Uno dei primi canali di espressione è “il suono della voce”. Appena nasce, il bambino urla, piange, emette dei suoni, esprimendo in questo modo il suo disagio ed il suo dolore quando viene in contatto con il nuovo mondo che stà contattando.Emozioni
In seguito nei primi mesi di vita la madre si accorge subito se il proprio piccolo si sente bene o se stà male, se soffre,  se ha fame, se vuole dormire, semplicemente dal suono della sua voce, dai suoi vagiti o dalle sue urla, così la voce, il pianto, le urla, i vagiti diventano uno dei primi canali di espressione del neonato verso la mamma, ed in questo modo riuscirà a comunicare con lei attraverso questi canali di espressione.
Col tempo la voce, la parola può diventare uno degli strumenti preferiti di espressione e di comunicazione verso l’esterno, in questo caso, ogni sentimento, ogni emozione, ogni vissuto interiore verrà manifestato attraverso la parola, di solito la persona che predilige questo canale di espressione è una persona caratterizzata da una passione per il dialogo, può esprimersi attraverso lunghi discorsi, può avere un particolare rapporto col cibo, potrà diventare un potenziale fumatore, potrà amare il canto, la recita (in cui la parola è lo strumento prevalente) oppure svolgerà un lavoro in cui la parola avrà un peso preponderante, ad esempio il disc-jockey, il presentatore, il rappresentante, il cantante, l’attore, il venditore, il politico, ecc.
Queste persone quindi hanno come canale di espressione e di comunicazione preponderante verso gli altri “la voce”, la parola.

Un altro modo “antico” per esprimere le proprie emozioni è “lo sguardo” Vi siete mai fermati ad osservare con attenzione lo sguardo delle persone? Cosa può esprimere lo sguardo? Cosa ci può raccontare lo sguardo di una persona?
Lo sguardo è lo specchio dell’Anima, e come tale esprime in modo “diretto”, meno filtrato, meno nascosto quello che siamo realmente, quello che proviamo, ciò che sentiamo dentro di noi, nella profondità del nostro essere.
In famiglia, nel rapporto tra genitori e figli, lo sguardo ha un’importanza basilare, notevole.
Vi ricordate lo sguardo dei vostri genitori quando eravate piccoli? Com’era? Cosa avete provato dentro di voi quando vi guardavano?
Alcuni sguardi di mamme o papà sono sguardi d’amore, esprimono dolcezza, calore, affetto, accettazione del proprio figlio.
Altri sguardi danno sicurezza ai figli, stima, benevolenza, e questo sguardo di nostra madre o di nostro padre (o di chi ha vissuto con noi e ci ha educato da piccoli), è una traccia indelebile dentro di noi, ci ricorderemo sempre di questo sguardo o coscientemente o a livello inconscio, e potremo ricordarci di questo “sguardo antico” dei nostri genitori ritrovandolo in quello di alcune persone che in qualche modo ci ricordano loro, a causa di un aspetto fisico o psicologico simile a quello del nostro genitore.
Altri sguardi purtroppo sono duri, severi, dispotici, non esprimono affetto,  trasmettono solo negatività, non accettazione, antipatia, opposizione, repulsione, e questo può causare dei problemi al bambino anche quando diventa grande.
Un altro sguardo negativo può essere quello che trasmette freddezza, distacco, lontananza e distanza dal proprio figlio, questo sguardo dà l’impressione che vi sia una barriera, un muro tra genitore e figlio, uno sguardo di ghiaccio o peggio ancora indifferente.
Vi ricordate che emozione sentivate dentro di voi ogni volta che un vostro genitore vi guardava?
A volte il ricordo di quello sguardo viene rimosso, ma a livello inconscio rimane sempre l’emozione associata e sentita dentro di noi generata da quello sguardo, e quell’emozione potrà influenzare la nostra vita futura.
Ad esempio da adulti, osservando una persona possiamo notare in lui uno sguardo che ci ricorda inconsciamente il modo di guardare di nostro padre o di nostra madre, in quel momento verrà riattivata la stessa emozione che abbiamo provato da piccoli, cioè si risveglierà dentro di noi quello stesso sentimento che avevamo avuto in passato e noi rivivremo nel presente quella stessa sensazione positiva o negativa che sia, che ci ha accompagnato durante l’infanzia e al riattivarsi di questa emozione provata da piccoli, immediatamente sentiremo dentro di noi: simpatia, antipatia, calore, freddezza, rabbia, indifferenza, a seconda dell’emozione che abbiamo provato in passato verso il nostro genitore, e lo riverseremo sulla persona che ha suscitato e riattivato in noi queste emozioni “antiche”.Emozioni

Così possiamo capire quanto sia importante lo sguardo di nostra madre o di nostro padre, perché ci accompagna per tutto l’arco della nostra vita consciamente o inconsciamente, ed avrà ripercussioni positive o negative sulle nostre relazioni umane, sul nostro vissuto personale, ecco perché è utile ed auspicabile soprattutto nei casi negativi, analizzarle con l’aiuto di uno psicologo per superare quelle sensazioni negative legate al loro ricordo.

