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Quando sentiamo pronunciare la parola IPNOSI, ci troviamo a discutere con chi crede che la forza di volontà possa ostacolare le capacità comunicative di qualcuno, impedendogli di avere un’influenza significativa nei propri confronti; altre persone credono invece che i messaggi subliminali fatti ad arte possono condizionare chiunque, nessun escluso; altre persone ancora affermano di aver provato l’IPNOSI e c’è anche chi sostiene di non averne mai provato gli effetti.

La maggior parte però, in qualche modo, guarda con una certa distanza all’IPNOSI. Forse perché se ne è sempre parlato come una risorsa affiancabile al plagio. Si pensa di solito all’IPNOSI come un processo comunicativo indotto da qualcuno per avere il sopravvento su di noi.  Si ha insomma un po’ paura nel provarne consciamente gli effetti.

Eppure… e qui sta il bello, l’IPNOSI, che potremmo chiamare anche stato alterato di coscienza, trance, comunicazione emotiva, sonno ad occhi aperti e chi più ne ha… più ne metta, è un fenomeno naturale che tutti inconsciamente abbiamo in qualche modo provato.

Sarà sicuramente capitato anche a voi, almeno una volta, di trovarvi a camminare per strada a piedi o in macchina e rendervi conto solo dopo qualche metro (talvolta anche centinaia di metri), di aver percorso il tragitto senza che ve ne siate coscientemente resi conto. È come se avessimo inserito in quel momento il nostro pilota automatico interiore. Ad esempio in macchina, siamo in grado di manovrare il volante a destra o a sinistra, mettere le frecce direzionali, spingere la frizione e mettere le marce, frenare, accelerare, ascoltare la radio, vedere i segnali stradali, ecc.; ma ci potrebbe capitare di non far caso a tutte queste manovre e solo dopo che abbiamo percorso un bel po’ del nostro tragitto, ci rendiamo conto di aver guidato l’auto, di essere arrivati da qualche parte, mentre la nostra mente era assorta in altri pensieri che nulla avevano a che fare con l’attenzione conscia di guida di un’auto.

Come chiamereste voi questo fenomeno?

Sovrappensiero? Sbadataggine? Disattenzione? Incoscienza? Irresponsabilità?

Potremmo chiamarla come meglio desideriamo, fatto sta, che questo stato emotivo nel quale abbiamo percorso un certo tragitto, ci ha fatto trovare, fisicamente e mentalmente, seduti nella nostra auto e contemporaneamente (mentalmente) da qualche altra parte. Stavamo in sostanza vivendo due stati completamente veri ed anche se potremmo affermare che consciamente non ricordiamo nulla di quello che è accaduto, sia mentre eravamo alla guida, sia mentre ci eravamo proiettati mentalmente da qualche altra parte, ovvero avvertire la sensazione di essere totalmente presi dai nostri pensieri che l’attenzione conscia alla guida era in quegli attimi andata perduta, siamo stati in grado di crearci in automatico un bello stato ipnotico.

Ecco perché, come già affermato da molti luminari in questa disciplina (vedi ad esempio: Milton Erickson, Richard Bandler), sostengo che l’ipnosi è uno stato naturale che tutti abbiamo in qualche modo provato. Quello da me riportato, quando siamo alla guida della nostra auto, è solo un esempio per dimostrare che tutti siamo passati più di una volta, attraverso uno stato ipnotico.

Personalmente, considero lo stato ipnotico uno stato più o meno  intenso di   concentrazione, dove la nostra completa attenzione viene focalizzata in un determinato punto, lasciando che le funzioni vitali controllate dal nostro sistema nervoso continuino a funzionare, ma facendo in modo che il mondo esterno venga pian piano allontanato dalla nostra coscienza, dando spazio ad una nuova realtà del qui ed ora e che può anche essere qualcosa che ha a che fare con il nostro presente e/o passato e/o futuro.

Quest’altro esempio potrebbe venirci in aiuto: quando siamo emotivamente coinvolti in una conversazione, pur trovandoci in un ambiente con molte persone che parlano (un party) e ci sentiamo attratti dall’argomento che stiamo affrontando e magari anche fisicamente dal nostro interlocutore, siamo in grado di focalizzare la nostra attenzione esclusivamente su quello che in quello specifico momento a noi interessa, escludendo la ricezione conscia di tutti gli altri suoni (voci, rumori), immagini (persone, contesti). È uno stato di “focus” sul nostro “interesse” del momento.

Allora se l’ipnosi (oppure chiamatela come volete) è qualcosa che già naturalmente facciamo, perché la maggior parte ne ha paura e ne prende le distanze?

Se l’ipnosi fosse veramente percepito come strumento manipolatore,  dovremmo iniziare a debellare tutti i televisori, internet, giornali o quant’altro possa contenere messaggi  subliminali e/o che stimolano direttamente la nostra emotività.

I messaggi pubblicitari ad esempio (Tv, radio, stampa), hanno un forte impatto sulla nostra emotività, stimolando ad arte i nostri istinti, i nostri valori, i nostri desideri, ci portano ad acquistare inconsciamente qualsiasi prodotto. Nella maggior parte dei casi, la soddisfazione che ne traiamo, attraverso l’acquisizione  del prodotto pubblicizato,  ci fa inoltre pensare che la scelta sia stata dettata esclusivamente da un nostro comportamento razionale.

Sappiamo che non è proprio così!

Chi crea spot pubblicitari, sa quanto importante sia lasciare che il consumatore consideri consciamente la sua scelta libera, ma allo stesso tempo sa che è importante  vendere il prodotto per cui gli è stata affidata la realizzazione dello spot pubblicitario, quindi,  diventa strategico stimolare il potenziale acquirente dal suo interno (istinti, valori, desideri) affinché inconsciamente lo stesso possa successivamente indirizzare il suo acquisto verso un prodotto piuttosto che un altro.

Anche il rilassamento psicofisico è in qualche modo uno stato ipnotico. Molte persone   riescono a raggiungere stati più o meno profondi di rilassamento psicofisico emotivo, grazie alla visualizzazione indotta o autoindotta di alcune immagini e la sovrapposizione di altre submodalità legate al nostro sistema sensoriale (si vedano le rappresentrazioni VAK definite dalla PNL).

Per concludere, non credo che esistano persone non ipnotizzabili, penso piuttosto che vi siano esseri umani facilmente o difficilmente ipnotizzabili, ma credo anche nel fatto che l’ipnosi sia un fenomeno naturale che tutti abbiamo comunque sperimentato, pur essendo ignari dell’esperienza di “trance” che stavamo vivendo.

Considero altresì l’ipnosi  uno “strumento” utile per il superamento di alcuni disagi psicofisici emotivi accusati dagli esseri umani, siano essi di entità traumatica forte che relativi a stati emotivi di minore intesnità.

Una buona pratica quotidiana di tecniche di rilassamento psicofisico (visualizazioni guidate/indotte o autoindotte), quindi una forma leggera di ipnosi, dove la parte cosciente è comunque presente nel corso dell’applicazione,  è in grado di garantire al praticante una maggiore tranquillità e serenità emotive. Tale pratica giornaliera favorisce   un miglioramento del sistema immunitario, abbassando da una parte la possibilità di cadere nella condizione di distress (stress nocivo/dannoso) e aumentando dall’altra quella di eustress (stress  benefico/utile).

Rimane naturalmente la considerazione che l’ipnosi può essere imparata da chiunque e pertanto come tale può essere praticata su chiunque ad insaputa del ricevente, ecco perché scuole serie di ipnosi si assicurano che tali tecniche vengano insegnate a professionisti e dagli stessi utilizzate nel rispetto della professione che svolgono e della categoria che rappresentano.

Cordialmente

Massimo Catalucci

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Messaggio Pubblicitario Integrale

(*) N.B. Il particolare dell’immagine evidenziato nella parte iniziale del testo del presente articolo, è un estratto parziale dell’immagine integrale (vedi qui a lato) utilizzata come strumento pubblicitario all’inetrno delle pagine di un elenco telefonico americano.

Nel riquadro evidenzaito in rosso, si vede il particolare che, se ruotato di 180°, da l’immagine subliminale sopra utilizzata nel testo dell’articolo.

