Giù la maschera. Nessuno ha il coraggio di dirlo poiché si ha paura di essere impopolari di fronte all’opinione pubblica. Invece lo sanno tutti, è ormai divenuto puro buon senso, tutti l’hanno capito ma nessuno lo dice. Io ho il coraggio di dirlo:

La scuola così come è, non serve a nulla. Anzi ci sta rendendo sempre più poveri ed ignoranti.

L’attuale sistema scolastico è semplicemente anacronistico, strutturato per essere perfetto in una situazione sociale in cui si passava dall’analfabetismo all’alfabetizzazione del nostro paese, dall’era agricola a quella industriale, dalla forte presenza di piccoli paesi e comuni alla creazioni di grandi metropoli.

D’altronde all’epoca le esigenze erano diverse da quelle attuali. Ci stavamo trasformando e quindi serviva una ristrutturazione delle classi sociali. Servivano ingegneri per costruire le nuove città, avvocati per curare gli interessi della nuova classe media, architetti per progettare, dottori per gli ospedali pubblici e privati, operai per le nuove fabbriche che crescevano e producevano, diplomati per i posti da impiegato per le tante aziende del nord.

Insomma c’erano troppi lavoratori della terra e pochi lavoratori dell’intelletto, troppi mestieri che oggi definiremmo artigiani che dovevano trasformarsi in nuove professioni.

Ma che senso ha utilizzare uno schema del passato per le attuali esigenze?

Ecco alcune cose che sono cambiate:

Oggi non esiste più il posto fisso per tutta la vita. E’ molto probabile che la carrriera lavorativa sia costellata da esperienze diverse. Da questo punto di vista formare i nostri ragazzi con una formazione specialistica non è affatto strategico. L’apprendimento continuo, la creatività e l’adattamento dovrebbe essere il nuovo pilastro della formazione futura. Da questo punto di vista è strategico raggiungere la Sicurezza Finanziaria piuttosto che la Sicurezza del Lavoro.

Con l’innalzamento dell’età media di vita e con il basso tasso di nuove nascite, qualcuno ancora pensa che il tenore di vita futuro per chi andrà in pensione sarà lo stesso di quello attuale? Ognuno deve già preoccuparsi da solo per le future condizioni di vita e quindi comportarsi in maniera strategica durante la vita lavorativa. E questo andrebbe spiegato a scuola.

Insegnare come gestire le proprie finanze, aiutare le nuove generazioni a creare delle attività proprie ed innovative, educare le massse alla gestione del debito, spiegare la differenza tra debito pubblico, spesa pubblica e debito privato. Insomma reimpostare l’educazione di base nelle scuole per insegnare ai nostri ragazzi che nessuno può gestire meglio di loro i propri soldi. Aggiungo anche il rispetto del nostro pianeta che è attualmente basso ma che può diventare alto se l’educazione partisse dalle scuole.

Al contrario la scuola ci propone materie importanti ma non vitali e strategiche. Capire come in futuro dovrò gestire il mio denaro è più importante che sapere a memoria centinaia di poesie. Educare al senso civico ed al funzionamento della nostra democrazia è diventato più importante che studiare la storia e la filosofia. I nostri ragazzi conoscono ciò che è successo nel passato ma non sanno affrontare l’OGGI.

Ecco cosa ci serve: la CONOSCENZA PRATICA.

Bisogna quindi fare una grossa distinzione tra quello che oggi si definisce ‘educazione’ e quello che invece vorrei intendere io per questo termine. In questa sede l’argomento di cui tratteremo è la ‘conoscenza pratica’ ovvero quel tipo di educazione che permette non solo di conoscere le cose ma anche di metterle in pratica. Siamo nell’anno 2010 ed oggi la nostra società attribuisce all’educazione il seguente significato:

“Andare a scuola per imparare delle materie che ci serviranno per trovare un lavoro in futuro”

Non ho nessun problema con questa impostazione ma vorrei semplicemente dire che tutto ciò è completamente fuori dal tempo.

I nostri nonni avevano una grandissima CONOSCENZA PRATICA ed una scarsa COMPETENZA SPECIALISTICA. Oggi invece abbiamo una scarsa CONOSCENZA PRATICA in tempi in cui ce ne sarebbe veramente tanto bisogno.

31 Commenti

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  • nicola

    Sono d’accordo. L’istituzione scolastica in Italia è una delle tante intoccabili “Vacche Sacre” (assieme a pubblica amministrazione, sanità pubblica, etc.) che la sinistra difende a costo di creare tanto malessere nei cittadini. Poco importa che chi esce dalla scuola sia un disadattato nel mondo del lavoro, culturalmente aggiornato al XIX secolo. Ciò che conta è che sia stato programmato a votare Pd.

    In questo la scuola italiana è un’istituzione di grande successo. Basta vedere i risultati delle recenti elezioni europee. Renzi, conscio del debito che deve alla scuola, ha già promesso più fondi e investimenti nell’indottrinamento…

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  • Enrico

    Che la scuola italiana è pessima ormai lo stabiliscono tutte le ricerche di mercato e lo dicono gli stessi imprenditori, sistema vecchio, studi obsoleti, tra l’altro ormai la scuola è auto referenziale con i professori che rifiutano qualsiasi sistema di giudizio sul loro operato.
    Oggi conviene andare in una buona scuola professionale che tra l’altro hanno tutti ottimi livelli di inserimento nel mondo lavorativo, proprio perché fanno il loro compito, le nostre scuole da perito invece sono ormai dei pessimi licei, la teoria di deve basare sulla pratica non viceversa.

