adozione internazionale bambini haiti

 

In questi ultimi giorni un avvocato romano, Fulvio Sarzana, si è reso primo firmatario di una petizione online, volta ad accelerare le procedure di adozione internazionale in caso di calamità naturali, come quella di Haiti.

Come abbiamo già visto in altre occasioni, allo stato attuale è praticamente impossibile sperare di adottare un bambino haitiano in tempi brevi. La petizione mirerebbe a snellire l’iter adottivo, in considerazione della situazione di emergenza in cui un Paese si trova dopo una calamità naturale o altri disastri assimilabili.

Comprendo che una iniziativa del genere non può che essere salutata con favore dalle coppie che desiderano adottare un bambino. E’ necessario, tuttavia, nell’interesse degli stessi bambini che tutti amiamo e desideriamo tutelare, avere ben chiari i vantaggi e gli svantaggi di una modifica all’attuale normativa sull’adozione.

Il lungo iter dell’adozione internazionale

Come sappiamo l’adozione internazionale prevede il seguente iter:
1) La coppia presenta una dichiarazione di disponibilità all’adozione internazionale presso il Tribunale per i minorenni competente territorialmente.
2) Segue una fase istruttoria, per l’accertamento dei requisiti.
 3) Se tutto va bene, il Tribunale per i minorenni dichiara la coppia idonea all’adozione internazionale.
4) La coppia ritenuta idonea all’adozione internazionale conferisce incarico ad un Ente autorizzato a svolgere le necessarie procedure all’estero (ai sensi dell’art 39 ter della legge 184/83 e seguenti modifiche.).
5) L’autorità preposta dello Stato estero presso cui si presenta domanda di adozione internazionale, tramite l’intermediazione dell’Ente suddetto, procede all’abbinamento coppia-bambino.
6) A questo punto, l’Ente assiste e segue la coppia nei viaggi nel Paese del bambino.
7)  Se gli incontri si concludono in modo positivo, l’autorità giudiziaria straniera emana il provvedimento di adozione o di affidamento preadottivo.
8) L’Ente autorizzato lo trasmette quindi alla Commissione per le Adozioni Internazionali, che ne verifica la validità, e quindi rilascia “l’autorizzazione nominativa all’ingresso e alla permanenza in Italia del minore adottato”.
9) Il consolato italiano nel Paese del bambino, a questo punto, ricevuta l’autorizzazione all’ingresso e alla permanenza in Italia del minore da parte della Commissione, rilascia il “visto d’ingresso per adozione”. Il visto viene applicato sul passaporto estero del Paese di origine del minore, che con questo visto può entrare in Italia.
10) La Questura competente per territorio rilascia il cosiddetto “permesso di soggiorno per adozione”.
11) Segue la pronuncia, da parte del Tribunale per i minorenni competente, del provvedimento che ordina la trascrizione del provvedimento estero di adozione nei registri dello stato civile italiani, verificata la conformità dello stesso ai principi fondamentali che regolano il diritto di famiglia e dei minori e alle condizioni previste dalla Convenzione dell’Aia sulle adozioni internazionali. In caso di affidamento preadottivo, il Tribunale si pronuncia decorso con esito positivo un anno. Il Tribunale ordina quindi la trascrizione dell’adozione nei registri dello stato civile; ed il bambino acquisisce, finalmente,  la cittadinanza italiana.

Le buone ragioni di chi propone la modifica

Dunque – osservano i proponenti della petizione – questo sistema si incentra sulla presenza nel sistema di tre attori fondamentali che devono interporsi tra il minore e la famiglia decisa ad adottarlo:
1) le autorità straniere in grado di supportare le richieste di adozioni; 2) le rappresentanze consolari italiane all’estero; 3) le organizzazioni abilitate a sostenere le coppie decise ad adottare il minore straniero.

Quando questi soggetti sono presenti e funzionanti, nulla da dire. Ma come fare se, a causa di un’improvvisa catastrofe, non esistono più punti di riferimento? Se le strutture governative e statali improvvisamente si sgretolano; se le autorità consolari non sono in grado di funzionare; se le organizzazioni non riescono nemmeno a prestare soccorso, perché i volontari vengono aggrediti dai superstiti ridotti alla disperazione; come pensare di poter pervenire all’adozione dei piccoli orfani seguendo l’iter normale?

Quanto bisognerà attendere per dare una speranza di vita ai bambini salvati dalle macerie?

Ecco, dunque, le ragioni a sostegno della proposta di modifica all’attuale normativa.

C’è chi propone l’affido temporaneo

Per venire incontro ai bambini rimasti soli, ed aiutarli a superare i traumi dovuti all’improvvisa perdita della propria famiglia, qualcuno propone di ricorrere all’istituto dell’affido temporaneo. In tal senso, sono stati presentati dei disegni di legge in Parlamento.

Ma siamo sicuri che si tratti della soluzione migliore?

L’affido temporaneo ha, attualmente, la funzione di fornire un aiuto al bambino che sia momentaneamente privo di “un ambiente familiare idoneo” alla crescita. Quindi, il bambino in affido temporaneo ha una famiglia; ma quest’ultima non è, per circostanze transitorie, idonea a crescerlo adeguatamente. Pertanto, gli affidatari, a differenza dei genitori adottivi, non possono considerare il bambino come proprio figlio; anzi, hanno il compito di favorire il suo riavvicinamento alla famiglia naturale, una volta che questa superi il temporaneo disagio che aveva condotto all’affidamento.

Ma in quale “famiglia di origine” dovrebbe tornare un piccolo haitiano rimasto orfano? E non sarebbe, ancora una volta, un trauma lasciare un ambiente accogliente e protettivo per tornare in una realtà in cui i genitori non ci sono più, o dove i parenti superstiti vivono in condizioni di assoluta indigenza o di disperazione?

C’è anche chi è contrario a modificare la legge

Abbiamo detto che le ragioni di chi propone uno snellimento dell’iter dell’adozione internazionale in caso di catastrofi sono più che valide.

Però ci sono delle voci contrarie, peraltro autorevoli. Come opportunamente segnala Antonio Fatigati, Presidente dell’Associazione “Genitori di diventa”, il rischio è che si apra la strada ad operatori improvvisati, e ad un depredamento legalizzato del Paese colpito dalla catastrofe.

Quindi, un’eventuale modifica normativa va curata con molta, molta attenzione; perchè la normativa vigente, nonostante i suoi limiti, ha pur sempre lo scopo di proteggere gli interessi dei bambini.

Su questo argomento torneremo; vedrò di leggere attentamente tutte le proposte, sia di iniziativa parlamentare che popolare; e ne parleremo.

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