Arriva inaspettato, a volte devastante quanto improvviso. Oppure si insinua lentamente nella nostra vita fino a farcene sentire sommersi,   incapaci di reagire, di immaginare una via d’uscita. Spesso scatenato da un evento che non eravamo stati in grado di prevedere o che forse conoscevamo fin troppo bene, senza per questo riuscire a farcene una ragione.  In ogni caso la prevedibilità dell’evento doloroso non è sufficiente a metterci al riparo dalla insostenibile sensazione di totale perdita di senso che invade la nostra anima quando siamo colpiti da un evento doloroso o traumatico. Una separazione, un lutto,  un cambiamento radicale …. e il dolore diventa quel  filtro grigio  ineludibile che scolorisce ogni nostro sentire e che ci “separa” dal resto del mondo e della vita

Elemento imprescindibile delle nostre esistenze, ogni essere umano deve prima o poi confrontarsi con il dolore;  quando tutto va bene, almeno con quello relativa all’angoscia  della morte,  realtà di cui prendiamo sempre più consapevolezza con la maturità e la vecchiaia. La paura è l’inseparabile compagna del dolore poiché  l’evento doloroso ci obbliga ad affrontare forzatamente  l’ ignoto della nuova condizione esistenziale che, nostro malgrado, andiamo avivere.  La perdita, già in sè dolorosa,  ci obbliga a confrontarci con il nuovo che ci aspetta. Quanto più l’oggetto della nostra perdita “appartiene” alla nostra vita,   tanto più ci troveremo faccia a faccia con la  paura del cambiamento esistenziale che dovremo affrontare.  

Il dolore  è indissolubilmente  legato al sentimento della “perdita”  – di una persona cara…della  salute….della casa….di beni materiali…..della posizion sociale….della  nostra identità –  fatta anche di riferimenti, punti fermi e ricorrenti nelle nostre vite. In qualunque sfera  (sociale, professionale, affettiva…)  la perdita di questi riferimenti  “sicuri”  ci destabilizza e provoca in noi la sensazione di perdere , insieme a ciò che non è più, anche noi stessi.  Ci ritroviamo spaesati a  dover ricostruire,  neanche noi sappiamo bene cosa, in ogni caso la nostra vita.

IL CORPO E L’IMMAGINAZIONE

In questi momenti  in cui ogni contatto col mondo e con noi stessi  (al di fuori della nostra sofferenza)   appare interrotto,  potrebbe essere di aiuto tornare al corpo e alla nostra fisicitàprove concrete del nostro “essere” , che soli ci mantengono collegati al nostro “esistere”.  Il corpo è il  luogo in cui tutta la nostra storia è narrata e leggibile, specchio del nostro vissuto  più profondo.  Troppo spesso dimenticato,  trascurato, strapazzato, vissuto come estraneo a noi.  Nel momento della sofferenza IL riferimento, tra tutti quelli persi, resta il nostro corpo; riconosciamolo come amico e come nostro potente alleato nel ritrovare un po’ il nostro centro.  Utilizziamolo, muoviamolo, lasciamoci muovere….. facciamo qualunque cosa ci aiuti ad aumentarne la percezione e la consapevolezza.  Rendiamolo  vivo ! e lui ci ripagherà.

Magari concediamoci ogni giorno una mezz’ora  in cui offrirgli tutta la nostra attenzione, cominciando dal  respiro : è corto… profondo… superficiale…. Lasciamolo fluire spontaneamente,  solo ponendo attenzione alla sensazione dell’aria che entra in noi e fluisce dalle narici ai polmoni;  restiamo concentrati solo sulle nostre sensazioni fisiche : quale sensazione fisica emerge in primo piano su tutte?… cosa può volermi dire?…come sta in questo momento  il mio stomaco… la nuca …..dove sento la mia paura….di che colore è….dove sta il mio dolore e se dovessi dagli una forma e un colore come li immaginerei ?….. Lasciamoci guidare dall’immaginazione e dall’intuito senza avere paura di essere stupidi o ridicoli anzi, se abbiamo tempo, disegnamo veramente ciò che abbiamo “visto” , diamogli forma e colore, oppure trasformiamolo  in una poesia o in un racconto fantastico !  Forse corro il rischio di apparirvi superficiale o semplicista ma vi garantisco  che il beneficio  è assicurato.