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  • Pup

    Tipico post da fallito ;)

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  • tony

    sono un artista……sono perfettamente d’accordo con l’autore di questo bellissimo articolo. ….solo c’e’ un problema . In italia se hai delle idee te le rubano….. opsss ciao

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  • Simone

    A me il tuo titolo caro Federico Pacilli sembra uno spot più che un riflessione cosciente,invece di risponderti che sarebbe troppo facile, ti farò alcune domande:Perchè dovremmo essere tutti imprenditori,Perchè dovremmo essere tutti ingegneri,Perchè dovremmo essere tutti medici,avvocati,tecnici,ecc,quindi il tuo sembra un appello all’educazione imprenditoriale,e sono d’accordo con te(sa proprio di berlusconi, imprenditori di se stessi ecc, come no!), sul fatto che bisogna essere flessibili sono d’accordo fino a un certo punto, la flessibilità vuol dire avere un sistema che ti permette di trovare lavoro quasi subito e continuare a fare il tuo lavoro senza ditsruggere le professionalità che il mercato richiede, dopo 10 anni di lavoro, non ci si può improvissare tecnici esperti se uno ha sempre fatto il pane, i corsi devono essere consoni alla propria attività da dipendente o da imprenditore ecc, uno che ha famiglia vorrei vederlo senza portare i soldi a casa, io mi sto riqualificando come elettricista e anche come perito elettrotecnico e se riesco e sono positivo su questo, farò progettazione di impianti elettrici cercando di specializzarmi nel settore delle energie rinnovabili, farò esperienza in uno studio,ma sono senza famiglia e non ho figli, mi sto mettendo in gioco.

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  • Sara Sanviti

    Tutto vero, Domenico; tutto perfettamente vero.

    C’è da aggiungere, però, che a scuola non si insegna più che un compito in classe è un “ATTO AMMINISTRATIVO” e che come tale dovrebbe contenere una serie di informazioni, disposte in un dato ordine.

    Insomma, la scuola dovrebbe preparare dei cittadini, soprattutto.

    E a ciascun cittadino deve essere assegnato un ruolo e i ruoli devono avere un senso. Finché il mondo produttivo non necessita di scienziati e tecnici laureati, non ci sarà mai sviluppo.

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  • Domenico

    … la scuola svolge la sua attività di “scuola” attendendo dati e statistiche, circolari e note, indirizzi e quant’altro per innestare nuovi moduli, nuove materie, eccetera … i professori esercitano il loro ruolo di “professore” (i migliori, i più esperti, i più pratici, quelli che studiano di più e si aggiornano sono emarginati dai colleghi)… i docenti ed il peronale della scuolaq discute più delle retribuzioni e dei rinnovi contrattuali che di altro… i ragazzi sono sempre più convinti che con la semplice frequenza ci si debba prendere i titoli… la formazione poi come la scuola (nè più nè meno)… e le “motivazioni”? … senza passione ed amore non ci possono essere! … non si costruiscono su di sè se non si cresce e si migliora!!! … è possibile che non ci sia qualcuno capace di affermare ed imporre una nuova scuola che permetta ai giovani studenti di scegliere l’avviamento professionale se non sono all’altezza del grande sapere? …

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  • Sara Sanviti

    Carla, secondo me hai perfettamente ragione.
    Questo significa, se ho ben compreso, che occorre più attenzione verso gli insegnanti.
    Io sono ingegnere e provengo da un liceo classico. Posso parlare in base alla mia esperienza scolastica, che alle superiori è stata disastrosa. Altre persone che hanno frequentato la stessa scuola in un’altra città hanno avuto un insegnamento migliore e la differenza l’ho ben percepita, quando ero all’Università.
    Quindi, posso affermare di aver frequentato una scuola superiore di provincia, molto mediocre, che non ha saputo trasmettere nemmeno quello che avrebbe dovuto: per questo mi sento di dire che ho buttato via cinque anni della mia vita, per garantire lo stipendio a un gruppo di sfaticati (non tutti, naturalmente, ma pochi possono considerarsi esclusi dall’elenco).
    Tuttavia, se quei programmi scolastici avessero contenuto il diritto e l’economia, come materie obbligatorie, non avrei dovuto superare difficoltà enormi a comprendere quali giochi stavano dietro al sistema del mondo del lavoro (soprattutto se si opera molto vicino alla pubblica amministrazione), quali fossero le regole scritte e non gli usi, cosa fosse una società e come si redigesse un bilancio, come si sarebbe dovuto contrattare l’apertura di un conto corrente o l’accensione di una polizza e altre cose che ci investono quotidianamente. Non si pretende chissà che cosa, ma almeno imparare la quotidianità, dalla scuola. Per le specializzazioni, c’è l’Università, ma la preparazione quotidiana deve venire prima e deve porre tutti sullo stesso piano.