36 Commenti

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  • Domenico Giuseppe Bozza

    Gentile Puzzetta, in accordo con quanto affermato da Massimo Catalucci, aggiungo che oltre a sapere e capire cosa per te possa essere la vekkiaia, e’ importante sottolineare che se quantomeno ti sei avvicinata a questi ”commenti lunghi” evidentemente una seppur iniziale motivazione c’e’. E questo non rende che ancora piu’ interessante il tuo contributo, qualora tu lo voglia offrire. Un caro saluto.
    Domenico Giuseppe Bozza

    Rispondi
  • massimo catalucci

    Ciao Puzzetta, sarebbe interessante aprire un dibattito con te sulla vekkiaia e capire cos’è, magari tu puoi insegnarci qualcosa in merito!!!
    Cordialmente
    Massimo Catalucci ;-)

    Rispondi
  • puzzetta

    ke commenti lunghi…si vede ke siete vekki

    Rispondi
  • Domenico Giuseppe Bozza

    Caro Massimo,
    la sottolineatura ‘titolo gratuito’ credo tu che sei persona fine l’abbia colta nel giusto senso che ho voluto darle, ovvero che non c’erano secondi o terzi fini, puramente economici nella mia partecipazione, ma perche’ in sintonia con la tua voglia di coinvolgere emotivamente e condividere non solo il sapere, ma pure attivare il cambiamento positivo nelle persone.
    Va da se’, quindi, che se il sottoscritto non crede nella persona (e nel ‘bagaglio’ che porta), neppure lontanamente si sogna di fare il più piccolo passo.
    Sono persona sicura e convinta del fatto proprio, ma se non fossi aperto e permeabile alle diversita’ del sapere, sicuramente avrei un’altra certezza: quella di aver sbagliato professione.
    E sono coerente: se partecipo ad un tuo evento mi pare ovvio che e’ perche’ non vi partecipo solo col corpo ma anche con il cervello e tutto cio’ che esso reca con se’.
    Il sapere non e’ oscurita’…ma gli interruttori possono essere tanti e differente fattezze. L’obiettivo comune sara’ sempre la luce.
    Attendo tue novita’.
    Serena domenica.
    Domenico

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Ciao Domenico, grazie della stima.
      Condivido le Tue ultime frasi: “Il sapere non e’ oscurita’…ma gli interruttori possono essere tanti e differente fattezze. L’obiettivo comune sara’ sempre la luce”.
      L’associazione I.N.S.E.U. che ho fondato insieme ad altri illustri amici e professionisti, porta in sè proprio questo concetto.
      Siamo sulla stessa “frequenza” e questo mi fa piacere.
      Una Serena Domenica a Te.
      Cordialmente
      Massimo

  • Domenico Giuseppe Bozza

    Questa volta un’amichevole tiratina d’orecchie debbo fartela per forza, caro Massimo.
    Pensi forse che un professionista come me avrebbe accettato le tue proposte di collaborazione (mi permetto di ricordarti, a titolo gratuito), di seminari e di far parte della tua Associazione, se la risposta al tuo quesito fosse stata altra che “si”?
    Non rinnego cio’ che ho affermato nei miei interventi, perche’ li ritengo, personalmente, doverosi. Ma proprio in virtu’ del fatto che amo vedere prima i fatti e poi le parole, non reputavo neppure di darti una risposta che, comunque, desiderandola, ti ho dato.
    Buon pranzo.
    Domenico

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Caro Domenico, mai “tiratina di orecchie” è stata così piacevole. Bene!!!! Anche se non pensavo che accettare di parteciapre a delle iniziative (conferenze, seminari, ecc.) da me promosse (a titolo gratuito) significasse per te condividere un programma di sviluppo e riconoscimento della professione di Counselor. Grazie….mi fa molto piacere ricevere il Tuo gradito consenso in questo progetto. Vorrei però che lo facessi principalmente perchè ci credi e non per me.
      Se non l’ho ancora fatto, ti informo che sto preparando una cosa interessante su Roma ed ho già la disposnibilità di alcune persone oltre che una location importante per un Covegno Nazionale che sarà organizzato dalla nostra Ass. I.N.S.E.U. contestualmente alla S.I.A.F.. Quindi posso contare su di Te come “Socio Onorario” I.N.S.E.U.?!
      Bene…molto bene….Andiamo avanti.
      Un caro abraccio
      Massimo Catalucci

  • Domenico Giuseppe Bozza

    Caro Massimo,
    mi dispiace tu abbia visto il mio ultimo intervento in maniera cosi’ critica, poiche’ non era mia intenzione. Tuttavia, a fronte di certe evidenze che non sono dettate da miei ‘capricci’ ma da normative alle quali debbo comunque attenermi (come quella di non chiamare ‘pazienti’ per gli psicologi). Mi pare tra l’altro che anche tu, attenendoti allo status quo attuale, sottolinei sempre a chi ti da del ‘dottore’, che e’ un titolo che amministrativamente non ti compete.
    Ora, se dobbiamo parlare ‘per ipotesi’, posso seguirti ovunque tu voglia dirigerti nella tua battaglia.
    Ma siccome mi auguro che siano le persone a fare il cambiamento ed esso si concretizza attraverso la Legge, in un paese democratico come il nostro, non posso far altro che attenermi a quabto decisi anni fa di seguire.
    A me, quindi, non pare solo un discorso di Leggi o Normative. Ma anche di contenuti che vanno ben studiati per rendere chiunque, non solo culturalmente preparato ma anche competente.
    Un saluto ancor più cordiale.
    Domenico

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Accetto volentieri Domenico le Tue precisazioni.
      In merito ai contenuti della formazione di un Counselor, Ti dico questi già ci sono e sono stati spesso portati sui vari tavoli di discussione a cui hanno preso parte forze di Governo, Associazioni di categoria, Ordini Professionali!!! Il fatto è che non si vogliono riconoscere!!!!!!
      Il punto è sempre lo stesso.
      Ti rifaccio però la domanda che mi sembra tu abbia evaso: Vuoi veramente che avvenga questa regolamentazione? Perchè non ti unisci a noi come hanno già fatto tanti altri Tuoi colleghi affinché si possano spingere insieme le istituzioni a legiferare in merito alle nuove professioni (in questo caso quella di Counselor)?
      Cordialmente
      Massimo

  • marina

    Mi permetto di inserirmi in questa discussione sul riconoscimento delle professioni perchè mi riguarda in prima persona, essendo io consulente grafologa e come tale appartenente a una categoria professionale fra quelle “non regolamentate”. Il problema, come dice giustamente Massimo, sarebbe risolto con una legge che regolamenti queste categorie di professionnisti, e se ancora questo non è accaduto è anche per motivi di competizione e di interesse, non solo per oggetive difficoltà derivanti dalla trasformazione del mondo del lavoro. In Italia è noto che alcuni Ordini “forti” come quello dei Medici, degli Psicologi, degli Avvocati, etc..fanno pressione e ostacolano il riconoscimento di alcune di queste nuove figure perchè temono la loro concorrenza nel mercato del lavoro. Questa è la semplice verità. La preparazione e i titoli non sono affatto un problema, perchè basta semplicemente fissarli e indicare le condizioni minime di riconoscimento. Nel caso della mia professione,a causa di questa situazione bloccata, praticamente chiunque oggi può improvvisarsi perito grafologo e andare in un’aula di tribunale, quando esistono corsi universitari post laurea (Master) che preparano a questa professione. Io direi invece che è’ proprio questa situazione di deregolamentazione che crea, paradossalmente, il problema, perchè favorisce il proliferare di scuole e scuolette di formazione private che mettono sul mercato del lavoro gente impreparata e alimentano in questo modo la diffidenza degli Ordini professionali seri e regolamentati. Un esempio è l’analisi grafologica di personalità, nata come strumento di supporto al lavoro dello psicologo, dello psicoterapeuta e del neuropsichiatra al pari dei test psicologici e altre tecniche di indagine. I grafologi formati nelle università sono consapevoli di non poter abusare dello strumento grafologico come strumento di diagnosi psicologica (questo sarebbe abuso della professione dello psicologo), ma moltissimi psicologi (e l’Ordine degli Psicologi) sono diffidenti perchè in Italia ci sono moltissimi “grafologi” usciti da scuole non riconosciute o autodidatti che, grazie al caos legislativo, possono esercitare la professione di grafologo con incompetenza gettando discredito su tutta la categoria. E’ proprio di questi giorni l’intervento, a causa di una segnalazione, dell’Ordine degli Psicologi su una Università italiana che ha istituito un Master in consulenza grafologica. Dal confronto con i responsabili del Master è stato chiarito subito che non c’è alcuno sconfinamento di competenze, e di fatto, nessuna possibile concorrenza fra grafologi di personalità e psicologi, e ci si è semplicemente accordati per inserire ufficialmente nelle materie di insegnamemnto anche il Codice deontologico europeo in materia di grafologia, che di fatto era già presente nel percorso di studi. E’ chiaro che, di fronte alla nascita di nuove figure professionali è necessario un controllo che ne garantisca la qualità, ma è anche chiaro che questo processo non può essere bloccato artificialmente in maniera difensiva e pregiudiziale da parte delle professioni tradizionali. Il naturopata, il counselor, il sociologo, il grafologo, e così via, sono un dato di fatto nel panorama lavorativo italiano che va a colmare nuove necessità e nuovi bisogni sociali. L’unica cosa sensata da fare è fissare degli standard di qualità e stabilire i limiti di ciascun ambito di competenza come a suo tempo gli psicologi, con grande fatica, hanno dovuto fare per superare l’ostilità dell’Ordine dei Medici.

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Gent.ma Marina, non posso che essere d’accordo con quanto da Te descritto. Sarai presente agli eventi che ci sono su Roma relativi al riconoscimento delle nuove professioni?
      06 Ottobre – F.A.I.P. (Federazione delle Associazioni Italiane di Psicoterapia) – “LA PROFESSIONE DI COUNSELOR: IDENTITA’ E CONFINI” – Palazzo Marini – Camera dei Deputati – Via del Pozzetto nr. 158 – ROMA –
      http://www.facebook.com/home.php?#!/event.php?eid=131440796903485 ;
      22 ottobre – Co.L.A.P. (Coordinamento Libere Associazioni Professionali) – “COMPETE.R.E: COMPETENZE RICONOSCIUTE NELL’ECONOMIA” – Palazzo Minai – Via Trionfale nr. 151 – Roma
      http://www.facebook.com/home.php?#!/event.php?eid=143833482326776 .
      Grazie del Tuo gradito intervento.
      Cordialmente
      Massimo Catalucci

      N.B. se i link sopra non funzionano automaticamente puoi compiarli e incollarli nella barra degli indirizzi internet del browser.