COMPRENDERE  IL  DOLORE,       ACCETTARLO        CONDIVIDERLO 

Sembra paradossale ma non possiamo superare il dolore se non vivendolo a fondo.  Non cerchiamo di “dimenticare”  perché nulla può essere realmente cancellato dalla nostra memoria  ma anzi,  se rimosso,  continua  ad agire attivamente  in noi attraverso le vie dell’inconsapevolezza anziché della coscienza. Di fatto poter dimenticare è solo un’illusione e, come tale, non difende dal dolore.  Se non attraversiamo consapevolmente il mare del nostro dolore, questo prima o poi tornerà a manifestarsi in qualche forma.   

Accettiamo il nostro dolore, accettiamo noi stessi e la nostra fragilità. Lasciamoci aiutare, affidiamo  il nostro dolore ad orecchie ed occhi che sappiano ascoltarlo e guardarlo con compassione (cumpatire significa proprio soffrire insieme), confidiamo il nostro dolore  a qualcuno in grado di accettare noi e la nostra sofferenza.  Non svanirà,  ma ci darà sollievo  il condividerla con un essere umano capace di accoglierla senza “commentare”, senza volerci consolare a tutti i costi  invitandoci a “distrazioni” che ci farebbero stare ancora più male.  Questo atteggiamento, per quanto adottato in buona fede e a fin di bene, ci farebbe sentire ancora più  incompresi e soli. La partecipazione autentica si limita ad offrire il calore della propria  presenza nell’accettazione totale dell’altro e dei suoi sentimenti.

Solo questo ci può aiutare, col tempo,  a ritrovare la gioia di vivere e  il senso della nostra vita nel presente,  senza dimenticare il passato ma anzi,  traendone nuova forza e consapevolezza nel senso ritrovato del nostro cammino.

7 Commenti

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  • Susanna Ciacci

    Carissima Gioana,

    questa tempesta di sentimenti da cui ti senti sopraffatta è naturale dopo un evento così traumatico. Non fare violenza a te stessa cercando di nascondere quello che provi ma autorizzati a provarlo e ad esprimerlo, se lo riterrai opportuno anche con l’aiuto di qualcuno (professionista o non) purché sappia veramente ascoltarti con empatia e rispetto. Evita di uniformarti ai consigli delle persone che ti dicono quello che “dovresti” provare sentire o fare. Tratta con rispetto tutto ciò che TU provi. Per rispetto di te stessa, del tuo ragazzo e del vostro amore.

    Cerca di accettare i tuoi sentimenti in tutta la loro interezza e accogli il tuo dolore a braccia aperte come un compagno, un amico di questo periodo. Negarlo od evitarlo lo renderebbe solo più forte. Accoglierlo con benevolenza lo addolcirà e lo trasformerà in una dolce malinconia. Questa tua grande sofferenza è una reazione naturale, testimonianza della tua umanità e quindi della tua (nostra) fragilità. Concediti di vivere le tue legittimissime reazioni emotive e i tuoi sentimenti serenamente, senza sentirti in colpa se non riesci a “distrarti” o ad essere allegra come i tuoi amici. Non cercare di sfuggire alla sofferenza con quelle attività che ti sembrano inutili e sciocche ma stai con te stessa e con i tuoi ricordi.

