La disidentificazione è utile per qualsiasi situazione o area della nostra vita nella quale ci consideriamo fermi, come ad un binario morto.

L’immagine di sé, la realizzazione professionale, la forma fisica, la propria capacità nel perseguire gli obbiettivi personali, l’indipendenza finanziaria, le amicizie, le relazioni affettive.

Noi ci percepiamo e ci consideriamo nello stesso modo in cui gli altri ci percepiscono e ci considerano, non perché noi siamo tali ma perché siamo convinti di essere tali.

Questo processo inizia quando siamo bambini. Il bambino che si sente ripetere spesso frasi come: “non ci riesci, non sei in grado di fare niente, non puoi fare questo o quello, ma dove credi di andare, ma chi ti credi di essere” sviluppa un identità del “buono a nulla”, manca di fiducia in se stesso, si porta dietro la sua credenza e nell’età adulta avrà paura ad intraprendere nuove iniziative perché pensa di non essere in grado a sostenerle.

Si identifica in una persona che non riesce, che non ce la fa ecc…

In realtà questa persona non è un buono a nulla ma crede di esserlo e quindi i risultati nella sua vita dimostrano ciò nel quale lui crede.

Ci sono persone per esempio che dicono:

“Quando inizio qualcosa non la porto mai a termine, sono fatto cosi” – Inconcludente: IDENTITA’ – la persona si identifica nell’inconcludente.

“Sono negato per questa cosa o per questa attività” – Negato: IDENTITA’ – la persona si identifica nel negato in quella particolare attività, e sente di esserlo.

“Non faccio attività fisica perché sono pigro” – Pigro: IDENTITA’ – la persona si identifica nel pigro e sente di esserlo.

“Sono sfigato in amore e mi va sempre male” – Sfigato in amore: IDENTITA’ – la persona si identifica nello sfigato in amore e sente di esserlo.

“Sono single perché sto meglio cosi e posso fare tutto quello che voglio e sempre” – Single: IDENTITA’ – la persona si identifica nel single e sente di esserlo.

“Nonostante tutto l’impegno che ci metto non riesco a dimagrire perché ho un metabolismo lento” – Persona sovrappeso: IDENTITA’. La persona si identifica con un corpo che non vuole essere come desidera che sia e sente di essere una persona sovrappeso che fatica a dimagrire.

Gli esempi possono continuare all’infinito.

Ognuno di noi si identifica in una particolare identità per ogni settore della sua vita: fumatore/non fumatore – magro/peso forma/grasso – indipendente/dipendente – affettuoso/distaccato – ricco/povero – creativo/razionale. Ecc…..

In realtà nessuno di noi possiede un’identità assoluta, ogni identità non esiste in realtà ma viene costruita dalle nostre credenze.

Le credenze creano le esperienze che a sua volta rafforzano maggiormente le nostre credenze sulla nostra identità.

E quindi noi difendiamo la nostra identità con tutte le nostre forze!

Ciò che noi pensiamo di noi stessi viene comunicato a tutte le cellule del nostro corpo.

Noi siamo energia e siamo composti da miliardi di cellule.

Le cellule sono esseri viventi pensanti e comunicano fra di loro, collaborano e si distribuiscono i compiti per tenerci in vita. Noi comunichiamo con le nostre cellule attraverso i nostri pensieri ed emozioni e quindi le programmiamo in continuazione inviando loro le informazioni su ciò che noi pensiamo di noi stessi, ecco che le cellule si adeguano di conseguenza obbedendo ai nostri comandi!

Le cellule del nostro corpo sono obbedienti e si adeguano con assoluta precisione ad ogni nostro pensiero.

Abbiamo tutti molteplici identità.

Alcune identità sulla nostra persona sono utili, altre non utili, alcune piacevoli, altre dannose, alcune ci caricano altre ci scaricano, alcune ci portano avanti altre ci frenano.

Quando mettiamo in atto il processo di disidentificazione ci rendiamo conto che i pensieri ed i sentimenti che abbiamo su noi stessi in realtà non ci appartengono ma fanno parte di tutta quella “zavorra” inutile della quale desideriamo liberarci.

Per sentirci più liberi, più sereni, più autentici, più VERI.

Ci rendiamo conto che tutte quelle cose che avevamo pensato di noi per anni ed anni non erano noi, ma erano solo convinzioni ricevute dall’esterno tanti anni prima.

Eppure quando accadeva di identificarci con la persona che pensavamo di essere e coi suoi limiti imposti ed autoimposti la sensazione era di non avere altra scelta. Se non reagire nel modo in cui credavamo di essere.

E’ cosi! Sono fatto cosi! Sono fatto male ma devi accettarmi come sono! Non posso cambiare.

Questo siamo stati condizionati a pensare.

Nel momento in cui inizi a disidentificarti puoi essere semplicemente presente quando avviene la seguente combinazione:

PENSIERO —> EMOZIONE —> REAZIONE CONDIZIONATA

Attraverso la consapevolezza è possibile essere testimone di questo processo senza esserne condizionati e quindi senza sentirsi vittime!