  • Domenico Giuseppe Bozza

    Non sono daccordo, Massimo. La lingua italiana e’ affascinante e straordinaria proprio perche’ i termini ed il suo vocabolario non hanno eguali. Io se ti incontro non ti dico: “Ehi tu”…ma “Massimo”. Tu sei una persona ma hai un nome che ti differenzia da me e da ogni altra persona. Allo stesso modo, se io uso la parola “paziente”, derivandola dal patior o da pathos o comunque da un etimo che mi riconduce a sofferenza, ci sara’ un motivo. E se per me il cliente e’ colui che usufruisce di un servizio che puo’ essere anche legato ad un ristorante, ci sara’ un motivo. Che poi la parola “persona” sia simbolicamente quella rappresentativa di un rispetto comunque dovuto, e’ ineccepibile come conclusione che fai.
    Che poi la parola paziente venga attribuita allo Psicologo, erroneamente, non ne autorizza il perseverare ad utilizzarla.
    Inoltre, mi pare tu faccia un po’ di confusione tra la parola “medico estetico” ed “estetista”.
    Il primo e’ comunque un tipo di specialistica (non riconosciuta), alla quale hanno accesso non chiunque, ma laureati in Medicina e Chirurgia. L’estetista e’ la qualifica, successiva a diploma che comunque non ti permette di effettuare operazioni chirurgiche. Sinceramente, mi pare di notare una netta differenza tra un intervento chirurgico di mastoplastica additiva o di blefaroplastica, rispetto ad un trattamento piu’ superficiale e meno invasivo.
    Rispondo, infine alla tua domanda sulla Legge.
    Daccordissimo, ripeto, su una regolamentazione che preveda un riconoscimento della figura del counselor, ma solo se questo preveda un intervento in soggetti sani, desiderosi di orientamento (scolastico, professionale, esistenziale), ma non per quei soggetti ‘deboli’, che prevedano comunque un supporto psicologico o, nei casi piu’ gravi, psicoterapeutico. Oppure prevedere, come si fa in alcuni casi, un riconoscimento delle materie studiate durante la scuola di counseling integrando tutta la parte biologica, anatomica, fisiologica, psicodinamica, psicopatologica, pedagogica e sociale del percorso psicologico.
    Un caro saluto.
    Domenico

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Caro Domenico, concordo conteche la lingua italiana sia tra le più affascinanti al mondo ma devo farti un appunto,o mi consideri sciocco e impreparato o forse non hai compreso bene il senso del mio messaggio (questa volta non dico come in passato “mi sono spiegato male”, visto che ho cercato di spiegarTi più volte questo concetto). Voglio pensare però, conoscendoTi, alla seconda ipotesi e ti rispondo CONFERMANDOTI che conosco esattamente la differenza tra MEDICO ed ESTETISTA. Quello che volevo evidenziare in primo luogo e che la Sig.ra Marina (inseritasi nella discussione) mi sembra abbia recepito molto bene, è che attualmente non essendoci una regolamentazione (ORMAI CI SONO TUTTI I PRESUPPOSTI PER FARLO), chi fa parte di un qualsiasi ordine, si sente nel diritto di dire a chi non è ancora regolamentato (TI RICORDO PERO’ CHE PER PAGARE LE TASSE SIAMO STATI REGOLAMENTATI VELOCEMENTE) che le sue conoscenze e competenze non sono valide, arrogandosi il diritto di poter esercitare un ruolo (ad esempio quello del medico estetico) solo con la Laurea e senza aver fatto una specializzazione (mi sembra che non sia obbligatoria per legge per esercitare la medicina estetica cosa diversa invece per la chirurgia plastica). L’atteggiamento di molti (fortunamente non tutti) professionisti regolamentati, tende a far leva sugli ordini di appartenenza affinchè non vengano riconosciute altre figure professionali che comunque seguono iter formativi diversi, ma non per questo meno validi di quelli attualmente già riconosciuti. Questo forse perchè, in un mercato economico quello che conta è il risultato prodotto dalla domanda e dall’offerta e probabilmente, siccome l’offerta dei Counselor sta crescendo incontrando i consensi della domanda del “puibblico”, ciò può creare qualche problema ad alcuni professionisti già regolamentati, (vedi esempio psicologo), i quali iniziano a vedere uno spostamento dei propri “clienti” verso altre figure professionali emergenti che offrono un servizio di assistenza sociale valido, competitivo, e risolutivo del problema presentato dalla persona che a loro si affida.
      Io spero veramente di vedere al più presto recepita in Italia la direttiva europea 2005/36/CE non solo per i Counselor ma per tutte quelle figure professionali non ancora regolamentate, alle quali aggiungerei, visto che l’abbiamo citata in queste righe, quella di medicina estetica)………………..Tu lo vorresti veramente questo riconosicmento? Se come dici, ciò rientra nelle Tue vedute, sai che puoi unirti a noi, saresti il benvenuto. Come hanno fatto già tanti tuoi colleghi che ci sostengono, insieme potremo accelerare tale regolamentazione che credo garantisca maggiori controlli e tuteli, di conseguenza, sia il professionsita che colui che ad esso si affida. Come tu sai a Roma ci saranno in questo mese di ottobre due eventi sulle professioni non ancora regolamentate ai quali sono chiamati a partecipare gli ordini, le associazioni di categoria, le forze di Governo (6 ottobre palazzo Marini – Camera dei Deputati; 22 ottobre Villa Miani).
      Nella speranza di aver chiarito al meglio alcuni concetti attendo come sempre un Tuo graidto commento e quello di chiunque volesse inserirsi nella discussione.
      Cordialmente
      Massimo Catalucci

  • Domenico Giuseppe Bozza

    Caro Massimo,
    ti ringrazio per le informazioni che mi hai fornito che, comunque, erano gia’ in mio possesso. Ecco anche perche’ mi permetto di correggere alcune tue espressioni terminologiche errate.
    Quando parli di “paziente” rispetto allo psicologo, e’ un primo errore. Di paziente puo’ parlare uno psicoterapeuta. Per lo psicologo, la persona che ad esso si rivolge e’ utente/cliente. Ed e’ proprio gia’ qui che nascono secondo me le diatribe sulle sovrapposizioni delle professioni di psicologo e counselor.
    Ed anche su un’altra affermazione che fai quando, a proposito del counselor affermi: “Il Counselor quindi Orienta la persona verso l’ascolto attivo del proprio modello del mondo interiore, affinché la stessa possa generare nuove risorse e maggiori possibilità di scelta RELATIVAMENTE AL DISAGIO(PROBLEMA) che vive interiormente e che si manifesta in comportamenti svantaggiosi per la stessa che non le permettono di vivere serenamente la propria esistenza”.
    Questo, insieme anche a quando affermi: “il Counselor è in grado di favorire la soluzione di disagi esistenziali di origine psichica, che non comportino tuttavia una ristrutturazione profonda della personalità” contrasta proprio con tutta una serie di procedimenti clinici (di pertinenza dello psicologo clinico) come l’anamnesi, la diagnosi, ecc.
    Io sono del parere che un counselor puo’ lavorare sull’orientamento di una persona sana, ma non sul disagio. Lo psicologo puo lavorare sul disagio (presa in carico, anamnesi, diagnosi, aspetti clinici) ma non sulla terapia. Lo psicoterapeuta puo’ lavorare avvalendosi degli strumenti terapeutici acquisiti in quella data scuola di specializzazione che ha frequentato.
    Ancora grazie.
    Domenico

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Ok Domenico, lasciamo l’argomento legato all’ipnosi e concentriamoci su quello del riconoscimento professionale.
      Se tu mi dici che per lo Psicologo il suo assistito non è un “Paziente” ma un “Cliente”, per me va bene e non fa nessuna differenza, proprio perchè, per quanto mi riguarda, io evitere a priori le parole di “paziente” e “cliente” (al di la della figura professionale che uno riveste), per sostituirle con quella di “Persona”. Mi sono permesso di utilizzare la parola Paziente perchè è spesso un termine che viene attribuito anche allo Psicologo. Comunque noi Counselor rivendichiamo con forza la professione che facciamo con tutto l’impegnpo professionale di cui la stessa necessita. Mi fa piacere inoltre verificare che ricalchi quanto da me appunto in passato già evidenziato, nello specifico, quanto rivendicato dall’ordine degli psicologi, in ragione del fatto che il Counseling sia una pratica che rientra nelle Vostre (Tue) competenze. Questi infatti sono proprio i punti su cui noi Counselor ci battiamo, o meglio, rispondiamo alle accuse rivolteci, quelle di abusare dell’esercizio di un’attività di competenza degli Psicologi. Quello che ci lascia perplessi (counselor e associazioni di categoria) è che solo negli ultimi anni il termine “Counseling” è costantemente sulla bocca degli Psicologi e Psicoterapeuti, come loro pratica esclusiva.
      Mi sembra un pò quello che è successo con i “medici chirurghi” quando hanno deciso di dare vita alla “medicina estetica” (mi sembra che una laurea in medicina estetica non esista) aprendo attività nel settore estetico. Alcuni medici, ormai molti, quando si sono accorti che l’estetista lavorava di più (guadagnava di più ed aveva più clienti) di un medico chirurgo (generico), si sono probabilmente fatti la stessa domanda che tu hai posto nel tuo messaggio: un medico che studia tanto ma è possibile che ha meno clienti di una estetista e gudagni meno?
      E quindi……sotto con gli istituti di medicina estetica dove, abbinati ai servizi tradizionali con macchine elettromeccaniche e trattamenti manuali (massaggi) ad uso estetico, vengono offerti trattamenti specifici di infiltrazioni con ago, trapianti di capelli, senza parlare dei servizi di chirurgia plastica, ecc. ecc.. Se dovessi applicare lo stesso concetto adottato dal Vostro ordine nei nostri confronti, mi sento di dire in questo caso, che il medico non avrebbe dovuto invadere un campo, quale l’estetica, regolato dalla Legge 1 del 04/01/1990. Eppure ciò è avvenuto! Senza parlare di chi segue percorsi formativi di “naturopatia”, per cui come semplice naturopata (tre anni + uno di formazione) non è riconosciuto, a meno che non abbia naturalmente una Laurea in medicina valida nel nostro Stato.
      Insomma……..mi sembra evidente che l’attenzione che vorremmo ci fosse sul Counseling fosse di tutt’altra natura, quella della voglia vera di riconoscere effetivamente, ripeto, come già fatto in altri stati europei, una professione che nel mercato internazionale sta aumentando la domanda da parte di chi è intenzionato ad usufruire di tali servizi e per i quali, esistono Counselor preparati e competenti in ragione di un’attività socio assistenziale, di cui, come già detto nei miei precedenti post, è stao stabilto un Codice Attività ATECO (88.99.00) di riferimento per l’apertura di una Partita Iva (scusa la retorica!!!).
      Infine la mia domanda è la seguente: perchè non apprendere quanto fatto in Inghilterra dove, seppur con preparazioni diverse (teorico pratiche), gli psicologi e i Counselor lavorano tranquillamente nello stesso settore dei servizi alla persona?
      Ah….già, dimenticavo!!!!……In italia siamo molto più avanti rispetto a loro ed un nostro psicologo, per gli studi che frequenta ed i tirocini professionalizzanti, ne sa molto di più di un Counselor…mi riferisco alla pratica dell’attività di Counseling.
      E pensare che basterebbe una legge che regolarizzi le professioni non ancora riconosciute per mettere fine a queste discussioni (esprimo un mio personale parere) inutili e che frenano oltremodo lo sviluppo economico di un paese e la libertà per la persona di usufruire di diritto di un servizio in tutta tranquilità e tutela.
      Un caro abbraccio
      Massimo Catalucci

