Lo sport ha una grande importanza nella crescita personale di un bambino. Motivazione, autostima, integrazione sociale e apprendimento motorio sono i pilastri portanti per chi pratica sport in tenera età.

Risulta assai difficile decidere quale disciplina è migliore delle altre, ogni sport possiede pregi e difetti. I medici di solito consigliano il nuoto poichè è esente da infortuni traumatici ed è validissimo per lo sviluppo muscolare. Altri invece consigliano la ginnastica o l’atletica leggera poichè sono discipline eccezionali sia per lo sviluppo corporeo sia per la capacità di concentrazione.

Negli ultimi anni sta prendendo piede, anche dal punto di vista medico, orientare la scelta dei genitori alla pratica delle arti marziali per il proprio figlio.  Esse permettono oltre allo sviluppo corporeo una crescita dal punto di vista caratteriale, legato all’autocontrollo e a regole comportamentali poste alla base delle discipline giapponesi.

Mi preme sottolineare che per un bambino le arti marziali così come qualsiasi altro sport devono essere molto più simili al gioco che alla competizione, perchè i bambini possano vivere le esperienze come momenti ricreativi, privi di tensioni o ansie da prestazione. Senza voler togliere nulla a qualsiasi tipo di sport voglio soffermarmi sulle potenzialità educative delle arti marziali, dopo diversi anni di esperienza nell’insegnamento del Karate.

bambini e sportPrego i genitori di fare molta attenzione nello scegliere maestri più attenti al benessere dei bambini rispetto alle glorie dell’agonismo. Ora vi spiego il perchè. Non voglio fare alcuna forma di polemica o dare consigli, parlo per esperienza vissuta. Troppo spesso ho visto genitori e insegnanti infervorarsi per un punteggio “ingiusto” in una gara  (ripeto, tra bambini!), incoraggiare a più non posso i propri “atleti” per vincere a ogni costo la competizione con gli altri (o con se stessi?), invece di dire un semplice “Vai e fai del tuo meglio ma soprattutto divertiti!“.

A volte mi è sembrato di essere fuori dal mondo, di essere l’unico insegnante che prende la competizione come una sfida con se stesso e non con gli altri, di andare sul tatami (materassina di gara) più con la concentrazione che con la tecnica, facendo tesoro delle emozioni e le sfumature del momento, impegnandomi e divertendomi al tempo stesso, ma l’unica persona in grado di capirmi è stata mia moglie, per il resto lasciamo perdere… e così un bel giorno ho scelto di non insegnare più arti marziali legate alle competizioni, che ritengo un’arma a doppio taglio: educative sotto molto aspetti ma controproducenti per la salute psicologica e, di conseguenza, per la crescita personale del bambino.

Competere significa: “andare insieme, convergere a un medesimo punto” cioè quello di sentirsi bene:

– con se stessi, fortificando il fisico e il carattere (tonicità, serenità, autostima, motivazione)
– con gli altri, divertendosi nel giocare a qualcosa che piace (ai bambini, non ai genitori!!!)

Lo sport è considerato dagli esperti in PNL la “metafora della vita” e converrai con me che se uno lo pratica sin da piccolo divertendosi, accettando le sconfitte come una sfida per migliorarsi, senza stress e pressioni altrui, anche se non diventa un campione cosa succederà? Forse non era quella la sua strada ma sicuramente il suo futuro sarà quello di una persona felice! Una persona che vive in armonia con gli altri e non alimenta sentimenti quali invidia, rabbia o egoismo, alla base di fenomeni quali il bullismo o carenza di valori (in primis il rispetto).

Credi sia importante creare degli atleti che vincono in tenera età quando poi non li vedi vincere nella vita?

3 Commenti

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  • paola

    Dopo l’ultimo torneo di judo di mia filglia (il secondo in verità della sua vita!) ho capito che la scelta a suo tempo ritenuto meravigliosa di farle seguire questa pratica marziale sia stata errata. Questo articolo non fa che confortarmi.

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  • roberto

    bellissimo aticolo Stefano. Anche io sono un insegnante di Ati Marziali e riscontro le stesse metodiche nei genitori. A volte penso che bisognerebbe fare due corsi uno ai bambini e uno a i genitori. Tornando ai bambini è importante sviluppare le loro qualità dai riflessi, al senso della posizione e il rispetto per il compagno di gioco/allenamento.Portarli ad un equlibrio psico fisico attraverso la conoscenza della disciplina marziale è la parte più delicata, ma la più gratificante. Per l'”agonismo” bè si torna ai genitori e alla loro visione adulta delle cose. I bambini hannno uno spirito innato per la competizione e se non sono spinti dall’esasperazione anche la gara può essere una parte importante per la crescita personale.
    Grazie per la bella rifelessione.
    Roberto

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    • stefano bresciani

      Grazie Roberto hai proprio ragione.
      Per ora ho accantonato l’ipotesi corsi separati adulti/bambini ed insegno solo ai primi ma ti giuro che è da tempo che ci st riflettendo e sarebbe un’idea magnifica. Molto interessante il tuo blog, complimenti e buona pratica/insegnamento del ju-jitsu!

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