Si tende generalmente a descrivere l’attività cerebrale come caratterizzata da processi coscienti e razionali a livello dell’emisfero sinistro e processi inconsci, irrazionali a carico dell’emisfero destro. Inoltre quest’ultimo viene considerato come sede delle emozioni. Si attribuisce anche un ruolo di controllo dell’emisfero sinistro sul destro.

Non abbiamo al momento alcuna evidenza sperimentale sul funzionamento degli emisferi così come illustrato.

Noi dobbiamo distinguere tra ciò che è attività non cosciente del cervello e inconscio in senso freudiano.

Sono numerose le attività non coscienti. La maggior parte di esse si svolgono nelle strutture sottocorticali. C’è una struttura presente bilateralmente chiamata talamo che riceve tutte le informazioni provenienti dall’esterno e dall’interno del corpo ed invia alla corteccia cerebrale solo una parte poichè per molte funzioni non è necessario l’intervento della corteccia. Anche perchè sarebbe impossibile vivere bombardati dalle migliaia di informazioni che ogni secondo arrivano al talamo.

Ma anche processi coscienti hanno componenti non coscienti. Io posso effettuare un movimento volontario ma non ho coscienza di tutti i processi che intervengono: idea del movimento a livello della corteccia prefrontale, corteccia premotoria, area motoria supplementare, area motoria primaria, controllo durante l’esecuzione del movimento da parte dei gangli della base e del cervelletto, segnali provenienti dalle articolazioni e dai muscoli che danno in ogni istante la posizione dei diversi segmenti corporei ed inoltre la correttezza del movimento. Se il movimento mentre è in esecuzione non è corretto il cervelletto interviene e lo corregge. Pensate che tutto questo si svolge in frazioni di secondo!!! Tutto questo succede anche per tutto il breve tempo in cui aprite semplicemente la vostra mano.

Questa localizzazione dell’inconscio in senso freudiano a livello dell’emisfero destro è un’estrapolazione fatta in seguito a studi condotti su pazienti commissurotomizzati in cui si è vista la presenza di processi che restano non coscienti poichè non possono passare all’emisfero sn. Quindi si è ritenuto che l’emisfero dx fosse la sede di ciò che Freud chiama inconscio.

Ma non è così!

Oggi c’è quella che si chiama neuropsicoanalisi che ha lo scopo di individuare le strutture cerebrali che potrebbero essere implicate nei processi descritti da Freud. Sembra che un certo ruolo potrebbe essere assunto dall’amigdala e da altre strutture sottocorticali presenti bilateralmente.

Ma non ancora vi sono evidenze sperimentali. Quella di Freud è una teoria che cerca di spiegare la psicopatologia ricercandola nei meccanismi di rimozione. Ma al momento non sono state ancora individuate in maniera precisa le strutture respnsabili dei processi descritti da Freud.

La psicanalisi è una teoria che è stata anche rivista negli anni (Klein, Bion, Adler, Jung, Reich).

Abbiamo poi diversi approcci alla psicopatologia e alcuni non prendono in considerazione l’inconscio nè viene considerata una localizzazione dell’incoscio a livello dell’emisfero dx. Oltre alla psicoanalisi e alle psicoterapie ad indirizzo psicoanalitico abbiamo infatti le terapie relazionali sistemiche, le terapie cognitivo-comprtamentali, ecc. Diverse impostazioni  non psicoanalitiche (le psicoterapie di ispirazione fenomenologico-esistenziale, la terapia della Gestalt, l’analisi transazionale, la terapia centrata sul cliente).

Gli psicologi cognitivo-comportamentali ad esempio non attribuiscono alcuna importanza all’inconscio ma cercano di scoprire le relazioni reciproche tra processi cognitivi, processi emozionali e attività motorie esplicite. Il trattamento si basa sui concetti di condizionamento, decondizionamento, apprendimento.
Secondo la teoria comportamentista, la malattia mentale deriva da apprendimenti sbagliati che hanno condizionato negativamente il soggetto e gli “interventi” si basano su tecniche di desensibilizzazione allo stimolo che provoca sofferenza.

<<Gli autori cognitivisti non si soffermano sulle modalità con cui si struttura la conoscenza durante lo sviluppo, ma si limitano ad evidenziare sistemi di convinzioni “scorretti” originati da un apprendimento genericamente “difettoso” e che come tali provocano sofferenze e scompensi emotivi.
Gli assunti del modello cognitivo-comportamentale sono contenuti in una teoria semplice e chiara: le emozioni negative degli esseri umani sono una conseguenza di ragionamenti e modi di pensare. Da questo inquadramento teorico deriva un approccio terapeutico nuovo. Anzichè intervenire sul tono dell’umore negativo o sugli stati emotivi, il terapeuta aiuta il paziente ad individuare e correggere le sue modalità distorte di pensiero e ad apprendere modalità cognitive alternative.
L’importanza del cognitivismo è stata quella di sottolineare il ruolo dei sistemi di rappresentazione immaginativi e verbali come le modalità di pensiero, le convinzioni personali, le aspettative, le teorie esplicite su di sè e sul mondo ed il loro rapporto con gli stati emotivi e le strategie comportamentali>> (Trattato Italiano di Psichiatria).

