Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo (Jiddu Krishnamurti)

1Il periodo successivo alla separazione da mia moglie è stato doloroso. Vagavo privo di interessi, carico di perplessità e rammarichi. Definivo assurdità ogni decisione che la mente creava e con tale apatia affrontavo le giornate ripetendo lo stesso copione: casa – lavoro – casa. E in tutto questo mi perseguitavo con i soliti “perché?”

Ciò che riuscivo a fare era riflettere sul Passato e filosofeggiare sul Futuro. Analizzavo con atteggiamento certosino ogni movimento del mio passato per “conoscere” il motivo del mio fallimento.

Rinnovavo, come si fa con la moviola, minuto per minuto il nostro matrimonio per confermare i miei dubbi. In effetti, era solo una strampalata maniera per torturarmi più di quanto il caso richiedesse. Il vero dilemma era guardare avanti, al futuro. Se per il passato l’analisi era fattibile seppur fasulla, la previsione del futuro era angosciante. Tutto mi appariva vuoto, buio, inconcludente. Poi, gironzolando per casa, il silenzio mi saziava la coscienza di malinconia, rabbia e delusione. Sentivo in me il bisogno di cambiare, ma non sapevo da dove cominciare. A volte la solitudine è come un ladro: porta via lo spirito e l’energia. Sapevo che continuando a farmi domande sul “perché un amore poteva finire così, senza un valido motivo” avrei rischiato di perdere tutto me stesso. Se insistevo nel voler analizzare scrupolosamente il passato avrei complicato la situazione.

Decisi di fare le valige e trasferirmi in un’altra città.

Sentivo il bisogno di cambiare ogni cosa di me: città, casa, amici, lavoro, interessi personali. Insomma, avevo preso la decisione di dare un taglio netto alla mia esistenza e al mio essere. L’occasione giunse quando si liberò un posto nella sede amministrativa della società per cui lavoravo in quel periodo. Presi al volo questa opportunità e partii. Volevo lasciare nella mia vecchia casa i ricordi, gli inganni, le delusioni, i fallimenti e sognavo una nuova avventura. Presto, però, mi resi conto che avevo affrettato la decisione e che mi ero inoltrato in un labirinto ancora più complesso di quello da cui ero scappato. Vivevo e lavoravo nello stesso luogo 24 ore su 24, compreso il sabato e la domenica. Ero senza intimità. Tutte le sere dovevo organizzarmi il letto per dormire e tutte le mattine dovevo disfarlo e riassettare la stanza che serviva per le riunioni. Alla fine della giornata avevo preso l’abitudine di andare a mangiare al McDonald’s. Tutte le sere!

Il tempo di mangiare il solito “big-mac menù” e rincasavo, anche se il termine corretto sarebbe ri-ufficiavo. E poiché ero sempre dietro con il lavoro, cercavo di recuperare, di imparare il mio nuovo ruolo, fino a tarda notte. A tutto questo si aggiunse un rapporto stralunato con la mia responsabile, la quale, dall’alto delle sue conoscenze mi riprendeva con veemenza. Avevo in mente un solo pensiero: “Voglio andare via da questo Inferno”.

Non sapevo come fare, dove andare.

Mi sentivo in trappola e l’idea di dover affrontare tutte le mattine la stessa situazione, la stessa persona, le stesse accuse, mi metteva addosso una forte agitazione. Di notte il riposo divenne il mio nemico numero due (il primo era la mia responsabile). Fissando il soffitto provavo a tracciare le possibili strategie, il possibile cambiamento.

Ma avevo paura di sbagliare ancora.

In pochi mesi avevo visto fallire il mio matrimonio, il negozio che gestivo con mia moglie e adesso l’unica certezza che mi rimaneva, ossia il lavoro, si stava frantumando. Questa tensione, un’alimentazione sballata, mi regalò un’infiammazione intestinale che mi stava lacerando lo stomaco. Ero ingrassato tantissimo e non me ne rendevo conto. L’unico specchio che avevo era la mia anima, ma in quel periodo era talmente sporco che non vedevo niente.

2Poi, chiamalo Caso, Destino o come vuoi incontrai una ragazza.

