Come già scritto in altri articoli sulla creatività e genialità, contrariamente a ciò che si pensa, le diverse informazioni che recuperiamo attraverso i 5 sensi non vanno né perse né distrutte. Infatti i più recenti esperimenti suggeriscono che la memoria umana si avvicina al 100 per cento di ritenzione delle informazioni.

Ciò vuol dire che, potenzialmente, siamo in grado di ricordare tutto. Eppure, la maggior parte di questi ricordi è sepolta così profondamente nell’inconscio che, fino a poco tempo fa, non c’erano altri mezzi per farli riaffiorare che quello di indurre una profonda trance ipnotica.

genioSe giochi a tennis, il tuo allenatore ti avrà sicuramente detto centinaia di volte di “tenere gli occhi sulla pallina”. Molti di noi danno per scontato che ciò significhi che dobbiamo “fare attenzione” alla pallina, ma questo è fisicamente impossibile.
Una pallina da tennis in volo supera sempre la velocità del pensiero conscio di circa mezzo secondo. Ci vuole, infatti, un decimo di secondo perché l’immagine arrivi dall’occhio al cervello e altri 400 millesimi di secondo affinché si formi una percezione conscia della pallina.

Se i tennisti si affidassero al fatto di prestare attenzione, ogni singola pallina schizzerebbe via dal campo prima che essi riescano a muovere la racchetta. Colpire una pallina da tennis è un compito allora svolto dalla parte inconscia… insieme a moltissimi altri!

genio2Tutti noi possediamo davvero una macchina pensante di gran lunga superiore alla nostra mente conscia. Il matematico John von Neumann ha calcolato che il cervello umano può immagazzinare fino a 280 quintilioni cioè 280.000.000.000.000.000.000 – di bit di memoria. Pur avendo questo incredibile potere di calcolo, la maggior parte di noi ha difficoltà a moltiplicare cifre di due numeri senza ricorrere a una calcolatrice, a portare a termine il cruciverba del giornale o a ricordare cosa abbiano mangiato per cena 2 giorni prima.
Solo i Mozart, gli Einstein e i Da Vinci – una % infinitamente piccola dell’umanità – sembra abbiano usato il proprio potere mentale in modo efficiente (ed è provato che non hanno usato altro che una sola frazione del proprio intelletto). Il loro talento sembra così incredibile, al punto che li consideriamo dotati di poteri apparentemente soprannaturali.


MA I GENI SONO COSI’ DIVERSI DA NOI?

einsteinNon si direbbe, guardandone le pagelle scolastiche o la storia professionale. Raramente, a dire il vero, i geni si distinguono nel primo periodo della loro vita. Molti vengono classificati come “difficili”, “lenti” o addirittura “stupidi. Thomas Edison, che con il record di 1.093 brevetti ha superato ogni altro inventore nella storia, era notoriamente lento a scuola. “Mio padre pensava che fossi stupido” ricordava Edison “e quasi mi convinsi di essere un asino.”

Da bambino, anche Albert Einstein sembrava agli adulti piuttosto lento nell’apprendimento, in parte a causa della dislessia, che gli causava grande difficoltà nel parlare e nel leggere. Le scarse abilità linguistiche del giovane Einstein spinsero il suo professore di greco a dirgli: “Non combinerai mai niente”. Più tardi Einstein fu espulso dal liceo e non superò l’esame d’ammissione al college. Dopo aver finalmente conseguito la laurea, non riuscì ad ottenere né un incarico accademico, né una raccomandazione da parte dei suoi professori. Costretto ad accettare un lavoretto di scarsa importanza all’ufficio brevetti svizzero, il ventenne Einstein sembrava destinato ad una vita di mediocrità.

Ma all’età di ventisei anni Einstein pubblicò la sua Teoria Speciale della Relatività, solo sedici anni dopo aveva vinto un premio Nobel ed era diventato una celebrità internazionale. Persino oggi, l’immagine di Einstein rimane la quintessenza dell’immagine del “genio”, e il suo nome un sinonimo di intelligenza al di sopra del comune.

COSA AVEVA EINSTEIN CHE NOI NON ABBIAMO?

neurone-rigenerazione-cervelloÈ ciò che voleva sapere il dottor Thomas Harvey, patologo in servizio all’ospedale di Princeton quando Einstein morì nel 1955. Senza il permesso della famiglia, Harvey prese l’iniziativa di rimuovere e mettere da parte il cervello dello scienziato. Per i successivi quarant’anni, Harvey ne studiò delle porzioni per riuscire a svelare il segreto del genio di Einstein.
Harvey non trovò mai niente, ma una sua collega sì. Nei primi anni Ottanta, Marian Diamond, una neuroanatomista dell’Università della California, a Berkeley, in un famoso esperimento, pose dei topi in un ambiente super-stimolante, completo di altalene, scale, ruote e giochi di ogni tipo. Altri topi furono confinati in semplici gabbie.