Vediamo quindi che non viene attribuito alcun ruolo a ciò che può essere definito inconscio ma si evidenzia il ruolo fondamentali dei processi di apprendimento e memoria, senza identificare alcuna localizzazione emisferica.

Quindi affermare che l’emisfero destro è sede dell’inconscio nel senso in cui lo intendeva Freud significa dare una localizzazione anatomo-funzionale.  Ma ad oggi non c’è nessuna conferma di ciò, nè del controllo esercitato dall’emisfero sinistro sul destro.

<<Molti fenomeni nervosi restano al di fuori della coscienza, come i riflessi, gli automatismi (cerebellari, extrapiramidali, ecc.). Nel processo percettivo elementi incoscienti ci permettono di apprezzare distanze, rilievi, movimenti, misure.
Ogni organismo è continuamente impegnato ad escludere dalla coscienza una larga parte delle informazioni che lo raggiungono e delle elaborazioni nervose che gli permettono di vivere.
Il modello di inconscio elaborato dalla psicoanalisi è però diverso in quanto concerne in maniera originale e peculiare una sfera psicologica dotata di propria completa autonomia. Esso prevede che l’attività inconscia si origini in corrispondenza delle regolazioni istintivo-affettive esistenti nella scala filogenetica. Sembrerebbe quindi logico che le regolazioni inconsce nel  senso psicodinamico trovino radice nelle strutture del nostro cervello deputate alla vita affettiva e istintiva, aventi forti connessioni e sovrapposizioni da un lato con quelle impegnate nella regolazione vegetativa e dall’altro con quelle che permettono apprendimento ed ideazione. Sono le strutture diencefaliche, rinencefaliche e ipotalamiche!
Strutture pienamente presenti ai livelli filogenetici e capaci di regolare un comportamento già così complesso ed articolato come quello istintivo>> (Trattato Italiano di Psichiatria).

Vediamo quindi che viene attribuita importanza alle strutture sottocorticali presenti bilateralmente anche se, come ho detto prima, al momento non esiste alcuna evidenza sperimentale.

Quindi quando parliamo di inconscio dobbiamo specificare se intendiamo l’inconscio freudiano. Per le neuroscienze infatti per inconscio si intendono tutte le attività di cui non abbiamo coscienza e che riguardano funzioni di entrambi gli emisferi.

Da un punto di vista neurofisiologico l’emisfero destro compie funzioni specifiche come l’emisfero sinistro e l’attività di entrambi contribuisce alla nostra vita.

Esiste, secondo la teoria di Elkhonon Goldberg, un affidarsi negli anni a programmi stereotipati presenti nell’emisfero sinistro. L’Autore attribuisce grande importanza al ruolo assunto dall’emisfero destro nell’apprendimento e nelle novità. Se non apprendiamo più nulla ci affidiamo ai programmi appresi in passato e che sono localizzati nell’emisfero sinistro. Goldberg precisa che questa è la sua visione poichè il ruolo effettivo dei due emisferi resta ancora misterioso.

<<La dualità è una delle caratteristiche principali dell’architettura cerebrale e il suo più tenace enigma. Perchè il cervello è diviso in due emisferi? Sono state proposte a tale riguardo numerose teorie e ipotesi, ma nessuna di esse è stata in grado di svelare l’enigma. Noi esamineremo un’idea radicalmente nuova della dualità cerebrale: l’emisfero destro è quello delle “novità” e l’emisfero sinistro è responsabile di configurazioni ben sviluppate. Ciò significa che a mano a mano che invecchiamo e accumuliamo sempre più modelli, ha luogo un cambiamento nell'”equilibrio di potere” dei due emisferi: il ruolo dell’emisfero destro diminuisce e aumenta quello dell’emisfero sinistro. Man mano che invecchiamo facciamo sempre più affidamento sull’emisfero sinistro, usandolo di più>> (Elkhonon Goldberg, Il paradosso della saggezza).

Egli sostiene che per mantenere una corretta attività cerebrale e garantire un buon invecchiamento del cervello occorrerebbe mantenere sempre vive le novità perchè è nelle novità che interviene l’emisfero destro.

Alcune funzioni di base dei due emisferi rimangono sempre ed infatti Goldberg descrive in maniera interessante il funzionamento biemisferico nelle attività quotidiane come ho illustrato nel precedente articolo “Una giornata di lavoro…del tuo cervello!!!”.

Riprendo un concetto che ho già espresso. Da un punto di vista evolutivo quale sarebbe stato il vantaggio per la specie umana di avere un emisfero inconscio ed un altro che svolge tutte le funzioni?  Il vantaggio evolutivo è stato rappresentato proprio dalla presenza di funzioni simili e dall’acquisizione di funzioni specifiche. Ribadisco che oggi infatti non si parla più tanto di dominanza emisferica ma di specializzazione emisferica. Le informazioni elaborate in maniera diversa dai due emisferi costituiscono un arricchimento.

