La finite di stare zitti?” soleva dire il mio professore di estimo, il simpatico professor Cioffi: una frase davvero inusuale ma così speciale che mi accompagna sin dal terzo anno di scuole superiori.

Ieri sera stavo guardando una parte de “I Liceali 3” e mi sono tornati in mente vecchi ricordi, bellissimi, attimi di illuminato apprendimento, quelli che restano indelebili nella memoria di ogni studente.  Non provenienti da libri di testo (utilissimi per carità) ma dalle parole di professori (anche se recitati) sono venute a galla alcune frasi sul senso della scuola e tutto ciò che ruota attorno a questo mondo pre-lavorativo.

Forse sarà perché mia sorella Jessica è tutta presa negli ultimi giorni che precedono gli esami di maturità, forse sarà perché a distanza di oltre 15 anni mi sento molto più sicuro di me stesso e vedo in alcune scene televisive ciò che ero e ciò che non capivo, forse saranno entrambe le cose ma non è questo il punto.

Oggi posso dire in tutta sincerità che sto percorrendo quella strada a lungo cercata in età adolescenziale, quella del padre che ama comunicare, a casa come al lavoro, in palestra come al computer.

A scuola parlavo poco, ero timido, introverso… chiudendo gli occhi rivedo l’immagine dello Stefano un po’ sfigato seduto a quel banco in prima fila, con il piccolo professor Cioffi che spiega scrivendo alla lavagna cose incomprensibili, mentre tutti gli alunni restano in silenzio per cercare di capirci almeno un’acca…

Poi si gira all’improvviso e sfodera la sua leggendaria frase “la finite di stare zitti?”. Tutti a ridere sotto i baffi, senza capire il vero significato di quella frase di primo acchito così insensata.

Ci intimava solo di parlare, di essere più coinvolti nella lezione, di partecipare attivamente, è questo il senso della comunicazione: far partecipe.

L’introversione di quel ragazzino di tanto in tanto riemerge ancora oggi , poiché fa parte della mia natura, del mio modo  di essere e ogni tanto mi piace stare zitto, non dire nulla a nessuno…

Quando mi fermo a pensare, a riflettere, a meditare nella ricerca della decisione migliore da prendere, sul passo successivo da fare o sulle possibili soluzione da adottare: spesso mi chiudo in me stesso e lo ritengo utilissimo. L’importante però che non diventi un’abitudine, perché la comunicazione è fatta da due o più persone, giusto?

La comunicazione (dal latino communico = mettere in comune, far partecipe) non è soltanto un processo di trasmissione di informazioni. In italiano il termine “comunicazione” ha il significato di “far conoscere”, “rendere noto”.

[tratto da Wikipedia – enciclopedia libera]

La comunicazione, argomento di grande attualità legato alla crescita/sviluppo personale, è entrata come un uragano nella mia vita da quando ho iniziato la pratica delle arti marziali, all’inizio dell’ultimo anno di scuole superiori. Cerco di comunicare meglio che posso e più che posso perché ho apprezzato sempre più le relazioni umane instauratesi grazie a questo concetto: trasmettere informazioni!

Caro lettore, se non esistesse la comunicazione, il “rendere noto”, l’esistenza umana avrebbe poco senso, non credi?

Negli ultimi 3 anni ho letto una marea di informazioni sull’argomento, dal web ai libri stampati, ho seguito seminari ed ebook, ascoltato audio-corsi e video-training ma l’essenza di tutte queste belle teorie, consigli, insegnamenti, sta prevalentemente nella pratica.

Ciò non significa che dobbiamo diventare tutti bravi a parlare in pubblico, fare gli oratori o gli attori, anche se può servire molto nei diversi campi della propria vita: dal lavoro allo sport, dalla famiglia agli amici (ad esempio fare un bel discorso a un matrimonio, fare un ringraziamento in pubblico o partecipare attivamente a una semplice riunione tra amici).