Attraverso la disentificazione ci si rende conto di quanto siamo rimasti “intrappolati” in una credenza per tanto tempo.

Una convinzione che magari portava alla frustrazione o alla sofferenza.

Quando ti giudichi prendi le distanze da quel giudizio.

Quell’idea non sei tu ma è ciò che pensavi di essere.

La consapevolezza non giudica mai!

Quando ne sei consapevole sei nel tuo “centro”, sei forte e vitale, aperto, presente, senza controllo, libero dall’identità che percepisci come un’etichetta che ti bloccava li.

La tua apertura ti permette di essere consapevole che può essere diverso e che tu non sei come pensavi di essere ma sei molto di più!

Quando ti disidentifichi apri tutte le porte ed accelleri il processo per essere come vuoi essere.

E puoi arrivare dove desideri!

33 Commenti

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  • mel

    ciao monica…
    ti vorrei chiedere un punto di vista sul tema della polarità ed unità..
    dalla polarità..all’unià….il pensiero unitario contiene in se i pensieri polari…le polarità hanno ragion di esistere entrambe….l’una vive in virtù dell’altra…contemporaneamente..è come una figura che e,merge dal fondo…un vaso che esce dall’ombra non sarebbe tale se dietro non vi! fosse l’ombra che ne rende nitidi i contorni..e l’unità consentirebbe di vederli entrambi…il bene non sarebbe tale se non vi fosse il male….correggimi se non ho tenuto conto di qualcosa..ma come tenere conto di entrambe gli aspetti nella pratica..nella quotidianità?
    ciò che sento adesso è che la risposta si celi nel concetto di accettazione..accettazione di me stesso..accettazione di chi e cosa mi ruota attorno…in pratica accettando i comportamenti le azioni dei miei interlocutori,è perchè accetto anche le mie azioni e i miei comportamenti….senza giudicare..o comunque riducendo il giudizio..daltronde i miei interlocutori specie quelli che mi mettono in “crisi”o che comunque suscitino in me una qualche emozione….convivono nel mio stesso momento..e accettarli e lasciarli vivere parallelamente non è come lasciar esprimere un mio lato della polarità?in fondo sia io che l’altro abbiam ragione di esistere e agire in maniera diversa in contesti simili..senza modificarne le strade….
    qual è il tuo parere?

    nella pratica come si percepisce e come si applica l’unità?
    direi che la dicotomia è facilmente percepibile…sicuramente anche nel momento in cui scrivo la dualità mi genera dubbi..
    ancora genera proiezioni,confusione,litigi ecc.
    mentre l’unità?

    un pensiero duale mi porta ad operare delle scelta ad identificarmi..sono bello o brutto….o tutto o niente…se sono stato bocciato ad un esame non valgo nulla…generalizzando e totalizzando..se (ad esempio)sono stato bocciata a un esame questo vuol dire che non valgo nulla..insomma il pensiero duale porta all’esclusione..”o-o”…
    e a classificare chi non è bello come me e brutto..o chi non è come me..sbaglia..
    il pensiero integrato e unitario come”pensa”?
    mi scusi se vado sull’ovvio ma credo che un esempio pratico possa chiarire parte dei miei dubbi
    grazie

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  • monica giovine

    Gentile Pier,
    noi siamo spesso attaccati a delle cose che ci sembrano grandi quando in realtà sono molto piccole se proprorzionate all’arco della nostra vita intera.
    Trascendere significa “andare oltre” hai detto giusto. Il vero significato è “andare oltre l’illusione”. Noi tendiamo a dare un giudizio ad ogni cosa e quindi ad attaccarci a quel giudizio o a qualle visione, per esempio: “quella persona è cattiva con me, ho sbagliato a fare quella cosa e non mi do pace” ecc… potremmo continuare all’infinito. Formuliamo giudizi statici e limitanti sugli altri e su noi stessi e questo limita la nostra visuale. Trascendere significa anche comprendere che c’è oltre quel giudizio, c’è oltre il nostro modo di vedere le cose. Un oggetto che noi vediamo blu o giallo o rosso o di qualsiasi altro colore in realtà non è di quel colore. Le molecole e gli atomi del quale è composto sono fatte di luce bianca, il colore che noi vediamo è un illusione ottica ed è ciò che il nostro occhi percepisce. Il nostro cane lo vede diverso, più grigio e bluastro per esempio, il nostro gatto lo vede in un altro modo ancora, più luminoso con un espansione di luce maggiore. Quindi trascendere significa “andare oltre le apparenze” che nella nostra realtà “umana” significa “lasciare andare”, imparare ad accettare gli altri, noi stessi, gli eventi, per espanderci e migliorare sempre di più. Quando ci attacchiamo a piccole cose, alle etichette non cresciamo e la non crescita porta alla non accettazione, a provare sconforto, dubbio, rabbia, paura e col tempo a stare male. Quindi, aniamo oltre… per stare bene, essere felice e realizzare le nostre vite.
    Un saluto.