<<Il ruolo emisferico del funzionamento mentale sembra esprimere la prevalenza di un emisfero sull’altro in rapporto ad una determinata funzione. Più precisamente, studi condotti sull’attività percettiva e comportamentale di pazienti commissurotomizzati e i risultati di quelli dell'”ascolto dicotico” depongono per la specializzazione ma non per la competenza esclusiva di un solo emisfero cerebrale nell’intera soluzione di un problema, sottolineando a livello operativo la necessità dell’integrazione emisferica. La dinamica dell’interazione emisferica si esprime attraverso un’alternanza di funzioni in rapporto a situazioni contingenti. Studi elettroencefalografici depongono per tali dati. L’emisfero dominante sembra specializzato nella trasduzione dell’informazione linguistico verbale propria del sistema linguistico completo. L’emisfero non dominante sembra prevalentemente impegnato nella trasduzione dell’informazione nella sua totalità, in modo olistico, arricchita delle sue implicazioni analogiche e mataforiche e dei relativi correlati emotivi; sarebbe connesso con l’avviarsi del fenomeno mentale dell’immaginazione, della formazione dell’immagine corporea o schema corporeo, della visualizzazione, dell’informazione espressa attraverso categorie linguistiche speciali>> (Trattato Italiano di Psichiatria).

Possiamo considerare il ruolo svolto dall’emisfero destro quando ascoltiamo una persona. Se questa persona ci dice “Sono felice” ma con un tono sommesso, con voce monotona, senza enfasi siamo portati a ritenere che non è vero poichè il tono della voce non corrisponde al significato delle parole. Mentre l’emisfero sinistro analizza le parole e il significato, l’emisfero destro analizza proprio il tono di voce e quindi il contenuto emotivo. Quindi possiamo affermare che la tonalità emotiva non è congrua con le parole. Se dovessimo affidarci solo all’analisi effettuata dall’emisfero sinistro saremmo portati a ritenere che tale persona è realmente felice. Ma poichè grazie all’emisfero destro captiamo il contenuto emotivo giungiamo alla conclusione che non è vero.

Il ruolo importante dell’emisfero destro è ampiamente sostenuto da Elkhonon Goldberg il quale sostiene che esso ha un’importanza fondamentale nei processi di apprendimento. Tutto ciò che è nuovo viene elaborato dall’emisfero destro e quindi inviato all’emisfero sinistro che crea un modello. Quando ci troviamo ad affrontare una situazione simile facciamo affidamento ai modelli conservati nell’emisfero sinistro che sono frutto dell’elaborazione effettuata dall ‘emisfero destro.

Goldberg è giunto a questa conclusione anche grazie alle osservazioni effettuate su bambini con lesioni all’emisfero destro i quali presentano maggiori problemi rispetto a bambini con lesioni all’emisfero sinistro a conferma del ruolo importante dell’emisfero destro nei processi di apprendimento.

Vi sono inoltre diversi studi a conferma di ciò come quelli di Kamiya e coll. che hanno osservato l’attività cerebrale di soggetti alle prese con nuove situazioni.

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Alcuni soggetti sono stati sottoposti ad un esperimento che consisteva nella risoluzione di un problema a loro sconosciuto. E’ stata quindi registrata l’attività gamma durante l’esecuzione dell’esperimento.

Si può chiaramente vedere che nella fase iniziale c’è un’attivazione del lobo frontale destro che sta analizzando il problema e cercando una soluzione (A).

Successivamente si verifica un’estensione dell’attivazione a quasi tutto l’emisfero destro e contemporaneamente all’emisfero sinistro. Questo sta ad indicare che l’informazione sta coinvolgendo più aree dell’emisfero destro ed inoltre che si sta verificando una trasmissione della stessa dall’emisfero destro all’emisfero sinistro (B).

Infine abbiamo un’attivazione delle aree posteriori dell’emisfero sinistro che sembrano connesse con la memoria implicita ad indicare che la risoluzione del problema è stata trovata e che la modalità è stata conservata nella memoria implicita non verbalizzabile pronta per essere utilizzata a livello non conscio quindi in maniera automatica in presenza della stessa situazione (C).

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Anche quest’altra immagine mostra il ruolo dei due emisferi nell’apprendimento cognitivo (l’attività di un emisfero è indicata dal colore nero):

(A) L’emisfero destro è dominante quando affrontiamo una sfida cognitiva nuova.

(B) Entrambi gli emisferi sono ugualmente coinvolti nello stadio intermedio dell’apprendimento.

(C) L’emisfero sinistro è responsabile del “pilota automatico cognitivo” che serve a chiamare in causa attitudini mentali ben sviluppate. (E. Goldberg).