  • Domenico Giuseppe Bozza

    Caro Massimo,
    rispondo alla tua ultima comunicazione, partendo dalla parte finale e, quindi, dalla tua domanda.
    Ti rispondo con un “no”, per una mera questione terminologica e ‘spicciola’. L’ipnosi clinica NON e’ un fenomeno naturale, bensi’ provocata per un fine specifico, clinico e contestuale. Lo stato di apparente trance che tu descrivi e’ un fenomeno spontaneo, per nulla scatenato, le cui finalita’ sono sicuramente non da far ricondurre all’intervento umano. E ti potrei fare mille esempi di differenza tra “fenomeno naturale” e “fenomeno indotto”. Il sonno (parlo di persone sane) e’ un fenomeno naturale; nei laboratori di Psicologia Clinica, per la precisione nella Cattedra di “Fondamenti Anatomo-Fisiologici dell’attivita’ psichica” gli esperimenti sulla deprivazione del sonno trasformano questo fenomeno naturale in fenomeno indotto (sarebbe piu’ corretto parlare di fenomeno artificialmente indotto). E, comunque, nei casi che riporti tu non e’ per principio possibile fare un paragone, in quanto non esiste uno “scopo” nei fenomeni naturali. Scopo che sussiste nell’ipnosi propriamente detta (clinica) che prevede l’intervento finalizzato a portare alla luce dinamiche intrapsichiche profonde.
    Veniamo a quanto hai affermato in merito alla professione di psicologo e alla professione di counselor. Credo che tu sappia che io sono un consulente sessuale, per quella che e’ stata la specialistica post lauream (5 anni, 1 anno di tirocinio, esame di stato e abilitazione, 2 anni di scuola di sessuologia clinica). Parto dal presupposto che IO SO tu essere un valido professionista. E MI SPOGLIO dei vestiti dell’Albo, delle Leggi e tutta la pappardella varia. Ma non mi sento di biasimare quei colleghi psicologi che dicono (RIPETO, partendo dal presupposto della professionalita’ manifesta di un individuo): “perche’ dopo aver studiato 8-9 o anche 10 anni – in certi casi – un bravissimo counselor deve poter gestire, maneggiare, operare come uno psicologo?
    Io sono psicologo dell’eta’ evolutiva, Massimo. Prestato alla psicologia del lavoro, con una specialistica in counseling sessuale. Ma nel mio percorso di 8 anni ho avuto una formazione clinica/evolutiva/statistica/medica/del lavoro.
    Siccome essere autodidatti non e’ il massimo e le attitudini possono aiutare, ma non sono la completezza di un professionista, mi dici allora perche’ l’EAC non interviene per regolamentare l’attivita’ dei Counselor in Italia?
    Un’ultima sottolineatura a questo mio intervento che ti prego di non valutare come polemico, ma forse legato al mio essere ‘parte in causa’: esistono psicologi che, una volta abilitati, decidono di NON iscriversi all’Albo. Probabilmente avranno i loro motivi. Ma se io non avessi fatto la ‘scalata’ precedentemente descritta mi sarei ritrovato a non poter fare domande di lavoro, pubbliche e private, che richiedevano espressamente l’iscrizione all’Albo. E se, per puro caso, commetto un qualche atto illecito con un cliente/paziente(te lo garantisco perche’ ho visto passare le pene dell’inferno ad un mio amico e collega) non solo rischio la radiazione, ma anche penalmente sono rovinato. Non viviamo in un regime anarchico, e concludo. Le Leggi nascono col proposito di regolamentare un comportamento/diritto/dovere. Tu conduci una lotta che io condivido pienamente, Massimo. Ma rivendico (e rivendichero’ sempre) le specificita’ mie allorquando queste e’ opportuno metterle in gioco, differenziandole e differenziandomi.

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Ciao Domenico. Voglio subito rispondere alla tua seguente domanda: “perche’ dopo aver studiato 8-9 o anche 10 anni – in certi casi – un bravissimo counselor deve poter gestire, maneggiare, operare come uno psicologo?”
      Intanto un Counselor non “maneggia” ed “opera” come uno psicologo, ma bensì “maneggia” (per utilizzare il termine da te adottato) gli strumenti comunicativi operando in un rapporto empatico ed assertivo con la persona, aiutandola ad osservare il suo problema esistenziale (momentaneo o che si ripete) da diverse angolazioni, orientandola altresì verso la “produzione spontanea” di nuove alternative. Quindi opera come un Counselor non come uno Psicologo. Inoltre, se osserviamo attentamente i principi di partenza del rapporto professionale tra il Counselor ed il suo Cliente e tra lo Psicologo ed il suo Paziente, questi sono nettamente diversi. Il Counselor lavora con persone “sane”, lo Psicologo lavora con persone che generalmente (non è una regola) manifestano patologie.
      Su questo concetto mi sembra di capire che siamo d’accordo, visto che alla fine Tu stesso precisi (giustamente secondo me) che rivendicherai sempre le specificità della professione che rivesti, differenziandola da altre. Infatti noi, sia individualmente che unitamente alle associazioni di categoria che ci rappresentano, non abbiamo mai sostenuto che l’attività svolta dai Counselor è quella di Psicologo, al contrario, sono gli ordini professionali degli psicologi che rivendicano l’attività di Counseling come una delle loro competenze.
      Aggiungo che L’EAC è sicuramente parte attiva nel processo di riconoscimento del Counseling e ci sostiene nel processo di riconoscimento della professione che in Italia è portato avanti dalle associazioni di categoria spesso da me citate (es.: ASPIC, SIAF., FAIP, COLAP, ecc.), ma come ben Tu sai, superare la burocrazia (chiamiamola così va…) in Italia è cosa molto ardua…….gli ostacoli che si incontrano sono molti.
      Infine voglio specificare che, non è detto che un percorso di studi sia più valido di un altro solo perchè il programma didattico prevede (legalmente) un numero di anni elevato di formazione e contenuti diversi da un’altra formazione. Abbiamo visto che nel tempo ci sono state alcune rivoluzioni nella scuola da parte del MIUR, con l’abbassamento della laurea a tre anni, perchè non integrare in queste riforme i percorsi di Counseling che operano secondo gli standar EAC e che garantiscono un percorso formativo completo del Counselor?
      In sintesi, visto che abbiamo spostato il discorso dalla discussione del “fenomeno ipnotico” al riconoscimento di una professione ed alle competenze spettanti al professionista che la svolge, faccio il punto, secondo quello che sono le varie attività di Psicologo, Psicoterapeuta e Counselor, riportandoti quanto ho publbicato sulle pagine web relative al mio studio professionale privato di counseling. Si noterà che partendo dalla definizione di Psicologia (Psyché-Logos) le diverse professioni, presentano approcci e interventi diversi da parte del professionista con il proprio assitito, segno altresì di una formazione diversa.

      COSA E’ il COUNSELING?

      Il COUNSELING (o Counselling) è un’attività finalizzata all’Orientamento psicofisico ed emotivo della persona. E’ importante però fare una precisazione in merito all’attività di Counseling e laddove questo intervento professionale favorisce la soluzione di disagi esistenziali di origine psichica, ciò non comporta tuttavia una ristrutturazione profonda della personalità. Quindi i termini “psico” o “piscologico” , nel caso della Professione di Counseling assumono il significato intrinseco della parola “Psicologia” (Anima – Dialogo) ovvero Dialogo con l’Esperienza Emotiva Personale dell’essere umano.