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  • Carla

    La scuola è sicuramente un argomento che tocca tutti, e su cui un po’ tutti ci sentiamo autorizzati ad esprimere giudizi e pareri. Quindi dico anch’io la mia!
    Se affermiamo che “la scuola dovrebbe insegnare quello che serve” siamo più o meno d’accordo, ma se parliamo di cosa, effettivamente, serve, credo che i pareri siano molto discordanti.
    Io ho frequentato la scuola vecchia, quella di una volta. E sono soddisfatta di ciò che mi ha insegnato, anche se avrei molte rimostranze su come me lo ha insegnato, anche se molte cose non mi piacevano, alcune materie mi annoiavano. Sono soddisfatta anche se quando sono andata a lavorare (ho studiato chimica e tecnologie farmaceutiche) i macchinari che avevo studiato erano ormai obsoleti e le tecniche che avevo studiato erano superate, ma avevo imparato a leggere un impianto o a strutturare una ricerca.
    Questo secondo me è apprendimento strategico, che veniva ampiamente offerto anche nella scuola di trent’anni fa.
    Certo, la scuola potrebbe insegnare più educazione civica ed ecologia.
    Sicuramente gli insegnanti dovrebbero essere messi in condizione di imparare ad insegnare, oltre che sapere la materia: praticamente quasi nessun corso di laurea che porta all’insegnamento comprende materie come la comunicazione o la didattica.
    Ma se togliamo dalla scuola gli elementi base … siamo sicuri di creare un mondo migliore?
    Personalmente, ma sono vecchia, sarei terrorizzata ad avere intere generazioni che sanno tutto su come gestire le finanze in base alle attuali regole della borsa e che non hanno mai letto una poesia (tra l’altro il tanto vituperato imparare a memoria è e rimane uno strumento fondamentale per sviluppare la memoria).
    Oggi mi ritrovo frequentemente a tentare di spiegare a manager d’azienda che gli obiettivi si scrivono in indicativo presente o che per farsi capire meglio dai suoi dipendenti dovrebbe usare un linguaggio metaforico o che la base per la gestione ottimale delle persone è l’ascolto attivo che presuppone l’uso delle parafrasi. Un paio di frasi, pochi minuti. Ma se il suddetto manager non conosce la grammatica mi servono almeno un paio d’ore.
    Credo di capire l’intento provocatorio di Federico, ma sinceramente non capisco cosa vuole sostituire con che cosa. Sostituire la storia e la filosofia con l’educazione civica? Ma è davvero possibile educare dei cittadini che non conoscono la storia? Sostituire la ragioneria con la finanza?

    Rispondi
  • Laura

    Ciao Simone,
    purtroppo hai ragione.
    L’articolo di Federico propone un punto di vista un po’ provocatorio ma molto interessante.
    La scuola sta diventando sempre meno “concreta”, ed è sempre più difficile trovare un lavoro che corrisponda agli studi fatti, se non addirittura trovare un lavoro qualunque.

    Ma guardiamo il problema meno da vicino, da una prospettiva più generale: cosa rappresenta la scuola odierna dal punto di vista della “comunicazione”?

    Rappresenta un istituto lontano dalla realtà contemporanea, che fornisce una formazione parziale e non sufficiente a preparare i giovani al lavoro.

    Rappresenta la mancanza di cura dello Stato per il futuro dei giovani e di tutti noi.

    Rispondi
  • Renzo

    Io sono un docente di sostegno non di ruolo e, a grandi linee, concordo con l’autore di questo articolo. La scuola in Italia è cambiata troppo poco rispetto a quando c’è stata l’alfabetizzazione di massa con la riforma Gentile (nella prima metà del 1900)! Nel frattempo la società è cambiata, e di molto! Di recente il Ministero dell’Istruzione ha varato la riforma delle scuole superiori. L’hanno denominata riforma ma non hanno cambiato quasi nulla del modo di fare didattica nelle scuole superiori: ci sono stati solo riduzioni dell’orario settimanale e cambio di denominazione di alcune materie. Insomma: la frittata è sempre la stessa! La scuola fa sempre molta teoria e pochissima pratica e pertanto molti alunni si annoiano a stare per molte ore in classe! C’è spesso, in loro, poca motivazione verso lo studio anche perchè molte materie affrontano argomentazioni astratte, poco utilizzabili nella realtà quotidiana dei ragazzi. Altro problema sono i pochi rapporti tra le scuole e le imprese, salvo alcune eccezioni. Insomma, la scuola dovrebbe fornire agli alunni contenuti e metodi didattici più interessanti, attuali, sfruttabili durante il progetto di vita. Purtroppo in Italia la categoria dei docenti non è valorizzata e sostenuta a sufficienza dallo Stato, come avviene invece in altri paesi industrializzati. La scarsa considerazione sociale ed economica di questa categoria è uno dei motivi per cui l’Italia sta attraversando un periodo buio dal punto di vista economico e sociale.

    Rispondi
  • Simone

    Io che ho studiato e ho il dipoma sono disoccupato. Gente con la qualifica di 3 anni lavora!! Si perchè li preferiscono, li devono pagare meno.. I laureti nemmeno nominarli..

    Rispondi
  • liana

    Io presento, presentavo progetti sul motivare a motivarsi e mi ritrovo demotivata a motivarmi proprio nella mia sede di appartenenza..
    ironia della sorte , per conoscenzati allego un link di un progetto di due anni fa
    http://www.gjc.it/2009/category/tag-cloud/schoolcounseling

    Nuova dirigenza e per me DOCENTE INIDONEA non vi è più possibilità di presentare progetti perchè fuori ruolo ……..

    peccato che la comunicazione e soprattutto le spiegazioni efficaci sia la prima a mancare nelle istituzioni scolastiche

     Pare che presentare progetti da parte di Docenti inidonei ma idonei ad altro proficuo lavoro con nomina in “SUPPORTO alla DiDATTICA”
    non sia sempre possibile .