Accadde che tra noi nascesse prima una stima e poi un interesse. Grazie al suo sostegno riequilibrai l’alimentazione. Mi liberò dal vortice incantatore del McDonald’s e mi fece seguire una dieta per disintossicarmi. Con lei presi la decisione di licenziarmi e di ricominciare tutto da zero per la terza volta in un anno. Cambiai ancora una volta città, casa, amici, passioni. Mi sentivo forte del suo sostegno. Potevo finalmente ricominciare a vivere. Il fatto che ero senza lavoro, senza casa, con pochi soldi in tasca non mi terrorizzava. Sentivo che potevo farcela, che avevo preso la decisione giusta. Non mi rendevo conto che stavo rincorrendo un’illusione: avere una famiglia tutta mia, una casa, un lavoro che mi restituisse rispetto, fiducia e soddisfazioni e, soprattutto, la serenità.

Avevo abbandonato il passato e stavo per pianificare il mio futuro. Pur di pagare le bollette mi feci assumere, come consulente, in un magazzino all’ingrosso di mobili. Il mio compito era “prendere contatto con i clienti”, “convincerli” a fissare un appuntamento nello showroom e “sperare” che l’arredatore strappasse la firma del contratto. Immagina quanto è stato difficile fare tutto questo, soprattutto se ti manca l’appoggio morale delle uniche persone da cui ti aspetti questo, mi riferisco ai parenti e agli amici della mia fidanzata.

Avevo puntato, com’è plausibile che avvenisse, sul loro aiuto. Del resto conoscevo solo loro. Capii subito, invece, che sarebbe stata un’avventura in salita questo nuovo capitolo della mia vita. E lo capii quando mi sentivo bistrattato, giudicato per il mio passato, per il mio presente incerto e per il mio pensiero anticlericale. Purtroppo il mio stato civile era stato sporcato dal “peccato” del divorzio e il mio arrivo in una famiglia tutta casa e chiesa sconvolse e non poco il mondo spirituale dei membri. Quindi, come potevo sperare in un loro appoggio, giacché il loro obiettivo era di annientare la storia d’amore in corso. Il mio lavoro come consulente comunque andava avanti e, con determinazione, spinto anche dal desiderio di dimostrare il mio valore umano più che il mio stato civile, riuscivo a guadagnare il giusto per pagare le bollette. Non sempre ci riuscivo e in quei casi la tensione in casa cresceva: io con un lavoro precarissimo, senza contratto di assunzione e lei senza lavoro, alla continua ricerca di un impiego ragguardevole. Altro che serenità, famiglia, casa, amore e felicità! Altro che sostegno morale, lavoro redditizio! Altro che amore e spirito di sopravvivenza: ero in balia della delusione più lancinante che potessi sperare all’inizio del viaggio di sola andata. Mi guardavo intorno e vedevo solo insoddisfazioni, perplessità, sfiducia. Mi addormentavo con il saldo dei mobili venduti e mi svegliavo con l’ansia di dover raggiungere l’obiettivo per andare avanti. Avevo perso la fiducia, la voglia di credere in qualcosa di positivo, di affidarmi all’amore e di sperare in qualche miracolo.

Poi, un pomeriggio, accadde un evento che cambiò radicalmente la mia situazione psicologica e finanziaria. La società per cui lavoravo organizzò un corso di “tecniche di vendita” in cui furono spiegati alcuni segreti per “conquistare” l’interesse del cliente verso il prodotto che stavamo proponendo. Rimasi ipnotizzato dall’oratore. Seguivo i suoi concetti e seppur mi sembravano semplici e banali, sentivo crescere in me la determinazione, la stima in me stesso e la fiducia in quello che stavo facendo. Al termine del seminario ci lasciò una dispensa in cui erano elencati i punti principali del seminario e sull’ultima pagina aveva proposto la lettura di una serie di libri.

Fu in quel preciso istante che crebbe in me la voglia di imparare a conoscere me stesso.

3Fino a quel momento avevo vissuto alla giornata, attaccato alla speranza, elemosinando il sostegno di chi mi stava accanto e inseguendo illusioni. Tutto quello che avevo costruito, l’avevo fatto con la sabbia, senza basi solide, senza uno scopo logico. Mi ero comportato come un bambino capriccioso che pur di avere un nuovo giocattolo sbatte i piedi davanti alla mamma. Così avevo preso la decisione di sposarmi con una donna lungi dal mio essere e dai miei valori; così avevo abbracciato l’idea di gestire un negozio senza obiettivi concreti e così avevo avallato l’idea di scappare tutte le volte che si presentava un problema.