      Una ricerca effettuta sul termine PSICOLOGIA ci fornisce etimologicamente la seguente definizione: Il termine “psicologia” deriva dal greco psyché (ψυχή) = spirito, anima e da logos (λόγος) = discorso, studio. Letteralmente la psicologia è quindi lo studio dello spirito o dell’anima. Il significato del termine rimase immutato dal XVI secolo fino al XVII secolo, quando assunse il significato di “scienza della mente”. Negli ultimi cento anni, il significato di tale termine è cambiato ulteriormente e in modo significativo, adeguandosi alle nuove prospettive e alla moderna metodologia. È interessante segnalare che iconograficamente psyché (ψυχή) può essere interpretato come farfalla: molte decorazioni di antichi vasi greci raffigurano con l’immagine di una farfalla lo spirito (anima) che esala nell’istante della morte.[tratto dal sito web Wikipedia]

      Ecco quindi che per attività professionale di Counseling si vuole intendere un aspetto importante della relazione interpersonale tra umano ed umano e intrapersonale, dell’umano con se stesso ed è concetrata su un dialogo emotivo legato alle varie conflittualità e/o limitazioni che impediscono ad una qualsiasi persona di vivere pienamente ed in modo soddisfacente la propria vita relativamente alle proprie potenzialità.

      Pertanto gli aspetti cognitivi, psicologici di un determinato comportamento considerato inadeguato dalla persona che lo vive, nelle sedute di Counseling non vengono affrontati come nel setting psicoterapeutico, nè tantomeno vengono affrontate come una seduta psicoanalitica.

      Se infatti mettiamo a confronto le diverse professioni di Psicologo, Psicoterapeuta e Counselor, troveremo quanto segue:

      LO PSICOLOGO

      Lo psicologo è il laureato in psicologia che ha sostenuto e superato l’Esame di Stato che permette l’iscrizione all’Ordine degli psicologi. Per poter sostenere tale esame egli deve obbligatoriamente svolgere un tirocinio formativo della durata di un anno, nel quale fa esperienza nel campo della psicologia. Gli psicologi non sono tutti uguali, in quanto esistono all’interno delle università indirizzi formativi diversi (per es: psicologia clinica e di comunità, psicologia del lavoro e delle organizzazioni, psicologia dello sviluppo e dell’educazione, psicologia generale e sperimentale), i quali forniscono competenze diverse. Dopo la laurea egli può decidere di frequentare corsi o master che forniscono competenze in ambiti specifici, per esempio nel campo dei disturbi d’ansia.

      Lo psicologo fornisce ai suoi utenti un aiuto non farmacologico, basato su colloqui di sostegno, strumenti diagnostici, consulenze, tecniche di rilassamento ecc. Sono molte le cose che egli può fare, purché non si configurino come terapia, poiché essa richiede il titolo di psicoterapeuta. Inoltre lo psicologo non può prescrivere farmaci, dal momento che per fare questo serve una laurea in medicina. Se possiede una laurea in medicina oltre a quella in psicologia lo può fare. Quindi, riassumendo, per essere tale lo psicologo deve possedere i seguenti requisiti:

      1. Laurea in Psicologia

      essere iscritto all’Ordine degli Psicologi di una regione italiana.

      LO PSICOTERAPEUTA

      Il percorso per divenire psicoterapeuta è duplice. Può partire dalla laurea in psicologia o da quella in medicina, conseguita la quale va intrapreso un corso di specializzazione riconosciuto dallo Stato Italiano della durata di almeno 4 anni. Dopo la laurea va superato l’Esame di Stato di psicologia esattamente come nel caso dello psicologo (Esame di Stato di Medicina nel caso del laureato in medicina). Dunque lo psicoterapeuta può essere sia medico che psicologo; nel caso che sia psicologo può esercitare tutte le attività dello psicologo e in più la psicoterapia, nel caso che sia medico può esercitare le attività del medico (fra cui la prescrizione di farmaci) e quelle dello psicoterapeuta. Lo psicologo psicoterapeuta non può prescrivere farmaci. L’attività dello psicoterapeuta va quindi più in profondità rispetto a quella dello psicologo, e permette di agire direttamente sui disagi della persona attraverso l’utilizzo di tecniche che variano a seconda della teoria di riferimento del professionista stesso.

      Le scuole di specializzazione che permettono l’iscrizione all’albo degli psicoterapeuti sono molte e molto diverse fra loro. Ognuna di esse trae origine da un quadro teorico differente, non necessariamente incompatibile con gli altri, tant’è che spesso gli psicoterapeuti fanno uso contemporaneamente di tecniche provenienti da teorie di fondo diverse. Tra le scuole di specializzazione più frequentate abbiamo, per esempio, quella ad indirizzo cognitivo-comportamentista, quella sistemica familiare e quella psicanalitica. Alcuni tra gli approcci terapici più efficaci contro i disturbi d’ansia vengono descritti nella sezione “psicoterapie”. Per concludere, lo psicoterapeuta, per essere tale, deve possedere i seguenti requisiti:

      1. Laurea in psicologia o in medicina e chirurgia;
      2. Essere iscritto all’Ordine degli Psicologi di una Regione Italiana;
      3. Aver frequentato una scuola di specializzazione riconosciuta dallo Stato Italiano che permette l’Iscrizione all’Albo degli Psicoterapeuti.

      IL COUNSELOR

      Il Counselor è la figura professionale che, attraverso le proprie conoscenze e competenze, è in grado di favorire la soluzione ad un quesito che crea disagio esistenziale e/o relazionale a un individuo o un gruppo di individui. Il Counselor genericamente può essere definito come il professionista che, in un contesto operativo, è capace di sostenere in modo adeguato la relazione con un interlocutore che manifesta temi personali emotivamente significativi.

      Il Counselor è la figura professionale che, avendo seguito un corso di studi almeno triennale, in possesso pertanto di un diploma rilasciato da specifiche scuole di formazione di differenti orientamenti teorici, è in grado di favorire la soluzione di disagi esistenziali di origine psichica, che non comportino tuttavia una ristrutturazione profonda della personalità.

      Il Counselor quindi Orienta la persona verso l’ascolto attivo del proprio modello del mondo interiore, affinché la stessa possa generare nuove risorse e maggiori possibilità di scelta relativamente al disagio (problema) che vive interiormente e che si manifesta in comportamenti svantaggiosi per la stessa che non le permettono di vivere serenamente la propria esistenza, allontanandola spesso dalla vita sociale. E’ quello che io chiamo “Dialogo Emotivo con l’Esperienza Personale (DEEP)” volto alla realizzazione di un progetto di vita conforme alle aspettative della persona. Nelle sedute di Counseling, il Counselor instaura un rapporto collaborativo con il suo cliente e senza il quale tale rapporto professionale non potrebbe avere luogo. Il Counselor informa verbalmente il suo cliente sul tipo di lavoro sociorelazionale che si andrà a fare nel corso delle sedute di counseling, facendo prendere visione allo stesso interlocutore di quanto riportato nel Codice Deontologico che ogni Counselor iscritto presso le Associazioni di categoria deve osservare. Inoltre il Counselor stabilisce per iscritto con il suo cliente, tempi e condizioni economiche del rapproto professionale su descritto.

      Il Diploma di Counseling si ottiene frequentando una scuola accreditata presso una delle Associazioni di Categoria Italiane (es. SIAF – FAIP) e nel caso incui si intenda lavorare come libero professionista occorre aprire una posizione IVA presso l’Agenzia delle Entrate con il Codice Ateco (codice attività) 88.99.00. (Altre attività di assistenza sociale non residenziale nca)

      1. Formazione triennale secondo quanto previsto dagli standards dell’ EAC – European Association for Counseling;
      2. Iscrizione nel registro di un’Associazione di Categoria: es. SIAF – FAIP (non è obbligatoria ma garantisce un controllo della professione svolta)
      3. Mantenimento degli ECP (Educazione Continua Professionale) nel corso dello svolgimento della Professione di Counseling. (Le Associaizoni di Categoria richiedono ai counselor iscritti presso i loro registri nazionali l’aggiornamento continuo e costante attraverso dei crediti definiti ECP)

      Cordialmente
      Massimo Catalucci

  • Domenico Giuseppe Bozza

    Caro Massimo,
    il problema non e’ che un commerciante non puo’ praticare l’ipnosi, ma che il commerciante dovrebbe fare degli studi per acquisire quelle informazioni (conoscenze) e, laddove possibile, competenze (saper fare) per interagire con la psiche di una persona, spesso sofferente.
    I casi, spesso denunciati da trasmissioni televisive, dove riscontriamo la presenza di operatori dell’occulto (li chiamo cosi’ perche’ dovrei usare una parolaccia che non uso per educazione), sono proprio i casi di gente che sfrutta la componente negativa della suggestione che diventa persuasione, atta a carpire inizialmente la buona fede per poi giungere a stravolgere le volonta’ altrui.
    Il mio messaggio precedente, relativo a “laringoscopio e company” aveva questo senso. Comprendere il fatto che ‘potenzialmente’ siamo tutti capaci di fare tutto. A prescindere da un Albo di appartenenza, che esista o no.
    Pero’, se la presenza di un Albo fa rima con professionalita’, correttezza e competenza da parte di una persona a tale Albo iscritta, non posso che avvallare tale costrutto mentale.
    In quanto ai medici che fumano…agli avvocati che si separano…o agli psicologi che speculano sulle sofferenze psicologiche altrui…e’ la riprova che in tutte le categorie professionali ci sta prima di tutto l’uomo e poi il vestito che indossa. Ed in questo, purtroppo, centra piu’ l’uomo che il ruolo.
    Infine, mi permetto di sintetizzare (e sottolineare) il mio intervento in una differenza essenziale su questi 3 termini: SAPERE come conoscenza (accessibile da tutti) – PRATICA, il sapere che diventa accessibile da tutti coloro i quali hanno fatto uno studio – conoscenza – che li prepara a usare quegli specifici strumenti legati allo specifico lavoro – ATTESTAZIONE, attraverso un documento ufficiale che certifica ciò che hai studiato ed attraverso un tirocinio pratico, mette in relazione il “bene del sapere” al “necessario della pratica”.
    Il piacere tuo e’ piacere mio, nel confrontarmi con te.
    Buon pranzo.
    Domenico Giuseppe Bozza