    E’ una cosa piuttosto controversa.
    Il fatto è che i progetti si presentano in seno al Collegio docenti e gli inidonei non fanno parte del Collegio docenti.
    Quindi a rigor di logica non possono presentarli.
    Di fatto molti li presentano.

    Forse dovremmo domandare ai DS di cosa ci dobbiamo effettivamente occupare, visto che non abbiamo una utilizzazione localizzata, per es. biblioteca o laboratori, se non possiamo presentare progetti pertinenti alla nostra utilizzazione.

    BOH !!!
    qualcuno ha informazioni in merito ?
    grazie

    Rispondi
  • Sara Sanviti

    Vorrei tentare di andare più in profondità alla questione, partendo dalla Costituzione, di cui, per fortuna, oggi si sente parlare più di una volta. E’ già questo un passo avanti, perché almeno si sa che esiste. Nella Costituzione c’è scritto che il Presidente della Repubblica attribuisce i titoli di studio e che per intraprendere una professione è necessario conseguire un’abilitazione, attraverso un “esame di Stato” ed essere iscritti quindi a un albo.
    C’è, tuttavia, un problema: non tutti i titoli di studio hanno un reale sbocco lavorativo, perché i corsi di studio sono stati istituiti per aumentare l’offerta formativa (=il numero di cattedre, quindi per garantire lavoro agli aspiranti insegnanti, che oggi si ritrovano ad essere soprannumerari). Per i corsi che invece potrebbero avere uno sbocco lavorativo, esistono altri tipi di ostacoli: primo tra tutti il titolo (personalmente, non mi è più chiaro quale sia il mio titolo, dopo 20 anni che mi trovo nel mercato del lavoro) e poi la mancanza di una cultura della “progettazione”. Mi spiego meglio: per quanto concerne il titolo, non è ancora chiaro come si devono chiamare i laureati in possesso di laurea breve. Sul lavoro, il titolo è molto importante, perché in esso è racchiusa la definizione dei ruoli, delle competenze e delle responsabilità che un titolo conferisce: senza titoli diventa di fatto impossibile avere dei ruoli. Per quanto concerne invece quella che ho chiamato la cultura della “progettazione”, mi riferisco al fatto che una persona che possiede una preparazione scolastica è in grado di analizzare una situazione e prevederne gli sviluppi (quello che ho voluto, forse impropriamente, chiamare “progettazione”), perché la scuola l’ha dotata degli strumenti necessari: il problema è che mancano delle leggi che obblighino a ricorrere a queste figure “competenti” (competenti in cosa, se non possiedono un titolo?).
    Facciamo finta, insomma, che l’umanità si possa dividere in tre categorie: medici, pazienti e case farmaceutiche, qualunque sia il settore della vita. Per me, che sono un ingegnere e che tento disperatamente di fare la mia professione, in questa società che si è dimenticata di aver pagato i miei studi, il problema sta proprio in questo: non esiste progettazione. Esistono solo “case farmaceutiche”, che producono in continuo cose, che poi possono vendere senza “ricetta”. E’ inutile che io sappia progettare, se poi è possibile acquistare qualunque prodotto sul mercato, senza che vi sia un obbligo di progettazione di quel prodotto e non ci sia una “prescrizione”, per esempio da parte di un ingegnere, che quel prodotto sia adatto ad una specifica esigenza (così come si fa con la ricetta del medico).
    In questo scenario, ci chiedono di non acquistare dai cinesi: ma dove sta la differenza tra i nostri prodotti e i loro? Se fossimo convinti della bontà dei nostri prodotti, non esisterebbe questo invito a non rivolgersi a chi produce col nostro stesso sistema.
    Infine, perché un liceo classico non può finanziarsi producendo libri? Perché un liceo scientifico non può finanziarsi effettuando analisi dell’acqua potabile? Perché un ITIS non può vendere giocattoli o un ITG progetti di casette da giardino e un ITC fare le denunce dei redditi?

    Rispondi
  • Ale

    la scuola agli alunni (a meno che secchioni)rompe le palle in un modo assurdo. servirà il 40% e noi dobbiamo dare il 110%. Fa solo schifo!

    Rispondi
  • mezzaluna

    Molti miei compagni neo-diplomati non hanno lavoro . Per il professore è logico che lei difende la scuola , il problema è che i programmi sono sempre gli stessi e si esce con un diploma non sfruttabile . LA filosofia del liceo è ” storia della filosofia ” e non sviluppa senso critico . Chi ha scritto l’articolo non dice che l’istruzione non è importante , anzi , dice che cosi com ‘è non serve a niente e condivido pienamente . Cio che studio a scuola non solo non lo posso sfruttare , ma potrei benissimo studiarlo per conto mio . Bisogna avere ” Pratica ” e soprattutto preparare al mondo del lavoro cio che la scuola non fa . I tempi sono cambiati e bisogna cambiare anche la scuola . Sevono nuovi posti di lavoro che si possono fare dopo il diploma . PRima con il diploma magistrale si poteva fare ” i maestri ” oggi con il socio.psico.pedagogico si esce con un diploma che non seve a niente se non affiancato da una laurea , con il liceo delle scienze umane è ancora peggio . Stessa cosa vale per il liceo commerciale .