    Rispondi
  • monica giovine

    Gentile Luk,
    la dualità esiste nel nostro mondo materiale e nella nostra visione del mondo, abbiamo: uomo e donna, caldo e freddo, giorno e notte ecc… ma queste “dualità” sono complementari e quindi gli opposti in realtà generano il tutto. Per esempio occorrono le due polarità che noi chiamiamo polo positivo e polo negativo per generare l’elettricità. Nel mondo spirituale non c’è dualismo. Noi giudichiamo ciò che è bene e ciò che è male ma in realtà tutto è… senza giudizio, nel momento in cui noi giudichiamo ed appiccichiamo un etichetta a qualcosa gli diamo una forma e lo rendiamo reale.
    E’ giusto ciò che dici, dobbiamo imparare ad ascoltarci di più, a “sentire” ciò che è giusto per noi, ciò che ci fa sentire bene. Tutto questo contribuisce alla nostra crescita e al nostro successo personale.
    Per la rabbia provata in passato se è stata repressa è utile risolverla, non occorre provare nuovamente rabbia, puoi perdonare e lasciare andare il passato e la rabbia si dissolve. Reprimerla non è certamente utile, puoi scaricarla in un modo positivo, per esempio andando a correre o facendo qualcosa che ti impegna e ti scarica piuttosto che scaricarla addosso agli altri o accumulando stress. Bisognerebbe conoscere la situazione e capire come puoi scaricare la rabbia passata. Molte persone rimangono ancorate al passato e per questo motivo faticano ad evolvere. Vivono di ricondi, di rimpianti o di rabbia per eventi passati ma per essere felici dobbiamo volgerci in avanti e non indietro, dobbiamo pernsare a vivere qui ed ora, da oggi in poi e non focalizzarci su un passato che non c’è più o peggio ancora su vecchi episodi che ci avevano fatto stare male. La vita è da adesso in poi!
    Anzichè pensare alla rabbia passata, prova a pensare a cosa ti fa sentire bene adesso!
    Un abbraccio!

    Rispondi
  • pier

    gentilissima…
    una curiosità..
    mi saprebbe sintetizzare il concetto della trascendenza..?cioè..trascendere significa..oltrepassare andare oltre…dunque..legato ai pensieri..superare i propri pensieri..lasciarli andare…in teoria..ma nella pratica?
    ossequi

    Rispondi
  • luk

    gentile monica..
    le chiedo…
    il concetto di polarità sancisce la natura duale dell’essere umano..uomo/donna,amore/odio,pace/guerra…ecc
    in ognuno di noi convivono anzi a volte confliggono aspetti che sono le face di una stessa medaglia….l’ideale sarebbe l’alleanza fra i due lati..a seguito dell’acettazione di noi stessi..ma nella pratica come si possono integrare le due parti..se ho rimosso rabbia,paura,ecc devo consapevolizzarne gli eventi in cui ho provato rabbia(e l’ho repressa),o quando ho avuto paura e l’ho rimossa?inizia così l’integrazione?
    un abbraccio

    Rispondi
  • monica giovine

    Gentile Claudio,
    è molto bella la tua esperienza che ci riporti.
    La disindentificazione di cui si parla nell’articolo si riferisce al distacco dall’etichetta che ci siamo creati e che ci hanno creati. Quell’etichetta dalla quale pensiamo di appartenere ed anche quando questa sensazione di appartenenza ci limita pensiamo di farne parte. Stacchiamo l’etichetta, usciamo da quell’identità che sta limitando le nostre potenzialità. Siamo molto di più di ciò che crediamo di essere o che ci hanno fatto credere di essere. Possiamo fare ed essere molto di più nel momento in cui togliamo le etichette che hanno sempre dei confini.
    La tua esperienza si riferisce ad una particolare disciplina orientale che hai praticato per ottenere il distacco dalla situazione. Va benissimo, ognuno di noi può farlo in modo diverso. Non esiste un metodo giusto o sbagliato, tutto ciò che ci fa stare bene è giusto per noi. La meditazione ci aiuta tantissimo in questo e porta sembre grandi beneifici sia fisici che psicologici che energetici. Aiuta a ritrovare la calma e la lucidità e spesso a comprendere che siamo oltre ciò che crediamo di essere. Questo può aiutare alla disentificazione di cui parlavamo, a togliere l’etichetta che ci ancora ad un immagine che non ci piace e a vedere oltre…

    Rispondi
  • claudio

    Gentili sognori,
    Vorrei portare anche io il mio contributo al tema della disidentificazione chiedendovi che pensate di questa descrizione che segue.
    Nel 2002 dopo la fine di una storia sentimentale mi sono messo a praticare meditazione per ritrovare un pò di serenità ma senza apprezzabili risultati. Dopo qualche tempo mi sono dedicato alla meditazione che prevede il distacco e la disidentificazione da tutto. Si chiama “calmo dimorare di Shinè”. Nel giro di qualche mese è successa una rivoluzione interiore per la quale mi sono sentito invadere dapprima da una grande energia e poi tutto è rientrato lasciandomi in uno stato di calma e distacco perenne. Da quel giorno non sono più tornato indietro. Adesso vivo come se fossi al cinema davanti ad un film. Sono un testimone non coinvolto di quello che succede nella mia vita. Mi chiedo…è forse questa la disidentificazione di cui parlate?