Iniziai a leggere i libri che erano elencati in quella dispensa e appena potevo andavo in biblioteca a fare ricerche. Lo facevo quasi tutti i giorni e la sera mi chiudeva in camera per “studiare” il pensiero di chi ce l’aveva fatta. Mi rendevo conto che più leggevo e più mi liberavo dal peso dei miei dubbi. Notavo una lenta e sana evoluzione psico-fisica. Dopo diversi mesi ripresi a scrivere e lo facevo con facilità, con divertimento. Prendevo appunti e provavo a mettere in pratica i consigli, i metodi che man mano leggevo nei libri. In me avvenne una trasformazione impensabile. Quell’io testardo, cocciuto, presuntuoso, fino allora locatore del mio essere era diventato meno potente e più governabile.

Osservavo le persone con occhi diversi.

Provavo ad ascoltare le parole che mi trasmettevano e cercavo di valutarne il senso, il significato e il valore. E quando mi rendevo conto di non aver capito confessavo la difficoltà di apprendere il loro messaggio. Liberai la paura di essere defraudato dei miei pensieri più intimi e permisi alla gente di criticare nel bene e nel male il mio comportamento, le mie parole, i miei lavori. La sera, prima di abbandonarmi ai sogni, non pensavo più ansiosamente all’obiettivo da raggiungere entro la fine del mese, ma presi a ringraziare Dio per quello che avevo e stavo imparando di me.

La prima regola che imparai fu: sii umile.

Avevo sempre guardato di là dalle stelle alla ricerca di qualcosa di straordinario. Avevo messo al primo posto, nella scala dei bisogni, la ricchezza senza sacrifici. Invece, piano piano, con determinazione e tanto impegno, iniziai a trasformare la lista dei miei bisogni e a dare un significato ai valori della vita. Fu così che mi presentai a un colloquio di lavoro presso un call center. Lavoravo tutte le sere dalle 20:00 alle 24:00, così durante il giorno potevo dedicarmi completamente allo studio e alle ricerche. Lavorativamente parlando era stato un declassamento che puntualmente i familiari e la stessa fidanzata non tardarono a farmi notare. Per loro ero un disoccupato. Ma io sapevo cosa stavo facendo. Questa volta avevo le idee chiare su cosa volevo. Le loro parole, i loro dubbi e le loro perplessità non mi toccavano come avrebbero potuto fare mesi prima. Passavo le ore a studiare, a rileggere le biografie di personaggi illustri e a scrivere.

Spesso capitava che dopo il lavoro mi sedessi davanti al computer e ci rimanevo fino all’alba. Non mi pesava, anzi mi eccitava l’idea di imparare nuove teorie e conoscere la storia di personaggi in parte famosi. Questo mio interesse, questo mio impegno e queste mie conoscenze furono premiati quando l’azienda per cui lavoravo mi propose di tenere un corso motivazionale per i dipendenti. Per me fu un’occasione che mai mi sarei fatto scappare. Preparai il materiale e il giorno del primo incontro fu come se quel ruolo lo esercitassi da anni. Alla fine del corso, alla consegna delle dispense, confessai, nello stupore generale, che quello era il mio primo corso come formatore. La sera la casella di posta elettronica fu popolata di messaggi di sostegno e ammirazione da parte di quelle persone che da quel giorno sono diventate anche miei amici. La notte non chiusi occhio tale era l’euforia. Avevo ottenuto, dopo tanto lavoro, impegno, il riconoscimento che desideravo.

Fu l’inizio.

Intanto continuavo a lavorare al call-center dalle 20:00 alle 24:00 di sabato, domenica, il giorno di Natale, di Pasqua, l’ultimo dell’anno e durante il giorno mi dedicavo alla formazione proponendomi alle società.

Ero finalmente soddisfatto.

Il pensiero delle bollette non era più l’argomento principale delle mie giornate e il futuro non mi spaventava. Mentre imparavo a rivalutare il passato da una prospettiva completamente nuova.

Oggi lavoro a tempo pieno come formatore e preparo corsi per grandi Enti. La sera, intanto, continuo a studiare e a scrivere. Tante cose sono cambiate… in me.