Ricordatevi che tutto si può superare, non esiste limite al Superamento delle nostre difficoltà e del nostro dolore, qualunque essi siano.

Un altro canale di espressione delle emozioni e dell’energia che c’è in noi è “il movimento”.
EmozioniQuando il movimento diventa il canale di espressione privilegiato di una persona, possiamo notare in lui o in lei un uso frequente dei gesti, della manipolazione che accompagna un discorso, o un monologo, quando parla con qualcuno, oppure possiamo notare che queste persone prediligono attività basate sul movimento, come lo sport in generale, la danza, l’attività fisica in palestra; queste persone sono portate verso un’attività lavorativa in cui il corpo ed il movimento sono prevalenti, come ad esempio: l’animatore, l’istruttore di ginnastica, l’insegnante di danza, l’acrobata, il mimo, il calciatore ed altri.
Le persone che prediligono il movimento di solito sono persone attive, piene di energia, che amano l’aria aperta, preferiscono uscire la mattina presto, amano correre, fanno spesso lunghe camminate, amano praticare sport vari, amano viaggiare e vogliono muoversi in ogni settore di vita, nel lavoro, nelle relazioni con le persone ecc.

Rolando Tavolieri

5 Commenti

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  • med

    salve dottore…
    avevo un quesito da farle ma poi ho allegato altre cose per sbaglio…..quindi mi scuso se cio che ho scritto pare un po confuso
    comunque ci tengo a porle un quesito…

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  • Rolando

    Ciao Med,
    grazie per il tuo contributo, potresti scrivere articoli su questo sito, perchè non chiedi a Italo?
    Ciao
    dott. Rolndo Tavolieri

    Rispondi
  • med

    gentile dottore…
    un quesito…
    tempo fa ho letto questa preghiera hiera…io sono io.tu sei tu.io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative.tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative.io faccio la mia cosa.tu fai la tua cosa.se ci incontreremo sarà bellissimo.atrimenti non ci sarà stato niente da fare.
    ecco….credo che ogni essere umano sia un esperienza unica e irripetibile,ognuno di noi ha un personale processo evolutivo…che non richiede l’interferenza altrui…quindi credo che nelle relazioni quotidianOgni relazione di successo si basa su buone capacità d’ascolto da parte di entrambi i soggetti: chi di noi non ammira qualcuno perchè è in grado di raccogliere i nostri sfoghi e le nostre riflessioni? Ascoltare è la parte più difficile: ecco qualche consiglio per migliorare questa capacità e per ottenere dialoghi più soddisfacenti.

    1. Sii attento. Ascoltare non è solo attendere il tuo turno per parlare. Potrebbe sembrarti ovvio, ma non è così: si tratta di essere coinvolti attivamente nel processo e assorbire le informazioni che ricevi. Conserva il contatto visivo, osserva la persona che ti sta di fronte: scambia segni vitali, annuisci, sorridi. Appari VIVO a chi ti parla.

    2: Non interrompere. Molte persone credono che interrompere l’interlocutore per aggiungere nuovi elementi al discorso sia un segno di interesse. “Mi ricordo, quando ero a scuola….” dice il Soggetto A. “In quale Scuola eri?” risponde il Soggetto B. Errore. Conserva domande e commenti e falle solo quando il tuo interlocutore ha finito. O sta prendendo una pausa nel discorso.

    3. Sii aggraziato con un logorroico: (eccezione alla regola 2) Se chi hai di fronte parla talmente tanto e divaga al punto di farti perdere il filo del discorso, puoi interromperlo. E’ lecito, legittimo. E’ indispensabile! Digli “Aspetta. Non ho capito bene.” oppure “correggimi se sbaglio: mi sembra di aver capito che…”. In altre parole, ogni interruzione all’interno del discorso deve essere fatta al solo scopo di chiarire la storia. E solo se chi hai di fronte sta facendo troppi voli pindarici.

    4. Rifletti ciò che ascolti. Non difenderti. Non attaccare. Molta gente, se si sente in qualche modo attaccata, magari ascoltando discorsi generali che pensa riguardino un tratto della loro personalità, iniziano a difendersi (“che vuoi dire con ‘le donne sono irrazionali? Io sono una ragazza razionale!!”) o addirittura ad attaccare (“le donne saranno anche irrazionali, ma voi uomini siete delle bestie!”). A meno che tu non voglia litigare, in questi casi limitati a riflettere l’affermazione: “Stai dicendo che le donne sono eccessivamente irrazionali perchè…?”. Questo lascerà fluire la conversazione su binari tranquilli, e nel contempo aiuterà l’interlocutore a chiarire il suo pensiero.

