La  Danzaterapia è un potente strumento per chi volesse intraprendere un percorso di consapevolezza e autoconoscenza, o semplicemente riconciliarsi con il proprio corpo, ricontattare il proprio mondo interiore e riconoscere le proprie istanze e bisogni.  Appena negli anni ’60 la Danzaterapia viene riconosciuta negli Stati Uniti come arte con potenzialità psicoterapeutiche, con il riconoscimento implicito dell’alto significato simbolico che la danza porta in sè da sempre. Infatti tale approccio va a recuperare il senso antico e originario che la danza ha avuto, in epoche lontane, presso ogni civiltà, come canale privilegiato di espressività, catarsi, comunicazione.  L’arte è simbolizzazione  e  “…quando un paziente fa passare la sua rabbia nel disegno, attraverso il tratto e il colore, rinuncia all’espressione motrice reale della sua emozione, per darle una forma…” (Muret  1991 p. 30). La stessa cosa avviene con la danza, grazie alla quale continuamente il corpo stesso prende la forma dei nostri contenuti interiori, dà forma al nostro vissuto più antico e racconta la nostra storia.

Per questo l’utilizzo del medium artistico si rivela efficace per tutti, nel campo della prevenzione, nel potenziamento del benessere e nella malattia. Secondol’arteterapeuta  Axel  Rutten  “….la terapia dell’arte è quell’itinerario verso la libertà interiore di ciascun individuo…in quanto gli permette di liberarsi delle sue sofferenze, angosce, alienazioni,  per ricostituire l’io primitivo nell’interezza della sua personalità” (Le artiterapie in Italia – p. 57).

 Oramai è assolutamente certa e riconosciuta da tutta la scienza la stretta e diretta connessione tra mente e corpo e nella danza appunto, intesa nel suo senso originario e “rituale”, anima e corpo diventano un’unità indivisibile, come poeticamente  espresso da Curt Sachs nel suo libro sulla storia della danza : 

“…in essa creatore e creazione, opera e artista,  fanno un tutt’uno….tutto è presente nella danza: il corpo, che nell’estasi viene trasceso e dimenticato per diventare ricettacolo della sovrumana potenza dell’anima; l’anima, che trae una felicità e una gioia divina dall’accresciuto movimento del corpo….; il desiderio di danzare, perchè chi danza acquista un potere magico che elargisce vittoria, salute, vita; un legame mistico, che nella danza unisce la tribù tutta e il libero manifestarsi della propri individualità, in una completa aderenza al proprio io. Nessuna arte ha confini così ampi. Nella danza forze represse erompono alla ricerca di una libera estrinsecazione,  e un intimo ritmo le ordina in una viva armonia che al tempo stesso acquieta e annulla la volontà. Liberato dalla volontà chi danza si abbandona alla beatitudine di un gioco consacrato, all’ebrezza che lo allontana dalla monotonia della vita di ogni giorno, dalla realtà tangibile e dalla prosaica esperienza quotidiana e giunge là dove immaginazione, fantasia e sogno si destano e diventano forze creative…

la danza è la vita a un grado più elevato e intenso….”

Jung fu tra i primi in Occidente a riconoscere l’unità tra mente e corpo e a rivendicare la validità dell’arte come strumento terapeutico e  le modalità espressive potenti mezzi per dare forma all’inconscio.  Il corpo e il movimento sono il più immediato strumento di comunicazione  tra gli esseri umani e “…Quando è scomparso il linguaggio verbale e anche il pensiero verbale, la persona entra in un altro stato di coscienza, essa vive e agisce direttamente a livello sottocorticale, ossia un livello molto prossimo all’inconscio e con un controllo cosciente minimo. L’agire non è più un atto intellettuale, razionale, ma l’espressione diretta di qualcosa di più intimo, di più profondo…sono tali tensioni emozionali soggiacenti che si esprimono mediante il simbolismo dell’agire,

 ed è qui che la persona ritrova la sua autenticità, la sua verità…”

(Lapierre e Aucouturier, 1984, p. 141)

Perciò la danza, utilizzata come terapia e concepita come forma di “gioco”, si pone come approccio globale ed olistico adatto a tutti  e  ad ogni tipo di problematica, sia di tipo fisico che emotivo o cognitivo; goioso mezzo per ritrovare la fiducia e la stima di sé, il piacere funzionale del proprio corpo, recuperare il senso della propria identità, esprimere le parti più dolorose della propria esperienza,  nascoste nella profondità dell’anima e impossibili da comunicare a parole, ritrovare il contatto con il proprio corpo e quindi di noi col mondo.

L’unica arte – diceva Nietzsche – in cui l’artista stesso diviene oper d’arte.

2 Commenti

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  • Massimo Catalucci

    Il “Corpo parla”, o forse sarebbe più giusto dire “Comunica”. Credo che le espressioni corpore possano essere ricondotte nella sfera dell’intelligenza emotiva. La percezione di un suono, anche solo immaginario, quindi non fisicamente udibile per effetto dello spostamento di molecole presenti nell’aria, attiva la nostra parte creativa. Questa ci permette, laddove viene lasciata libera di agire, di cavalcare l’onda emotiva delle melodie (reali o immaginarie) e di conseguenza scaricare attraverso il movimento, appunto, emozioni negative e contemporaneamente, ci permette di ricarci di nuove propositive e positive risorse.
    Sono d’accordo con te sull’efficacia delle tecniche da te utilizzate.
    Cordialmente
    Massimo Catalucci

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    • susanna ciacci

      Si ! Il corpo è il “luogo” in cui si cristallizzano momenti della nostra esperienza emotiva più profonda e inconsapevole. Lo vedo come lo “scrigno” in cui la nostra memoria più antica va a depositarsi. Come tu ben dici, il corpo “comunica” escludendo qualunque tipo di razionalizzazione perché il contenuto emotivo si traduce direttamente nel gesto. La dimensione naturale dell’azione, del movimento, della danza è spontanea ed emozionale, certamente relativa alla sfera dell’intelligenza emotiva e della dimensione affettiva (naturalmente a condizione che avvenga in uno spazio fisico e relazionale adeguato a favorire un’espressione autentica). Per questo la danza è forse l’arte catartica per eccellenza, attraverso la quale liberarci da emozioni disturbanti (prima che vadano a creare sintomi), ritrovare e accrescere il senso di sé e della propria identità partendo proprio dal corpo, riconnettendoci alle nostre sensazioni e riappropriandoci dello spazio che occupiamo nel mondo. Con il corpo ci presentiamo al mondo e attraverso il corpo stabiliamo i nostri confini e dichiariamo il nostro esistere.
      Inoltre, come un’emozione va a plasmare una postura particolare o una tensione muscolare, allo stesso modo sperimentare posture e stili motori diversi da quello abituale può aiutarci ad ampliare la nostra percezione e a contattare sentimenti di cui non siamo ben consapevoli, verso la loro elaborazione ed integrazione.
      Ti ringrazio per il tuo commento e ti saluto cordialmente.
      Susanna

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