Ron Hubbard, scrittore statunitense, ha affermato: “Mai rimpiangere ieri. La vita è in te oggi, perché tu costruisca il tuo domani”.

8 Commenti

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  • GFI Norte

    Thanks for finally writing about >CAMBIARE, ma da dove cominciare?
    | PiuChePuoi.it <Liked it!

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  • roberto

    Ciao Alba.

    in effetti hai ragione.
    Quando l’obiettivo ci acceca e non ci permette di godere del viaggio rischiamo di arrivare alla meta e rimanerne amaramente delusi.
    Le spiagge gli approdi che tocchiamo durante il percorso di crescita servono per migliorarci farci crescere, ci donano pause per riflette e fare il punto del viaggio.
    Solo così possiamo giungere cresciuti e integri all’obiettivo e con la saggezza del viaggiatore goderne dei frutti.

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  • Alba

    “molti continuano a sbagliare pur comportandosi razionalmente, analizzando le scelte e le decisioni”. Appunto. Mi chiedo e vi chiedo: ma nell’inseguire caparbiamente un obiettivo, non rischiamo di perdere la bellezza delle spiagge su cui involontariamente approdiamo, sospinti dal vento e sballottati dalle correnti? e se scoprissimo che il Porto che abbiamo tanto cercato era l’Inferno, e per inseguirlo abbiamo rifiutato l’Eden?

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  • roberto

    Massimiliano che risposta!

    certo migliorarsi richiede un modello a cui ispirarsi, ma la parte più importante poi è interpretare quello che si è imparato, adattarlo alle nostre esigenze e far esaltare alla fine le nostre capacità.
    La prima cosa che realizzi quando inizi un percorso di crescita personale è che hai paura, paura di non farcela paura di sbagliare. A quel punto credo che il passo più importante sia ascoltare la paura, perchè ti sta facendo il discorso più importante della tua Vita. Ti sta dicendo che puoi stare con lei riamanerle accanto così come sei e saprà lei come nutrirti, oppure affrontarla chiederle onestamente quello che pensa di te e poi trovare la forza di cambiare.
    Puoi così scoprire che certo non sei perfetto, hai fatto cose sbagliate e cose giuste ma è prorpio lì in quella “crepa” di imperfezione che risiede la chiave del cambiamento. Puoi iniziare con la domanda più bella che puoi farti ” non sono perfetto, allora cosa posso fare per migliorarmi?” ed ecco che la paura ti lascia arriva un nuovo compagno di viaggio, il coraggio di cambiare e inizia il primo passo di un lungo viaggio,non facile ma meno complicato di certo che vivere senza aver provato a migliorarsi e esviluppare tutto il nostro potenziale.

