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Il legame tra bambini e calcioIl binomio bambini e calcio sembra essere un’accoppiata vincente che già dalla più tenera età si stringe in  un legame spesso indissolubile, che può proseguire anche in anni in cui l’infanzia è solo  un ricordo lontano. Dai primi calci che vengono dati al pallone al parco con papà inizia a germogliare quella che può diventare la passione più resistente e longeva di una vita.

La relazione tra bambini e calcio però va curata con più attenzione al momento in cui il tuo piccolo fa il suo ingresso in una società calcistica vera e propria e inizia ad allenarsi con regolarità. Il calcio giocato nel parco vicino a casa, e quello giocato in una squadra sono ovviamente due attività molto diverse, sia sul lato fisico che su quello sociale.

Per molti il calcio è lo sport più gettonato, ma sono altrettanti quelli che pesano che il nuoto per i bambini sia lo sport perfetto.

Bambini e calcio: come, quando e perché

Il calcio non è considerato uno sport completo, perché non aiuta lo sviluppo equilibrato del corpo, essendo lo sforzo concentrato esclusivamente sugli arti inferiori. Corsa, scatti, salti, calci e palleggi sono tutti gesti atletici che coinvolgono le gambe, e non aiutano a sviluppare la parte superiore del corpo, busto e braccia.

In un’età critica come quella della crescita è però fondamentale svolgere un’attività che permetta di stimolare la costruzione muscolare di tutto il corpo, così da scongiurare il rischio di squilibri corporei o altre problematiche. Per questo è buona norma affiancare al calcio una seconda attività più completa, così da sopperire alle sue mancanze tramite un apporto motorio che stimoli più intensamente le parti del corpo ignorate sul campo.

Sull’età in cui è giusto iniziare a frequentare una squadra, non ci sono limiti assoluti. Si possono iscrivere i bambini a una società già dai 5 anni, dove inizieranno a prendere confidenza con pallone, regole e tecniche relative alla disciplina in modo giocoso e divertente. Il mini-calcio prevede infatti un numero minore di giocatori per squadra, porte e campo ridotti e regole semplificate, di modo che i bambini possano giocare in un ambiente adatto alle loro misure e capacità.

Il ruolo dei genitori

 

La relazione tra bambini e calcio

Dai 7-8 anni in poi si parla già di calcio a  11, e i bambini iniziano ad allenarsi in modo più serio e assiduo, anche se la parte ludica dell’attività non dovrebbe essere ancora del tutto abbandonata. L’agonismo e la competizione devono iniziare a mostrare il capino, ma senza diventare il lato più importante dello sport.

In questi anni è fondamentale che i genitori si comportino in modo corretto, evitando di fomentare i bambini caricandoli di aspettative  e pressioni, e non andando contro a ogni decisione dell’allenatore che, altrimenti, perde autorità agli occhi dei bambini. Creare troppe pressioni inoltre stressa i bambini, che in caso di sconfitte o piccoli fallimenti potrebbero sviluppare una maggiore ansia sentendo di aver deluso profondamente anche i genitori.

Il legame che si crea tra bambini e calcio può e deve essere sano, giocoso e divertente: sta alla saggezza dei genitori e alla bravura degli allenatori mantenerlo positivo.

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