I clienti cercano l’artigiano, l’imprenditore cerca i clienti.
Questa è, secondo la mia esperienza, la prima differenza di base fra un artigiano e un imprenditore.
Cercare i clienti significa sviluppare competenze commerciali, di marketing, di comunicazione, di networking.
Sovente anche l’artigiano di qualità è estremamente competente nella propria materia tecnica. Ma è carente o sottostima la potenza della comunicazione per dare visibilità al proprio patrimonio hard e creare valore intorno al proprio marchio.
Ci sono artigiani nell’hi-tech che non brevettano nemmeno le proprie innovazioni, contando sulla fatidica convinzione che se si lavora bene il mondo lo verrà a sapere.
Santa ingenuità. La provvidenza non è uno strumento di business.
Per un artigiano avvicinarsi al mondo mdella comunicazione non è sempre facile. la considera un costo piuttosto che un investimento.
Sovente soggiace alla convinzione che pensare in grande è un atto di presunzione. La modestia è un falso mito che può nascondere una mancanza di fiducia nelle proprie capacità di svliluppo.
Oggi si compete, volenti o nolenti, col mondo intero e anche le piccole realtà produttive possono scegliere se essere protagoniste della globalizzazione o vittime della medesima.
valorizzare ciò che si fa, comunicarlo nel giusto modo, debuttare in società sono i primi passi per uscire da una mentalità provinciale che limita lo sviluppo.
Osare per vincere è il motto delle SAS britanniche e avere il freddo, calcolato, lucido coraggio di prendere la decisione di partecipare da subito alla fiera di settore più importante al mondo per farsi conoscere non è un atto d’azzardo. Ma una presa di consapevolezza della specificità del proprio prodotto o servizio.
Logicamente l’artigiano di qualità deve poter individuare una leva, la propria unique selling proposition, su cui agire per comunicare quella differenza che fa la differenza nel settore di attività.
Posizionarsi nel modo corretto diventa vitale affinchè tutte le implementazioni successive siano allineate e coerenti.
Appoggiarsi a un ufficio stampa, a un giornalista free-lance, ha costi sopportabili anche per un artigiano. Così facendo si assicura la copertura sui media di settore, esce dall’anonimato, comunica i propri valori hard e soft.
Logicamente, la resistenza maggiore da superare è quella verso il cambiamento di metalità e di modus operandi che si scontra con convinzioni autolimitanti o con la tradizione.
Oggi, le soluzioni che funzionavano nel passato sono inefficaci.

Il mondo gira a una tale velocità che richiede una reattività strategica e tattica inimmaginabile anche solo 5 anni fa.
Così come richiede una costante inventiva e innovazione.
Ancora una volta è il capitale umano il vero fattore di successo.
L’artigiano di qualità che fattura da 1 a 2,5mio di euro può ambire a diventare imprenditore moltiplicando il proprio fatturato e la propria redditività, ma solo se è consapevole delle proprie lacune ed è disponibile a colmarle, magari adottando un business coach esperto per evitare i “soliti” errori e rapidizzare la propria trasformazione.
La crisi esiste per chi non sa rinnovarsi, anche culturalmente, per chi non intravvede prospettive e si ferma alla punta del proprio naso, per chi, in un atto di falsa modestia, che è sintomo d’incertezza decisionale e carenza di competenze, si arrocca nella propria zona di confort. Ma sino a quando durerà?

Ci sono, per fortuna, giovani e meno giovani imprenditori di successo che sono partiti come artigiani. Essi hanno capito che per avere successo (ricavi, profitto, notorietà, clima aziendale) devono mettersi onestamente in discussione e trovare l’energia, basata sulla fiducia nelle proprie capacità esitenti o da sviluppare, per non autolimitarsi, per rimettersi in gioco con metodo e chiarezza d’intenti. Il sapere come fare in modo logico e creativo, aggressivo e coerente, è l’elemento che trasforma un artigiano in un imprenditore.

5 Commenti

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  • Camillo

    L’artigiano oggi deve crescere , inventandosi, e sperare di avere fortuna nell’incontrare meno disonesti possibili..

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  • leonardo

    leonardo 28.04.2012
    egr.giulio Ardenghi
    sono un artigiano vorei svilupare lativita il meglio posibile .sono un pompista .ripara pompe ingnettori comm.rail .elettrauto.meccanico.auto
    come si puo fare per attirare i clietti che meodo sifa che teckinica.vorei il vostro conziglio .distinti saluti leonardo

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  • fabio

    Egr. Giulio Ardenghi,

    Sono un interior design e piccolo artigiano, ma ho una gran voglia di crescere come anche lei dice, vivo le difficoltà giornaliere attuali trovando ottimismo e forza di andare avanti prorio in esse, perchè credo fermamente nelle mie possibilità e competenze in vari campi della mia attività. Ho un sacco di idee e progetti da mettere in pratica, cerco organizzazione per velocizzare i miei progetti, credo molto nel marketing e nella cooperazione, il problema più grande che trovo in questo momento è trovare la disponibilità economica per poter sviluppare concretamente ciò che avrei in testa di fare….

