Fin da ragazzi abbiamo sentito ripetere quanto sia importante conoscere se stessi. “Gnosci te ipsum”, conosci te stesso…chi non è stato perseguitato da questo motto fin dai tempi della scuola? :-)

Ma perchè è così importante conoscere se stessi? L’esperienza di vita non è forse sufficiente a darci un’idea chiara di chi siamo e di cosa vogliamo? Delle nostre qualità e delle nostre debolezze? Molti di noi preferirebbero forse evitare di sobbarcarsi una fatica in più, già gravati dalle tante fatiche quotidiane… eppure conoscere se stessi è un lavoro imprescindibile per vivere bene, per fare le scelte giuste, per perseguire i nostri veri obiettivi.

Questo perchè noi non ci conosciamo affatto! Magari bastasse la nostra autoosservazione, magari bastasse la nostra esperienza! La verità è che siamo tutti condizionati da aspettative altrui, indossiamo tutti maschere che ci rendono irriconoscibili anche a noi stessi, pensiamo di avere questa qualità e questo difetto, e poi magari scopriamo che era solo un’idea, solo una convinzione…

Nella mia esperienza ho visto molte persone fare mille peripezie prima di capire che cosa volevano davvero, hanno dovuto liberarsi da mille pregiudizi prima di capire cosa davvero li rendeva soddisfatti.  Mi viene in mente il figlio di un’amica che dopo aver imperversato nelle aule scolastiche come bullo incontenibile, apparentemente senza un obiettivo, senza un interesse che non fosse quello di creare problemi al prossimo, un bel giorno mise le mani su di un pianoforte e…magia! Era un vero talento musicale! Ora si sta preparando per il Conservatorio e le mani non le mette più addosso al suo prossimo:-)

Non è l’unico che conosco. Amici insoddisfatti del lavoro convinti di non poter fare quello che sognavano, compagni di classe convinti di non saper disegnare, o di essere irrimediabilmente stonati, o negati per la matematica, incapaci di usare il computer…

Ho conosciuto donne che non hanno mai guidato una macchina e sono rimaste per tutta la vita dipendenti da altri, solo perchè  convinte di non poter imparare a guidare. Quante idee limitanti e condizionanti guidano letteralmente la nostra vita, determinano le nostre scelte? Quanta parte della nostra personalità cosciente è completamente fittizia, e quanta invece sconosciuta anche a noi stessi?

Liberarsi da queste idee e convinzioni ereditate dall’esterno è un percorso di guarigione molto profondo, come hanno dimostrato tutti i percorsi di liberazione vecchi e nuovi: dai consigli dei padri spirituali, alla psicoterapia, al counseling e così via. Tuttavia per iniziare questo lavoro è necessario prima essere coscienti di cosa ci appartiene e di cosa abbiamo incamerato nostro malgrado.

Questa non è un’operazione semplice, e  potrebbe anche essere contestata. Infatti come facciamo a distinguere cosa ci appartiene da ciò che non ci appartiene? Esiste una personalità “autentica” e una “costruita”, “fitttizia”? Ciò che abbiamo incamerato come idee e convinzioni  non è diventato forse parte della nostra identità?

Questa  obiezione è giusta. In effetti è difficile capire cosa è autenticamente nostro (qualità, difetti, aspirazioni) e cosa invece abbiamo ereditato dalla famiglia,  dall’educazione, dalle aspettative sociali, dai giudizi degli altri, dalle convenzioni culturali, dalla tradizione. Questa specie di personalità-maschera è diventata a tutti gli effetti la personalità che noi riconosciamo, con cui ci identifichiamo. Siamo noi.

Ma per fortuna esiste un criterio infallibile: cosa ci fa soffrire? Cosa nella nostra vita provoca la ribellione del nostro corpo che si ammala, della nostra mente che si deprime, cosa provoca continui fallimenti nonostante l’impegno, un costante conflitto interiore che ci destabilizza? Cosa stiamo trascurando?

Ecco, se riusciamo ad individuare i nodi del conflitto abbiamo una traccia, e seguendo questa traccia possiamo scoprire molte cose inaspettate di noi stessi. Potremmo scoprire chi siamo una volta tolte le maschere e le sovrastrutture, e cosa vogliamo a prescindere dai desideri degli altri e dalle aspettative della società. Non è sempre piacevole, e può portare a grandi cambiamenti che possono risultare anche traumatici per alcuni, ma sempre liberatori.

Per conoscere questa personalità autentica, che spesso è negata e repressa da quella cosciente (e quindi resa inconscia e invisibile ai nostri stessi occhi), ci sono molte tecniche e molti approcci diversi. Tutti però si basano sul fatto ben noto che la nostra personalità autentica, con i suoi bisogni e le sue caratteristiche, non può mai essere completamente  cancellata.

Qualche indizio trasparirà sempre attraverso comportamenti che non sono sotto il controllo ferreo della coscienza: tic, sogni, pensieri bizzarri e ossessivi, stranezze del comportamento, postura, malattie psicosomatiche, gestualità particolari…tutti i comportamenti che sfuggono al controllo della “personalità-maschera” sono indizi di quella autentica. Non stupisce quindi che ci siano moltissimi metodi per lavorare su questa area: dall’ipnosi alle libere associazioni, dalla pnl allo studio dei sogni, dei disegni, della scrittura…

Ecco, la tecnica di cui vorrei parlarvi nel prossimo articolo è proprio lo studio della scrittura e di come attraverso di esso sia possibile identificare quelle gestualità e quei “segni” che rivelano la nostra personalità autentica (così come anche di quella cosciente).