In una certa misura anche il ruolo della corteccia prefrontale (che interviene nei processi decisionali) diminuisce quando si ricorre ad attitudini mentali ben sviluppate. Infatti anche i lobi frontali svolgono un ruolo fondamentale per affrontare le novità cognitive. Gli studi condotti con la neuroradiologia funzionale (PET, fRM) hanno dimostrato che questi sono particolarmente attivi quando l’organismo affronta nuove sfide. Man mano che i compiti diventano familiari e non richiedono sforzo, il ruolo della corteccia prefrontale diminuisce.

In un recente articolo pubblicato su Science viene descritto il risultato di uno studio dal quale si è potuto osservare il ruolo svolto da entrambi gli emisferi nell’esecuzione di compiti in contemporanea. (Sylvain Charron and Etienne Koechlin: . Science 16 April 2010 328: 360-363 [DOI:0.1126/science.1183614]).

Ognuno dei due emisferi cerebrali ha la capacità di svolgere un compito per volta. Non è possibile impegnarsi in tre attività contemporaneamente. Quando l’attenzione è focalizzata su una sola attività, entrambi gli emisferi vi si dedicano all’unisono. Quando i compiti da svolgere sono due, ogni emisfero si assume un compito. Davanti a tre prestazioni contemporanee il cervello si sposta da una all’altra commettendo errori. I ricercatori dell’Institut National de la Santè et de la Recherche Médical di Parigi hanno sottoposto alcuni volontari ad una prova. Nel frattempo la Risonanza Magnetica Funzionale osservava come gli emisferi si dividevano i compiti. Quando le prove passavano da due a tre sessioni simultanee aumentava notevolmente il numero di errori.

Il cervello umano può saltare da un compito all’altro dando l’impressione che l’attenzione non sia mai stata distolta da nessuno dei due compiti.

Oltre a scoprire che il nostro cervello è capace di svolgere due compiti insieme i ricercatori francesi si sono accorti che i volontari impegnati nelle prove  non si dedicavano ad entrambi i compiti in maniera esattamente simultanea. La corteccia prefrontale infatti faceva slittare di continuo l’attenzione da un compito all’altro, impegnando ora l’uno ora l’altro emisfero.

Quindi ogni emisfero si assume un compito. Ma mentre ognuno è impegnato nella risoluzione, l’attenzione si sposta da un emisfero all’altro.  Più precisamente abbiamo che l’attenzione si focalizza sul compito che sta svolgendo l’emisfero sinistro, poi sull’attività che sta svolgendo l’emisfero destro per tornare poi sull’emisfero sinistro in un continuo alternarsi fino alla conclusione di entrambi i compiti.

Quindi è chiaramente evidenziata l’attività dell’emisfero destro in processi coscienti.

Il lobo frontale, che è responsabile dell’attenzione, è molto più sviluppato negli esseri umani che non nelle altre specie. I due lobi frontali, destro e sinistro, sono quindi in grado di assumere due compiti diversi.

Quindi nell’apprendimento di nuovi compiti c’è un’iniziale attivazione dell’emisfero destro con successivo passaggio all’emisfero sinistro. Nella risoluzione di un compito nuovo ci può essere l’impegno di entrambi gli emisferi, mentre nella risoluzione di due attività contemporanee ogni emisfero si assume l’impegno con l’attenzione che si sposta da un emisfero ad un altro alternativamente.

16 Commenti

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  • luca

    grazie mille!

    Rispondi
  • luca

    Ciao Luigi,
    ho letto l’articolo ma ho solo 13 anni è un pò difficile per me. Ti volevo chiedere, in poche parole, in che zona del cervello si troverebbe l’inconscio?

    grazie in anticipo!

    Rispondi
    • luigi sardo

      Ciao Luca
      e grazie di avermi scritto. Avrai anche 13 anni ma devo dire che sei molto profondo. Infatti la domanda che mi poni è estremamente difficile poichè al momento posso darti solo questa risposta: non si sa!
      E’ proprio così. Il concetto di inconscio è stato sviluppato da Freud ma non c’è al momento alcuna struttura cerebrale che è stata individuata come sede dell’inconscio in senso freudiano. Si parla perlopiù di processi inconsci che avvengono in aree cerebrali per le quali non vi è alcuna evidenza scientificamente dimostrata che le consideri sede certa di questi processi. Tali aree potrebbero essere nuclei profondi del cervello come l’amigdala che è respnsabile del meccanismo della paura oppure le aree che intervengono in quella che viene definita memeoria implicita, cioè una forma di memoria inacessibile di cui non abbiamo coscienza e che raccoglie tutte le esperienze da quando siamo nati. Queste aree sembrerebbero localizzate a livello delle regioni posteriore del cervello.
      Molti sostengono che l’inconscio è localizzato nell’emisfero destro e che quindi tutte le sue funzioni sono per noi inaccessibili. Io non sono per niente d’accordo con questa interpretazione poichè sostengo sempre che le funzioni dell’emisfero destro sono fondamentali nella nostra vita quotidiana. Ad esempio mentre l’emisfero sinistro comprende le parole quello destro comprende lo stato emotivo dietro un discorso. L’emisfero sinistro analizza di qualsiasi cosa le singole parti mentre l’emisfero destro compie un’analisi globale. E noi abbiamo sempre una percezione completa del risultato finale del lavoro di entrambi gli emisferi.
      Quindi ti ribadisco che al momento non sono in grado di rispondere alla tua domanda. I sogni per esempio sembrano connessi con attività inconsce ma dove originano i sogni non è chiaro. Se si vede un elettroencefalogramma di un soggetto mentre sogna esso è simile a quello di un soggetto sveglio quindi abbiamo attività su tutta la superficie cerebrale.
      Non so se in futuro grazie agli sviluppi tecnologici sarà possibile individuare con precisione queste aree. Al momento sappiamo solo che siamo il risultato di attività consce ed inconsce e più precisamente siamo il risultato dell’attività di tutto il cervello.
      Se i tuoi dubbi persistono sarà ben lieto di cercare di chiarirli in qualche modo.
      Un saluto
      Luigi

