Migliorare significa sicuramente mettersi in discussione, non per nulla è un verbo che indica attività. Il miglioramento è il risultato delle attività che mettiamo in piedi per poterci considerare positivamente diversi da prima.

Sono dieci anni che leggo e studio materiale sulla PNL, sul Pensiero Positivo, sul Metodo Silva con numerose incursioni nella lettura veloce e nella mnemotecnica. Ormai nella mia libreria trovano spazio soltanto volumi con titoli improbabili, affini più a qualcuno che desideri conquistare il mondo, piuttosto che a qualcuno che voglia perseguire il miglioramento.

Una cosa è certa: il percorso è affascinante, almeno per me, ma è tutt’altro che semplice. Una cosa che dovrebbe essere chiara a chiunque volesse mettersi in discussione nell’intraprendere un itinerario di miglioramento è che migliorare significa modificare le proprie abitudini negative e renderle virtuose.

Come sia facile assimilare alcuni vizi tra i propri comportamenti è ben chiaro a tutti (eh, eh… alla fine siamo tutti un po’ golosi, pigri, egoisti, o no?)… ma, avete provato a sradicarli, dopo anni ed anni di assuefazione? Un esempio semplice ed alla portata della maggior parte di noi? L’alimentazione… PNL significa aiutarci a stare meglio ed il primo regalo che possiamo farci è una alimentazione completa ed equilibrata, e cercare di fare coincidere a questa una discreta forma fisica. Provate a scandire mentalmente la vostra giornata alimentare e soffermatevi su ciascun momento “vizioso”. È lì che si annida l’abitudine da modificare.

Quando scelgo di migliorare devo necessariamente escludere ciascuno di quegli “stop alla virtù” che sono i depositari del fallimento. E poi devo fare attenzione alla bestia nera del miglioramento: l’effetto “Luna di Miele. Ovvero: pieno di entusiasmo decidi di modificare alcuni aspetti della tua esistenza e credi che la motivazione sia talmente forte da poter fare outing ed annunciare al mondo intero che sei cambiato … e dopo quindici giorni tutti sono lì, a farti pesare il misero fallimento dei tuoi presupposti; tu sei più grasso, più pigro e più egoista di quando sei partito.

Oppure: decidi di innescare nella tua misera esistenza una serie di cambiamenti radicali e comici a pensare che tutta la tua vita precedente sia una gigantesca morsa che spreme ogni singolo momento di felicità dalla tua permanenza terrena. Così ti trovi ad aver abbandonato un lavoro orrendo per scoprire di non essere così spendibile nella società moderna, hai lasciato tua moglie o tuo marito pensando di avere mille nuove esperienze da fare che non arriveranno mai e tutta la tua spinta iniziale diventa un gigantesco fuoco di paglia. Unico risultato raggiunto: mille scuse nel tentativo di ripristinare quella vita che poi tanto male non era.

Dopo le prime batoste prese personalmente mi sono fermato a riflettere e mi sono chiesto:

Come è possibile che la PNL si fermi qui? Solo buoni propositi? Ma la sostanza che, da quello che si legge in tanti manuali, dovrebbe arrivare con una semplicità disarmante?

Magari sono io che sono così sbagliato da non riuscire neppure a raggiungere un misero risultato. Dipende me?

Come mai i risultati che mi prefiggo arrivano così lentamente o sembrano non arrivare mai?

Chissà quante volte anche voi, come me, avete avuto questi pensieri nella testa! Ebbene la risposta a tutti i miei dubbi è: Perché la PNL non è una pozione magica che opera a prescindere da me.

In altre parole: per quanto un maratoneta sia allenato, alla fine della corsa deve per forza essere stremato. Non esiste fatica, ed a maggior ragione quelle più gratificanti nei risultati, che non richieda un investimento in energie da parte nostra. La PNL ci consente di fare in modo di avere il miglior rendimento possibile dal nostro investimento energetico. Chi di voi è cristiano, come me, saprà certamente che Gesù ha passato tantissimo tempo a motivare le persone del suo tempo per fare loro capire che la Salvezza (quindi il massimo beneficio possibile) la si può ottenere solo intraprendendo una strada apparentemente difficile ed impervia. Oppure pensate alle tribù africane e nordamericane che facevano combaciare il raggiungimento di uno status più elevato a riti di iniziazione fisicamente molto impegnativi e talvolta persino cruenti.

È evidente che al giorno d’oggi nessuno pretende di vederci infilzati da puntoni ed appesi per i pettorali ad un albero per permetterci di migliorare, ma, paradossalmente, la concentrazione e la determinazione che dobbiamo mettere in gioco per affermarci per quello che realmente valiamo non è inferiore.