Questa capacità di comunicare in pubblico, attraverso la lingua parlata ma tramite anche quella scritta, aumenta notevolmente la fiducia in se stessi, perché ci fa capire e sentire quanto siamo veramente importanti per gli altri. Mettere in comune, far partecipe una persona piuttosto che 10.000 fa poca differenza, se non a livello numerico, ma sapere qual è il miglior modo (per noi) di mettere in comune quello che sappiamo è il passo che fa davvero la differenza.

***

ESERCIZIO 1

La quarta motiv-azione che ti propongo oggi è quindi quella di comunicare, in primis con te stesso/a, provando a dirti tutto ciò che ti passa per la mente, oppure scrivendolo su un foglio di carta o sul tuo PC, come sto facendo io in questo preciso istante: sto comunicando liberamente.

Non per forza devi scegliere un argomento di cui parlare, o meglio da scrivere come sto facendo io, però prova a sfogare i tuoi pensieri, ad esempio:

  • elencando i tuoi progetti di vita o quelli della settimana prossima
  • segnando le persone che vorresti conoscere o quelle che vorresti rivedere
  • annotando i luoghi che vorresti visitare nelle prossime stagioni o quelli in cui vorresti ritornare
  • parlando (o scrivendo) qualcosa sulle tue passioni, quelle che ti riempiono di gioia (magari prova a spiegarle in sintesi)

L’importante è scrivere (come ho sempre fatto io) per almeno dieci minuti senza pausa, senza preoccuparti di cosa stai facendo… stai semplicemente comunicando qualcosa! Qualcosa che è dentro di te, che dà un senso al tuo essere, a quello che sei ora, nulla più. Secondo me è una prova bellissima.

Leggi ciò che hai scritto a distanza di qualche ora, magari prima di andare a dormire e nel sonno ristoratore troverai il senso a ciò che oggi hai voluto comunicare.

***

ESERCIZIO 2

Un’altra piccola grande prova che ho sperimentato svariate volte con successo è quella di PARLARE, spiegando il perché, il come fare qualcosa attraverso esperienze personali, esercizi e strategie legate a uno specifico argomento, una propria passione. Non c’è cosa più bella, come ha spiegato un professore nell’episodio del telefilm di ieri sera, che passare dall’altra parte…

S’impara molto da una lezione fatta da altri, ma la soddisfazione e l’arricchimento enormi che si provano quando siamo a noi a fare lezione, non ha eguali!

Invece di essere colui che ascolta il professore, il maestro o il consiglio di un genitore, partner o amico, prova a essere per qualche minuto colui che spiega, che trasmette informazioni su un argomento che ti sta a cuore, un tuo hobby.

Cosa fai nel tempo libero? Oppure cosa ti piace del tuo lavoro? Sono solo esempi per allenarti ad apprezzare la comunicazione, un tassello importante nella tua vita che da molta linfa vitale al tuo Vero Benessere (=stare bene con se stessi e gli altri).

Per stare bene con il corpo e con la mente, prova a star bene anche con le parole e vedrai che risultati!

avete finito di stare zitti?
Stefano

P.S.: sarei onorato di un tuo commento o piccola spiegazione, su qualsiasi cosa tu abbia voglia di scrivere e… ogni voto è ben gradito, se quest’articolo ti ha arricchito ;-)

11 Commenti

Lascia un commento
  • stefano bresciani

    @Paola
    Mi ritrovo molto nelle parole del tuo commento, come lavoratore dipendente mi vedono un po’ di parte perché spesso giustifico le scelte del datore di lavoro più di quelle dei colleghi, perché riesco a vedere obiettivamente le cose che accadono, in qualsiasi ambito lavorativo. La gente usa troppo i paraocchi (e i paraorecchie) quando invece è molto utile tenerli ben aperti!

    @Jessica
    Grazie cara, contunua a comunicare con i tuoi libri e a Luglio gettali dalla finestra (occhio che non passi Benji o una delle tue amate nipotine ;-) Grazie del commento e del ritaglio di tempo dedicatomi.