    Bada bene non ti sto suggerendo di rinunciare ai rapporti sociali e alle tue normali attività, tutt’altro: cerca di non interrompere i tuoi doveri. Ti suggerisco però di evitare “quelle” distrazioni che tu vivi ora come “sciocche” e che immagino ti facciano stare ancora peggio perché è assurdo cercare di essere allegri quando si è tanto addolorati e disorientati. Piuttosto dedicati ad attività che siano in sintonia con il tuo stato d’animo e che ti aiutino a restare in contatto con ciò che provi: ascolto di musiche adatte al tuo umore, libri e film in cui potresti trovare “le parole per dirlo”…quel miscuglio di emozioni che neanche tu sai come chiamare. L’arte, in tutte le sue forme, è sempre un aiuto immenso per lo spirito. Ora è importante che tu possa esprimere e dare un nome a tutto quello che senti.
    Chiuditi nella tua camera e trasforma ciò che provi in una danza, in un disegno, in un racconto, in un testo di una canzone…..qualunque cosa ti venga in mente senza la preoccupazione del risultato estetico o artistico ma solo con lo scopo dell’espressione in sé.
    Anche una regolare attività fisica ti aiuterebbe molto: solo dopo aver consultato il tuo medico di fiducia un buon lavoro quotidiano con il corpo ti aiuterebbe a scaricarti emotivamente e mentalmente. Meglio se nella natura, nel parco della tua città, in riva al mare o sul lungo fiume…dipende dai tuoi gusti, da dove vivi e da come ti puoi organizzare. Correre o ballare o nuotare…ti aiuterebbe a stare nel corpo,nel tuo respiro, e a prendere consapevolezza di ogni sensazione fisica nel qui ed ora, istante per istante, e questo sarebbe molto benefico.

    Ti dicevo che cercare di cacciare il dolore come fosse un nemico non serve a nulla. Non obbligarti a “distrarti” a tutti i costi, equivarrebbe solo a nascondere i cocci sotto il tappeto e nel tempo non ti sarebbe di alcun aiuto.
    Solo accogliendo tutte le tue emozioni dolorose con benevolenza potrai realmente superarle e riconquistare la gioia di vivere che ti spetta e ti appartiene di diritto. Solo imparando ad accettare e vivere il tuo attuale dolore e disorientamento potrai un giorno tornare ad essere felice. Pur senza dimenticare.

    Sarò felice se vorrai scrivermi ancora.
    Ti abbraccio forte forte con tanto affetto.
    Susanna

    Rispondi
  • Gioana

    Concordo pienamente con le persone che hanno commentato questo articolo.. fantastico ed eccezionale. sono una ragazza di 15 anni ho perso il mio ragazzo in un incidente e non me ne faccio una ragione sul perchè sia accaduto e continuo a farmi domande le quali non troverò mai risposte …voglio distrarmi ma sembra tutto così inutile e sciocco perchè il dolore ogni giorno mi divora ma non riesco a sfogarmi del tutto sento come se avessi un blocco che non mi lascia tirar fuori tutto cio’ che ho dentro cosa devo fare ?

    Rispondi
  • gianni

    in realtà faccio terapia individuale con un terapeuta gestaltista…ecco perchè ho apprezzato molto il tuo articolo..diciamo che ho colto a pieno….il messaggio recante nel tuo scritto….
    anche la sua risposta è stata molto gradita….a volte mi sento strano…sono un giovane uomo e ho scelto di fare psicoterapia….ho scoperto un nuovo mondo,o meglio sto tirando fuori cose che bollivano in pentola….mi diverto tanto nei colloqui col terapeuta…e ho scoperto che fare psicoterapia richiede impegno,costanza ecc…
    inoltre hai ragione…pensavo anch’io di soffrire di sinistesia…ignoravo di aver represso alcune emozioni primordiali….a volte il cambiamento è faticoso….ma sto provando a ricostruire tutto pezzo per pezzo….mi sono messo in gioco ed è iuna bella esperienza..ultimamente provo a parlre al mio bambino interiore…gli dico di permetersi di sentire le proprie emozioni…..
    insomma leggere i tuoi articoli l’ho trovato gratificante e stimolante
    saluti