    Rispondi
  • Sara Sanviti

    Non condivido proprio tutto dell’articolo, benché conivida pienamente il fatto che la scuola sia del tutto avulsa dalla realtà. Ritengo, infatti, che la lontananza della scuola dalla realtà non stia tanto nei programmi e nelle materie di insegnamento (di cui comunque auspico un sano rinnovamento) quanto invece nelle modalità con cui si impartiscono gli insegnamenti. Sono convinta di aver letteralmente buttato via 5 anni della mia vita ad assicurare lo stipendio agli insegnanti, i quali, però non mi hanno offerto, in cambio un servizio (la preparazione alla vita). Sono altresì convinta, tuttavia, che con degli insegnanti più coscienziosi, responsabili e soprattutto dotati di senso civico, avrei potuto trarre, dagli stessi programmi di insegnamento, una preparazione che mi consentisse di guardarmi intorno e di riconoscere quel mondo di cui avevo sentito parlare a scuola.

    Rispondi
  • peps

    Premetto che sono un fruitore occasionale di questo sito.

    Certo che la scuola serve ma…
    Bello il titolo e l’articolo tutto!!!
    Ottimo, smuovere le acque fa sempre bene!
    Per la professoressa Filippa: l’impeto che mette nelle sue argomentazioni sprigiona nobiltà ed onestà d’inteti, non si faccia affossare dall’istituzione così com’è. Mi creda, a volte ci vuole un pò di forza d’animo in più per avere il coraggio di guardare oltre il nostro orticello. Sono sicuro che, così come è incappata in questo articolo… avrà il piacere di leggere altro su PiùChePuoi.it e capirà che si puo Creare la Vita Così come la vogliamo…

    …Vero, Liana Gerbi?

    Vorrei aggiungere,
    gli accadimenti, altrimenti detti “coincidenze”, sono incroci che ci permettono di scegliere il percorso da seguire, anche se capitasse di sceglierne uno più lungo degli altri… alla fine tutte le strade portano a Roma, ops! portano a ciò che vogliamo: sta a noi volere le cose giuste!

    Un saluto affettuoso a tutti!

    Rispondi
  • liana gerbi

    Gent.mo collega se da un lato “La scuola non serve a niente …. anzi ci sta rendendo sempre più poveri.”
    …….dall’altro lato confido in una migliore FormAZIONE di CHI ACCEDEcome DOCENTE AL MONDO DELLA SCUOLA … per non PEGGIORARE UNTERIORMENTE LA SITUAZIONE ODIERNA . “EDUCERE = PORTARE FUORI”
    MAIEUTICAMENTE , LA PARTE MIGLIORE DA NOI E DA GLI ALTRI….
    GRAZIE PER LO SPUNTO …che allegherò alla mia presentazione:

    Da 6 anni dopo 30 anni di insegnamento in scuola di frontiera mi è stato possibile lasciare la mia cattedra di EDUCAZIONE FISICA/SCIENZE MOTORIE ed essere nominata come docente in SUPPORTO ALLA DIDATTICA nella mia sede .
    Premetto che ho sempre lavorato sullo sviluppo del potenziale UMANO a partire dal MIO e… sono certa che ogni DOCENTE attraverso la propria materia può VEICOLARE le INFORMAZIONI attraverso il MOTIVARE A MOTIVARSI E NELL’AIUTARE ad AIUTARSI …
    PER QUESTO HO SCELTO ANNI FA DI FARE UN PERCORSO DI COUNSELING SOCIOANALITICO AD INDIRIZZO SCOLASTICO , RICONOSCENDO IN TALE PERCORSO IL POSSIBILE MIGLIORAMENTO DI competenze di base , già esperite sul CAMPO personalmente, per AGEVOLARE E FACILITARE LA COMUNICAZIONE ORIZZONTALE E VERTICALE IN QUALSIASI CONTESTO /SISTEMA SCOLASTICO.
    Da diverso tempo metto a disposizione della scuola le mie competenze maturate in anni di formazione sul counseling scolastico.
    In particolare, quest’anno il mio intervento si sta articolando in quattro progetti:
    1. Sportello di ascolto;
    2. Progetto Repubblica@scuola;
    3. Progetto Schoolcounseling – Utilizzo del computer per motivare e motivarsi;
    4. Progetto genitori Schoolcounseling – Creare e condividere una zona franca pedagogica.
    Finalità e Obiettivi ? Sperimentazione di nuove modalità della didattica;
    promozione dello stato di benessere dell’alunno e/o della sua famiglia;
    facilitare le abilità e la sicurezza personale;
    migliorare il rispetto delle regole e degli spazi scolastici;
    prendere coscienza del proprio protagonismo;
    raggiungimento della salute del cittadino mediante il principio dell’auto-mutuo-aiuto;
    risoluzione di problemi legati allo scarso rendimento scolastico;
    aumentare la consapevolezza di sé, per migliorare il livello di motivazione allo studio;
    ampliamento della cognizione delle potenzialità creative personali e interpersonali nella propria unicità e irripetibilità;
    approfondimento attività didattiche delle varie discipline;
    tendere ad un cambiamento personale e/o sociale;
    accentuare le relazioni faccia a faccia;
    promuovere l’assunzione di responsabilità dei singoli.
    Quindi se da un lato “La scuola non serve a niente, anzi ci sta rendendo sempre più poveri.”
    dall’altro lato confido in una migliore FormAZIONE di CHI ACCEDE AL MONDO DELLA SCUOLA … e in un migliore scambio comunicativo all’interno dei rapporti comunicativi/relazionali ORIZZONTALI E VERTICALI per non PEGGIORARE UNTERIORMENTE LA SITUAZIONE ODIERNA
    GRAZIE PER LO SPUNTO …che allegherò alla mia presentazione.