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Questo Tuo ultimo intervento, Domenico, mi sembra che in qualche modo confermi diversi punti di incontro di vedute in merito all’argomento che stiamo trattando. Infatti convieni con me, quando affermi che chiunque può apprendere dovunque le conoscenze e le competenze specifiche di ogni cosa e poi attuarle come meglio crede, al di la della legge che ne rileghi l’utilizzo solo a personale specifico e professionalmente riconosciuto. Convengo altresì con Te che spesso molti si millantano ruoli e professioni, ma anche solo conoscenze e competenze che in realtà non possiedono. Purtroppo ciò esiste e sicuramente dobbiamo fare una distinzione tra coloro che si improvvisano e coloro che seguono percorsi di formazione specifici. Il nodo da sciogliere è infatti proprio quello della formazione. Tu evidenzi con molta precisione 3 punti fondamentali di una professione: il SAPERE, il FARE, il CERTIFICARE.
      Concordo con Te questi tre punti, ma non accetto (parere strettamente personale) che nel caso specifico delle attività professionali che si occupano del benessere psicoemotivo della persona in azioni socio assistenziali, educativi, siano considerati validi solo gli iter formativi (sapere, fare, certificare) attualmente riconosciuti, chiudendo le porte ad altri iter formativi (già affermati e riconosciuti in altri paesi europei) non meno validi di quelli già regolamentati. E come sai, io lavoro attivamente con diverse associazioni di categoria in Italia (FAIP, SIAF, COLAP) e con l’Ass. INSEU, affinché si possa arrivare presto al riconoscimento nel nostro paese delle professioni ancora non regolamentate, tra queste il Counseling (Counselor).
      Proprio oggi mi è arrivata una ulteriore conferma di come non si vogliano riconoscere percorsi formativi che in europa sono di diritto già stati acquisiti. Ho ricevuto, nella sostanza, il riconoscimento dei miei crediti formativi (CFU) dall’università UNICUSANO (vedi http://www.unisu.it ) nella misera quantità di 28 . E sai per quale facoltà?……Ora forse riderai consocendomi…….SCIENZE DELLA FORMAZIONE e non per quella delle SCIENZE E TENICHE PSICOLOGICHE dove tra l’altro in precedenza avevo ricevuto, da un altro Ateneo, gli stessi CFU.
      In queste pagine ha scritto anche il Sig. Giancarlo, evidenziando che la comunità europea, attraverso il suo ufficio legale, si è espressa ad esempio in merito all’ipnosi, affermando che tale pratica non è di competenza esclusiva dei professionisti iscritti all’ordine (vedi Legge 56/1989) ma bensì di competenza degli ipnotisti. E stando a quanto descritto dal Sig, Giancarlo, la professione di ipnotista in Italia non è regolamentata, proprio come quella del Counseling (Counselor) e di tante altre, eppure c’è chi rivendica che tale pratica è di sua specifica competenza perchè è iscritto ad un ordine professionale.
      Indi per cui si ritorna ad un discorso che abbiamo già fatto: non esistendo la volontà degli ordini professionali in Italia né tantomeno (stando a quanto finora visto) del Governo di voler legiferare in merito al riconoscimento di alcune libere professioni recependo la direttiva europea 2005/36/CE, attualmente chi opera in tal senso è considerato fuori dall’abilitazione ad esercitare con i suddetti strumenti che agiscono sugli aspetti psicofisici ed emotivi della persona.
      Eppure tali professionisti non riconosciuti, seguono percorsi formativi stabiliti dagli “standard EAC” (European Association of Counselling – http://www.eacnet.org ) secondo proprio il concetto del Sapere, Fare, Certificare.
      L’EAC ad esempio, nel 1991 ha definito uno standard stabilendo dei criteri per il monte ore e i metodi impegnati nella formazione come per la condotta etica dei Counselors. Dal 1991 ad oggi, sono passati quasi venti anni. Risultato……chi opera come Counselor in Italia ancora non si sente riconosicuto e tutelato da una Legge nazionale…….. ma intanto cipaga le tasse (Vedi Codice Attività ATECO 88.99.00 – Altre attività di assistenza sociale non residenziale nca – vedi Link che segue per dettagli: http://www.istat.it/strumenti/definizioni/ateco/ateco.html?versione=2007.3&codice=Q-88.99.00 ).
      Attendendo come sempre i Tuoi graditi riscontri e in conclusione volevo chiederTi, perchè non l’ho ancora capito, se secondo Te l’ipnosi è, o meno, un fenomeno naturale che tutti abbiamo provato consciamente o inconsciamente (quindi inconsapevolmente) come esperienza personale diretta?
      Cordialmente.
      Massimo Catalucci

  • Domenico Giuseppe Bozza

    Caro Massimo,
    ti rispondo con un esempio. La mia compagnia svolge come attivita’ professionale quella di medico anestesista. Per praticarla utilizza, tra gli altri, il laringoscopio, strumento per intubare il paziente ed indurgli la sedazione. Io conosco le tipologie di laringoscopio, l’ho pure preso in mano. Addirittura gliene ho regalato uno in un kit per il suo compleanno. Ma questo non significa assolutamente che io possa utilizzarlo. A prescindere da un Albo o da una Legge che me lo impedisce o meno. La differenza tra il sapere, il saper essere ed il saper fare che conosci benissimo: e’ questa la sostanziale differenza. Che fa diventare l’esempio tuo del bambino e del papa’ altrettanto sostanzialmente differente rispetto alle tre differenziazioni che ho fatto nei miei messaggi precedenti. Prima cosa.

    Seconda cosa. Uno strumento va sempre contestualizzato perche’ abbia un suo senso il suo utilizzo. Se un medico sa quando utilizzare la lidocaina e quando utilizzare il propofol, evidentemente ha senno di cio’ che sceglie. E lo fa in un contesto specifico (la sala operatoria), con una persona che ne ha necessita’ (il paziente) ed altri elementi fondamentali (persone e oggetti).
    A mio modo di vedere occorre prestare particolare attenzione a come, quando, perche’ e soprattutto con chi facciamo determinate cose. Altrimenti tutti potremmo svegliarci la mattina e decidere arbitrariamente di fare il medico, lo psicologo, l’avvocato….
    Buona serata.
    Domenico

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Ciao Domenico.
      Grazie per l’interesse che stai dimostrando all’argomento da me proposto.
      Voglio subito porre l’accento sul fatto che quanto da me detto in queste righe, è frutto di una mia visione personale in merito alla tematica qui affrontata e all’esperienza professionale di Counselor che ho maturato fino ad oggi.
      Fatta questa premessa passo ora a risponderti. Forse mi sono spiegato male nel mio precedente messaggio. Provo ad essere più preciso. Nella mia osservazione/domanda, dove ho portato l’esempio di un inconsapevole “SGDG” praticato da un genitore verso il proprio figlio, volevo solo indicare (come pensavo di averlo già fatto nell’articolo) che l’ipnosi è un fenomeno naturale che mette l’essere umano spesso nella condizione di attivatore di uno stato ipnotico sugli altri o su stesso, così come nella condizione di subirne, inconsciamente, gli effetti.
      In merito poi all’utilizzo consapevole dello strumento “ipnotico”, è ben altra discussione.
      Intanto bisognerebbe capire se partiamo dallo stesso principio per cui l’ipnosi è un fenomeno naturale del quale tutti in qualche modo ne abbiamo provati gli effetti, attivamente o passivamente. Successivamente potremmo discutere se tali tecniche ipnotiche debbano solo essere di competenza di psicologi e psicoterapeuti. Io credo che non tutto quello che passi attraverso una relazione professionale tra umano ed umano, sia da ricondurre esclusivamente alle categorie su citate. Ad esempio, secondo quanto stabilito dagli ordini professionali e dai professionisti della psiche umana (psicologi, psicoterapeuti), se una persona qualsiasi che ricopre un qualsiasi ruolo sociale, genitore, insegnante, commerciante, educatore, impiegato di uno sportello pubblico, ecc., volesse apprendere l’ipnosi ed i meccanismi che la innescano e quindi le tecniche al fine di migliorare la sua comunicazione, prima intrapersonale e successivamente quella interpersonale, tali persone dovrebbero astenersi dall’effettuare corsi specifici in questo campo perché sono di pertinenza di altre figure professionali, o quanto meno non utilizzare quanto appreso nel percorso formativo, verso terzi.
      Personalmente credo che far comprendere ad un essere umano cosa è l’ipnosi e gli effetti che può generare, sicuramente migliorerebbe la Sua esistenza anche in relazione agli aspetti relazionali che può instaurare.
      Naturalmente, come ho descritto nell’articolo, quando un essere umano acquista conoscenze e competenze specifiche in ogni ambito, al di la del titolo professionale e non che riveste, dovrà fare i conti con la propria coscienza in merito all’utilizzo proprio o improprio che ne farà degli strumenti a sua disposizione.
      In questo ultimo caso quindi, non è un fatto di titolo o non titolo ad esercitare, ma il buon senso ed in particolare lo stato di equilibrio psicoemotivo di cui la persona può godere. In conclusione potremmo ad esempio riferirci al buon senso che molti medici utilizzano nel rapporto con i loro clienti. Mentre gli dicono che il fumo fa male, li troviamo spesso a fumare di nascosto (oggi il fumo è vietato nelle strutture aperte al pubblico) rifugiandosi in qualche stanza di una struttura sanitaria. Sappiamo perfettamente ad esempio che per un fumatore abituale che esercita questa abitudine da molti anni, anche laddove tale pratica dovesse essere diventata insopportabile per la sua salute e gli fosse vietato l’uso del tabacco definitivamente, probabilmente per tale persona, anche solo vedere un fumatore, possa in qualche modo stimolare il suo bisogno di fare un “tiro”? Anche il rapporto tra causa ed effetto, per me è uno stato ipnotico. Guardiamoci intorno, magari ne scopriamo chissa quanti……e tutti non hanno il titolo per praticare tali “induzioni”……
      È sempre un piacere confrontarmi con Te.
      Grazie della Tua attenzione.
      Cordialmente.
      Massimo Catalucci

