Ieri la banca centrale europea ha fatto un “dietrofront” sui costi della moneta europea,che erano nelle aspettative del mercato sul futuro della politica monetaria. Senza ridimensionare le sue preoccupazioni sul futuro dell’inflazione, la Bce ha lasciato intendere che un aumento del costo del denaro non è imminente, smentendo le attese di un rialzo dei tassi d’interesse già in giugno. Il cambio ha risposto con un rafforzamento del dollaro nei confronti dell’euro.
In una conferenza stampa a Helsinki, dove si è tenuta ieri la riunione mensile del consiglio direttivo della Bce, il presidente Jean-Claude Trichet ha spiegato che l’istituto monetario intende «seguire da molto vicino tutti gli sviluppi» che potrebbero in un modo o nell’altro influenzare l’andamento dell’inflazione. Il banchiere centrale non ha detto che la Bce è “molto vigile”, un espressione che avrebbe aperto la porta a una stretta monetaria già a giugno.
Negli ultimi giorni il mercato aveva scommesso, a torto, su un aumento del costo del denaro (oggi all’1,25%) in giugno. La correzione di Trichet ha scatenato vendite di euro e un rafforzamento del dollaro. Ieri sera il cambio oscillava intorno a 1,45, rispetto a 1,49 di mercoledì, perdendo oltre il 2 per cento. L’impressione è che la Bce abbia in mente di alzare nuovamente i tassi d’interesse solo in luglio, preferendo una certa cautela nello stringere il credito.
L’inflazione in aprile è stata più elevata del previsto, al 2,8% annuo, e molti indicatori fanno prevedere prezzi più elevati nella zona euro. «È essenziale che l’inflazione dei prezzi al consumo – ha detto ieri Trichet – non si traduca in un travaso sui salari e in pressioni inflazionistiche più generali». Nel contempo, le ultime statistiche mostrano come il forte aumento del prezzo del petrolio pesi su investimenti e consumi.
In questo contesto, la Bce ha spiegato a proposito della situazione economica che i rischi sono “bilanciati”. La crescita rimane sostenuta, ma in marzo gli ordini industriali in Germania sono calati del 4 per cento. Questi dati sono volatili ma associati a un calo della fiducia fanno pensare a un leggero rallentamento, forse anche per via dell’andamento delle valute. In giugno la Bce pubblicherà nuove stime economiche: quelle di crescita potrebbero essere riviste al ribasso per il 2012.
Sul piano europeo poi la situazione è difficile. Ieri in conferenza stampa molte domande hanno riguardato la situazione in Grecia, il futuro del Portogallo, il caso dell’Irlanda, le scelte della Finlandia se partecipare o meno al salvataggio portoghese (Trichet ha respinto l’idea di una ristrutturazione greca e ha chiesto a tutti di «mostrare responsabilità»). Evidentemente, aumentare il costo del denaro al ritmo di una stretta ogni due mesi, come sarebbe avvenuto con un rialzo in giugno dopo quello di aprile, non è parso opportuno agli occhi del consiglio direttivo.
Jürgen Michels, economista di Citigroup, si aspetta che la Bce approfitti della riunione di giugno per segnalare una stretta monetaria in luglio e nel contempo precisare le regole sulle operazioni di rifinanziamento da applicare nel terzo trimestre. Per ora l’impressione è che la Bce intenda stringere ulteriormente il credito nella seconda parte dell’anno, complice l’inflazione, purché crisi finanziaria e andamento economico lo consentano.

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