    Rispondi
  • lucass

    Caro Pacilli, concordo su alcune cose ma liquidare così il sistema scolastico non mi sembra una cosa sensata, nel bene o nel male tu stesso e il successo che pensi di aver ottenuto sono il risultato del nostro sistema scolastico, a meno che tu non abbia studiato all’estero a partire dalle scule primarie. E nel tal caso non saresti in diritto di esprimere un giuduzio tout court su un sistema scolastico del quale non hai un esperienza diretta.
    Permettimi di dirti che la tua affermazione sui PE americani mi fa davvero sorridere, già prima del tourndown economico mondiale i PE americani (come daltronde quelli italiani) investivano e investono in socità da centinaia di ml di euro, magari facendo pagare il costo delle stesse agli stessi azionisti delle società obiettivo. Nemmeno i Venture Capitalist investono nelle idee innovative degli allegri studentelli neoimprenditori.. scusa il cinismo.. Forse qualche business angel a livello informale può ancora farlo.. ma si tratta di casì rari così in Europa così in America.
    Condivido pienamente l’idea che i giovani si debbano dare una svegliata e si redano conto che stanno vivendo il periodo della storia che presenta le più alte opportunità (io credo in gran parte condivise, almeno nei paesi occidentali) della storia dell’umanità. Quindi anzichè lagnarsi del posto fisso farebbero meglio e guardarsi in torno e decidere che cosa essere nel loro futuro.

    Rispondi
  • Paolo

    Se il Dr. Federico Pacilli avesse letto anche “La Verità vi renderà liberi” di Davide Ike e avesse fatto qualche corso pratico di trader on line, si sarebbe reso conto che il mercato di Borsa non è affatto libero, che siamo tutti in mano a ladri con i guanti bianchi, i quali lasciano entrare sul mercato il popolo bue e dopo intervengono facendone strage. Probabilmente è in buona fede, almeno Glielo auguro. Comunque se non volete farvi spennare come polli stare alla larga dalla Borsa. E badate bene che chi scrive è un ex funzionario di banca con circa 40 anni di praticantato e sa bene quel che dice.

    Rispondi
  • Fabio

    Per la mia esperienza con il sistema scolastico attuale concordo con Federico. Come prima cosa voglio spezzare una lancia nei confronti degli insegnanti e degli educatori che sicuramente sono persone preparate e competenti. Lo vedo ogni giorno con mio figlio che va a scuola e ha 12 anni.
    Il problema non sta nelle persone che insegnano ma nel modo in cui sono “costretti” a educare oggi.
    Ci sono molti modelli educativi a cui fare riferimento nella storia; il nostro è più che evidentemente obsoleto per le ragioni esposte ampiamente da Federico.
    Dal mio punto di vista dovremmo tornare ai modelli educativi dell’ antica Grecia dove il rapporto con l’ insegnante (filosofo) era più stretto e si prendeva in considerazione la “natura” e l’ “essere” di ogni discente. Quest’ ultimo punto, quello della “personalizzazione dell’ educazione” è andato perso procurando i guasti a cui assistiamo tutti i giorni, dove assistiamo allo spettacolo dei nostri giovani che non solo non trovano lavoro (e non sanno crearselo) ma addirittura non sanno che lavoro fare…in altre parole non sanno quale potrebbe essere la missione della loro vita.
    Quante anime perse !!

    Rispondi
  • luigi miano

    Ciao Federico,
    sono in linea con te.
    Ho scritto diverse volte su questo argomento che mi sta molto a cuore.
    La scuola è borbonica senza voler offendere nessuno.
    Offre ai ragazzi degli strumenti e dei sistemi ormai superati da almeno 20 anni.
    Non li aiuta a credere veramente in loro stessi ed uscire dal percorso di studi con le idee chiare.
    Le metodologie utilizzate, e lo scrivo da trainer, sono pochissimo all’altezza e non coinvolgono.
    Ci sarebbe da mettere mano veramente al sistema.
    ti ringrazio
    Luigi

    Rispondi
  • federico pacilli

    per Filippa:

    Ma sei ancora rimasta al titolo?

    Voglio dirti che ho scritto un intero articolo e dei commenti di risposta al tuo post. All’interno ci sono idee, pareri e agomenti molto precisi.

    Mi sembri il classico politico italiano che invece di entrare nel merito delle cose dette la butta sui personalismi e sulle fazioni per evitare il discorso.

    Se mi scrivi:

    “Se poi tu hai strumenti e suggerimenti concreti e fattibili con i mezzi a disposizione della scuola per migliorare fattivamente la preparazione dei ragazzi, aiutarli a trovare lavoro più facilmente e renderli più ricchi, ti prego, DAMMELI!”

    vuol dire che non hai letto quello che ho scritto sopra. Te lo ripeto allora:

    ‘aiutarli a trovare lavoro’: sopra ho scritto che bisogna realizzare un sistema scolastico che educhi gli studenti a crearsi la propria azienda e non a cercare lavoro presso un’azienda esistente (rinnovo e specializzazione della nuova classe imprenditoriale). Invece di insegnare la mera ragionaria educare a diventare imprenditori.