  • giancarlo

    ciao massimo
    accetto l’invito a darci del tu e ti indico di rivolgerti all’ufficio legale della comunita europea dove sapranno sicuramente fornirti il parere legale relativo all’esercizio dell’ipnosi all’interno della UE..purtroppo l’unicoi paese dove l’ipnosi risulta ad oggi regolamentata è la gran bretagna,vedi APHP,mentre in italia è ancora far west nonostante alcune associazioni di psicoterapeuti se ne vogliano arrogare l’esercizio..certo di esserti stato utile ti invito a non esitare a chiedermi ulteriori chiarimenti n materia..buona serata

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Ciao Giancarlo. Ho provato a fare una ricerca in internet ma non trovo riferimenti dell’ufficio legale della comunità europea. Mi puoi mandare un link, un indirizzo internet? Grazie.
      In merito alla regolamentazione in Inghilterra dell’ipnosi, immagino che siano avanti come per il Counseling. Infatti da loro, la professione di Counseling è equiparata, se non in tutto ma quasi, all’attività di psicoterapeuta, seppur con due ordini professionali diversi.
      Attendo Tuoi graditi dettagli.
      Cordialmente
      Massimo

  • Domenico Giuseppe Bozza

    Caro Massimo,
    Ti rispondo un po’ in ritardo e di questo chiedo scusa.
    Le differenze, in sostanza sono le seguenti.
    Nel “sogno guidato di giorno” esiste una condizione di veglia rilassata, ovvero il soggetto non cade nella cosiddetta trance ipnotica, tipica per l’appunto dell’ipnosi.
    L’ipnosi regressiva e’ un particolare tipo di ipnosi che prevede un tornare indietro negli anni rispetto al soggetto fino ad epoche particolarmente remote dell’infanzia ed, in alcuni casi a periodi vicini alla nascita. Sono sempre stato scettico, pero’, sulla opportunita’ di giungere fin addirittura a quando si era nella condizione di feto, nel grembo materno.
    Queste, in breve, le differenze.

    Infine, non parlerei tanto di “persone ipnotizzabili” ma di persone piu’ articolatamente capaci di integrare la componente della fiducia, quella della suggestione, oltre che l’importanza del setting (contesto) e dell’abilita’ del professonista.

    Un caro saluto.
    Domenico Giuseppe Bozza

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Ciao Domenico. Da quello che scrivi mi sembra di capire che Tu voglia evidenziare che esistono diversi “livelli”dell’ipnosi, partendo da quella più “superficiale” (diciamo in uno stato ALFA delle onde cerebrali), fino a quella più “profonda” (Onde Delta, Theta) dove si possono toccare stati “alterati di pensiero inconscio” (passami il termine). Ora voglio farti una domanda: quando da piccolo mio padre mi raccontava storie del suo vissuto ed io rimanevo imbambolato ad ascoltarlo con molta attenzione ed interesse, oltre che curiosità, mentre la mia mente vagava negli scenari che via via si componevano dentro di me, facendomi anche provare sensazioni piacevoli o spiacevoli a seconda del racconto che ascoltavo, non è e un pò quello che hai detto parlando di SGDG? A me sembra molto simile. Forse è per questo che considero l’ipnosi un prodotto naturale dell’uomo, cui lo stesso ne fa uso, anche a sua insaputa, positivamente o negativamente, verso se stesso e gli altri. Ma in Italia sembrerebe che solo chi è iscritto ad un ordine specifico possa farne uso professionalmente.
      Ti abbraccio caramente.
      Massimo Catalucci

  • giancarlo

    preciso altresi la mia precedente lettera invitando chiunque abbia dei dubbi in merito a rivolgersi all’ufficio legale della comunità europea che sarà ben lieto di confermare quanto sopra..l’ipnosi agli ipnotisti e non a psicologi..grazie

    Rispondi
  • giancarlo

    caro dott. catalucci,la legge 56-18 del 1989 regolamenta la professione di psicologo e non l’esercizio dell’ipnosi,esercizio che non essendo la materia regolamentata in italia,è consentito a chiunque
    grazie

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Buongiorno Sig.r Giancarlo. Intanto, nel ringraziarLa per Le Sue gradite indicazioni, Le devo fare anche io una precisazione evidenziandoLe che non sono dott., quindi non posso utilizzare tale titolo. Se è d’accordo inoltre sceglierei la forma più confidenziale dandoci del “Tu”.
      Detto ciò come premessa, posso dirTi che per quanto mi riguarda sono sempre stato dell’avviso che l’ipnosi (come evidenziato inoltre nell’articolo in oggetto) è qualcosa che viene già praticato naturalmente dagli esseri umani. E’ per me uno stato naturale che si crea in particolari situazioni e contesti. Quindi secondo la mia personale visione chiunque potrebbe imparare questa tecnica ed utilizzarla. Se lo vediamo però nell’ambito “terapeutico”, tale strumento può incidere fortemente negli stati profondi della persona andando a toccare aspetti personali di un pensiero inconscio che potrebbero destabilizzare la sua personalità. Sappiamo che gli ordini professionali degli psicoterapeuti precisano che, questa ed altre attività che possono in qualche modo destrutturare un pensiero per poi ristrutturarlo, sono di loro competenza.
      Tuttavia accolgo la Tua gentile segnalazione invitandoTi, se possibile, a fornirmi i link dove la Comunità Europea si esprime secondo quanto da Te citato, affinché possa approfondire la tematica sicuramente interessante.
      Aggiungo. Come Counselor (vedi miei riferimenti: http://www.max1963studiocounseling.beepworld.it ) iscritto alla F.A.I.P. ( http://www.faipnet.it ) ed alla S.I.A.F. ( http://www.siafitalia.it ) sono un libero professionista che svolge la propria attività di Counseling (non regolamentata) privatamente e per conto di terzi (Enti privati e Pubblici) e sono fortemente impegnato nel nostro paese nella divulgazione di questa professione e al suo riconoscimento definitivo (vedi direttiva europea 2005/36/CE – Riconoscimento delle Professioni). Ti sarei quindi grato se mi dessi maggiori dettagli e riferimenti attraverso i quali posso approfondire le mie conoscenze nella materia in oggetto.
      Ti ringrazio ancora del Tuo intervento salutandoTi Cordialmente.
      Massimo Catalucci

  • Domenico Giuseppe Bozza

    Caro Massimo,
    ho letto con attenzione il tuo articolo che, come sempre, sottolinea alcuni aspetti e per altri rimanda ad un approfondimento da parte del lettore interessato.

    Su un paio di aspetti vorrei fermare la nostra attenzione.

    Il primo: tutti sono ipnotizzabili?
    Secondo il mio punto di vista, no. Affinchè la pratica ipnotica possa prevedere un suo effetto (l’induzione ipnotica) – e non parlo assolutamente dei benefici in questo caso – è sempre fondamentale prendere in considerazione una multifattorietà di elementi. La capacità e competenza dello specialista, la suggestionabilità ed il livello di rigidità del paziente, il contesto logistico in cui avviene la pratica ipnotica, il momento storico che sta vivendo il paziente. Quattro fattori fondamentali che corrono all’unisono e la cui considerazione va sempre portata avanti in forma critica e con una osservazione clinica sopraffina.
    Il senso del controllo e della perdita di una dimensione cosciente (e le patologie ad essi correlate, vedi quelle di natura sessuale, per esempio) negli ultimi decenni ha connotato visibilmente la società. Pertanto, oltre che psicologicamente, anche sociologicamente si è modificata la percezione di parole come: “fiducia”, “motivazione”, “emozione”. Col risultato che sepre più persone restano rigidamente piantate in un contesto dove la logica, la razionalità e la rigidità cognitiva la fanno da padrone. Ipnosi si, ma non per tutti, quindi.

    Seconda considerazione: l’alternativa all’ipnosi.
    Come psicologo e consulente sessuale, ho imparato presso la scuola di specializzazione in sessuologia clinica che frequentai, un metodo similare all’ipnosi, ma molto meno invasivo e ‘rischioso’ per il paziente. Si tratta dei SGDG, ovvero dei Sogni Guidati di Giorno. Non creano lo stato di disagio del doversi abbandonare alla trance ipnotica, ma nello stesso tempo permettono a chi vi si sottopone di iniziare un percorso simil-onirico (sogno) pieno di metafore, di simbolismi, paesaggi che permettono allo psicologo di scoprire utili elementi da approfondire in fase di colloquio clinico.

