Rieccomi qui.

Pronto come non mai ad affrontare un tema alquanto delicato ma decisamente sentito nell’era moderna: la SOFFERENZA.

Nel libro del XIV Dalai Lama “La strada che porta al vero” sapientemente curato da Jeffrey Hopkins (ediz. Oscar Mondadori 2009),  dopo gli elementi base trattati nella prima parte si passa alla pratica vera e propria, quella dell’etica, in cui si sviscerano le quattro nobili verità alla base della filosofia/religione buddhista.

Gli insegnamenti descritti in questa parte sono universali, nel senso che qualsiasi credente o non credente  può trarne giovamento, con l’obiettivo di rispondere alla fatidica domanda: “perché soffro?”.  Come introdotto nel post della scorsa settimana, in questa serie di articoli voglio meditare insieme a te sugli aspetti spirituali legati al concetto di sofferenza, di dolore strettamente legato all’anima.

Questo perché ritengo un ottimo lavoro di miglioramento e crescita personale il guardare dentro di sé e non fermarsi in superficie analizzando solo i propri dolori “materiali”. Bisogna cercare quella consapevolezza psico-fisica che spesso crediamo di avere ma che in realtà è ben lontana dalle nostre reali potenzialità.

Il principio chiave dell’etica buddhista è quello di aiutare le altre persone e, se ciò non fosse possibile, di non arrecare loro danno. L’impegno a favore della non-violenza è importantissimo e la lezione di oggi è incentrata sulla liberazione individuale, indispensabile per astenersi da azioni violente di natura fisica o verbale.

Il primo passo da fare consiste nell’abbandonare le 10 non-virtù (così chiamate dai buddhisti), che si distinguono in tre gruppi:

  • fisiche (omicidio, furto, adulterio)
  • verbali (menzogna, maldicenza, ingiuria, pettegolezzo)
  • mentali (invidia, volontà di nuocere, concezioni errate)

Il modo migliore per prevenire tali azioni potenzialmente offensive è il controllo delle motivazioni, degli stimoli impulsivi che precedono l’azione stessa. In sostanza, quando agiamo senza aver riflettuto sulle possibili conseguenze, il più delle volte non facciamo che peggiorare le cose.

Quando ad esempio iniziamo una discussione con qualcuno, se entrambi ci mettiamo a gridare per fare pre-valere le nostre ragioni, spesso generiamo un escalation verbale offensiva poiché dettata dalle emozioni. E peggioriamo le cose, giusto?

Per ottenere un comportamento puro, che ci permette di evitare le dieci non-virtù (e liberarci dell’esistenza ciclica – il Samsara – secondo il pensiero buddhista) dobbiamo analizzare e seguire le quattro nobili verità, nell’ordine in cui Buddha le ha insegnate. Esse sono:

  1. riconoscere le varie forme di sofferenza
  2. scoprire le origini della sofferenza
  3. capire se è possibile eliminare le cause della sofferenza
  4. scegliere il sentiero da praticare per far cessare la sofferenza

Come prima cosa dobbiamo quindi individuare le varie forme di sofferenza, per capire cosa impedisce alla nostra vita di essere pienamente felice. Riconoscere di che cosa stiamo soffrendo ci permette di scoprirne le cause e in seguito trovare il modo di eliminarle!

Prima nobile verità: la sofferenza

La sofferenza è una specie di malattia che chiunque contrae prima o poi nella vita. Per trovarne la cura dobbiamo prima valutarla nelle sue varie forme, che sono:

  • il dolore vero e proprio (fisici e mentali come il mal di testa, mal di pancia, l’angoscia dopo una perdita, ecc.)
  • il piacere come diminuzione del dolore (ad esempio abusiamo del cibo o dell’alcool perché ci sentiamo soli o tristi)
  • un dolore a livello profondo, chiamato  “condizionamento persuasivo”  (dove mente e corpo sono condizionati dalle emozioni che ci affligono, tipo l’odio o la bramosia)

Questa sacrosanta e nobile verità è strettamente legata all’insoddisfazione – al di là del conto in banca o delle condizioni di salute – e il modo migliore per placarla sta nell’iniziare ad accontentarsi…

Hai presente il proverbio “chi si accontenta gode“? Eccolo qui! Soffermati a riflettere su questa cosa, più che puoi. Nelle prossime lezioni entreremo nei dettagli.

Per vincere la sofferenza devi capire qual è la tua, ripetendoti come un mantra che qualsiasi problema è superabile e preoccuparsi (= occuparsi prima) porta spesso al fallimento.