    Un abbraccio a tutti voi.
    Claudio.

    Rispondi
  • monica giovine

    Gentilissimo Vincenzo,
    la visualizzazione andrebbe fatta utilizzando tutti e 5 i sensi per renderla più realistica possibile, e “soprattutto” cercando di vivere ciò che desideri nel tuo futuro come se fosse già presente e crederci al 100% senza dubbi, timori o altri ostacoli o “rallentamenti”. :-))
    Inoltre la visualizzazione da sola non è sufficiente, ci devi mettere l’emozione e vivere “qui ed ora” ciò che vorresti nel futuro.
    Devi sentire già nella tua vita ciò che vuoi!
    La disidentificazione ti aiuta molto a stringere i tempi. Se il tuo passato o il tuo presente continuano a ripetersi ed a tornare. E se il presente è diverso da come lo desideri, significa che inconsciamente ti identifichi in ciò che vedi ora intorno a te o nella persona che pensi di essere. Se non ti piace ciò che vedi “esci” dalla tua storia, “esci” dal tuo personaggio ed inizia a sentirti come vuoi essere. Questo è la disidentificazione. E’ assolutamente efficace e ti aiuta a vivere la tua vita e a crearla come desideri tu anzichè subire passivamente le circostanze esterne.

    Rispondi
  • vincenzo

    ciao,mi chiamo Vincenzo,dopo aver letto conversazioni con Dio e the sicret la mia vita e’nettamente migliorata ma l’attrazione di cio’ che ho ora e’ durata 2 anni ora sto visualizzando il mio futuro cosi come io lo voglio..come faccio pero’ a stringere i tempi? cioe’senza aspettare altri 2 anni….aspetto gentile risposta cordiali saluti Vincenzo

    Rispondi
  • monica giovine

    Cara Antonella,
    diciamo che ora sei consapevole del fatto che finalmente desideri vivere facendo attività che ti danno gioia e che senti tue.
    Non mi piace dire: “sono consapevole di essermi rovinata la vita”, non è bello dirsi questo, tu non ti sei affato rovinata la vita cara Antonella.
    Semplicemente sei cresciuta pensando che dovevi accontentare i desideri degli altri anzichè i tuoi (la famiglia, la società). Non è colpa tua, non sentirti in colpa per questo. Anzi, ti dirò che è normale. Questo è ciò che ci insegnao da sempre e talvolta è difficile persino cercare di aiutare le persone ad essere felici perchè fin da bambini ci vengo istallati dei programmi interiori e noi impariamo a fare ciò che forse è giusto. Giusto per chi? Giusto per cosa? E quindi non sappiamo più ASCOLTARE LE NOSTRE REALI ESIGENZE. Semplicemente ce ne dimentichiamo, ci scolleghiamo col nostro cuore che continua a battere ma non sentiamo più la sua voce che ci sussurra i suoi desideri autentici. Libri utili e belli ce ne sono tanti, ma la parte più importante e più utile la facciamo noi, col nostro impegno e soprattutto imparandoci a volerci bene. Certo prima di tutto dobbiamo volere bene a noi stessi. Ci sono tanti bei percorsi che potresti fare. Il libro che hai citato, di Joe Vitale è molto bello, prova ad applicarlo. Puoi lavorare sulla bambina interiore mandando amore, rispetto, affetto, gioco, comprensione. Come fare? Prendi qualche tua foto di quando eri piccola ed inizia ad immaginare di mandare amore a quella bambina, luce rosa, di abbracciarla, coccolarla, accarezzarla, di farle da madre. E’ un lavoro profondo bello ed efficace.
    Un caro abbraccio!

    Rispondi
  • antonella

    Cara Monica,
    davvero interessante ciò che scrivi, peccato che tu non sia a Genova perché non ti lascerei neppure per un secondo!
    Mi sono “violentata” per 20 anni intraprendendo studi che non mi piacevano, svolgendo un lavoro conseguente che non mi piaceva e tessendo relazioni conseguenti che non mi piacciono, ho praticamente da sempre vissuto in un abito formale e mentale che non è il mio con il risultato che essendosi ormai calcificato questo essere, non so più individuare cosa mi piacerebbe fare. Sono schiava dei giudizi altrui, inutile dire che mi sono e mi sto rovinando la vita. ma ora ne sono consapevole. Beh, un bel passo avanti, visto che prima mi ero convinta di essere autentica! Da un pò di tempo mi appassiono a letture quali “la legge dell’attrazione”, zero limits”, il potere dell’intenzione etc ma senza riuscire ad applicarne i concetti. Cosa mi consigli? Corsi? letture? Grazie infinite per la tua gradita risposta.