  • Fabio

    Grazie Luigi, per la tua risposta sulla memoria, riguardo la specializzaizone emisferica, gli ipnologi ed i piennellisti, continuano con questa solfa dell’emisfero dx inconscio e sinx razionale, ma se queste teorie sono obsolete,come spiegheresti certi risultati clinici buoni dati dall’ipnosi?su quale aree cerebrali lavorerebbe essa?
    grazie

    Rispondi
  • fabio

    ottimo articolo, sei d’accordo con chi sostiene che il magazzino mnemonico sia posizionato nell’emisfero destro? oppure è una teoria obsoleta!

    Rispondi
  • fabio

    ottimo intervento, le pongo un quesito? secondo lei è giusta la teoria che afferma che il magazzino di memoria sarebbe localizzato, nell’emisfero destro?
    grazie

    Rispondi
    • luigi sardo

      Caro Fabio,
      mi scuso per il ritardo nella risposta ma sono stato molto impegnato.
      Al momento non c’è alcuna evidenza che la memoria sia localizzata solo nell’emisfero dx.
      Tutto ciò che fa parte della memoria è localizzato su tutta la corteccia cerebrale di entrambi gli emisferi.
      Sembra che la localizzazione dipenda dalla funzione. Ad esempio per quanto riguarda un movimento appreso
      la sua archiviazione viene effettuata nelle vicinanze dell’area motoria sia a dx che a sn. Un’immagine visiva viene
      conservata a livello della corteccia occipitale dove hanno sede le aree visive sempre in entrambi gli emisferi.
      Se hai ancora dubbi sarò ben felice di poterti offrire i chiarimenti che desideri
      Ciao

      Luigi

  • nicola

    grazie luigi,sei stato molto chiaro!!

    Rispondi
  • nicola

    Ciao luigi,ho letto il tuo articolo con sincero interesse,ammiro molto il tuo lavoro e mi affiscina molto lo studio del cervello. Credo che è stato studiato molto sul nostro cervello,ma secondo me c’è ancora molto da scoprire. Per esempio,del nostro inconscio non sappiamo molto,eppure la maggiorparte delle nostre azioni deriva dalla nostra parte inconscia.

    La memoria,le paure,la nostra sicurezza interiore e persino il nostro dialogo interiore,derivano dal nostro inconscio,io la definisco la nostra anima.

    Ti voglio chiedere solo una cosa,tu che sei un cosi grande esperto del cervello,mi sai dare qualche esercizio per abbattare le mie barriere mentali (timidezza)? Spero che tu mi possa aiutare almeno per il 50%,perchè sò benissimo che la maggiorparte dei risultati dipendono da me. grazie e a presto.

    Rispondi
    • luigi sardo

      Caro Nicola,
      ti ringrazio sempre per i tuoi commenti.
      Certo che c’è tanto da scoprire sul cervello ma molti aspetti cominciano a diventare più chiari.
      Il discorso dell’inconscio è molto complesso. Avrai letto nell’articolo che parlo della necessità di distinguere tra inconscio in senso freudiano e inconscio secondo le neuroscienze.
      Questo perchè al momento non esistono elementi per poter definire la sede l’inconscio come lo intendeva Freud. Considera che lo stesso Freud non ha mai dato una localizzazione precisa.

      Quindi, come dicevo, dal punto di vista delle neuroscienze è più opportuno parlare di funzioni non coscienti del cervello, le quali comprendono tutte le funzioni delle strutture che si trovano al di sotto della corteccia cerebrale. Me anche tante funzioni della corteccia cerebrale non sono coscienti.

      Ad esempio se vedi un oggetto, un bicchiere, lo riconosci subito, immediatamente. Ma tale riconoscimento richiede l’elaborazione a livello della corteccia visiva su tre livelli differenti. Poi l’intervento di aree che si dicono associative e quindi la memoria. E’ come se l’oggetto venisse scomposto in tante parti e poi ricostruito a livello della corteccia visiva. Alla fine quello che si ottiene viene confrontato con ciò che è conservato nella memoria. Quando viene trovato un oggetto simile occorre trovare il nome associato a tale oggetto e quindi tu puoi dire: bicchiere.
      Quindi quando vedi questo oggetto in un attimo lo riconosci eppure nota che lavoro c’è dietro di cui tu non hai coscienza.