    Grazie per questa bella riflessione, Roberto

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  • zarrilli massimiliano

    Ciao Roberto,
    anche tu ti stai impegnando per migliorare le abitudini. Nel tuo interessante Blog ho potuto constatare questo desiderio, infatti scrivi: “ciò che riguarda la crescita personale lentamente sto imparando che c’è la possibilità e i mezzi per poter assumere il controllo della propria vita, di vedere le cose in modo diverso e acquisire atteggiamenti e abitudini che ti permettono di poter realizzare i propri sogni”.
    E’ proprio questo il concetto del cambiamento, caro Roberto, convincersi che possiamo migliorare la nostra vita, vedere le circostanze in maniera diversa e, soprattutto, assimilare atteggiamenti migliori.
    In tanti mi chiedono: Come si fa?
    Se vuoi migliorare le tue potenzialità, fai amicizia con qualcuno che sia più bravo di te. La sua vicinanza ti stimolerà a fare meglio, a dare il massimo. È normale che ciò accada perché è nel DNA dell’uomo sapersi migliore di un altro. Migliorarsi però richiede due capacità indispensabili:
    1) Il saper prendere il meglio dall’altro senza imitarlo. Imitare, come ricordo sempre, annulla la personalità non la eleva al massimo delle capacità;
    2) Impegnarsi affinché l’apprendimento diventi metodico non travagliato. Apprendere significa esaminare, analizzare gli atteggiamenti, disporre di pratici metodi e modelli da praticare.
    Affiancare chi è più avanti di noi ci aiuta a migliorare il nostro modo di affrontare la vita, di competere con la gente. Basta veramente poco a volte per scoprire quanto di buono c’è in noi: qualcuno che sia meglio di noi. Questo vale anche se sei il migliore nel tuo campo, c’è sempre da imparare.
    Ricordo quando da ragazzo giocavo a calcio, speravo di essere in squadra con il più bravo perché sapevo che con lui in squadra le possibilità di vincere erano alte, in più mi divertivo maggiormente grazie alle trovate sorprendenti, i passaggi precisi e la capacità di organizzare la strategia. Giocare con il più bravo mi faceva sentire migliore, sicuro, capace. Sul lavoro è la stessa situazione, cerco di stare con chi è più bravo di me perché so che posso imparare. Scambiare opinioni, registrare nuove idee, memorizzare concetti mai analizzati prima, scoprire parole mai sentite, osservare il portamento, il modo di trattare con i clienti, aiuta a migliorarmi.
    Un errore che in tanti commettono è giudicare a priori una persona in maggior misura se questa è più giovane di loro. Posso provare che mi è capitato più di una volta di apprendere da una persona più giovane di me. L’età è solo un vestito della nostra anima, osserva e valuta la persona e i suoi risultati prima di soffermarti sulla sua data di nascita.
    Sempre per colpa del nostro DNA siamo portati istintivamente a cercare persone più deboli di noi, che ci fanno apparire migliori, ma in realtà rimaniamo fermi al 70% delle nostre capacità. Quando deciderai che è il momento di dare una svolta migliorativa alla tua vita, scegli persone al 100%.
    A volte può essere frustante seguire le abitudini, le preferenze o le idee di chi è più avanti di noi. Lo è perché l’istinto ci mette davanti all’evidenza e questa realtà spesso è così crudele da trasformarci in esseri gelosi.
    Per questo facilmente ci arrendiamo davanti al Cambiamento, perché troppo presi dal paragonarci, dal voler assomigliare agli altri, dalla spasmodica esigenza di migliorarci subito e bene. Sono fiero di averti conosciuto perché seguendo il tuo Blog imparerò concetti nuovi che sicuramente mi serviranno per migliorarmi. Detto fra noi, NESSUNO E’ PERFETTO!
    Io vorrei evitare di fare come dice quel detto “Fai come dico io, ma non fare come faccio io”. Migliorare e condividere, essere disposto a sacrificare le nostre idee ben radicate nel nostro essere. Cambiare significa essere onesto (innanzitutto con se stessi) per poi valutare i nuovi comportamenti. Basta poco, ma quel poco deve essere fatto seriamente. Basta un Blog, come il tuo, in cui ti racconti e come dici ti “poni domande”. Basta leggere un giornale e memorizzare una notizia che ti ha suscitato emozione. Basta disegnare, tirare fuori la voglia di esprimersi, di raccontare, di denunciare, eclissando l’imbarazzo. Cambiare richiede convinzione: solo quando sentirai la necessità di migliorarti incomincerai a cercare le risposte ai tuoi dubbi. Cambiare è anche dire addio al passato senza provare tristezza. Se hai deciso di cambiare è perché ciò che avevi non ti andava bene, ciò che eri non ti soddisfaceva, pertanto è corretto accantonare il tuo “vecchio io” (ho detto accantonare no dimenticare. Il passato non si può dimenticare. E’ parte di noi, ed è giusto che rimanga in noi. I ricordi fanno parte della nostra esistenza … sono necessari) per rinascere in un nuovo essere.
    Il rabbino Johanan Ben Zakkai ci ha lasciato questo insegnamento: “Non aver paura del cambiamento e nel farlo non scegliere il percorso più facile, guardando al futuro con prospettive di largo respiro”.
    Ti ringrazio e ti seguirò sul Blog
    Massimiliano

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  • roberto

    Ciao Massimiliano,hai una storia bellissima, e alla fine sei diventato parte dei libri che leggevi e leggi. Sei la storia motivante che porterà passione nel cuore di chi sta cercando se stesso.
    La frase di Ghandi che citi ne è la prova.