    Rispondi
  • monica giovine

    Ciao William,
    credo che noi abbiamo soprattutto “settori” della nostra vita che scorrono fluidamente e altri settori che sembrano dei macigni e su cui cambiare sembra più difficile. Alcune aree sono in discesa, altre aree sembrano essere in salita. Queste salite dure e faticose, queste difficoltà a cambiare proprio quelle cose che sembrerebbero essere proprio quelle alle quali teniamo di più sono le più ardue. Perchè? Perchè siamo fedelmente, troppo fedelmente ancorati al passato. Siamo fermi nella nostra storia, nella storia che ci raccontiamo, a quello che è stato, ci pensiamo, ci ripensiamo, ci chiediamo perchè e questo ci impedisce di andare avanti, anzi non fa che cementificare la “solita storia”.
    Dobbiamo lasciare andare quella storia, disidentificarci dalla storia. Dobbiamo lasciare andare il nostro passato che non vogliamo più e quindi disidentificarci da quel passato. Buttarcelo alle spalle ed essere pronti ad aprire una nuova porta, avere FIDUCIA e credere che può essere diverso. Senza rancori, ringraziando per l’esperienza che era servita per portarci un messaggio e poi lasciarla andare. E’ fondamentale un lavoro di pulizia interiore a livello inconscio per liberarsi da ciò che non vogliamo più e credere che da ORA tutto è già cambiato, come lo desideriamo noi!
    Cari saluti anche a te caro William.

    Rispondi
  • monica giovine

    Carissima Graziella,
    ti ringrazio per le belle parole.
    Condivido il tuo punto di vista sul percorso di cambiamento. Per cambiare, per fare il “salto quantico” è infatti fondamentale ripulirsi dalle tante credenze negative che ci sono dentro di noi principalmente su noi stessi e poi sugli altri e sulla vita stessa.
    FIDUCIA prima di tutto in noi stessi, ma anche negli altri e nella vita è senza dubbio la parola chiave che fa la differenza.
    Spesso riporto l’esempio della “mongolfiera”. Per alzarsi in volo è necessario buttare i sacchi di zavorra, più sacchi di sabbia vengono gettati e più la mongolfiera si alza e si sposta rapidamente. Lo stesso può valere per la nave e l’ancora che la tiene ormeggiata alla riva. Più lasciamo andare i nostri PESI INTERIORE, più lasciamo andare i nostri sacchi di sabbia (interiori) che poi sono le nostre credenze limitanti e più cambiamo con facilità, con rapidità e alziamo la nostra energia interiore ed esteriore. Allora davvero niene è impossibile.
    Grazie a te cara Graziella.

    Rispondi
  • WILLIAM

    Ciao Monica, molto interessante il tuo artcolo, d’accordo su tutto, quello che manca è la soluzione
    ad un problema che, per mia conoscenza, è molto diffuso. A livello personale sono 27anni che provo ad
    estraniarmi da quello che è stata la mia vita fino, appunto, a 27 anni fa quando, tramite un corso di Dinamica Mentale, ho capito che avrei potuto cambiare
    il modo di condurre la mia vita. Efettivamente qualcosa sono riuscito a cambiare, ma troppo poco rispetto alle aspettative. Inutile dirti che continua tuttora la mia ricerca e frequenza di corsi di sviluppo personale.
    Saluti da William

    Rispondi
  • graziella

    Cara Monica,
    ogni volta che approdo al tuo sito e’ come ormeggiare in un porto sicuro ed appagante dove regna un’atmosfera di pace ed io mi sento in sintonia con la Vita.
    Le tue parole la mia anima le conosce gia’,e’ tutto cosi’ chiaro e cosi’ vero ma non per questo meno impegnativo da applicare.
    Sicuramente dipende sempre ed esclusivamente da noi,da quanto vogliamo spenderci,impegnarci e soprattutto come sostieni sempre tu,da quanto vogliamo amarci.Gia’,il fattore determinante e’ realizzare che siamo solo noi (e nessun altro per noi)a scegliere se stare bene o male.E’ a questo punto che si accende una luce che non si spegnera’ piu’ed avviene un salto quantico.E tu Monica sai meglio di me che ognuno di noi ha i suoi tempi da rispettare e il suo disegno di vita unico e personale,non dobbiamo fotocopiare quello di nessun altro.Gli altri sono preziosi compagni di viaggio che ci incoraggiano con le loro testimonianze quando noi siamo stanchi e scoraggiati se qualche “metodo”sembra poco funzionale e se i risultati ci sembrano irraggiungibili.E’proprio nel punto di crisi che avviene il cambiamento,dobbiamo solo tirar fuori tutto il nostro potenziale divino sopito e FIDARCI
    di NOI incondizionatamente.E’ come tuffarsi da
    uno scoglio per poi abbandonarsi al mare.La parola chiave e’:ABBANDONARE,mollare tutte le resistenze,le aspettative,il risultato,il giudizio,la paura.Cosi’ agendo avviamo automaticamente questo processo di disentificazione.E’una sensazione potente ed esaltante di liberazione.Io personalmente lo sto sperimentando quotidianamente,ma ci sono voluti 20 anni di lavoro su di me ,non e’ stata una passeggiata,pero’quello che conta e’ che ce l’ho fatta,e come me ce la potete fare tutti voi amici!
    Posso testimoniare che l’impegno ,la determinazione,vengono largamente ricompensati ,il
    risultato sara’ questa benedetta riedidentificazione che si realizzera’ man mano con naturalezza,spontaneamente inondandovi di una felicita’ nuova,duratura:la felicta’ dell’anima!
    Grazie Monica per l’amore che ci trasmetti e che ricambio con un abbraccio di luce
    Graziella