      Tante funzioni come ti dicevo che si svolgono in tutte le strutture sottocorticali restano non coscienti. Possono diventare coscienti quando viene coinvolta la corteccia cerebrale.
      Quindi una localizzazione anatomica dell’inconscio freudiano non c’è.
      Vi sono però diversi studi in corso volti a trovare una spiegazione neurofisiologica dell’inconscio freudiano. Sono studi volti a valutare l’attività delle strutture sottocorticali, in particolare dell’amigdala.

      L’amigdala è un piccolo nucleo che si trova nella profondità del cervello. Tale struttura ha un ruolo fondamentale nel meccanismo della paura e anche nella regolazione di altre emozioni. L’amigdala inoltre ha una memoria emotiva. Cioè memorizza il contenuto emotivo di un’esperienza o di un’informazione. E’ quindi di fronte ad una stessa situazione negativa che già abbiamo vissuto si può attivare generando uno stato di tensione. Questo è il meccanismo fisiologico. Che poi possa essere connesso all’inconscio freudiano non è ancora dimostrato.

      La memoria non deriva dall’inconscio. Non so se hai letto i miei articoli sulla memoria.
      Si parla di memoria esplicita per indicare tutti i ricordi accessibili. In essa vi sono tutti gli episodi della tua vita, la tua cultura, le persone che conosci, il tuo lavoro, ecc.
      L’altra forma di memoria è quella implicita in cui vi sono ricordi non accessibili quindi non coscienti.
      Ha un ruolo preponderante nei primi due anni di vita perchè le strutture della memoria esplicita non sono ancora formate.

      Quindi è possibile che ciò che viene memorizzato a questo livello possa influenzare il nostro comportamento.

    • luigi sardo

      Caro Nicola,
      divido la risposta al tuo commento in due parti per evitare che sia troppo lungo.

      Il dialogo interiore se ci rifletti avviene in modo conscio. Tu sei cosciente di questa discussione. Ciò che è importante è il contenuto. Il dialogo interiore può riguardare la valutazione di noi stessi, la pianificazione di un progetto, ecc.
      Per quanto riguarda la valutazione di noi stessi essa è sempre il risultato delle scelte che abbiamo fatto, dei risultati ottenuti, ecc. Tutte le nostre esperienze contribuiscono a creare l’immagine che abbiamo di noi stessi.

      Solitamente se tutto è andato come volevamo, se i risultati continuano ad essere positivi questa valutazione non può che essere ottima. In caso contrario è negativa. Sarebbe opportuno riuscire sempre a mantenere un’alta considerazione di sè indipendentemente dai risultati. Anzi utilizzare gli errori per migliorare. Si racconta che Edison ogni volta che creava un prototipo di lampadina che non funzionava diceva “Ecco un altro modo per non construire la lampadina”. Studiava dove potesse essere l’errore e tentava nuovamente.

      Considera che alla base di ogni nostro comportamento, di ogni nostro modo di pensare ci sono dei circuiti neurali. Questi circuiti si rinforzano man mano che vengono usati.
      Allo stesso modo anche i circuiti neurali che sono alla base di una valutazione negativa di noi stessi si rinforzano in seguito alla ripetizione. E forse anche di più perchè è sufficiente anche un piccolo elemento negativo per rimetterla in moto (“non sono buono”, “non valgo niente”, “sbaglio tutto”). Anzi si rinforza così intensamente che quasi parte in automatico. Inoltre è carica anche di contenuto emozionale negativo. Tale contenuto viene memorizzato nell’amigdala per cui ogni volta che il circuito si attiva entra in funzione anche l’amigdala e si genera sensazione di tensione.

      L’aspetto innovativo e interessante è che tali circuiti non sono fissi ma possono essere modificati. Creando un nuovo circuito più positivo e cominciandolo ad usare si determina la progressiva perdita del precedente e il rinforzo del nuovo. Inoltre non essendoci la connotazione negativa non c’è più l’attivazione dell’amigdala.
      E’ chiaro che è un lavoro che richiede impegno. Occorre un’accurata analisi di se stessi nelle diverse situazioni, valutare le reazioni emotive in ogni situazione e arrivare a fondo delle motivazioni.

      Certamente per questo aspetto puoi trovare in questo sito tanti articoli di esperti in questo settore e che certamente sono più bravi di me nel consigliarti le metodiche di intervento.
      Bisogna considerare che se in passato abbiamo fatto delle scelte è perchè in quel momento le ritenevamo importanti. Quindi penso che se oggi non siamo soddisfatti non ha senso stare a recriminare sul passato (“perchè l’ho fatto”, “se avessi agito diversamente”, ecc.) poichè l’unico risultato e quello di attribuire un valore negativo e quindi a sentire tensione, malessere. Forse anche in questo caso ci può essere attivazione dell’amigdala. Considera che se essa si attiva fortemente può anche alterare la funzione dei lobi frontali che sono la sede dei processi cognitivi e di pianificazione.

