DAP - Attacchi di Panico

DAP - Attacchi di Panico

Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) è una vera “tempesta a ciel sereno”.

L’Attacco di Panico arriva quando meno te lo aspetti.

Una volta provato poi, la paura di ritrovarsi in quella spiacevolissima ondata emotiva, fa aumentare l’ansia e lo stress, fino a portare la persona colpita da questo problema, lontano anche dalla vita sociale.

La vita privata si complica, le relazioni, da quelle più intime a quelle più generiche, subiscono delle modifiche.

L’Attacco di Panico (DAP) non coinvolge purtroppo solo la persona che lo subisce, ma anche il contesto in cui essa vive e questo aumenta lo stress nella persona sofferente di questo fastidiosissimo disturbo psicoemotivo.

È difficile far comprendere cosa si prova a chi non ha mai avuto questo problema.

A volte chi soffre di DAP prova anche sensi di colpa verso chi gli vive accanto perché razionalmente, pur avendo conforto dagli esami clinici che rivelano la mancanza di una patologia (es. problemi cardiaci) e riconducono quindi la condizione generale della persona solo ad uno stato alterato della sua emotività, la stessa, continua purtroppo a stare male e cosa ancora più complicata, non sa spiegarsi e spiegare  cosa le sta accadendo.

Quando l’Attacco di Panico arriva, la persona colpita è presa da un senso di disorientamento totale che le fa perdere il contatto con la realtà che la circonda e con l’oggettività di ciò che sta vivendo. È l’emotività che prende il sopravvento sulla razionalità.

Penso che combattere con senso critico e logico l’Attacco di Panico è forse il modo meno indicato, anche se mi è capitato di sentire persone che affermano con decisione, che la razionalità e la forza di volontà possono sconfiggere questo ed altri disturbi.

Sono dell’avviso che questo tipo di disturbo, si debba affrontare sia razionalmente che emotivamente. Razionalmente, prendendo coscienza del fatto che è possibile superarlo evitando di opporsi ad esso; emotivamente, intraprendendo un percorso guidato all’ascolto attivo dei segnali che lo stesso inconscio ci invia sotto forma di disturbo emotivo. In quest’ultimo caso, tale percorso è da intraprendere con il sostegno di un operatore qualificato al trattamento di disturbi di questo genere.

Se dovessimo andare a ricercare le cause che possono aver dato origine alla manifestazione di un DAP, probabilmente dovremmo ricercarle nella qualità delle relazioni che la persona ha vissuto, in particolare con le figure importanti della sua esistenza, i contesti in cui si è trovata, il peso che ha dovuto sopportare di situazioni conflittuali in cui forse avrebbe preferito evitare di esserci, ascoltare parole che non avrebbe voluto ascoltare, evitare di pronunciare parole che avrebbe voluto esprimere, caricarsi di una eccessiva responsabilità nei contesti in cui ha vissuto. Sono molteplici i motivi per cui può presentarsi il DAP, che forse ancora non sono ben chiari neanche agli specialisti che si occupano della salute psicologica delle persone.

Certo è che, laddove in famiglia ci siano stati casi di DAP, forse sarebbe meglio prevenire con i successori diretti, l’insorgere di tale disagio, attraverso il controllo del livello dello stress individuale.

Lo stress è un indicatore di vitalità, non è tutto nocivo. Il neuroendocrinologo Hans Selye, nel 1930 diede questa definizione scientifica dello STRESS: “lo stress è la risposta strategica dell’organismo nell’adattarsi a qualunque esigenza, sia fisiologica che psicologica, a cui venga sottoposto. In altre parole è la risposta specifica dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso”. C’è da fare quindi una distinzione tra stress buono “EUSTRESS” e cattivo “DISTRESS”.

L’EUSTRESS ha origine  in tutte quelle condizioni in cui percepiamo consciamente e inconsciamente l’ambiente intorno a noi come stimoli positivi;

Il DISTRESS ha origine in tutte quelle condizioni che percepiamo consciamente e inconsciamente come stimoli negativi, conflittuali.

La relazione che abbiamo con l’ambiente a noi circostante (persone, cose, fatti, ecc.) determina una nostra RISPOSTA allo STRESS che lo stesso Hans Selye ha definito “General Adaptation Syndrome” (Sindrome Generale di Adattamento).

Credo quindi che sia fondamentale per tutti noi, non solo per chi potrebbe essere esposto al DAP per un fattore genetico, evitare di accumulare troppe tensioni emotive nel nostro sistema inconscio.

Potremmo immaginare il nostro sistema psicoemotivo energetico come un contenitore nel quale affluiscono tutte le nostre emozioni buone e cattive, sotto forma di Piaceri e Sofferenze

Il fatto è che se accumuliamo piaceri, questi non creano spessore in quello che abbiamo identificato come un contenitore di emozioni. I piaceri potremmo rappresentarli come qualcosa che evapora, che ha una struttura leggera. Mentre se pensiamo alle sofferenze, non sarà difficile immaginare che queste creino dei residui che difficilmente riusciamo a smaltire. Infatti, anche attraverso le espressioni verbali, ci sarà capitato sicuramente di manifestare una nostra sofferenza, un nostro stato emotivo negativo, come un “peso”. Qualcosa che sentiamo, anche fisicamente in qualche parte del corpo, sia lo stomaco, il ventre, la gola, la testa ecc. ecc.. Ecco quindi che, depositandosi nel contenitore emotivo, le sofferenze, a lungo andare formeranno uno strato solido che sarà difficile da diluire e smaltire. E questa condizione potrebbe rientrare ancora in una fase gestibile dalla persona della sua emotività. Ma laddove questa pressione dovesse superare il livello di tolleranza individuale, potrebbe diventare ingestibile e dare seguito a disturbi emotivi fino anche, appunto,  ai Disturbi di Attacchi di Panico.

L’aspetto conflittuale emotivo, in cui verte la persona colpita dal DAP, tende a farla sentire sempre più sola e incompresa. Spesso le persone che le ruotano intorno, richiamano la stessa a razionalizzare di più sul suo stato, ma essendo di natura emotiva, appunto, le persone stesse non riescono a comprendere che un consiglio di questo genere si ferma esclusivamente alla parte logica del sofferente ma non ha una funzione positiva sulla sua parte emotiva (inconscia) anzi, tutt’altro, ne aumenta gli effetti negativi.

Credo che in questi casi, il primo importante intervento da fare sia quello di ascoltare la persona colpita dal DAP. Aggiungerei anche che potrebbe essere, forse, di aiuto, per chi si trova a vivere un Attacco di Panico, scrivere, nell’esatto momento in cui vive questo stato emotivo forte, tutte le sensazioni che si provano all’istante.

Forse con il dialogo e con la scrittura si possono scaricare quelle tensioni emotive che in qualche modo con l’Attacco di Panico cercano di trovare sfogo verso l’esterno della persona che ne è colpita.

Naturalmente il supporto di un professionista in questo campo, sarà necessario per risolvere il DAP, dal quale sono convinto è possibile e necessario uscire, per recuperare in pieno la propria vita privata e sociale.

Massimo Catalucci

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