    ‘renderli più ricchi’: Cosa peggiore (per questo affermo che la scuola ci rende più poveri) se a scuola non ti insegnano come funziona il sistema economico, come gestire i propri soldi, che cos’è il debito pubblico, che cosa significa praticamente “inflazione” come è possibile che le generazioni future siano consapevoli, libere e finanziariamente prospere? Saranno per sempre soggiogate dalle istituzioni e dagli operatori che conoscono questi concetti.

    Erano cose scritte sopra.

    Rispondi
  • Filippa

    Hai scritto un bel titolone per fare colpo, ma questo titolo è assolutamente offensivo per chi a scuola lavora e dà l’anima, soprattutto se viene da uno che non conosce nulla di scuola

    La scuola non serve a niente??????? Rende più poveri=?????? Siamo alla follia! In questo mondo di complessità crescente l’unico modo per sopravvivere è essere preparati, saper affrontare qualsiasi tipo di evenienza.

    Quanto al trding on-line… Tanta gente lì si è veramente impoverita!

    Se poi tu hai strumenti e suggerimenti concreti e fattibili con i mezzi a disposizione della scuola per migliorare fattivamente la preparazione dei ragazzi, aiutarli a trovare lavoro più facilmente e renderli più ricchi, ti prego, DAMMELI!

    I corsi gratis a scuola li faccio anch’io e non sono la sola.

    Rispondi
  • Marco

    Caro Federico, dici delle cose sacrosante. Il tuo e’ di certo un punto di vista moderno, riferito al tuo lavoro.
    Nella scuola italiana ricorda che gli investimenti sono ZERO, gli insegnanti pagati poco, e anche ovviamente, poco preparati. Per insegnare concetti e materie così specifiche occorre gente che SA e che SA FARE … solo io faccio corsi gratis a scuola … ;o)

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  • nicoletta

    Mi è piaciuto l’articolo.
    Anche io sono stata insegnante di scuola primaria per 35 anni. La scuola così com’è mi è sempre stata un po’ stretta, in particolare i programmi da rispettare!!! le schede quadrimestrali dove si diceva tutto e niente al contempo!!
    Ho sempre percepito il bisogno dei bambini di muoversi, di imparare sperimentando, di scoprire il piacere di “fare”, di essere capaci di creare!! di imparare a gestire i conflitti e ad essere, quindi, più sereni, più partecipi, più empatici. Per molti anni sono andata contro corrente ed ho anche dovuto scontrarmi, non poche volte, con chi pensava che il mio compito fosse soltanto quello di trasmettere nozioni; ma sono andata avanti per la mia strada utilizzando metodi “diversi”, ma che si sono rivelati estremamente efficaci. Insegnavo italiano ed utilizzavo la scrittura creativa in modo che i bambini imparassero divertendosi ed acquisissero il piacere dello scrivere; avevo istituito una giornata di ascolto ed era uno spazio in cui ogni bimbo poteva sentirsi legittimato ad esprimere le sue emozioni senza giudizio sentendosi ascoltato ed eventualmente aiutato a superare difficoltà. Insieme organizzavamo spettacoli teatrali, ma erano spettacoli creati dai bambini stessi e, sulla scena, venivano portate le loro emozioni e i loro vissuti; quando emergeva il bisogno, inserivo momenti di rilassamento e sovente utilizzavo musiche rilassanti come sottofondo alla lezione. Ho ottenuto grandi soddisfazioni, gli alunni acquisivano autostima, amavano scrivere e studiare.
    Potrei dire ancora molto, ma posso terminare esprimendo la mia gratitudine per chi finalmente porta allo scoperto il tarlo arcaico che fa ancora parte dell’istituzione scolastica.
    GRAZIE

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  • federico pacilli

    per Marisa:

    in effetti l’aspetto individuale e la continua ricerca del miglioramento personale è molto importante.

    per Filippa:

    prima di rispondere al tuo commento, vorrei premettere due cose:

    1) spero che ogni cittadino libero possa esprimere la sua opinione su un argomento come la scuola senza essere il provveditore agli studi o un insegnante.

    2) sapevo di non essere popolare a lanciare un argomento del genere. Ma le cose scritte sopra rispecchiano il mio pensiero.

    Se sei un insegnante sicuramente hai più contatto diretto con la situazione rispetto a me. Io sono un imprenditore e mi occupo di investimenti finanziari.

    Infatti se non ti avesse così tanto infastidito il titolo che ho utilizzato avresti potuto leggere con attenzione su quali aspetti mi sono soffermato, in particolare: insegnare la gestione del denaro nelle scuole, diffondere la cultura del crearsi il ‘posto di lavoro’ (rinnovo della classe imprenditoriale), insegnare le dinamiche dominante ed il senso pratico delle discipline piuttosto che l’aspetto nozionistico.

    Magari da quando andavo a scuola io è cambiato tutto ma senza dilungarmi troppo cerco di chiarire il punto con delle frasi sintetiche:

    La scuola insegna le materie ma non le dinamiche dominante delle materie. Insegna le poesie ma non a diventare ‘poeti’, insegna la filosofia ma non a diventare ‘filosofi’, insegna la ragioneria ma non a diventare ‘imprenditori’.