Sono stata spinta a scrivere su questo argomento non soltanto perchè mi è stato sollecitato da alcuni  clienti (ovviamente io sono una consulente grafologa), ma anche perchè mi sono resa conto di quanto questa materia sia poco conosciuta a un vasto pubblico e di quanta disinformazione grava su questa disciplina. E’ un vero peccato, perchè la scrittura è una fonte molto ricca di informazioni sulla nostra personalità!

Come il disegno, ad esempio,  la scrittura ha un suo linguaggio simbolico, che può essere studiato per capire il mondo simbolico in cui la mente dello scrivente si muove. In questo la grafologia tradizionale ha imparato molto dalla psicanalisi, e infatti non sono pochi gli psicanalisti che sono stati anche grafologi (si pensi ad esempio ad Ania Teillard, di scuola jungiana).

Inoltre, una volta diventato un comportamento automatico, relativamente indipendente e libero dal controllo cosciente,  la scrittura si presta in maniera eccellente ad individuare le tracce della personalità “nascosta” che si esprime in forme e gestualità particolari. Queste forme e gestualità sono l’oggetto della grafologia, una scienza che , dopo il fecondo incontro con la psicoanalisi nel secolo scorso, negli ultimi anni ha vissuto una vera e propria rinascita grazie all’apporto delle moderne neuroscienze e  della psicologia dell’emozionalità. Ma di questo ne parleremo meglio in seguito.

Spero con questi articoli di suscitare interesse  verso questa materia affascinante e sarò felice quindi di rispondere alle domande e ai dubbi che vorrete pormi.

A presto!

5 Commenti

Lascia un commento
  • Cosimo Melle

    Pirandello la sapeva lunga, vero Marina?

    Siamo un insieme di maschere, credenze e comportamenti che l’ambiente attorno a noi ci ha affibiato.

    Solo una cosa è veramente nostra: i nostri profondi valori, e sarà interessante riscoprirli tramite la grafologia.

    Benvenuta!!!

    Cosimo

    Rispondi
  • marina

    Ciao Marco! Sicuramente ereditiamo non solo le caratteristiche fisiche ma anche quelle psichiche, anche se non sappiamo ancora attraverso quale meccanismo. La teoria dell’inconscio collettivo, che presuppone l’ereditarietà dei fattori psichici,è stata formulata da Jung, ma ad oggi non abbiamo ancora una comprensione completa di questo fenomeno, anche se è largamente condiviso in psicologia. In ogni caso noi possiamo ereditare sicuramente delle malattie che investono il sistema nervoso (ad esempio la sindrome di Corea, o quella di Tourette) e questo si riflette sulla scrittura con segni caratteristici. Più difficile discernere i tratti meno rilevabili a livello fisico, ma quasi certamente ereditati, come la timidezza e la spavalderia, che appaiono molto precocemente nel bambino. Direi che più che ereditare tratti della scrittura noi ereditiamo una base psico-fisica in parte rigida (es. le malattie congenite), in parte plastica (che si trasforma con lo sviluppo), e la scrittura registrerà entrambe. Solo che per la seconda è molto difficile capire quanto c’è di ereditato e quanto di acquisito con l’esperienza, l’ambiente affettivo, la cura parentale, la cultura etc..
    Ad esempio un bambino molto timido potrà modificare il suo comportamento in relazione a come cresce, a quali attenzioni avrà, in che contesto vivrà. La scrittura in questo caso rileverà la timidezza come base costituzionale,ma i segni corrispondenti saranno di basso grado perchè è intervenuto un processo secondario di correzione.
    In ogni caso la tua domanda è affascinante…e c’è ancora molto da scoprire.
    Ciao e grazie!
    Marina

    Rispondi
  • Marco

    Ciao Marina,
    che bello saper “leggere” la personalità che si cela dietro una frase. I propri sogni, le paure, chi eravamo e chi saremo. Immagino che la scrittura cambi a mano a mano che si cresce d’età.
    Secondo te, la scrittura si eredita oppure è una sorta di impronta digitale? A me viene da pensare, nella mia ignoranza in materia, che se ereditiamo delle caratteristiche dai nostri genitori e nonni che in qualche modo influenzano il nostro carattere, perché non ereditare anche alcuni aspetti della scrittura?
    Grazie.

    Rispondi
  • stefano bresciani

    Ciao Marina,
    che bella sorpresa questo tuo primo articolo!
    Mi è piaciuto molto e mi interessa altrettanto il tema della grafologia, sono convinto (anche se non mai fatto studi al riguardo) che la nostra personalità e anima abbiano molta affinità con ciò (e come) scriviamo.

    Sarei curiosissimo di conoscere quali segni si celano dietro la mia ardente passione per la scrittura, per conoscermi meglio :-)

    mi auguro di leggere presto il tuo prox articolo,
    Stefano

    Rispondi
    • marina

      Ciao Stefano, grazie. Quando ho iniziato questi studi non immaginavo quanto questa disciplina potesse essere efficace. E’ stata una sorpresa anche per me. Non pensavo neanche che avesse tanto lavoro scientifico e di ricerca alle spalle, per cui, davvero…per me è stata una rivelazione! Tanto da farne la mia professione dopo anni di lavoro all’Università e di studi sul simbolico.
      Sarei curiosa anch’io di vedere la tua scrittura:-)! Già me la immagino!
      Grazie per il tuo feed-back. A prestissimo col prossimo articolo.
      Marina

Lascia il tuo commento

Lascia un commento