    @Ida
    Scrivere è un bisogno, un’arte, una meravigliosa opportunità per esprimere chi siamo, condividendo non solo il sapere ma soprattutto la nostra bellissima esistenza… Grazie del brillante commento!

    @Anthony
    Non amo ripetermi ma le tue sono parole sagge che condivido così come concordo su quelle di Umberto. Ciao!

    @Maria Grazia
    Mi fa piacere che tu stia seguendo con successo il primo esercizio, non è una prova bellissima? Per quanto riguarda il parlare che posso dirti, nulla, se non “datti un’altra chance”! ciao

    Rispondi
  • Maria Grazia

    Grazie per cio’ che hai scritto, anche io sono d’accordo che la comunicazione è molto importante nella vita.
    Io, personalmente, sto sta già facendo,da qualche giorno, gli esercizi da te suggeriti nel 1 step, quindi comunicare per iscritto e mi sta giovando a guardare i miei progetti in prospettiva , proiettandoli verso il futuro e questo mi ha ridato speranza.
    Per quanto riguarda il Parlare , per scelta e per autopunizione non lo faccio più da un pò, questa è un eccezione, perchè mi sono sentita ferita da alcune esperienza non proprio positive legate alla comunicazione, ma voglio cogliere l’opportunità di riprovare magari va meglio stavolta.
    Grazie ancora per i tuoi suggerimenti.
    Maria Grazia.

    Rispondi
  • Anthony

    Innanzitutto grazie Stefano per questo articolo che ho trovato interessante, personalmente trovo che al giorno d’oggi la comunicazione risulta ancora qualche cosa di complesso, ed è per questo che spesso il silenzio risulta una facilità che si va a scegliere, per me come lo ha riferito Umberto la comunicazione è un doppio lavoro, quello del comunicatore e quello del ricettore, ma non è tutto, succede che il comunicatore non riesce a trasmettere nel ricettore quello che ha esattamente in mente a causa della complessità del’argomento oppure perché il ricettore non è preparato per capire per compatire il proprio messaggio del comunicatore, una cosa normale e logica perché i percorsi psicologici di ciascuno di noi sono diversi…ciao!

    Rispondi
  • Ida

    Ciao Stefano,
    ho letto con molto interesse il tuo articolo. Da qundo ho imparato a scrivere, quando sentivo la necessità di comunicare qualcosa con una persona in particolare, ecco che le scrittura diventava la mia migliore amica. Tutto era più semplice, un fiume in piena che riempiva qull’immensità di bianco che era il foglio. Uno dopo l’altro, di getto. Poi, la quiete. Da adulta, mi sono accorta che la società, ci limita molto nell’espressività e ora più che mai vorrei ricomninciare ascivere come prima. L’autocontrollo, l’essere sempre troppo diplomatici,diventare dei perfetti mediatori del nostro Io, tra noi e il mondo. Mi occupo di comunicazione e l’augurio più grande che possa fare a questa società, è il comprendere la condivisione, la partecipazione, la consapevolezza sono fondamentali per l’evoluzione umana. Grazie.

    Rispondi
  • Jessica

    Stefano! Che piacere vedere il mio nome in uno dei tuoi articoli. :P
    Terrò bene a mente gli esercizi che hai proposto, li farò sicuramente il prossimo mese!
    Purtroppo ora posso solo comunicare con i miei “amati” libri e quindi..
    Comunque, ti dò ragione in ogni singola parola. Spero con il tempo di uscire anch’io da questo stupido guscio protettivo, e riuscire a diventare un po’ più chiacchierona! :)
    A domani, ciao!
    E complimenti per l’articolo :)

    Rispondi
  • paola

    Mentre leggevo ho pensato come Umberto!
    Sopratutto in ambito lavorativo, ho tratto vantaggio nel mettermi nei panni dei datori di lavoro (riuscivo a sintonizzarmi con loro perchè comprendevo meglio i rischi a cui si esponevano decidendo di essere imprenditori e lì dove la situazione lo permetteva davo il giusto rilievo alla mia persona); trovavo un po’ di resistenza nei dipendenti-colleghi che tappandosi le orecchie urlavano ai quattro venti i loro diritti distraendosi dai loro doveri….ma nel mio ruolo cerco di essere sempre coerente perchè un’azienda/famiglia o altra comunità che sia la comunicazione e l’ascolto sono direttamente proporzionali con i risultati che si raggiungono!

