Coach, significa letteralmente “carrozza”. Nello sport e nella vita ognuno di noi è il primo coach di se stesso. Come esserlo al meglio?

ALLENAMENTO: allenarsi ogni giorno, come gli sportivi anche i direttori d’azienda si allenano, mettendo in pratica le proprie capacità apprese (se non lo metto in pratica non lo so fare…).

ATTEGGIAMENTO: se voglio essere un buon coach, l’atteggiamento deve essere di continuo kaizen (miglioramento continuo). Gli adagio “imparo dagli errori” e “mi focalizzo sulle soluzioni invece che sui problemi”.

IMPATTO: le mie azioni devono avere un impatto positivo e tangibile su me stesso o sulla situazione che sto affrontando. In questo modo otterrò dei feedback. Se non ottengo risposte, come posso sapere quale reazione ho provocato? (appunto… una reazione però l’hai provocata: indifferenza!).

PERSONALIZZAZIONE: lo stesso vestito indossato da due persone non può andare bene ad entrambi nello stesso modo, nemmeno a due gemelli. Così come ciò che funziona per un mio amico non funziona per forza anche per me. Questo aspetto è portato all’ennesima potenza nell’ambiente dello sport di squadra. L’allenatore deve essere in grado di comprendere le specificità dei suoi atleti e porsi in modo diverso a seconda di cosa vuole trasmettere: motivazione, soddisfazione, stima. Noi siamo tutti allenatori: non è forse vero che con il lattaio parliamo in un modo e con il professore universitario in un altro? Con la collega di ufficio piuttosto che nostro figlio?

CONGRUENZA: le tue azioni fanno così rumore che non sento le tue parole. Cosa c’è di più vero di questa affermazione? Se ci assumiamo il carico di responsabilità di cosa facciamo e, ancor di più, come lo facciamo. Saremo il nostro miglior coach, e saremo un esempio vivente di coerenza. Grande stimolo per tutte le persone intorno a noi.

Il Coach ha le caratteristiche per abbassare lo stress, equilibrando l’aumento di tensione con parole rassicuranti, un tono di voce deciso ma sereno, e orientato al successo dell’impresa di cui si sta parlando. Il Coach sa trovare le chiavi giuste per far sentire al massimo, in pieno stato di potenziamento se stesso e le persone vicine a lui. Perchè sa ascoltare, è attento nel cogliere umori e legge nei comportamenti. Il coach sa concentrarsi rapidamente e accedere alle ancore positive che lo fanno sentire “carico” al punto giusto. E sa far emergere le qualità già presenti dentro di se e dentro le persone con le quali si relaziona. Se voglio essere un ottimo Coach, devo fare (e farmi) le domande migliori. Perchè è da queste che scaturiscono le risposte e di conseguenza le azioni più produttive e creative.

Quali problemi possono presentarsi ad un Coach sportivo o a un Life Coach?

Prendiamo l’esempio della cultura degli alibi, di Julio Velasco. Cos’è? 

L’attaccante schiaccia fuori perché la palla non è alzata bene, ma la palla non è alzata bene perché chi riceve non lo fa nel migliore dei modi. Quest’ultimo, poverino, non può a sua volta scaricare la colpa sull’avversario che la batte troppo forte ed è costretto, suo malgrado, a interrompere la catena di scarica barile.

Velasco fornisce una soluzione ineccepibile: Lo schiacciatore non parla dell’alzata. La risolve. E infatti i suoi giocatori preferiti sono quelli che schiacciano BENE le palle alzate MALE

Tradotto nel linguaggio della vita di tutti i giorni, è vero che magari non siamo responsabili della situazione che si è venuta a creare. Ma siamo responsabili di come la “storia” va a finire. Siamo spesso come guerrieri di fronte alla porta della paura. Una volta aperta scopriamo che non c’è nessuno… 

Per concludere, vorrei puntare l’attenzione sul SUCCESSO e sulla VITTORIA:

Giocando solo per il risultato metto in atto dei meccanismi deleteri:

Se gioco SOLO per vincere finisce che ho molta più PAURA DI PERDERE.

Troppa attenzione a VINCERE fa pericolosamente collegare AUTOSTIMA e RISULTATO
Troppa attenzione a VINCERE fa pensare che ogni mezzo è LECITO per raggiungere lo scopo (doping, disonestà)
Troppa attenzione a VINCERE rende difficile rialzarsi dopo una sconfitta (se perdere è inammissibile, quando arriva l’insuccesso è un colpo durissimo che non so accettare)

Concentrandomi sul RISULTATO (cioè non perdere) non mi concentro sulla PRESTAZIONE (cioè giocare bene e migliorare).

E noi ….. vogliamo migliorare o vincere?

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