    Rispondi
  • monica giovine

    Gentile Pier,
    si la tua osservazione è esatta. Il nostro dialogo interno ha come riferimento le nostre credenze ed esperienze. Ciò che noi diciamo agli altri ha come riferimento le nostre credenze ed esperienze. E siccome gli altri sono uno specchio di noi stessi, ciò che vediamo negli altri e percepiamo negli altri è un po’ lo specchio di ciò che vediamo in noi e percepiamo in noi e magari non ne siamo consapevoli. Lasciare andare il giudizio e la critica nei confronti degli altri significa anche lasciare andare guidizi e critiche nei confronti di se stessi e della nostra vita. La sensazione che pensiamo che una persona ci comunichi in realtà parte da dentro di noi e quindi è solo nostra. Quando non accettiamo qualcosa in un’altra persona in realtà non accettiamo quella stessa cosa in noi stessi e magari non ne siamo consapevoli. Lasciare andare ogni giudizio è la via per essere liberi dentro.
    Un abbraccio anche a te!

    Rispondi
  • pier

    gentile signora…
    sempre a seguito della lettura dei suoi articoli che trovo notevoli…e anzi di tanto intanto li rileggo…e me ne nutro
    volevo porle una domandina…..chi non ha un minimo di consapevolezza..nelle relazioni quotidiane,nel relazionarsi con gli altri,elargendo consigli,opinioni…non è come se parlasse a se stesso?partendo dall’assunto che il nostro dialogo interiore co accompagna tutto il dì..ebbene i pensieri che escono dalla nostra bocca non sono che la voce dei nostri pensieri del nostro dialogo interno,giusto?quindi nel momento in cui ci rivolgiamo al nostro interlocutore(e non ne siamo consapevoli)non è come se parlassimo,rimproverassimo,o rafforzassimo credenza in noi,per noi e di noi stessi?
    un abraccio

    Rispondi
  • monica giovine

    Caro Marco,
    la nostra mente razionale talvolta ci serve ma talvolta ci ostacola. E’ proprio lo sviluppo della razionalità a discapito della creatività che ha portato a complicarci la vita allontanandoci dalla nostra naturalità, dal nostro sentire, dal nostro essere semplicemente noi stessi. Dovremmo ritornare ad avere quella naturalità e quella spontaneità che avevamo da bambini e che abbiamo perso quando abbiamo iniziato ad imparare tante cose dal mondo esterno. Possiamo apprendere delle abilità senza perderci, continuando ad ascoltarci e vivendo l’azione che stiamo vivendo al 100%.
    La società occidentale sta cambiando e si sta evolvendo a livello spirituale. E’ un dato positivo. Per questo ora siamo qui a parlarne :-))
    Un caro saluto!

    Rispondi
  • marco

    si sono perfettamente d accordo, tutti i problemi e le domande che noi ci poniamo in realta’ nascono dalla mente perche’ la mente agisce vuole risolvere ma il vero prolema anzi il problema dei problemi e ‘ proprio la mente stessa solo l uomo senza mente vede le cose come sono rea lmente e solo quel tipo di uomo non ha nessuna domanda e nessun problema e in un periodo come questo e’ difficilissimo trovare uomini di questo tipo sono i cosidetti illuminati

    Rispondi
  • monica giovine

    Caro Andy,
    Disidentificarsi è un modo utile per allargare i propri orizzonti e ampliare il proprio sentire quindi essere e fare. Spesso entriamo nella storia che ci raccontiamo, nel personaggio che interpretiamo. Certamente un medico, quindi un uomo che fa il medico come professione è un medico mentre visita e cura il paziente. Lo stesso uomo mentre cena, o gioca a tennis o va al cinema smette di fare il medico o di essere un medico, ed in quel momento vive il presente mentre consuma la sua cena o mentre si trova sul campo da tennis o mentre è al cinema a guardare un film.
    Uscire dal ruolo consueto aiuta ad aprirci alla via. E’ uno stato mentale. Se ci identifichiamo con immagini negative, malati, sfigati, pigri, grassi, depressi ecc… diventa più faticoso uscire dall’etichetta che ci siamo appioppati addoso o che ci hanno appiccicati addosso.
    Per ciò che riguarda i nonni che venivano apprezzati per il loro lavoro, la loro dedizione, il loro affetto, per com’erano e per ciò che facevano o davano ai loro cari è certamente una cosa positiva. Apprezzare è sempre positivo.
    I tempi dei nostri nonni sono comunque molto diversi dai nostri. La nostra società è molto più rapida, cresce velocemente, si evolve velocemente e quindi abbiamo necessità di adeguarci e di comprendere che possiamo fare qualcosa per cercare di vivere meglio nella nostra società attuale, adeguandoci ai nostri ritmi.
    Un caro saluto!