    Un’ultima riflessione sulle possibilità ‘curative’ dell’ipnosi. Io ho sempre pensato che l’ipnosi fosse estremamente utile come strumento anamnestico/diagnostico e non tanto come strumento terapeutico. Con certe forme di ipnosi (come per esempio quella regressiva) alla quale si sono aggiunte nuove scuole di pensiero come quella del Rebirthing, permettono un ripercorrere vissuti, davanti ai quali occorre sempre una contestualizzazione ragionata di ciò che si è affrontato. Nell’approccio a qualsiasi problematica, lieve o grave che sia, non si può, ripeto non si può assolutamente prescindere da:
    1) Approccio integrato tra professionalità multicompetenza
    2) Approccio emoto/cognitivo
    3) Coinvolgimento delle figure ‘satellitari’ al paziente (famiglia, partner, amici, colleghi)
    4) Sviluppo e stato dell’arte delle componenti relative alle funzioni mentali (cognitive e dinamiche) del soggetto.

    Un caro saluto e a presto.
    Domenico Giuseppe Bozza

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Grazie Domenico del Tuo prezioso intervento.
      Mi sembra di aver capito che per Te l’ipnosi è un fenomeno che non tutti possono provare, in quanto esistono persone ipnotizzabili e non? Conseguentemente a quanto da Te detto esiste quindi una differenza tra il SGDG “sogno guidato di giorno”, la “trance ipnotica” e l’“ipnosi regressiva”? A questo punto Ti chiedo, quali sono secondo Te le caratteristiche che possiamo notare in una persona in “trance ipnotica”, una nel “sogno guidato di giorno” ed un’altra che si “trova in ipnosi regressiva”?
      Attendo un Tuo gradito riscontro ai miei quesiti.
      Cordialmente
      Massimo Catalucci

  • MAURO

    vorrei sapere se l’ipnosi è in grado di curare gravi malattie come il carcinoma.
    grazie mauro.

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Gent.mo Mauro, Grazie intanto per il Suo commento.
      Secondo Franco Granone autorevole esperto italiano di ipnosi, è possibile influire attraverso questa pratica sulle condizioni psichiche, somatiche e viscerali di una persona. Da tale considerazione se ne deduce che esita una connessione tra i vari sistemi del corpo umano: psicologico, neurologico, endocrino ed immunitario.
      Tuttavia, laddove mi è capitato di leggere che alcuni sostengono che la sola ipnosi sia risolutiva per patologie anche importanti quali il carcinoma, non mi sento di affermare con certezza che tale pratica possa far conseguire tale risultato. Così come mi sento di poter affermare che non è garantita al cento per cento la guarigione con il trattamento farmacologico e chirurgico della patologia su indicata. Sappiamo infatti che, anche in medicina, non vi è certezza assoluta. Esiste sempre la possibilità di non riuscita di una cura. Ogni medicinale infatti riporta specificamente nelle indicazioni, che tale prodotto può creare effetti collaterali anche gravi.
      Senza parlare poi di patologie che da oggi a domani scompaiono in alcuni individui, per cui c’è chi parla di “regressione del male” chi di “forza della volontà della persona”, chi di “miracolo”. Credo che nessuno possa essere in grado di poter affermare un’unica verità risolutiva. Si possono altresì sostenere delle tesi cavalcando i risultati ottenuti con la medicina tradizionale e quelal che viene definita olistica o alternativa.
      Posso dirLe che, per quanto mi riguarda, ci troviamo nella condizione in cui, quanto sopra descritto è possibile, sia in un senso che nell’altro. Credo che l’ipnosi sia comunque un valido strumento che la persona può apprendere per poter creare i presupposti di un pensiero conscio o inconscio, volto alla condotta di un’esistenza dell’individuo più equilibrata, nella quale il suo corpo e la sua mente possono trovarsi sempre nella condizione migliore per poter generare uno stato di benessere globale, allontanando la stessa dalla possibilità di incorrere, per effetto di uno stress continuo e costante, in diverse patologie, più o meno gravi.
      Un’altra mia convinzione è quella che mi fa pensare che sia meglio “prevenire anziché curare”.
      In conclusione, in merito al suo quesito specifico, Le consiglio di rivolgersi ad un medico che pratica l’ipnosi e che potrà risponderLe con maggiore precisione e competenza, essendo quella della pratica ipnotica, una disciplina che in Italia è di competenza di figure professionali specifiche.
      Cordialmente
      Massimo Catalucci

  • francesco

    Salve Massimo. Grazie per aver trattato un tema a cui ultimamente penso spesso. Vorrei sapere, per una persona che come me, vorrebbe fare un trattamento ipnotico, quali sono i consigli utili: a chi rivolgersi, come fare e tutto ciò di cui potrei aver bisogno per non incorrere nelle mani di un operatore improvvisato, sai, con i tempi che corrono..Grazie in anticipo, cordialità, Francesco.

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Grazie a te Francesco dell’attenzione. Rispondo alla tua richiesta in merito all’Ipnositerapia.
      A scanso di equivoci, diciamo subito che la legge italiana (n. 56 -18 Febbraio 1989) attualmente, permette di praticare attività professionali “terapeutiche” per la psiche umana nonché le varie tecniche psicologiche in uso, tra queste appunto l’IPNOSI, solo a professionisti abilitati all’esercizio della professione di psicoterapia e medici con una specifica specializzazione.
      L’IPNOTERAPIA o IPNOSITERAPIA, viene utilizzata solitamente dal professionista abilitato, quando si trova davanti ad una persona che presenta limiti appresi attraverso le proprie esperienze di vita dirette ed indirette, le quali non permettono alla stessa di conoscere ed utilizzare al meglio le proprie potenzialità ed abilità per ottenere nella realtà il vantaggio desiderato.
      Il modo più rapido per trovare un professionista che pratichi l’Ipnosi come strumento terapeutico, è quello di rivolgersi alla ASL di sua competenza.
      Oppure collegarsi al sito internet dell’albo degli psicologi della regione in cui risiede (es.: Regione Lazio – http://www.ordinepsicologilazio.it ). In questo sito puoi trovare i nominativi degli psicologi e psicoterapeuti della tua regione e consultarli.
      Naturalmente non posso indicarti specificamente il nome e cognome di un professionista (psicologo, psicoterapeuta, ipnologo) in quanto sarebbe eticamente scorretto.
      Posso però fornirti delle indicazioni ulteriori evidenziandoti anche due Associazioni Nazionali di categoria presso le quali sono iscritto anch’io come “Counselor Trainer PNL” e che potresti contattare per ricevere informazioni in merito alla figura professionale specifica che cerchi.
      Le associazioni ed i rispettivi siti web sono le seguenti:
      S.I.A.F. (Società Italiana Armonizzatori Familiari, Counselor E Operatori Olistici) – http://www.siafitalia.it ;
      F.A.I.P. (Federazione delle Associazioni Italiane di Psicoterapia) – http://www.faipnet.it .

      Spero che le informazioni fornite soddisfino le tue aspettative.

      Vorrei però congedarmi da te aggiungendo un mio parere in merito all’abilitazione per legge, alla pratica di tecniche ipnotiche.
      Laddove questa pratica (IPNOSITERAPIA) viene relegata di competenza ad alcune fasce professionali specifiche e registrate presso specifici albi (ordine degli psicologi), mi chiedo, come mai molti messsaggi subliminali preparati ad arte e presenti nei comunicati elettorali politici, negli spot pubblicitari, nelle trasmissioni televisive, nella carta stampata, all’interno di lungometraggi, film (compresi i cartoni animati destinati ad un pubblico infantile), non vengono debellati dal mercato, visto che la loro influenza sull’utenza ha le caratteristiche di una induzione ipnotica spesso speculativa?

      Grazie ancora della tua attenzione.

      Cordialmente
      Massimo Catalucci

  • silvia

    SALVE , IL TEMA TRATTATO E’ ESTREMAMENTE INTERESSANTE. SONO D’ACCORD0 SUL FATTO CITATO RIGUARDO CHE TUTTI NOI POSSIAMO IN QUALCHE MODO FARE DETERMINATE COSE ESSENDO COL PENSIERO FUORI DA QUALSIASI RAZONALITA’ …POICHE’ NON CAPIAMO DOVE IL PENSIERO FOSSE RIVOLTO . INQUANTO ALLA PAURA DELL’IPNOSI , RITENGO CHE SIA PAURA DI CONOSCERE VERITA’ FINO AL MOMENTO SCONOSCIUTE .PER CIO’ CHE MI RIGUARDA , L’ARGOMENTO MI AFFASCINA , E NON NEGO CHE IL DESIDERIO DI PROVARE L’IPNOSI TOTALE E’ MOLTO FORTE . CONCORDO ANCHE COL FATTO CHE SI PUO’ ESSERE IN MEZZO A UNA FOLLA VOCIANTE…E SEGUIRE SOLO UNA VOCE…O NON SENTIRE NIENTE …SE NON IL SILENZIO . GRAZIE PER AVER CONDIVISO IL VOSTRO TEMA ANCHE CON ME…OGNI COSA ARRICCHISCE IL NOSTRO BAGAGLIO DEL SAPERE ,CORDIALMENTE_______silvia fiorino

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Grazie Silvia per aver innanzitutto prestato attenzione al mio articolo. Credo che il tema riguardante l’IPNOSI e ancor di più quello dei MESSAGGI SUBLIMINALI che troviamo in molte forme di comunicazione da me già evidenziate (tv, cinema, giornali, pubblicità, musica, internet, ecc.), vadano presi in seria coniderazione per comprendere meglio i nostri meccanismi di funzionamento e di risposta agli stimoli (comunicativi) che riceviamo consciamente ed inconsciamente.
      Cordialmente
      Massimo Catalucci

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