adozione

Ho ricevuto diverse e-mail in cui mi si chiede di approfondire l’argomento del rischio giuridico, già trattato in precedenza.

Lo faccio volentieri: è un argomento che bisogna avere ben chiaro, se si presenta domanda di adozione nazionale.

Di cosa si tratta, esattamente?
In parte lo abbiamo già detto: il rischio giuridico comporta la possibilità che il bambino, dopo aver trascorso qualche tempo con i “nuovi” genitori,  debba ritornare alla famiglia di origine (oppure ai parenti sino al 4° grado).

In quali casi, concretamente, si ha rischio giuridico? 
In due casi:
a) Per i figli di madre che non vuole essere riconosciuta. 
Secondo il nostro ordinamento, la donna, pur mantenendo il diritto di fruire dell’assistenza sanitaria per il parto, può  non riconoscere il proprio bambino. Precisamente, la madre può riconoscere il neonato entro 10 giorni dalla nascita; trascorso questo termine senza che sia intervenuto il riconoscimento, il Tribunale dei Minori territorialmente competente cerca una coppia cui affidare il bambino. Il rischio giuridico, in questo caso, permane per circa due mesi.

b) Per i bambini tolti dalla custodia dei genitori biologici.
Se la famiglia naturale si rivela inadeguata a crescere un bambino, i servizi sociali lo segnalano al Tribunale dei Minori, che dispone l’affidamento del piccolo ad apposite strutture.

Il Tribunale accerta se le difficoltà della famiglia sono temporanee o permanenti. E poiché si ritiene che un bambino debba essere sottratto ai propri genitori quando proprio non vi sono alternative, vengono effettuati vari  tentativi di aiuto alla famiglia, anche di carattere psicologico.

Se l’inadeguatezza permane, il Tribunale emette un decreto di adottabilità.

A questo punto, cominciano ad essere convocate, per dei colloqui, diverse coppie che hanno presentato domanda di adozione nazionale. Al termine di tali colloqui, il Tribunale emette un decreto di collocamento familiare, ed affida il piccolo, provvisoriamente, ad una di queste coppie.
La madre, il padre e i parenti biologici fino al 4° grado, che abbiano rapporti significativi col minore, entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento di adottabilità, possono proporre impugnazione avanti alla Corte di Appello.
La Corte di Appello  emette una sentenza che deve essere notificata ai ricorrenti. Questi ultimi, se il loro ricorso è stato respinto, possono proporre, entro 30 giorni dalla notifica, un ulteriore ricorso alla Corte di Cassazione.

Quanto tempo passa complessivamente?
Non è possibile quantificarlo
: infatti, ai tempi delle cause (prima avanti alla Corte d’Appello, poi alla Corte di Cassazione) bisogna aggiungere quelli delle cancellerie e  delle notifiche (che si prolungano in caso di irreperibilità dei destinatari).

 

Qual è, durante questo periodo, lo status giuridico del bambino?
Durante la pendenza del rischio giuridico, il bambino, pur vivendo con quella che probabilmente sarà la sua nuova famiglia, mantiene il cognome d’origine: l’adozione, infatti, non è ancora intervenuta. Per la durata di tale periodo,  il Tribunale nomina un Tutore (di solito il Comune di residenza degli adottanti, con un assistente sociale come referente). Il bambino ha residenza presso il Tutore, non può recarsi all’estero.  L’iscrizione alla A.S.L. avverrà con cognome della famiglia adottiva e con codice fiscale  provvisorio.
 

… E dopo cosa succede? 

Quando tutte le sentenze sono state emesse o sono scaduti i termini per i ricorsi, comincia il periodo dell’affido preadottivo.
Trascorsi dodici mesi, l’adozione diventa (finalmente!) definitiva.

 

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