    Rispondi
  • gianni

    gentile susanna,
    ho trovato il suo articolo affascinante,concreto….e molto vicino a cio che cerco in questo momento..ho iniziato da poco un percorso di crescita personale….quindi se ho ben capito cio che non mi porta a vivere le mie emozioni…sono dei blocchi…di rabbia,di paura,insoma tutto quello che ho immagazzinato fin da piccolo….ma una cosa che mi blocca (per lo meno per quello che mi sembra di percepire)è il “giudizio”che ho delle mie emozioni..credo sia il giudizio ad ostacolare il mio cambiamento..a non vivere in pieno la paura,la rabbia,ecc.,infatti cerco di lavorare molto su questo aspetto…e arrivare ad uno stato di assenza di giudizio…ho inoltre notato che il il mio giudizio sugli altri è direttamente proporzionale a al giudizio e/o pregiudizio che ho su me stesso..potresti darmi un consiglio,un parere ecc?
    grazie

    Rispondi
    • susanna ciacci

      Caro Gianni,

      di solito ciò che ci impedisce il contatto profondo con le nostre emozioni attuali sono le forme di difesa più antiche che attivammo nel momento in cui non eravamo nella condizione di poter esprimere adeguatamente ciò che provavamo, magari perché troppo piccoli. Se attualmente hai la sensazione di non vivere le tue emozioni e ti senti un po’ !anestetizzato! è perché probabilmente, per difenderti all’epoca da emozioni a cui non eri in grado di far fronte, hai operato una sorta di de-sensibilizzazione, come autodifesa naturale e spontanea. Purtroppo accade che i nostri meccanismi di autodifesa per evitare il dolore e le emozioni negative inibiscano anche la nostra capacità di sentire quelle positive, così in pratica la nostra capacità di provare gioia e piacere è proporzionale alla nostra capacità di contattare il dolore. Il buio….la luce.

      Quanto alla connessione tra il giudizio che dai degli altri con quello verso te stesso hai colto nel segno. Non possiamo accettare negli altri ciò che non accettiamo di noi stessi, certamente senza rendercene conto. Per questo qualunque professione di aiuto prevede un percorso personale. Per questo anche la nostra religione comanda “Ama il prossimo tuo COME te stesso” ! Comprendere, accettare, perdonare prima di tutto noi stessi per riuscire a comprendere accettare perdonare gli altri. Altrimenti sarebbe solo un artificio di facciata.

      Complimenti per la tua scelta di compiere un percorso personale di crescita ! i lavori di gruppo sono sempre molto “nutrienti”.

      Un caro saluto e tanti auguri.
      Susanna

  • Mathia

    Ciao Susanna,
    mi prendo la confidenza dandoti del tu, spero non ti dispiaccia!
    Ho letto questo articolo e lo trovo sbalorditivo, in senso positivo ovviamente, probabilmente proprio perché sposa in pieno la mia attuale situazione e il cammino che vorrei avviarmi a percorrere.
    Mi attrae molto il mondo del counseling, almeno per ciò che di esso ho potuto apprendere del web. Sarà forse per quel cammino accennato sopra, fatto è che vorrei saperne molto molto di più, mi piacerebbe addentrarmici magari attivamente ma non so bene da dove iniziare e se nella mia zona esista la possibilità.
    E’ possibile sentirci per ulteriori info?
    Ho tentato anche di contattarti via Facebook ma sei “blindata”!
    Spero di leggerti presto, ti ribadisco i miei complimenti e ti auguro buona giornata.
    Mathia

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    • susanna ciacci

      Caro Mathia,
      non ho ben capito se tu sia interessato alla formazione in counseling o se ti voglia rivolgere ad un counselor per te stesso. Se mi chiarisci meglio spero di poterti aiutare.
      Grazie per i complimenti e un caro saluto.
      Susanna

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