrebbe bruciare ogni istante al massimo delle sue energie , dare il meglio ogni istante, senza preoccuparsi di quello che è stato e quello che sarà.

Ma è un duro esercizio per noi umani, mi ci metto anche io in mezzo, perché non siamo abituati a godere del momento,  senza evitare di preoccuparci del momento dopo e pensare a quel che è stato prima.

Anche io mentre vivevo questa esperienza, pensavo a come raccontartela e non riuscivo ad apprezzarla al meglio.

Cinquanta minuti passati (me ne accorgo perché mia madre accende la tv e c’è la Ghigliottina di Carlo Conti)

VB “ecco il film sta finendo e mi hai rovinato tutto!”

VC “ben ti sta, ho fatto bene, era una palla!”

Arrivano gli ultimi minuti di proiezione, le vocine si azzittiscono, capiscono di aver rovinato la proiezione e passano i titoli di coda del film, questa volta non sono riuscito a godermelo per bene neanche io, ma ho altre candele a disposizione mentre la vita è una sola quindi

GODIAMOCELA ATTIMO per ATTIMO!

Cercando l’immagine su internet per questo racconto, viene fuori questa storia!

LA CANDELA DELLA SPERANZA!

In una Chiesa, quattro candele bruciavano e si consumavano lentamente.
Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva addirittura ascoltare la loro conversazione.
La prima diceva: “Io sono la candela della pace,
ma gli uomini non riescono a mantenermi accesa:
penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!”.
Così fu, e a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.
La seconda diceva: “Io sono la candela della fede, purtroppo non servo a nulla.
Gli uomini non ne vogliono sapere di me,
e per questo motivo non ha senso che io resti accesa!”.
Appena ebbe terminato di parlare,
una leggera brezza soffiò su di lei e la spense.
Triste triste, la terza candela, a sua volta, disse: “Io sono la candela dell’amore,
ma non ho la forza per continuare a rimanere accesa.
Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza.
Essi odiano perfino coloro che più li amano, i loro familiari…”.
E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.
Ma inaspettatamente…
un bimbo in quel momento entrò nella Chiesa e vide le tre candele spente.
Impaurito per la semioscurità disse:
“Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!”.
E così dicendo scoppiò in lacrime.
Allora la quarta candela, impietositasi, disse:
“Non temere, non piangere, bambino mio:
finché io sarò accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele:
io sono la candela della speranza.”
Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime,
il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre, e non ebbe più paura.

Che non si spenga mai la speranza dentro il nostro cuore,
e che ciascuno di noi possa essere lo strumento, come quel bimbo,
capace in ogni momento di riaccendere con la sua speranza,
nel cuore di ogni uomo, la fede, l’amore e la pace…

11 Commenti

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  • Rino

    Anche a me è venuta la pelle d’oca: Perchè a me succede realmente di rimanere solo con la speranza ( ho perso nel giro di due anni il suocero, la suocera si è ammalata ( alzaimer ) , ho perso il lavoro (stabile) , ho perso il secondo lavoro che avevo trovato… Ho lo sfratto per morosità… E la candela della speranza mi continua ad accendere quella della fede dell’amore e della pace : Ma c’è sempre qualcuno pronto a spegnerle

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  • Elena

    Kosta, grazie per la storia delle 4 candele. Sto attraversando un momento difficile della mia vita,la prossima settimana inizio la chemio. L’immagine delle candele mi ha dato speranza….
    Un abbraccio

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  • Emma

    Ciao Kosta dal sorriso contagioso!
    meravigliosa idea godersi il film delle voci che si parlano; commovente la storia delle candele, chi poteva immaginare una bella storia come questa se non tu che “sei la candela”accesa per per tutti noi che guardiamo a te come esempio di eccellenza. grazie e meravigliosa esistenza respirando, sorridendo!!!!!!!!!!!!!!

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  • ANDREA

    bellissimo raccondo dalle molteplice sensazione,e toccante, si la speranza non può morire altrimenti il mondo si ferma, l’uomo a spento la fede, ma se vuole andare oltre la deve riaccendere,l’amore ne e il mezzo, x invertire la rotta.e cosi ritrovare la pace,tuttavia occorre la mano di un bimbo, x invertire le cose, ed IO SONO quel bimbo.

