In questi giorni, molte coppie che non hanno figli stanno cominciando a coltivare il desiderio di adottare un bambino di Haiti, sopravvissuto al terremoto e rimasto senza genitori.

E’ possibile farlo? E come?

Gli aiuti immediati

Il sottosegretario Carlo Giovanardi, Presidente della Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI), ha dichiarato che la Commissione ha stanziato un milione di euro, destinati ad un piano straordinario per gli interventi ad Haiti. Tale somma sarà utilizzata “per aiutare  le organizzazioni umanitarie che in loco stanno già affrontando l’emergenza dei bambini rimasti senza famiglia, per rispondere all’appello dei responsabili delle strutture di accoglienza per minori haitiane che hanno chiesto l’aiuto della Comunità internazionale per organizzare strutture che sempre sul posto possano occuparsi dei bambini”.

Quindi, nell’immediato, è stato previsto un aiuto ai piccoli superstiti, affinchè possano essere ospitati  nel modo più adeguato in apposite strutture. 

E sul fronte dell’adozione, cosa succederà?

Sempre il sottosegretario Giovanardi ha dichiarato che oggi, 19 gennaio, la CAI dovrebbe definire  “ le condizioni attraverso le quali, d’intesa con gli altri paesi che come l’Italia già adottano bambini ad Haiti, sarà possibile varare un piano straordinario per assicurare una famiglia a questi bambini”.

Qual è l’iter  dell’adozione internazionale?

L’adozione internazionale segue un iter che, ad un certo punto, si differenzia da quello dell’adozione nazionale. Ricordiamolo brevemente.

In entrambe le forme di adozione, la procedura si apre con la presentazione di un’apposita domanda, da parte della coppia, al Tribunale dei Minori. Seguono una serie di colloqui e di accertamenti, che si svolgono sia presso lo stesso Tribunale, sia con i servizi sociali di riferimento degli aspiranti genitori. La conclusione è diversa per le due forme di adozione. In quella nazionale, la coppia verrà semplicemente inserita in una banca dati, e successivamente chiamata presso il Tribunale qualora si prospetti la possibilità di ricevere uno o più bambini in adozione. In quella internazionale, il Tribunale dichiara la coppia idonea all’adozione: successivamente, essa dovrà mettersi in contatto con uno degli Enti, accreditati dalla CAI, che curano le adozioni internazionali.

Ogni Ente è, diciamo così, “specializzato” in adozioni in Paesi diversi: alcuni curano i rapporti con Paesi dell’Est come  Russia ed Ucraina; altri con Stati del Sud America, altri ancora con l’India, e così via.

L’Ente prescelto  provvede quindi ad assistere i coniugi nella fase successiva, che porta all’adozione di un bambino straniero.

Quali sono gli Enti accreditati per l’adozione ad Haiti?

Le adozioni ad Haiti avvengono soprattutto ad opera di coppie francesi. In Italia esiste, al momento,  solo un Ente accreditato; lo scorso anno è stata portata a buon fine una sola adozione in quel Paese. Per altre due adozioni, le procedure sono in corso; e proprio in queste ore la CAI sta verificando se i piccoli interessati siano o meno sopravvissuti alla tragedia.

A ciò si aggiunge un’ulteriore complicazione: i funzionari che, ad Haiti, si occupano di adozioni internazionali non sono al momento rintracciabili. Potrebbero essere morti, feriti, dispersi o impegnati nelle operazioni di soccorso.

E’ quindi necessario attendere che la situazione ritorni, per così dire, alla normalità: che si completi il triste conteggio delle vittime, e che si accerti l’effettivo stato di abbandono dei bambini superstiti. Infatti, molte famiglie potrebbero essere solo temporaneamente disperse. Una volta appurata la condizione di abbandono, le procedure di adozione degli orfani possono essere realizzate nel pieno rispetto delle norme nazionali e internazionali.

Nella riunione di oggi, la CAI dovrebbe definire i passaggi necessari affinchè  si pongano in essere interventi concreti nel più breve tempo possibile.

Per qualcuno è preferibile il sostegno a distanza

Vi è anche chi è contrario, almeno nell’immediato, all’adozione di questi bambini, e ritiene che, invece, occorrerebbe privilegiare delle forme di sostegno a distanza. Si tratta di  Maria Vittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus, che così si esprime (fonte: unita.it):

“In questo momento i bambini di Haiti  sono più morti che vivi e bisogna farli sopravvivere prima di portarli in qualsiasi posto al mondo. Io credo fortemente che la mobilitazione internazionale per Haiti debba essere indirizzata a ricostruire il paese per restituire la dignità di poter accogliere i propri ‘figli’. Per questo rivolgiamo agli italiani un accorato appello: aiutateci con donazioni e adozioni a distanza a realizzare a tempo record una nuova casa orfanotrofio vicino all’ospedale N.P.H. Saint Damien che accolga i bambini come in una famiglia nel loro paese”. Questo nuovo orfanotrofio, si aggiungerà a quello che da 20 anni la Fondazione ha sull’isola e che accoglie 600 bambini, “che ricevono ogni giorno acqua, cibo, l’amore di una grande famiglia nella quale sono trattati come dei veri e propri figli e la possibilità di studiare, vera chiave per spezzare il circolo di povertà in un paese in cui 1 bambino su 2 non va a scuola”.

Su tre cose concordo: 1) non è possibile adottare questi bambini in tempi brevissimi, sia perché ancora non si ha la certezza della loro condizione di orfani, sia perché hanno bisogno di un po’ di tempo per elaborare il forte trauma subito; quindi è giusto che i piccoli trovino ospitalità presso strutture adeguate; 2) è doveroso che i Paesi più ricchi sostengano economicamente queste strutture, affinchè siano più accoglienti e confortevoli possibile; 3) i Paesi più poveri e disagiati devono essere aiutati a riscattarsi dalla loro condizione, e ad uscirne definitivamente.

Non posso, però, concordare sull’equiparazione tra un orfanotrofio (sia pure il migliore del mondo) ed una famiglia: per quanto gli operatori di una simile struttura possano essere amorevoli, nulla può sostituire l’amore dei genitori.

Vi aggiornerò sui passi che la CAI compirà per rendere possibili le adozioni dei bambini di Haiti.

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4 Commenti

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  • Patrizia

    Io e mio marito di 40 e 43 anni Vorremmo poter adottare dei bimbi di HAITI, Abbiamo già preparato la documentazione per un adozione,Questo accadeva due anni fa! non abbiamo consegnato i documenti in tribunale,Perchè altre coppie ce lo sconsigliarono, dicendoci il calvario che avevano dovuto subire per poter avere un bimbo.
    Oggi dopo questa DISGRAZIA CHE COLPISCE NON SOLO HAITI, ma tutti Noi nell’anima, Desideriamo poter ADOTTARE UNO O PIU BIMBI DI HAITI….E solo il pensiero ci dona gioia!!! Come dobbiamo comportarci?

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  • Rolando

    Brava,
    un bell’articolo di Informazione e di Stimolo per Aiutare i Bambini di Haiti:
    – con Donazioni
    – con Aiuto a distanza
    – con Adozione
    Complimenti
    Rolando

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  • Stefania

    Come donna single di 42 anni, al di là dei tempi..ovviamente necessari, avrei qualche possibilità?? Adotterei anche un bambino più grande che ha bisogno… ma se già é difficle adottare per una coppia immagino per una persona da sola….eppure, un bambino/a non sarebbe meglio con una persona che da loro affetto ed una educazione piuttosto che da solo sulla strada?

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  • Glo

    Finalmente un articolo esauriente. Grazie

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