    Rispondi
  • andy

    inoltre..pensando ai nostri nonni..mamme ecc,chissà quanto si sono sentiti apprezzati per quel che facevano….come mai non erano apprezzati per quel che erano?….ovviamente il discorso non esenta anche il sottoscritto..fare..fare…e l’essere?

    Rispondi
  • andy

    ciao monica,
    quale differenza intercorre fra essere e fare?
    il fare non è legato al carattere..dunque a cio che quotidianamente facciamo o che non facciamo….mentre l’essere?anche quotidianamente mi sembra si faccia onfusione fra i termini…il mio amico fà il medico..e non è un medico…
    io faccio il cantante..e così via…
    cosa è dunque l'”essere”?fare ed essere sono complementari?
    salutoni

    Rispondi
  • monica giovine

    Caro Pier,
    certamente le nostre emozioni sono un segnale per comprendere noi stessi e la nostra vita, cosa ci fa sentire bene e cosa non ci fa sentire bene. Come dici tu giustamente le emozioni sono un radar.
    Sono anche assolutamente d’accordo sul fatto che anzichè aspettarsi che siano gli altri a cambiare (grande beffa della nostra società) dobbiamo essere noi stessi a cambiare per primi. Migliorando i nostri pensieri volti al positivo miglioriamo le nostree sensazioni e probabilmente anche le persone intorno a noi si pongono in una modalità più gradevole. Spesso avviene ma se non avviene, in ogni caso noi reagiamo meglio alle reazioni altrui e stiamo meglio :-))
    Certamente noi abbiamo la mente razionale e matematico che ha una sua grande utilità, come avrebbe potuto l’essere umano a creare tutto le belle comodità che ci circondano? Però la razionalità può essere usata anche male, e cioè per complicarci la vita. E questo è quello che oggi fa la odierna società. Questo è giusto, quello è sbagliato, questo si fa, quello non si fa ecc… Ovviamente in un contesto sociale è normale che esistano dei dettami di civile convivenza altrimenti vivremmo nell’anarchia. Ma anche in questo caso ci stiamo soffocando con le nostre stesse regole. C’è un’età per innamorarsi e mettere su famiglia, dopo è troppo tardi. Se non sei alto mt.1,80 x 72 kg, di peso ti senti fuori posto, e potremmo continuare all’infinito. Purtroppo questi schemi creano tanta frustrazione e dovremmo liberarcene, amarci cosi come siamo, avere vedute più ampie su noi e sugli altri. Per vivere meglio noi stessi e per far vivere meglio gli altri. Tornare alla propria naturalità, riprendere contatto con la propria anima, il proprio verò sè è un’esigenza sempre più forte fra le persone. Specie le persone che si avvicinano alla crescita personale. Persone che sono stanche delle finzioni, o delle tappe obbligate che sentono non appartenerle ma che sentono il desiderio di essere se stessi completamente. Un modo meraviglioso per riprendere contatto con se stessi, con la nostra parte più autentica, con la nostra anima è la meditazione. Smettere di ascoltare fuori da noi ed iniziare ad scoltare dentro di noi.
    Un abbraccio!

    Rispondi
  • pier

    gentile monica…
    a te che sei sempre disponibile pongo una domanda..
    la differenza fra pensare e sentire….
    i bambini sanno”sentire”..poi crescendo acquisiscono un altra abilità quella di capire e pensare…a scapito della prima facoltà da cui scaturisce l’intelligenza emotiva….credendo nella nostra socetà che dal capire e dal pensare derivi la sola intelligenza…ok se cio che ho detto è giusto,,per l’appunto lo “capisco”….ma se volessi riappropriarmi del mio sentire come lo posso utilizzare..mi spiego meglio….il pensiero ed il capire ingannano..il sentire,no!quindi il pensare può confondere..il sentire,no!il sentire ci fa gustare un dolcetto,il gusto di un frutto..il pensare ci farebbe obbiettare che il dolce non lo dovremmo mangiare perchè potremmo perdere la linea….o ancora il sentire ci fa godere del sole sulla pella..insomma vivere nel qui e ora….!sentire cio che proviamo,le dinamiche interne,cio che un emozion suscita…deve essere una conquista notevole..ma cio che ora per l’appunto mi inpensierisce…è che uso si può fare?il capire ed il pensare ci rendono forse superficiali,nel senso che magari ci fanno assumere comportamenti socialmente utili..faccio un esempio:se incontro una persona,che m’infastidisce,caratterialmente potrei fingere di essere accomodante….ma alle sensazioni non s’inganna,così come in caso di una situazione per noi spiacevole ecc.le sensazioni interiori avvertono tutto cio…o sbaglio?insomma occorre sempre essere coerenti con le proprie emozioni e sensazioni?faccio un altro esempio….ammesso che io sia una persona con un minimo di consapevolezza,qualora avvertissi sensazioni di ostilità nei confronti di una situazione occorre sempre e comunque che esprima tali sentimenti,sensazioni ecc?so che esprimere i propri sentimenti sia importantissimo…ma qual’è il limite dei nostri sentimenti?se ad esempio,non fossi soddisfatto del mio lavoro,perchè ad esempio il mio capo non mi piace come lavora ecc…dunque anzichè proiettare le mie sfrustrazioni,o esprimere il mio mal contento non conviene cambiare lavoro…insomma se le emozioni ci servono da radar per individuare la traiettoria giusta…anzicchè aspettare il cambiamento degli altri non è preferibile agire attivamente?puo farmi qualche esempio pratico per chiarire i miei dubbi?
    saluti

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  • monica giovine

    Gentile Giusi e gentile Claudio:
    Grazie per le vostre belle parole.