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  • Mirko

    Con tutto rispetto ma si nota che non ha mai fatto seriamente l’artigiano. La PMI guida e fa vivere l’Italia e non significa che non si ritenga importante, anzi, è assolutamente fondamentale. Ma ciò non significa che debba per forza diventare una grande impresa, una multinazionale, … Quanto spesso si fa il passo più lungo della gamba e ci si trova non solo a non avere più successo ma anche a lasciare a casa un sacco di gente. Un buon artigiano può anche voler rimanere tale così come un imprenditore non è detto che voglia diventare un artigiano. Concordo sul fatto che è necessario avere l’occhio aguzzo, che non bisogna dormire sugli allori e che bisogna credere in se stessi e nelle proprie capacità (che però occorre avere in primo luogo e quindi sviluppare bene) e che la pubblicità non guasta (una volta si diceva fosse “l’anima del commercio”) ma …. non denigriamo chi ha reso l’Italia competitiva in tutto il mondo, chi, con le proprie mani crea, ogni giorno, veri miracoli. Aiutiamoli, ok, ma con una grande fiducia nelle loro capacità, nelle loro idee, nelle loro mani.
    Un saluto da chi vive l’artigianato da 40 anni.

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    • giulio ardenghi

      Non sono un artigiano. Sono un allenatore di imprenditori (grandi e piccoli, italiani e internazionali), di manager e di professionisti. Li aiuto a sviluppare le competenze che fanno da booster allo sviluppo del loro business.

      Ovvio che ho un’esperienza diretta e operativa aziendale, ma per i dettagli rimando al mio sito.

      Credo che sia un compito etico di chi fa impresa creare valore per sè, per i propri dipendenti, per la comunità.
      Se il mio output è unico e migliora la qualità della vita o semplifica processi produttivi o garantisce una qualità eccellente, non vedo perchè tenerlo su scala ridotta.

      La convinzione che piccolo è bello, è appunto una convinzione.
      Molte PMI sono partite da dimensioni artigianali e poi si sono sviluppate consapevolemnte su scala più grande. Eventualmente ricercando alleanze di progetto o di dimensione.
      Posso citare decine di nomi.
      Guardate alla Comelit, che oggi fattura ca. 60mio di euro e opera in tutto il mondo, nel settore della domotica. Comelit è leader nell’inventare e innovare soluzioni che migliorano la sicurezza della casa e la qualità della vita.

      Questa storia che i piccoli artigiani hanno fatto la grandezza dell’Italia non corrsiponde, se non in parte, alla realtà.
      Sono le grandi imprese che creano più posti di lavoro, che possono svolgere un ruolo importante nella comunità, che obbligano le infrastrutture ad adeguarsi a richieste esigenti, che possono interloquire alla pari col sistema creditizio e istituzionale.

      Purtroppo le grandi aziende in Italia sono in via d’estinzione anche perchè emigrano altrove, delocalizzando produzione, progettazione, managerialità. E l’attrativa Paese è ai minimi storici in termini di competitività di sistema (vedi dati OCSE). Quindi ci sono vuoti da riempire con talenti da crescere e trattenere. I talenti si vogliono cimentare su progetti importanti.

      L’ R&D richede investimenti continui. Innovare e inventare cose nuove (prodotti o servizi) è un fattore igienico per rimanere sul mercato.

      La comunicazione, non solo la pubblicità, oggi è un fattore determinante per tutti coloro che vogliono creare valore al proprio marchio, impresa o prodotti/servizi. E’ così al di là di opinioni accettabili, ma non sempre al passo con i tempi.

      Conoscere il web 2.0 è oggi necessario come conoscere un conto economico o come si incide uno stampo con la fotoincisione invece che con gli acidi.

      Non è obbligatorio diventare imprenditori. Non l’ha ordinato il medico. Per cui chi è soddisfatto di quanto fa nel suo piccolo, beh, che continui a farlo.
      Ma è la sua convinzione, non una regola generale.

      Certo che crescere significa rimettersi a imparare, fare cose nuove, cimentarsi in contesti competitivi più ampi e a soddisfare clienti più esigenti.

      Consiglio l’ascolto scaricabile in MP3 dell’intervista ad Andrea Lodetti un artigiano di qualità che ha voluto e saputo, con metodo e determinazione, senza timore di chiedere supporto competenziale, per capire come si fa a passare da artigiano a imprenditore di successo.

      Abbiamo bisogno di ottimi artigiani. Abbiamo bisogno di eccellenti imprenditori che senza falsa modestia, ritornino a girare il mondo esportando know-how made in Italy.

      Giulio Ardenghi

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