      E’ chiaro che oggi siamo il frutto delle scelte e delle azioni fatte in passato. Ma non è detto che in futuro saremo ciò che siamo oggi e questo proprio in virtù del dinamismo del nostro cervello che è in continua evoluzione e può modificare se stesso.
      Anche riguardo al concetto di sicurezza interiore e timidezza puoi trovare tanti articoli veramente interessanti su questo sito.
      Per quanto riguarda la timidezza posso provare a darti delle spiegazioni da un punto di vista neuropsicologico.

      La timidezza viene considerata un tratto di personalità, cioè un aspetto, una caratteristica. Non quindi una connotazione patologica. E’ solo un modo di manifestarsi. Tanti attori hanno confessato di essere timidi e continuano a recitare.
      Puoi accorgerti anche tu dal modo di presentarsi chi è più o meno timido. E certamente vi sono persone timide perfettamente realizzate.
      Questo a significare che la timidezza di per sè non è un problema. Diventa un problema quando ci limita nella nostra vita quotidiana e in particolare nelle relazioni.
      Questo può succedere perchè la tensione che si crea è tale da bloccarci. Anche in questo caso ipotizzerei un’attivazione dell’amigdala che crea agitazione e quindi il lobo frontale non riesce a prendere decisioni, ad agire.
      Alla base ci può essere anche un discorso di valutazione: “non ci sono riuscito perchè sono timido” e quindi ” non ci riuscirò perchè sono timido”.
      Quindi si crea un’anticipazione negativa che ci mette in allarme impedendoci di agire. Quindi forse il problema può essere più il pensiero che la timidezza.

      Ritornando al discorso del dialogo interiore spesso non è un dialogo ma un vociare confuso.
      Già ho parlato in altri articoli dell’importanza dell’attivazione dei lobi frontali. Essi infatti sono in grado di controllare quasi tutte le altre aree cerebrali e in particolare le strutture sottocorticali connesse con le reazioni emotive. I lobi frontali possono ad esempio disattivare l’amigdala.
      L’attivazione del lobo frontale si verifica ogni volta che sei completamente focalizzato su qualcosa. Ti sarà capitato e avrai certamente notato di non percepire più niente intorno a te e dentro di te.

      Un primo passo può essere proprio quello di focalizzarsi su qualcosa che interessa realmente. In questo modo si spegne il vociare convulso dentro di te, i 3000 pensieri che girano ed inoltre si associa anche un senso di gratificazione.
      Queste sono le spiegazioni che posso darti basandomi sui concetti neurofisiologici. Mi dispiace deluderti se non ti ho fornito le indicazioni che desideravi. Come ti dicevo in questo sito puoi trovare tanti esperti formatori che lavorano su queste problematiche e possono fornirti il percorso da seguire e gli esercizi utili a tal fine.
      Non è questione che voglio esimermi, però credo che ognuno debba svolgere il proprio lavoro.

      Se mi permetti vorrei darti un piccolo consiglio. Non unire parole e concetti tra loro poichè si potrebbe generare confusione.
      Tu parli di inconscio definendolo anima. Credo che il concetto di anima attenga a ciò che è il divino in noi (io sono cristiano e quindi credo nell’anima).
      Quindi terrei distinto il concetto di anima, che è qualcosa di troppo elevato e indefinibile, da ciò che Freud riteneva inconscio nel senso di spinte e pulsioni. E quindi distinguere questo dai concetti di funzioni non coscienti proprie delle neuroscienze.
      Io mi attengo a ciò che sono le funzioni neurofisiologiche. E questo non mi impedisce di accettare l’anima.

      Voglio ringraziarti degli argomenti interessanti che hai introdotto e spero di aver saputo soddisfare al meglio le tue curiosità.
      A presto

      Luigi

  • marina

    Buongiorno Luigi, volevo complimentarmi con lei per la chiarezza con la quale è stato capace di sintetizzare la grande mole di studi recenti su questa materia. Condivido pienamente la necessità di distinguere fra l’uso che la psicanalisi fa della parola “inconscio” e quello che ne fanno le moderne neuroscienze. Purtroppo la confusione di linguaggi ha creato molta confusione, soprattutto fra i non addetti ai lavori. Volevo anche far presente che le recenti acquisizioni delle neuroscienze, soprattutto quelle che riguardano le emozioni, hanno trovato un ‘incredibile convergenza con la scienza della mente buddhista, fondata sull’esperienza diretta dei meditanti.A questo proposito consiglio a tutti i lettori di dare un’occhiata al libro “Emozioni distruttive”,che raccoglie gli interventi di alcuni Maestri di Dharma, fra cui il Dalai Lama, e alcuni neuroscienziati occidentali.L’Istituto Mind&Life da anni conduce ricerche e sperimentazioni sulla mente unendo le conoscenze delle scienze cognitive con quelle dei meditanti buddhisti, e diverse sperimentazioni su praticanti avanzati stanno dando contributi interessanti a questi studi. Fra questi, la conferma dell’implicazione dell’emisfero sinistro nelle emozioni “positive”, sul ruolo fondamentale della corteccia prefrontale per il benessere emotivo e la stabilità mentale, la conferma degli studi sulle condizioni di “flusso” in cui il cervello nell’insieme raggiunge il massimo della produttività con il minimo di energia impiegata, etc… Gli studi di Goleman, Eckman, Varela, Goldberg etc..stanno ricevendo continue conferme da una mole enorme di studi e sperimentazioni che non lasciano adito a dubbi. Anche se c’è molto ancora da scoprire sull’attività mental, qualunque studioso della mente oggi deve confrontarsi con questi studi fondamentali. Sono felice dunque che lei faccia questo lavoro di sintesi ben documentata su un sito non specialistico, in modo da non lasciare spazio all’improvvisazione che spesso domina le discussioni sulla natura della mente. Grazie. Marina

