LA CREATIVITA’ E IL FARE ARTISTICO PER CONOSCERE SE STESSI.

IL FARE ARTISTICO : STRUMENTO DI COMUNICAZIONE PROFONDA PER CONOSCERE SE STESSI E GLI ALTRI, VEDERE ED ESSERE “VISTI”.

PERCHE’ L’ARTE NEL COUNSELING CI PERMETTE D ESPRIMERCI E COMUNICARE A UN LIVELLO PROFONDO ?

Nell’articolo precedente ho parlato genericamente dell’utilizzo dell’arte nel counseling per offrirvi una visione d’insieme di questo approccio, per darvene una prima idea, considerando che pur essendo da molti decenni largamente utilizzato negli USA e nel mondo anglosassone, è ancora poco conosciuto in Italia. Ma perché il fare artistico migliora tanto la comunicazione profonda, l’ascolto,  ci permette di rivelarci, lasciandoci conoscere dall’altro ?

La gran parte di noi  (a parte gli artisti e chi fa della propria espressione un mestiere),  vorrebbe potersi esprimere e poter comunicare i propri sentimenti in modo più profondo di quanto non ci consenta la quotidianità; noi tutti vorremmo essere  più com-presi e visti per quello che davvero sentiamo di essere, ad un livello più profondo, al di là della facciata imposta dalle regole sociali.  Si tratta di un auspicabile, sano bisogno di autenticità che magari emerge quando nelle relazioni viviamo qualche difficoltà o conflitto. Allora vorremmo poter capire meglio l’altro e farci capire e soffriamo perché  la cosa pare irrealizzabile. Ebbene, il fare artistico e la creatività si offrono come strumento privilegiato di comunicazione e  accesso a certe dimensioni interiori a cui la parola non arriva da sola: luoghi dell’anima dove soddisfare il bisogno di essere noi stessi.

La storia di ognuno è una tale stratificazione di eventi, connessioni, memorie, emozioni, sfumature, da non potersi esprimere con le sole parole. Il linguaggio simbolico dell’arte ci permette di riconnetterci a quelle memorie, “gemme” del nostro vissuto, attraverso l’esperienza  di livelli più profondi del “sentire”. Ogni esperienza si forma – prima che a livello verbale – a livello sensoriale, MA quanta di tutta la nostra memoria sensoriale, che poi è la nostra storia più vera e profonda, grazie alla quale siamo quello che siamo, per la quale ci muoviamo nel mondo in un certo modo unico e solo nostro, per la quale percepiamo la realtà, gli eventi, le persone nel nostro modo “oggettivo”… quanta di tutta la nostra antica e più autentica memoria rischia di rimanere inespressa ?

L’affioramento di questa memoria antica – fatta di sensazioni prima che di parole – viene favorito dalla forza evocativa della materia e del cont-tatto che stabiliamo con essa :  colori…forme…materiali…oggetti… corpi che danzano…mani che si sfiorano….creta, colori digitali…scampoli di stoffe multicolori, setose o ruvide, gessi colorati, perline, peluches, carte… cartoncini, ritagli di giornali, fotografie…farina…elementi presi dalla natura, foglie secche, sassolini… Tutto ciò che troviamo nel laboratorio e che la fantasia ci suggerisce nello scegliere ciò che meglio rappresenta il nostro sentire in “quel” preciso momento aiuta questo processo.

La nostra realizzazione artistica riproduce simbolicamente emozioni e sensazioni del nostro vissuto. L’arte rende visibile l’invisibile e consente di “oggettivare”  i contenuti della nostra dimensione interiore : ciò che la psicoanalisi attribuisce all’inconscio. In ciò che lasciandoci guidare dai sensi abbiamo creato, possiamo osservare le nostre emozioni, i nostri sentimenti e leggere ciò che la nostra opera d’arte ci racconta: come ci fa sentire poter osservare le nostre stesse emozioni rappresentate attraverso le forme e le immagini con cui le abbiamo identificate ? che effetto ci fa guardarle così, un po’ più da lontano ?  La possibilità di dare nome e forma al nostro sentimento, l’averlo espresso e la possibilità di osservarlo come un oggetto è ciò che ci consente  di  “distanziarcene” emotivamente, di  sentirci un po’ più leggeri; poter  guardare il nostro “fardello” da una nuova prospettiva  ci da la sensazione che sia un po’ meno pesante, un po’ meno nostro e ci restituisce parte del nostro potere e della nostra autodeterminazione.

Il prodotto artistico è una traccia tangibile della nostra esperienza interiore, è azione tesa alla nostra autoaffermazione, è gridare al mondo il nostro esistere, è la nostra orma resa nella f-orma che rende visibili e comprensibili agli altri la dimensione più nascosta del nostro essere. E’ a questo punto che la creatività diventa “ponte”,  punto d’incontro tra noi stessi e l’altro, spazio senza tempo in cui raccontarci, renderci presenti e visibili. Inoltre la materia si offre alla possibilità continua di essere rielaborata, modificata, ri-manipolata e tras-formata ancora,  fino a quando non sarà proprio come la desideriamo, specchio della nostra realtà o della realtà che vorremmo. Dal primo momento della creazione possiamo fare ciò che vogliamo della nostra “opera”: amarla, coccolarla, aggredirla, sbatacchiarla, conservarla o buttarla, sfiorarla, piangerci sopra il nostro più antico dolore.

Qualunque opera umana, prima di essere realizzata, deve necessariamente esistere a livello di immaginazione e il laboratorio di artcounseling è una specie di palestra dove esercitare la nostra, non solo attraverso le immagini  e le forme: qui possiamo darci il permesso di fare o dire qualunque cosa senza rischiare nulla, possiamo “sfogarci” fino in fondo e poterci mostrare in tutta la nostra autenticità senza paura di essere giudicati o colpevolizzati o sgridati. In questa dimensione di libertà espressiva totale e accettazione incondizionata possiamo “sperimentare” atteggiamenti, ruoli, copioni. Così possiamo acquisire nuove abilità e nuove percezioni, nuovo coraggio e autostima, attraverso l’allenamento progressivo all’autoaffermazione e l’integrazione continua, nelle nostre vecchie esperienze, di questa nuova fiducia.

Attraverso questo  fare e disfare… rifare…aggiungere… togliere colore  materiale… gesti… suoni….ci alleniamo a creare nuove prospettive per la risoluzione dei problemi e la stessa sperimentaione in sé è un arricchimento e un rafforzamento continuo.   Nel continuo plasmare, manipolare, aggiustare, modificare materia, forma, colore ….tras-formiamo le antiche esperienze dolorose in risorse.  Può capitare che all’improvviso si “squarcino” i veli e ci appaiano nuove possibilità esistenziali. Improvvisamente ci possono apparire nuove verità su noi stessi e sul mondo e nuove soluzioni.

Certo…un po’ bisogna avere il gusto per l’avventura !….

2 Commenti

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  • ANGELO CACCIATO

    Complimewnti, a Susanna Ciacci. Il suo articolo esprime profonda sensibilità e spiritualità e gande talento artistico. Aspettiamo il suo sito:

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  • enzo.

    ciao susanna complimenti ho letto il tuo articolo, interessante come te, come quanndo abbiamo ballavamo insieme. baci spero a presto.

    ciao

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