La tiroide ha un’origine psicosomatica? Esiste un legame tra malattia e psicologia? La tiroide è una ghiandola endocrina che secerne ormoni direttamente nel sangue. Si trova nella parte inferiore del collo ed è ben fornita di vasi sanguigni. La tiroide contiene cellule che producono sostanze chimiche chiamate ormoni: triiodotironina (T3) e tiroxina (T4) – quest’ultimo prodotto in quantità molto maggiori rispetto al T3 –  sono i principali.

Ecco cosa pensa della tirode il dottor Hamer.

Tiroide psicosomatica: quale legame tra malattia e psicologia?

tiroide: possibile origine psicosomatica?I meccanismi psicologici possono essere all’origine dei disturbi alla tiroide agendo sia a livello cronico che acuto. Nelle forme acute di ipertiroidismo, ad esempio, il gozzo esoftalmico può apparire nel giro di pochi giorni o addirittura nell’arco di poche ore dal prodursi di un trauma psicologico.

Esiste tuttavia una predisposizione psicologica che determina l’insorgenza e lo sviluppo della malattia quando determinate circostanze vengono innescate

L’ipertiroidismo è più frequente nel sesso femminile (solo un uomo ogni dieci donne sviluppa questo disturbo). Le donne fortemente emotive e instabili, irritabili sino a sviluppare un comportamento violento e aggressivo, soggetti tendenzialmente paranoici che spesso credono di dover proteggere gli altri, anche facendo ricorso alla violenza, sono più suscettibili di sviluppare tale condizione.

Quando intervengono ostacoli o condizioni che impediscono la realizzazione dei desideri e dei progetti, tali soggetti si sentono particolarmente turbati e frustrati e avvertono una forte esplosione emozionale.

In generale, le persone con problemi di tiroide, sentono che non potranno mai fare quello che vogliono e provano un forte senso di umiliazione. La ghiandola tiroidea (localizzata nella zona della gola) rimanda a quegli aspetti legati all’espressione (sia a livello verbale che di manifestazione della propria personalità e del proprio sentire), e al ricevere (cose materiali e spirituali).

Il soggetto che soffre di disturbi tiroidei ha un vissuto personale fatto di angoscia e disagio  (non si sente degno d’amore, è rassegnato, tende ad isolarsi, vive un forte senso di abbandono) ma, al tempo stesso, non vuole mettersi in discussione. Questa condizione (o meglio conflitto interiore) scatena un moto di profonda ribellione che il soggetto tende intimamente a sovvertire.  Tale atteggiamento genera a livello funzionale conseguenze opposte: da una parte può prodursi una risposta eccessiva (ipertiroidismo) mentre dall’altra può verificarsi una situazione di rinuncia (ipotiroidismo).

Nell’ipertiroidismo la persona reprime se stessa, provocando una tensione interiore che palpita intimamente e preme per poter uscire. Questa condizione provoca una accelerazione del ritmo naturale a cui si accompagna un senso di insicurezza (a livello fisico si verificano disturbi come diarrea e abbondante sudorazione) e l’incapacità di sentirsi adeguatamente sfamato (che si traduce in un dimagrimento).

Tutta l’energia trattenuta non trova  uno sfogo e resta strozzata a livello della gola (gozzo) e degli occhi (esoftalmo). Il soggetto vorrebbe “gridare” ciò che sente e ciò che è veramente, ma ha la sensazione di non sentirsi amato e apprezzato ed esercita una forte azione di autocontrollo che impedisce l’espressione dell’essere (insorgono disturbi del ritmo cardiaco e della pressione).

L’ipotiroidismo causa un danno metabolico che si traduce in una diminuzione del livello di energia e dunque di calore prodotto dal corpo. L’ tiroide: approccio medicoatteggiamento mentale è piuttosto debole e poco vitale: manca l’iniziativa di rendersi autonomo e indipendente  e di crescere: tale condizione è alimentata dalla convinzione di non meritarsi qualcosa o di doversi attenere a imperativi e dogmi sociali.