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    • luigi sardo

      Carissima Marina,
      puoi chiamarmi semplicemente Luigi. Come dico sempre qui siamo tutti amici.
      Io ti ringrazio veramente per il tuo bellissimo commento ricco di informazioni precise.

      Sono molto contento che confermi ciò che ho scritto e che ci troviamo sulla stessa lunghezza d’onda. Penso che è doveroso fare delle precisazioni su temi importanti proprio per evitare che possano essere uniti insieme concetti che non hanno alcun legame tra loro. Il messaggio che ne esce alla fine è, come tu dici giustamente, solo di confusione.
      Io seguo molto il Mind&Life e sono molto affascinato dagli studi che conducono. Infatti ho anche scritto un articolo sulle scoperte degli effetti fisiologici della meditazione. Io so che tu sei stata allieva di Varela (eccezionale). Già dicevo che ritengo questo un momento importante, epocale. L’incontro di due mondi che sono stati sempre lontani. Ciò che possiamo definire filosofia orientale e filosofia occidentale hanno trovato la loro unione.

      Questi grandi personaggi hanno saputo creare questo incontro mirabile a dimostrazione che non ci sono differenze poiché in fondo tutto nasce dal nostro meraviglioso cervello.

      Il libro “Emozioni distruttive” l’ho già comprato ed è veramente emozionante leggerlo. Le domande semplici che il Dalai Lama pone. Domande che chiunque di noi avrebbe voglia di formulare. Quindi sa farsi interprete della voglia di conoscenza di tutti noi. E le risposte altrettanto semplici e chiare che illustrano tutti i recenti risultati nel campo della neurofisiologia.
      Vedo che hai già anticipato l’argomento del mio prossimo articolo che riguarda proprio le emozioni alla luce delle recenti scoperte. Hai anche già fornito un’informazione molto importante: la dimostrazione del ruolo dell’emisfero sinistro nelle emozioni positive e di conseguenza del destro in quelle negative.

      Di studi condotti in tal senso avevo già conoscenza ma ho trovato molto interessante la conferma nel libro poiché gli studiosi spiegano in maniera semplice in che modo sono giunti a tale conclusione.
      Concordo con te nel consigliare vivamente la lettura del libro “Emozioni distruttive” poiché dà una visione chiara delle recenti acquisizioni sul funzionamento del cervello non lasciando, come tu dici, spazio all’improvvisazione.
      Gli scienziati che nomini li ritengo veri pionieri di una nuova era. Stanno spalancando le porte verso nuovi orizzonti per una comprensione sempre più ampia delle funzioni cerebrali e soprattutto delle potenzialità del nostro cervello. Certo che c’è ancora tanto da scoprire però le grandi intuizioni di questi studiosi stanno certamente creando nuovi filoni di ricerca che avranno grandi implicazioni anche nel trattamento delle patologie cerebrali.

      Credo che occorre sempre attenersi alle scoperte di questi scienziati. Il lavoro di questi ricercatori è il frutto di studi, sacrifici, tentativi, sconfitte, nuovi tentativi, piccoli risultati fino ad arrivare alla dimostrazione delle loro eccezionali intuizioni.
      Condivido pienamente che occorre confrontarsi con i risultati degli studi condotti al Mind&Life proprio per la sua capacità di riunire tanti scienziati e di essere il punto di incontro di culture diverse.
      Ti ringrazio ancora tanto e mi complimento per le tue conoscenze così precise.
      Ciao

      Luigi

  • Pasquale Foglia

    Caro Luigi,
    siamo su pianeti opposti…. La mia risposta la trovi al seguente link: http://www.quasifacile.com/istinto/pasquale-foglia-1/.

    Cordiali saluti.
    Pasquale

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    • luigi sardo

      Caro Pasquale,
      ho scritto due risposte al tuo ultimo commento
      nell’articolo Discussione su: tutta la verità sulla mente.
      Grazie

      Luigi

  • luigi sardo

    Un sentito ringraziamento per la segnalazione.

    Rispondi

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