Quando si hanno problemi di lavoro le cose cambiano, anche se non sempre cambiano per tutti,  ci si trova sbalzati in un’altra realtà nella quale forse non si pensava di doverci più tornare.
Succede a qualsiasi età, quando la propria condizione abituale per qualche motivo cambia si entra nel limbo dei precari o nell’inferno dei cercatori di occupazione, in altre parole: nell’incertezza della Crisi.
Solo in parte queste metafore negative descrivono le emozioni che molti provano come conseguenza della perdita del lavoro.

Il punto è che in un attimo, tutta la competenza e la sicurezza acquisita nel nostro lavoro a volte in molti anni e che ci teneva saldi nella nostra realtà, scompare.

Ti trovi nella condizione di dover dimostrare a persone che non conosci quello che vali scoprendo spesso di non essere valutato per quello che realmente sei, per chi sa quali motivi. Colloqui senza esito, curriculum fantasma inviati a ripetizione senza nessuna certezza sul fatto che farlo serva a qualcosa.

Ovviamente la tenacia e l’impegno danno sempre i loro frutti.

Può succedere però che si perda la speranza o peggio che si pensi di non essere effettivamente idonei per competere nel mercato del lavoro. Questa sensazione di impotenza può essere pericolosa perché frena le proprie intenzioni e altera la propria visione di sé impedendoci di sfruttare appieno le proprie potenzialità.

Arrivare a questo punto può essere un segnale, una spia luminosa che si accende e che ti sta avvisando che è ora di scuoterti per non cedere a delle emozioni che non ti aiutano.

Forse è arrivato il momento di cambiare approccio e di spingersi oltre al proprio modo abituale di vedere le cose.

Forse dietro a questo cambiamento esiste un’opportunità da cogliere.

A volte può essere veramente dura riuscire a mettere la testa fuori dall’acqua ma chi ce l’ha fatta perché ha avuto la voglia di lottare sa che:

Si è vero a volte non è facile.

Ma che nessuna cosa provi a fermarlo, perché non ce la farà!

Dove sta la differenza?

La differenza stà sul fatto che quello che siamo e tutto quello che possiamo fare non dipende solo da quello che ci succede o dal modo in cui a volte veniamo valutati. Un giudizio ricevuto può diventare un utile feedback sulla base del quale costruire un nuovo modo di reagire a quello che ci succede.

La mente è come un giardino e se vogliamo che sia un bel giardino dobbiamo selezionare accuratamente le piante che noi piantiamo.

Dobbiamo stare in guardia selezionando le piante che a volte nascono spontaneamente e che potrebbero essere erbacce che cercano di prendere il sopravvento sulle altre piante.

Dobbiamo stare attenti alle piante che qualcun altro cerca di seminare nel nostro giardino, magari nella convinzione che siano buone piante e a volte lo sono anche, ma altre volte ci possono far cadere nella confusione.

La differenza che fa la differenza sta nell’essere consapevoli che alla dogana della nostra mente siamo noi infine che abbiamo l’ultima parola e quello che proviamo e diventiamo dipende da quello che pensiamo come conseguenza di quello che lasciamo passare.

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