Quindi evita di disperarti, pensa positivo, lavora con tenacia sulla tua anima e il tuo sentiero inizierà a illuminarsi!

 Sarnath (India), luogo del primo sermone di Buddha

 

Per la pratica quotidiana:

  1. Prima di scendere dal letto predisponiti a un atteggiamento pacifico e alla sera ripensa a quanto hai fatto durante la giornata
  2. Rilfletti alcuni minuti su quanta sofferenza c’è nella tua vita (dolori fisici e mentali dovuti a malattie, paura della morte, esperienze “negative” passeggere, condizionamenti dovuti a emozioni afflittive, ecc.)
  3. Elabora una visione più profonda del tuo corpo (considerando che sotto la tua pelle ci sono anche i muscoli, il sangue, lo scheletro, ecc.)
  4. Analizza con la massima attenzione la tua esistenza (hai una “mission”, uno scopo ben definito, il grande disegno della tua vita?)
  5. Quando incontri delle difficoltà assumi un atteggiamento positvo (ogni situazione devi affrontarla subito per evitare conseguenze peggiori!)
  6. Valuta di tanto in tanto gli effetti negativi prodotti dalle tue eventuali azioni impulsive (quali rabbia, bramosia, gelosia e odio) e prova a controllarle

Buon lavoro spirituale, ti auguro una buona settimana!
Stefano

6 Commenti

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  • marina

    Ti ringrazio per la pacatezza e l’equilibrio della tua risposta, Stefano. Ho esitato prima di scrivere il mio post perchè poteva risultare spiacevole, ma vedo che potevo contare sulla tua comprensione. Sono felice che tu riconosca la differenza fra insegnare e condividere/discutere gli insegnamenti spirituali. Come praticante rimango sempre un po’ sconcertata dall’uso disinvolto che viene fatto qui da noi degli insegnamenti di liberazione, dell’immagine del Buddha (che troviamo in vendita come soprammobile anche nei mercatini)e dei concetti fondamentali del Dharma rivisti e corretti a proprio uso e consumo da tutti, dalla pubblicità al cinema, dai centri benessere ai cartoni animati, senza naturalmente averne alcuna conoscenza ed esperienza diretta. Non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che tutto questo banalizza gli insegnamenti, li distorce, e li rende accessori superflui come ogni altra cosa. Il Dharma è un percorso esperienziale, sai daccordo con me. Solo questo percorso vissuto ne rivela il grande valore e rende possibile la trasmissione. Detto questo, sono felice che sia entrato nella discussione di Piuchepuoi.
    P.S.Gli errori di traduzione nei libri di Dharma sono stati una delle principali cause di incomprensione e fraintendimento dei suoi insegnamenti in Occidente. Un esempio è la parola sunyata, che è stata tradotta con “vuoto” dai primi traduttori (successivamente modificata in “vacuità”) e che ha generato l’enorme equivoco che il Dharma sia nichilista!!!
    Ti saluto con affetto
    Marina

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    • stefano bresciani

      Buongiorno Marina,
      grazie per la replica immediata, tengo molto a chiarire subito eventuali incomprensioni e mi fa piacere poter chiudere degnamente questa piacevole parentesi sulla prima lezione, con l’augurio che tu o altri lettori possano intervenire e precisare alcuni passaggi che, ahimé, potrebbe essere fuorvianti o letteralmente tradotti in maniera imprecisa.

      Bene, quindi mi perdoni l’errata traduzione in lingua italiana della parola “adulterio”, che fa riferimento alla versione originale in inglese di Jeffrey Hopkins (che dubito fortemente abbia male interpretato le parole tibetane, dato che è un famoso professore di studi tibetani ed è il principale traduttore del Dalai Lama da oltre 10 anni).

      Detto questo sono totalmente dalla tua parte nello sconcerto dovuto alla semiseria considerazione degli aspetti spirituali (così profondi!) di qualsiasi religione e filosofia orientale. L’ignoranza regna sovrana in occidente, purtroppo, io però voglio fare del mio meglio per cambiare questo status e mi auguro che grazie anche a questi articoli si possano intravedere nella giusta luce gli insegnamenti tradizionali (qualunque essi siano), tutt’altro che banali.