    Rispondi
  • clelia

    Leggendo in prima battuta potrei dire che è la solita questione anche se espressa in forma scritta molto bene. Se però, vado a leggere tra le righe, direi che questo non è poi così scontato perchè di persone alle quali dovrei dire “la smettete di stare zitti!” ne conosco veramente tante.

    Rispondi
    • stefano bresciani

      Hai ragione non è così scontato, complimenti per l’attenta lettura e riflessione
      ciao Clelia

  • stefano bresciani

    @Sabrina
    Parole sagge introducono il tuo commento, forse perché si parlava di scuola ho chiesto di darmi un voto.. ma non lo farò più lo giuro :o)))
    La frase che hai citato probabilmente è di Kosta, non ricordo d’averla scritta ma sicuramente l’avrò letta ed è verissima. Un passo alla volta, complimenti e sono certo che ogni paura saprai vincerla (o rendertela amica?) ciao e grazie a te!

    @Umberto
    Bello e originale il tuo punto di vista, riflettendoci è proprio così: la comunicazione è fatta da due persone, perché se il ricevente NON ASCOLTA il messaggio la comunicazione viene vanificata, idem per chi parla NON pensando a cosa dice… Assorbire, interessante concetto che si sposa con l’Aikido, in cui i due praticanti ricercano la perfetta sinergia di movimento nel dare un colpo e respingerlo. Grazie del commento!

    Rispondi
  • Umberto

    Ciao Stefano e un saluto anche al tuo vecchio professore.
    Nel mio commento vado un pò controcorrente, dimmi cosa ne pensi.
    Secondo me comunicare non significa necessariamente trasmettere, bensì assorbire qualcosa da noi stessi o da altre persone.
    Facciamo l’esempio di due amici che chiaccherano tranquillamente.
    In alcuni momenti parlerà A e B ascolterà, in altri verranno invertiti i ruoli.
    Ma siamo proprio sicuri che il comunicatore sia soltanto colui che parla?
    Io credo che la vera comunicazione sia saper ascoltare qualcuno!
    La gente parla, parla e parla ancora…spesso parla senza motivo e solo perchè è dotata di una bocca.
    Ciò nonostante, chi ascolta, pur essendo dotato di orecchie, non sta in realtà ascoltando niente.
    Quindi direi che la vera comunicazione si ottiene soltanto quando c’è un ascolto attivo e non necessariamente una partecipazione attiva; anzi direi che la partecipazione è strettamente legata all’ascolto, non potrebbe esistere senza di esso.

    Rispondi
  • Sabrina

    I voti non mi piacciono. Ogniuno fa del suo meglio e poi stà alla controparte trarre profitto da ciò che legge :o)).
    Io (sempre stata timidissima) ho trovo difficile anzi difficilissimo parlare (per lo scrivere invece sono messa meglio).
    Ultimamente, non ricordo se da te o da Kosta ho letto una frase che sto cercando di fare mia, la frase esatta non la ricordo, ma il concetto dice:
    Spiegando agli altri quello che sai fai in modo che penetri più a fondo dentro di te.
    Ciò nonostante da brava timida dentro, spesso mi blocca la paura del giudizio altrui.
    Ma come si dice… un passo alla volta.
    Grazie per gli utilissimi articoli e buona giornata.

    Rispondi

Lascia il tuo commento

Lascia un commento