A volte è un atteggiamento adottato per non dispiacere a qualcuno o  per paura di non essere più amati. Il soggetto sceglie pertanto di non esprimersi e tale decisione può riguardare più aspetti della vita (come la sessualità e la libertà dell’individuo).

Malattie della tiroide: quale approccio medico?

 

Gli ormoni tiroidei agiscono come messaggeri chimici e, attraverso il flusso sanguigno, forniscono istruzioni ai vari tessuti e organi del corpo (detti organi bersaglio) i quali attivano una risposta accelerando o rallentando la loro attività. Complessivamente, la ghiandola tiroidea è responsabile dei processi metabolici e chimici ed è quindi essenziale per la vita.

Gli ormoni tiroidei  influenzano la regolazione della temperatura corporea e  la circolazione, l’appetito, i livelli di energia, la crescita, sviluppo scheletrico, il tono muscolare e l’agilità, la frequenza cardiaca, l’equilibrio dei fluidi, i livelli di zucchero nel sangue, la funzione del sistema nervoso centrale, la funzione intestinale, i livelli di grassi nel sangue (colesterolo) e il metabolismo delle proteine in tutte le cellule.

Le malattie legate alla tiroide hanno una varietà di cause, e a volte il problema non è la tiroide.

Non tutti i soggetti presentano sintomi identici (ognuno è diverso!) ma per una persona che soffre di un disturbo della ghiandola tiroidea affrontare la vita quotidiana può diventare estremamente difficile e pesante. E’ per questo fondamentale rivolgersi ad un medico (o specialistica) che abbia un approccio sensibile e compassionevole, che sia disposto a instaurare un rapporto di tipo collaborativo con il paziente (e viceversa).

La comunicazione deve essere aperta e onesta. Vale sicuramente la pena ricercare e comprendere il disturbo della tiroide (e la sua origine) prima di prendere una decisione sul trattamento. Il medico spiegherà le modalità più appropriate per quanto riguarda la condizione del paziente, mettendolo così nelle condizioni di prendere una decisione pienamente consapevole, una volta comprese le opzioni a disposizione.

Alcuni pazienti avranno bisogno di tempi relativamente brevi e dovranno soltanto compiere occasionali esami del sangue, al fine di mantenere sotto controllo i livelli di ormone tiroideo. Per altri, invece, il trattamento potrebbe rivelarsi più lungo e complicato, e richiedere un intervento chirurgico. Questo dipenderà dalla gravità e dal tipo di disturbo.

Le malattie della tiroide hanno dunque una possibile origine psicosomatica e sono spesso legate ad un profonda incapacità di esprimersi come si vorrebbe (a livello verbale, non verbale e sessuale). In generale, i pazienti ben curati e trattati in modo appropriato dovrebbe godere di una vita sana e ritrovare energia e vitalità!

2 Commenti

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  • alessandra

    Io ho un problema ho un esoftalmo da piu di tre anni e nessun disturbo fino a due mesi fa circa vedo molto male. Ho fatto v isite da oculista ortottista e endocrinologo. Ho fatto ogni tipo di esame tac risonanza e ecografia. Non è uscito nessunissimo problema. Sono ricoverata in ospedale da una settimana mi stanno studiando tutti i luminari e io non ho alcun esame fuori posto. Nessuno sa dirmi nulla. Mi stanno curando con il cortisone. Gli occhi stanno sgonfiando. Mi hanno detto che molto probabilmente non sapremo mai il perche ma sappiamo che si cura con il cortisone e che se fosse al contrario sarebbe peggio. Mi piacerebbe sapere se a qualcuno sia successa una cosa simile e se abbia una soluzione

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  • Michele

    Studio serio e interessante sotto l’aspetto genetico e funzionale della ghiandola.

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