    Per Claudio: “conosci te stesso” è il vero fondamento per una vita gioiosa, sana, realizzata ed appagante. Spesso pensiamo di conoscere noi stessi in realtà l’idea che molte persone hanno di se stessi dipende da ciò che hanno fatto loro credere di essere, o magari di “non” essere, di fare, o magari di “non” poter essere in grado di fare. Proprio perchè queste stesse limitazioni facevano parte delle credenze di coloro che inconsapevolmente hanno cercato di trasferirle sugli altri. come anelli di una “catena”. In realtà sappiamo che non esistono limiti ed ostacoli se non nelle nostre convinzioni.
    Dal momento che i limiti non sono reali ma esistono solo nella mente umana, proprio con la mente possono essere annullati e superati.
    Un forte abbraccio
    Monica

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  • Claudio

    Carissima Monica,
    veramente complimenti per il tuo illuminante e strategicamente importante articolo.
    La disidentificazione e la re-identificazione rappresentano la base per qualsiasi vera crescita e per qualsiasi vero percorso di guarigione. Siamo molto più di ciò che crediamo di essere, o meglio, di ciò che ci hanno fatto credere di essere. Non è un caso se sull’architrave del portale all’oracolo più importante di tutto il mondo greco, l’Oracolo di Delfi, era riportata la famosa frase “conosci te stesso”.
    La vera libertà, il vero sviluppo delle proprie straordinarie potenzialità e la vera guarigione iniziano da ciò di cui tu parli con vera chiarezza e professionalità.
    Complimenti di nuovo e buon lavoro.
    Un forte abbraccio
    Claudio

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  • giusi

    Grazie per il consiglio
    Giusi

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  • monica giovine

    Cara Giusi,
    il processo è: “disentificarsi” per “uscire” (staccarsi, allontanarsi) dallo schema che ci tiene intrappolati inerenti ciò che crediamo di essere, e non chi siamo e soprattutto chi possiamo essere.
    Un libro specifico sulla disidentificazione non penso che ci sia però trovi in alcuni libri di PNL con spiegate molto bene tutte le tecniche che conducono al processo di dissociarsi da una situazione, da un ruolo , da un immagine che abbiamo di noi stessi. I libri maggiormente indicati quelli di Richard Bandler, descrivono molto bene le tecniche del dissociarsi o allontanarsi dallo schema o dall’esperienza.

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  • giusi

    Sono perfettamente d’accordo con te, credo che l’identificazione dalla personalità sia la chiave giusta per aprire la porta all’infinito potere della mente!
    Potresti dirmi per favore dove posso trovare un libro che spieghi quelle tecniche semplici che favoriscono il processo di identificazione?
    Grazie mille Giusi

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  • monica giovine

    Grazie Rossella, un abbraccio!

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  • rossella

    completamente in accordo con te. Lo invierò a più amici e conoscenti possibile. grazie rossella

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  • monica giovine

    Gentile Adriano,
    sicuramente il perdono sia nei confronti delle altre persone sia nei confronti di se stessi è un passo molto importante. Tenere dei rancori o sentirsi in colpa sappiamo quanto blocca il processo di miglioramento. Meglio ancora la gratitudine, essere grati a coloro che ci hanno dato la possibilità di vivere determinate esperienze, anche difficili talvolta e superarle, quindi crescere e fortificarci. Inconsapevolemente noi stessi abbiamo cercato quelle determinate esperienze.
    La disentificazione è un lavoro un po’ diverso!
    Noi USCIAMO da quella determinata identità, ci dissociamo, ci allontaniamo, ce ne distacchiamo la guardiamo dall’esterno, da spettatori come se non ci appartenesse. In realtà non ci appartiene ma è il condizionamento che ce l’ha appiccicata addosso. Ci sono tecniche divertenti e molto semplici per favorire il processo di disentificazione. Aiutano a capire che noi non siamo ciò che credavamo di essere ma siamo molto di più. Non siamo intrappolati in quella identità ma possiamo essere liberi da quell’identità.
    Un saluto.

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  • ADRIANO

    Sono in totale accordo con la visione della disidentificazione, ma credo che per la maggior parte delle persone non è una cosa così facile.
    Credo che un modo che potrebbe facilitare il processo è di considerare il perdono come arma per aiutare la disidentificazione.
    Il sentirsi colpevoli aumenta l’identificazione, il perdonarsi tende ad attenuarla.

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