    5: Se non c’è niente da ascoltare?. Se dal tuo interlocutore arrivano solo pochi monosillabi e il silenzio sta prendendo il possesso della conversazione, un buon ascoltatore ravviva le (poche) informazioni ricevute. “E così collezioni vecchi giornali di guerra..quale periodo preferisci?”. Anche la persona più timida riesce a trovare uno spunto quando si rende conto che si può parlare di un argomento che la appassiona con entusiasmo. A volte lo stesso interlocutore ha paura di annoiarci, e fatalmente realizza ciò che non vorrebbe.

    Suggerimento: dedica un giorno a settimana per ciascun consiglio, e verifica che le tue conversazioni diventino più soddisfacenti. Diventando un ascoltatore migliore, conoscerai molte cose in più su chi ti circonda, e forse conoscerai di più anche su te stesso. dobbiamo incentivare gli altri a perseguire i propri

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  • Rolando

    Ciao Laura,
    ti ringrazio per il tuo commento.
    Si hai ragione, a volte si incontrano dei falsi professionisti che forse non sono adatti a questa attività, lo Scopo Ultimo della terapia secondo me è:
    – Superare il dolore
    – Cambiare in meglio la persona
    – Aumentare l’Autostima
    – Riaprire le Risorse Interiori
    – Permettere alla persona di Diventare Autonoma
    – Far si che la persona Gestisca sè stessa senza aver più bisogno dello psicologo
    Cara Laura quando dici: “non trova che vi siano i limiti….” ecco in quel momento Laura il limite lo stai creando tu stessa, non credendoci.
    Hai mai fatto caso a coloro che dicono spesso: sono fatto così, non cambierò mai, non si può fare nulla, non posso cambiare, ecc. Tutte queste Laura sono delle “false Credenze”, dobbiamo agire prima di tutto su queste credenze se vogliamo Migliorare noi stessi, se tu cerchi di fare qualcosa ma non ci credi, parti col piede sbagliato, se tu vuoi realizzare un sogno ma non ci credi, avrai difficoltà a realizzarlo.
    Il Credere in sè stessi, in qualcosa da Raggiungere, il Credere di Superare un dolore è la Base per Riuscirci.
    Mi spiace che hai incontrato degli psicologi inetti, ma oggi con l’avvento della pnl molti mali del passato tra cui l’ansia, la depressione, la schizofrenia, l’anoressia ecc possono essere superati meglio e molto più velocemente.
    Cerca sempre un bravo Psicoterapeuta per esempio che conosca bene la pnl nel gruppo italiano di Richard Bandler, Sicuramente ti potranno aiutare, poi vi sono altri psicologi bravi in giro, un giorno voglio fare un articolo per aiutare le persone a scegliere gli psicologi e psicoterapeuti ottimi.
    Scrivimi quando vuoi
    Un caro saluto
    Rolando

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  • Laura

    Gentile Dr. Tavolieri, ho letto parte dei suoi articoli e mi hanno colpito molto. ora ne ho letto uno in particolare dove ho trovato queste parole che mi permetto di trascrivere:
    “non esiste limite al Superamento delle nostre difficoltà e del nostro dolore, qualunque essi siano.”

    Forse è vero forse no, mi è piaciuto il fatto che lei abbia scritto che ci vuole gran fegato a cercare l’aiuto di uno psicoterapeuta soprattutto se si è scoraggiati e depressi… e soprattutto se si è già intrapresa questa strada, seppur vivendo in una città come Roma, ma magari si è incontrato dei macellai umani vestiti da professionisti e si è percorso anche una strada abbastanza lunga per poi accorgersi che non ci hanno aiutato.

    ALLORA LA MIA DOMANDA E’: non esiste limite al Superamento delle nostre difficoltà e del nostro dolore, qualunque essi siano.
    … non trova che purtroppo in questo abbiamo bisogno di trovare la persona giusta che ci aiuti?
    che abbia i requisiti che lei ha indicato prima nell’articolo dove spiegava quando rivolgersi ad un terapeuta?

    NON TROVA CHE ESISTE ECCOME IL LIMITE E TALVOLTA
    SI AVREBBE DELLE BUONE POSSIBILITA’ DI GUARIGIONE PUR PARTENDO DA UNA STORIA DISASTROSA DI CUI NON ABBIAMO COLPA MA SE NON TROVIAMO GLI “ARTISTI” GIUSTI NON RIUSCIREMO MAI A FARE DI NOI DEI “CAPOLAVORI UMANI” O A FAR USCIRE IL DIAMANTE O LA PERLA DALLE CONCHIGLIE CHE CI IMPRIGIONANO?
    spero lei mi possa rispondere.

    Una paziente molto affranta per tutti i macellai che fanno il suo lavoro
    saluti Laura di ROma

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