      La parola “sunyata” che citi in quest’ultimo commento mi fa riflettere ancora una volta sulle soventi traduzioni riduttive e spesso male interpretabili che tristemente ho scoperto sinora: da Samurai (dal verbo saburau = servire/essere al servizio e non essere un killer!) a Karate-do (=via della mano vuota, ma non significa via del combattimento a mani nude, quanto sentiero o via per raggiungere l’lluminazione mediante l’assenza di mera forza fisica e aggressività mentale), da Geisha (tralascio ogni sorta di traduzione che spesso si sente in giro) a Karma (tradotto grossolanamente come agire o azione, quando in realtà è moooolto di più… ma di certo già lo sai :-)

      con stima,
      Stefano

  • marina

    Stefano…un piccolo appunto: una delle azioni nocive che citi, la chiami adulterio. Quello che mi hanno insegnato i miei Maestri (sono una praticante vajrayana)non è di evitare l’adulterio, ma i compportamenti sessuali scorretti che sono: avere relazioni sessuali con bambini, con persone non consenzienti e con persone che hanno preso i voti monastici. Il concetto di adulterio è solo nostro che abbiamo una tradizione di sacralità del matrimonio. Il Dharma non da alcuna importanza “sacrale” all’unione fra uomo e donna. E’ importante fare chiarezza su questi punti, perchè è facile che alcuni concetti orientali vengano “interpretati” in maniera errata a causa dell’uso a volte inesatto delle parole…
    Volevo anche dire che, sebbene sia legittino commentare qualunque tipo di insegnamento, dare insegnamenti di dharma senza essere un insegnante di dharma(oppure lo sei?)è scorretto. Nella mia tradizione, insegna solo chi ne ha avuto il permesso e le istruzioni dal proprio insegnante. Esiste una preparazione necessaria che va garantita, un lignaggio che va rispettato. Io sto facendo da 7, quasi 8, anni un percorso di studio/pratica per poter diventare un’insegnante di dharma e ancora non mi permetto di insegnare se non su esplicita richiesta del mio Maestro. Questa cautela preserva la purezza dell’insegnamento e la mette al riparo da improvvisazioni e derive di ogni sorta. Se vogliamo parlare di Dharma è lecito ed è utile, sicuramente, ma dare insegnamenti è un’altra cosa…spero che capirai la mia preoccupazione.
    Marina

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    • stefano bresciani

      Cara Marina, grazie per la precisazione. Per quanto riguarda le 10 non-virtù le ho riportate fedelmente come dal testo che ho indicato (a pagina 36), può darsi sia un errore di traduzione dell’autore?

      Forse mi sono spiegato male, ma questi articoli vogliono solo esporre gli insegnamenti del Dalai Lama così come indicati nel libro (citato sia nell’introduzione sia in questa che nelle prossime lezioni). Non mi ritengo affatto un insegnante, ci mancherebbe, io condivido il mio percorso di crescita spirituale alla luce di un approfondimento in corso da alcune settimane (come ho esposto nell’intro) e che nasce da numerosi studi condotti negli ultimi 10 anni nelle filosofie e arti orientali. Io credo che non occorra essere un sacerdote per parlare o meditare tramite esempi della propria vita (attenzione non ho mai detto insegnare) collegati a passi del Vangelo, così come credo non occorra avere alcun permesso (anche se rispetto profondamente la scelta degli insegnanti di dharma) per parlare o meditare sugli insegnamenti del Buddha (o di chi per Lui).

      Detto questo la bellezza dell’opportunità offerta da PiuChePuoi nello scrivere articoli come il mio, a mio avviso sta proprio nel poter condividere esperienze e punti di vista (ci sono molti modi di vedere le cose, giusto?) per smuovere qualcosa nel profondo di ogni lettore, invitandolo a commentare, riflettere, ad approfondire o precisare (come giustamente hai scelto di fare tu), talvolta ad infastidirsi o arrabbiarsi… Nessuna ricetta, nessuna lezione intendo dare e comprendo appieno la tua preoccupazione poiché la purezza dell’insegnamento va rispettata, in qualsiasi campo.

      Di nuovo ti ringrazio e da ora in poi cercherò di esporre meglio gli insegnamenti (presi dal libro :-)
      Stefano

  • stefano bresciani

    Grazie Stefania, mi fa piacere che ti sia piaciuto!

    buonissima giornata anche a te :-)
    Stefano

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  • stefania finardi

    Bellissimo!!!
    Molto bello anche l’articolo con la storia zen (non ho avuto tempo di farti il commento prima e te lo dico adesso). Queste nuove lezioni voglio proprio leggerle tutte.
    Buona giornata
    Stefania

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