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  • Marina

    Ciao Kosta!
    Ma questa è una storia VERA!
    Bellissima e da tenere sempre presente.
    E’ proprio la speranza che può riaccendere tutto ciò che si è spento.
    Grazie!

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  • Alfonso

    Ciao Kosta,

    è un piacere ritrovare nella mia casella di posta un tuo scritto.
    Come sempre, riesci a trasmettere gioia e sorrisi con l’uso delle parole, come solo chi porta la felicità nel cuore sa fare.
    Anche io lo faccio, mi piace comunicare con le parole e trasmettere emozioni e sentimenti solo con la forza di parole giuste, che sappiano lasciare in chi le legge una bella impressione, come una carezza amica che ti attraversa piano e ti lascia un tepore addosso che non dimentichi facilmente.
    Venendo alla tua mail, sul concetto di speranza ho sempre avuto una strana sensazione.
    Se è vero che la speranza è l’ultima a morire, è anche vero che non si può vivere di sola speranza, senza agire e senza attivarsi per un mondo migliore. A cominciare dal nostro mondo, che diventa il metro di paragone più diretto e immediato.
    Gandhi diceva di essere noi il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo. Non potrei essere più d’accordo ma, per fare questo, occorre attivarsi e non solo sognare ad occhi aperti e “sperare” che qualcosa cambi.
    L’immaginazione di un sogno va sempre di pari passo con l’azione per realizzarlo. E’ un binomio che tutti dovrebbero tenere presente, ma spesso accade che ci si rilassi in attesa paziente che qualcosa o qualcuno intervenga a salvarci.
    Pertanto, la speranza ci aiuta a non demordere, come se avessimo dinanzi a noi un sole da raggiungere, che non si spegne mai e che ci invita a procedere oltre…verso l’orizzonte della nostra vita. Ma io abbinerei sempre una buona dose di coraggio, quella determinazione che ti spinge a fare il primo passo di questo viaggio senza temere di cadere e farti male…perché all’occorrenza ci si può sempre rialzare e andare oltre…

    Ti saluto caro Kosta…non rinunciare mai al tuo sorriso :-)

    Un abbraccio
    Alfonso

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  • agata

    Kosta, che dire….quando racconti le tue esperienze e sensazioni e’ come se fossi li con te…riesci a tenermi sopsesa per capire come finira’ il tuo racconto, cosa vorra’ dire.
    l’immagine della candela mi rassicura ma nello stesso tempo mi preoccupa perche’ oggigiorno vivereogni attimo diventa davvero difficile e chi ci riesce “viene smontato” dalla realta’ che e’ sempre piu’ pessimista. la storia delle 4 candele mi ha davvero appassionata..GRAZIE Kosta di avere deciso di condividere con fierezza e senza timori, le tue esperienze con noi.
    ti abbraccio calorosamente

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  • Emy77

    mi son venuti i brividi e mi e venuta la pelle d’oca noi tutti ci preoccupiamo sempre per il domani senza mai realmente goderci l’attimo in fin dei conti non so cosa mi capiterà tra 10 minuti-un ora-un giorno-ecc… La fede e l’affidarsi con fede e con speranza a chi gia a disegnato il nostro cammino……… :)))))))))))) un grande sorriso ed un abbraccio.

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  • Cristina

    Quante volte vacilla la fiamma delle candele, Kosta. Ma in questo momento, dopo averti letto, sono belle alte, forti, luminose. Grazie Cristina

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  • annarita

    Ciao Kosta,
    Bella molto bella la storia ……..commovente…….se non ci fosse la speranza………….
    Annarita

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  • ANNA MARIA DI FRANCO

    Grazie Kosta ,
    il tuo sano e brioso umorismo è contagioso e tutto
    diventa più facile.
    Bellissima la scena della voce buona e quella cattiva e tu nel mezzo ,che ti godi il film.
    Grazie di esitere e ti saluto con la tua energetica frase :
    Meravigliosa esistenza ,Kosta! e un luminoso abbraccio di luce,
    Anna Maria

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