    Insegna la storia ma non insegna il funzionamento delle nostre istituzioni (e quindi i ragazzi non sanno neanche come si fanno le leggi), in poche parole insegna materie importanti ma non strategiche.

    Cosa peggiore (per questo affermo che la scuola ci rende più poveri) se a scuola non ti insegnano come funziona il sistema economico, come gestire i propri soldi, che cos’è il debito pubblico, che cosa significa praticamente “inflazione” come è possibile che le generazioni future siano consapevoli, libere e finanziariamente prospere? Saranno per sempre soggiogate dalle istituzioni e dagli operatori che conoscono questi concetti.

    La scuola forma i ragazzi per le professioni ma questo non è più sufficiente. All’estero (USA, Francia, Scandinavia e Inghilterra) esistono delle società di Private Equity (Fondi di Investimento Privati) che investono sulle idee degli studenti che formano delle società e assumono i propri colleghi di corso di studi.

    Nella Silicon Valley e al MIT i ragazzi non si chiedono: “Con quale azienda andremo a lavorare?”
    Ma si fanno questa domanda: “Quale delle nostre idee ci facciamo finanziare?“

    Concludo dicendo che sono consapevole che esistono ed esisteranno delle oasi felici anche all’interno del nostro sistema scolastico, ma per come la penso io bisogna cambiare proprio la cultura di fondo della nostra scuola a prescindere dei programmi.
    Insegnare le dinamiche dominanti e non le nozioni

    Educare i ragazzi ad essere e non solo a sapere

    Conoscere la storia ma diffondere le regole della nostra società (politica ed economia) per fare la storia

    Educare le nuove generazioni al rispetto dell’ambiente fin dai primi anni di vita

    sono andato troppo lungo ed ho saltato anche il pranzo, caspita.
    ;)

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  • Filippa

    Scusami, ma tu chi sei, cosa ne capisci di scuola e di educazione per fare delle affermazioni così pesanti?
    Non so da quanto tempo non entri in una scuola di qualsiasi ordine e grado, ma ti assicuro che tutto è cambiato da quando andavo a scuola io da studente, circa venti anni fa e adesso che la frequento da insegnante. Il discorso da fare è lunghissimo e probabilmente non vale nemmeno la pena perderne per cercare di spiegare una cosa tale a te che prima di fare titoloni e scrivere fesserie non ti documenti. Posso essere d’accordo con te che bisognerebbe insegnare ai ragazzi ad avere spirito pratico, ma ti assicuro che si fa anche questo anche se non è istituzionalizzato

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    • Johnny

      Da studente di liceo delle scienze umane le vorrei illustrare il mio parere su ciò che lei ha affermato: il fatto che un imprenditore abbia scritto un articolo su un argomento delicato, contenente qualche informazione che per lei risulta incongruente alla realtà (forse è così, ma non lo sappiamo) non le dà alcun diritto di lasciare una contestazione ingiustificata, dato che lei ha dato un giudizio all’autore dell’articolo in base alla professione che esercita, e non al suo pensiero, quindi la sua contestazione è da considerare scorretta. Mi consenta di dirle anche questo: in questo periodo nella scuola italiana non vigono l’efficienza, l’onestà, il rispetto verso l’individuo a prescindere da molti fattori e l’educazione. Ora si domanderà il perché di ciò, bene le spiego: il mondo va avanti socialmente ed economicamente, invece l’Italia no, perché la società italiana di cui noi ne facciamo parte è marcia, ipocrita e malfunzionante, quindi reputo necessario un vero e proprio cambiamento della scuola, facendo sì che le nuove generazioni siano più civili di noi stessi, possano porre fine all’inefficienza, all’ipocrisia e magari anche alla criminalità, che è rilevante nel nostro paese da parecchi anni. Quindi non mi dica che non è necessario un cambiamento, dato che ciò che ho affermato risulta condivisibile da molti e non da pochi e questo lo posso capire dall’ostilità da parte di molti studenti e insegnanti verso questo sistema inefficace. Sia CHIARO io non ho contestato la sua professione, ma il suo parere sul sistema in cui noi ne facciamo parte, che non è giustificato, quindi credo di essere stato corretto è chiaro nell’illustrazione del mio parere.

  • marisa

    Sono d’accordo. La scuola così com’è non ti insegna nemmeno a tenerti aggiornato nella materia che stai studiando … figuriamoci a capire cosa ti aspetta dopo. Il posto fisso per molti significa sicurezza, ma come si può essere sicuri se il nostro futuro dipende dalle decisioni del datore di lavoro e non dalle nostre? Siamo entrati in una forma di pigrizia e di “tutto ci è dovuto”: perchè faticare ancora dopo la scuola? Non abbiamo già trascorso molti dei nostri anni a sudare sui libri? E anche pensare di essere noi a decidere della nostra vita: ci spaventa, nessuno ce lo ha insegnato! Ecco, credo siano queste le cose da combattere: pigrizia e paura. Ma se non ci buttiamo, se non lottiamo per avere quello che ci spetta e se non lo facciamo NOI per noi stessi, chi altri potrà farlo? E’ davvero semplice incolpare sempre gli altri (scuola compresa) di quello che non va: se ognuno si prendesse la responsabilità di sè stesso, delle proprie decisioni e volesse ogni giorno fare un po’ meglio del giorno precedente, credo che allora molte cose cambierebbero.

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