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  • zarrilli massimiliano

    Per Massimo:
    Ciao Massimo,
    innanzitutto preferirei che ci dessimo del TU, se sei daccordo.
    Per quanto riguarda il tuo commento mi trovi allineato al tuo pensiero quando dici “Forse è preferibile sbagliare, ritentare, sbagliare ancora, per tentare tante altre volte soluzioni diverse”.
    Ho sempre creduto che il detto “Aiutati che Dio ti aiuta” fosse una regola santissima. Fare, quindi aiutarsi, porta involontariamente a sbagliare, ma ritentare apportando le dovute modifiche porta di sicuro al successo personale.
    Credo che nessuno di noi vorrebbe essere infelice, eppure tutti noi impariamo a conoscere la tristezza. Io sostengo che sbagliare ragionevolmente sia di per se un piccolo successo dato che comprendendo l’errore ci si impegna a non fallire nuovamente. Purtroppo, però, non sempre la vita ci riserva questa prassi: molti continuano a sbagliare pur comportandosi razionalmente, analizzando le scelte e le decisioni.
    Sai cosa diventa difficile in questi momenti? Accettare l’idea che in fondo il cambiamento desiderato non è avvenuto. Cambiare è un termine troppo forte per tante persone. La gente preferisce usare l’espressione Modificare al posto di Cambiare proprio perché è meno invasivo, comporta meno responsabilità. Ecco perché spesso sento dire: “Non puoi cambiare una persona, al massimo questa può modificare alcuni aspetti del suo carattere!”. E’ vero, ma in parte.
    Cambiare, infatti, è soggettivo.
    Io, tu, gli altri non abbiamo alcun potere per “Cambiare” il prossimo. Quello che noi riusciamo a fare è modificare certi aspetti del carattere o del modo di fare della persona che ci sta accanto o che semplicemente divide con noi le giornate. Il cambiamento, come ti dicevo, è personale. Solo quando la persona decide di voler cambiare VERAMENTE questo accade, ma è necessario che ci sia da parte sua una forte dose di coraggio, di responsabilità, di autocritica, che deve annientare tutto il resto.
    Dire di essere cambiati in parte è dire di non aver cambiato niente. Dire di provare a cambiare senza impegno è perdere energia e tempo. Il cambiamento richiede un impegno totale, serio, concreto, duraturo, ricordandosi, come dici tu: “di tenere ben saldo in mano il timone della nostra nave “vita”.
    Scappare dai problemi, come ho fatto io tante volte, convinto di trovare altrove la pace interiore è il più grande errore che si possa commettere. Fuggire, però, è più facile che reagire, affrontare e chiarire. Se solo tu sapessi quante volte sono fuggito, e quante persone ho incontrato durante il mio vagabondare con il mio stesso desiderio di evadere!
    Ora ti lascio immaginare cosa può capitare quando si incontrano due vagabondi in cerca di serenità. Disastro totale! Eppure, caso strano (ma non troppo) c’è un’attrazione fatale tra queste persone. Con il tempo ho scoperto il perché. Molto semplice: c’è un forte sostegno morale tra i due che spinge entrambi a cercarsi. Sapere che c’è qualcuno che comprende il nostro disagio, il nostro problema non solo ci rincuora, ma ci induce a stare con lui fino a confondere quello stato di benessere psicologico con l’amore. E’ molto facile confondere questi due sentimenti, purtroppo!
    Non oso dire che il cambiamento sia facile, lungi da me un tale pensiero, ma quello che avallo con convinzione è il pensiero di un grande apostolo della non violenza, Gandhi, quando dice: “ Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”.
    Solo quando desidererai con tutta l’anima il cambiamento interiore sarai pronto a superare tutto il resto.
    Grazie
    Massimiliano

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  • massimo catalucci

    Egr. Massimiliano Zarrilli,
    sono d’accordo con quanto esprime nel Suo articolo: “il cambiamento è qualcosa che deve prima accadere dentro di noi se intendiamo che avvenga qualcosa di diverso all’esterno di noi”.
    Vuoi o non vuoi è la legge della vita, o decidiamo di prendere in mano il timone per tentare nuove rotte nel corso della navigazione dela nostra esistenza, oppure lasciamo che il vento e le correnti ci trascinino casualmente da qualche parte. Di sicuro prima o poi in qualche parte approderemo (il mare confina sempre con la terra ferma), ma quella spiaggia in cui ci ritroveremo casualmente farà al caso nostro? Forse è preferibile sbagliare, ritentare, sbagliare ancora, per tentare tante altre volte soluzioni diverse, ma tenendo ben saldo in mano il timone della nostra nave “vita”.
    Cordialmente
    Massimo Catalucci

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