In conclusione: il percorso per il cambiamento non è semplice perché si scontra con i nostri limiti, con l’idea che ha di noi chi ci conosce, con la routine quotidiana che ci incastra in compromessi che non si accordano con i nostri valori. Ma questo fa parte delle regole del gioco. Se avete vissuto sulla vostra pelle una delle sensazioni che ho descritto sopra significa che siete come quell’impiegato sedentario che non muove un muscolo dal 3 giugno del 1982 (ultimo giorno di scuola durante il quale ha avuto educazione fisica prima del diploma) e che decide di fare la maratona di new york di punto in bianco.

Ogni prova necessita di un allenamento adeguato; pertanto il piccolo segreto che desidero svelarvi, e che mi ha permesso di raggiungere i primi importanti obbiettivi della mia vita, è di partire da piccoli cambiamenti applicandovi serenamente nella formulazione di una scheda obbiettivo.

In questa scheda dovrete segnare in alto il titolo del vostro obbiettivo; partite da qualcosa di semplice, magari una piccola perdita di peso, giusto per non abbandonare il discorso sull’alimentazione… ma ricordate sempre che l’obbiettivo deve essere scelto solo ed esclusivamente da voi.

Dopodichè formulatelo secondo lo schema: Motivante, Raggiungibile, Tempificato, Concreto e Descritto Strategicamente.

Motivante: se un obbiettivo non ci fa brillare gli occhi al pensiero di raggiungerlo, abbandoneremo le armi prima ancora di combattere. Cercate di trovare l’aspetto stimolante che fa parte di ogni obbiettivo. Per esempio immaginate di vedervi allo specchio quando avrete perso quei 5 o 6 chili di troppo, oppure gli abiti che non riuscivate più a mettere e che vi facevano sentire così a vostro agio, oppure alle scale che riuscirete a salire senza avere il fiatone, … insomma bisogna scavare nell’emotività legata all’obbiettivo che vi fissate di raggiungere.

Raggiungibile: per evitare che tutto l’ottimo lavoro sulla motivazione vada a pallino dopo un giorno, non esagerate con gli obbiettivi che desiderate raggiungere. Perdere cento chili in due giorni è umanamente impossibile e pertanto sarebbe avvilente porselo come punto di arrivo. Piuttosto sarebbe più facile e saggio partire con 5 chili in due mesi. Il fatto di sapere consciamente ed inconsciamente che dentro di noi abbiamo le facoltà giuste per raggiungere questo obbiettivo ci permette di andarle a scovare e di fare affiorare dal nostro bagaglio emotivo tutte le risorse per raggiungere gli scopi prefissati.

Tempificato: significa dare un inizio ed un termine al nostro obbiettivo. Considerate che il tempo che perdiamo oggi, nessuno potrà metterlo a nostra disposizione mai più. Pertanto il non fissare un inizio ed un termine per tutto ciò che facciamo significa inserire nel progetto stesso la possibilità di non farlo mai partire e di procrastinarne la conclusione, a giustificazione di un fallimento quasi certo. Calendarizzare il nostro obbiettivo ci costringe a fare un bilancio ed a considerare le strategie che abbiamo adottato tramutandole in esperienza. In questo modo potremo raddrizzare il tiro, oppure applicare le stesse procedure per obbiettivi simili, sapendo già sin dal principio che, se utilizzeremo lo stesso impegno, otterremo gli stessi risultati.

Concreto: è necessario dichiarare esattamente quale obbiettivo raggiungere descrivendolo con più particolari sia possibile. “Dimagrire”, per intenderci, è troppo vago. Anche perdere 200 grammi significa dimagrire, ma, sicuramente, non ci porta neppure lontanamente vicini a quell’immagine di noi davanti allo specchio di cui ho scritto prima. Dimagrire di 5 chili, invece, è preciso e definisce esattamente il termine del mio lavoro.

Descritto Strategicamente: per dimagrire è chiaro che non sia sufficiente desiderarlo o pensarci continuamente, ma è necessario, senza dubbio, intraprendere alcune azioni che mi consentiranno di rendere reale il mio obbiettivo. Per esempio: modificare le abitudini alimentari; togliere la polvere dalle scarpe da ginnastica e programmare prima una lunga passeggiata, poi una camminata veloce, poi una piccola corsa … e soprattutto alzare il telefono e chiamare un dietologo (mai azzardare diete-fai-da-te! Conviene sempre interpellare chi ne sa più di noi ed ha i titoli per poterci consigliare!!!).

Come potete leggere da questo semplicissimo esempio di obbiettivo che non promette di cambiare la vita radicalmente, ma che consente di fare il primo passo verso un piccolo miglioramento, le rinunce e la spinta ad attivarsi fanno parte del pacchetto. Questo, però, non deve spaventare. Accettate il mio consiglio: partite da piccoli obbiettivi, incominciate ad allenare i vostri “muscoli del miglioramento” che magari sono un po’ atrofizzati, ed ogni risultato raggiunto sarà il trampolino per l’obbiettivo successivo, che potrà essere un pochino più impegnativo e per questo, più motivante.

Buon Miglioramento.

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