I topi che vivevano nell’ambiente con un’elevata quantità di stimoli non solo raggiungevano l’eccezionale età di tre anni (l’equivalente dei 90 anni in un uomo), ma il loro cervello aumentava di dimensioni, facendo crescere foreste di nuovi collegamenti tra cellule nervose sotto forma di dendriti e assoni – strutture affusolate, simili a tronchi, che trasmettono segnali elettrici da una cellula nervosa (o neurone) all’altra. I topi che vivevano in gabbie normali, invece, rimanevano inattivi e morivano più giovani. Il loro cervello presentava, inoltre, meno collegamenti tra cellule.
Già nel 1911, Santiago Ramon y Cajal, padre della neuroanatomia, aveva scoperto che il numero delle interconnessioni tra neuroni (dette sinapsi) era la misura reale del genio, ben più importante nel determinare il potere mentale rispetto al semplice numero di neuroni. L’esperimento della Diamond dimostrò che – almeno nei topi – il meccanismo fisico del genio poteva essere prodotto grazie all’esercizio mentale.

emc21Lo stesso principio vale anche per le persone? La Diamond voleva scoprirlo. Ottenne sezioni del cervello di Einstein e le esaminò. Come si aspettava, scoprì un numero elevato di cellule gliali che agiscono come una sorta di colla che tiene unite le altre cellule nervose ed aiuta, inoltre, a trasmettere segnali elettrochimici tra i neuroni. A differenza dei neuroni – che non si riproducono dopo la nascita, le cellule gliali, gli assoni e i dendriti possono aumentare di numero durante tutta la vita, a seconda di come si usa il proprio cervello.

Il lavoro della Diamond suggerì che più impariamo, più si formano connessioni di questo tipo.  Allo stesso modo, quando smettiamo di apprendere e la nostra mente rimane inattiva, questi collegamenti avvizziscono e diminuiscono a poco a poco, fino a scomparire.

L’implicazione per gli educatori è chiara. Se il cervello di Einstein ha funzionato in qualche modo come il cervello dei topi della Diamond, allora sarebbe possibile creare nuovi Einstein con un esercizio mentale sufficientemente stimolante, permettendo ad esempio alla propria immaginazione di vagare liberamente.

Quindi spazio all’immaginazione, al sogno, ai sogni ad occhi aperti, al vedere il mondo con occhi diversi per notare sfaccettature nuove, a considerare le cose e gli avvenimenti anche da una seconda prospettiva!!! … Buona creatività!!

10 Commenti

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  • Dario

    Articolo molto interessante ma rimane il dubbio del perchè si fatica a ricordare quanto abbiamo appreso: si sono fatti passi avanti in questa direzione?

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  • Alberta

    Grazie a tutti! sono felice che l’articolo vi sia piaciuto… e soprattutto che vi sia di stimolo, per iniziare a pensare che forse siamo più potenti di quello che vogliamo (o che vogliono) farci credere! La struttura cerebrale è dalla nostra parte, sta a noi stimolarla (anche con esercizi tipo Brain Trainer… ma non solo)… sviluppando la creatività, leggendo libri di diversi tipi, cercando di sforzarsi nel trovare nuovi modi di vedere le cose.!!!

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  • diego

    Ale, certamente. Peccato che così si coltivi una massa di topi senza giochi.

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  • ale

    Articolo interessante.

    Diego, la mancata sponsorizzazione istituzionale per questo sviluppo personale, credo che non sia casuale… Basta guardare con occhi critici quello che passano attraverso i classici canali di comunicazione (televisione, ecc).

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  • gio

    Grazie, illuminante ed e’ vero pero’ credo vada valorizzata anche l’educazione che permette all’auomo di acquisire le abilita’ di sviluppare ogni parte espressiva dell’uomo altrimenti la capaicta’creativa finirebbe per indirizzarsi solo nella parte razionale che non rappresenta tutte le possibilita’ umane.
    Io, mi paragono alle mie colleghe e sicuramente rappresento un’anomalia perche’ continuo a reinventare il mio lavoro e trovo e scopro ma questo non deriva solo dallo studio che applico ma anche la prospettiva poliedrica che ha per me la relata’ (riducazione cognitiva e comnunicativa)

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  • alessandro

    ciao alberta…..
    l’articolo va….
    cosa mi dici della motivazione all’apprendimento
    alla memorizzazione dei contenuti
    alla rievocazone degli stessi quando occorre
    il cervello puo avere capacita elevatissime d memoria…..è vero
    hai dei cnsigli ,esercizi ecc
    per intraprendere l’arte della memoria ????????
    grzie alessandro ………….

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  • Luigi

    Bellissimo articolo, complimenti Alberta.
    Chissà se i programmi tipo “brain training” e simili siano davero efficaci nell’aumentare il numero di connessioni neurali…

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  • diego

    Complimenti per l’articolo!

    Interessante porsi la domanda “COSA AVEVA EINSTEIN CHE NOI NON ABBIAMO?”, a livello personale evviva le nostre possibilità, da un punto di vista più globale mi chiedo come mai non sia di interesse istituzionale lo sviluppo personale in una “società industrializzata”.

    Occorre che nelle nostre “gabbiette” vengano inserite più altalene, scale, ruote e giochi di ogni tipo!!!

    Un saluto a tutti!

    diego

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  • Camilla

    Che dire… bravissima e stimolante, come sempre.
    Camilla

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  • Fabio Neri

    …Fantastico!!…il tuo è articolo è veramente molto interessante, specialmente per la parte “software” del cervello: 35.000 miliardi di Terabyte sono veramente troppi per un encefalo !!!! Grazie ;)

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