Un mio dipendente lavora male. Arriva in ritardo, è svogliato e distratto, fa un sacco di errori. Gliel’ho fatto notare mille volte, l’ho anche sgridato; lui si scusa, si giustifica, promette che filerà dritto, ma poi torna tutto come prima. Non so più come comportarmi. Licenziarlo? Il problema è che è assunta a tempo indeterminato…
Severina, 48 anni

Ti capisco: a volte è più facile divorziare dal marito che licenziare un lavoratore incapace. E se lo licenzi la liquidazione costa un occhio nella testa. Il fannullone lo sa, e se ne approfitta. Sa che can che abbaia non morde: dopo il cazziatone riprende a cazzeggiare.
Invece devi essere disposta ad andare fino in fondo. Altrimenti apparirai debole, tanto più che sei donna. E i lavativi si moltiplicheranno. Rivolgiti a un bravo avvocato del lavoro: chiedigli come fare. Ti spiegherà che dopo un certo numero di richiami scritti, e un certo iter burocratico, potrai licenziare per giusta causa. La strada è lunga e tortuosa, ma non impossibile. I tuoi collaboratori capiranno che sei una donna decisa e ti prenderanno più sul serio. E vuoi vedere che la lavativa si prenderà strizza e si rimetterà in carreggiata?

20 Commenti

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  • Francesco

    In effetti, il licenziamento è una questione molto delicata… Sia per il dipendente ma anche per il datore di lavoro!

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  • alex

    Ciao io capisco i miei problemi dei datori di lavoro , , devono far quadrare i conti ma il rispotto la buona educazione dov’è andata finire ? Io in questo periodo sto lavorando per una ditta di servizio mensa dove non c’è il datore di lavoro a verificare l’operato dei suoi operai me un responsabile che riferisce il oroblema è che se non gli sei simpatica qualunque cosa succede di sbagliato è colpa tua enon puoidire nulla tanto non ti crede .oggi è arrivato il caoo e ho ricevuto una romanzina per cose non fattecosa potevo dirgli che il suo responsabile sta raccontando bugie? E le cose che mi fanno arrabiare di più sono due , la prima è che se deve rinproverarti lo fa davanti a tutti e ti aggredisce in un modo assurdo, la seconda è che ti minaccia di licenziarti a sua frase è”il modo di licenziarti lo trovo e non ci sono sindacati che tengano” ma lo può fare io ho un contratto indeterminato scolastico inizio a settembre e finisco a giugno , non arrivo mai in ritardo anzi sono sempre in qnticipo svolgo le mie mansioni vi voglioraccontare alcuni dei suoi rinproveri una volta mi ha accusato di aver staccato un congelatore e tutta la mercie è qndata a male, una altra di aver fatto sparire uno scatolone di ravioli cosa posso fare ? Grazie

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  • GAETANO

    Salve ho un problema che mi assilla perennemente. Sono dipendente di un’azienda con 18 anni di servizio,qualifica magazziniere, operaio quinto livello.Il mio datore di lavoro mi chiama caporeparto, ma credetemi non lo sono mai stato.Sono ben tre anni che vengo continuamente perseguitato psicologicamente, e questa storia inizia tutti i giorni a volte dura l’intera giornata. MI aggredisce perfino quando trova un difetto che non ho compiuto io. L’azienda è composta da tre operai e poichè io sono il più anziano è giusto che ne vada di mezzo sempre io.Gli ho chiesto di essere licenziato perchè non ho più le forze per essere continuamente perseguitato. grazie.Ah dimenticavo sono 18 anni e non ho mai fatto malattia.

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  • laura

    Sono dipendente di una piccola azienda metalmeccanica.
    I miei datori di lavoro sono persone molto corrette.
    Quando ho cominciato però a lavorare per loro, mi hanno subito fatto dei confronti trà me e la persona che stavo sostituendo per maternità.
    Ciò mi ha portato a non avere più fiducia in me stessa, ed anche mancanza di autostima. Ho avuto in passato altre esperienze lavorative e i miei ex datori mi gratificavano ed incoraggiavano (oltre ad avere una retribuzione migliore
    di quella attuale).
    Con due dei miei datori è possibile ragionare ed anche dialogare di argomenti estranei al lavoro.
    Con il terzo invece è acido e sgarbato anche nel dirti buongiorno.
    Ma la figura che se ci fosse il nobel della maleducazione e della cafonaggine lo vincerebbe è quella del direttore tecnico che si rivolge in maniera quasi sempre arrogante e villana apostrofando le persone anche in presenza di altri.
    Con i tempi che corrono questo lavoro devo tenerlo caro e stretto, ma credetemi é dura avere a che fare con persone così e tutto questo mi stà portato ad odiare un lavoro che in passato ho tanto amato e svolto con passione e che adesso credetemi lo faccio solo per lo stipendio. Detesto i dipendenti lavativi e che se ne approfittano, ma il rispetto deve esserci da ambo le parti.
    Una frase di cui i capi devono fare tesoro é la seguente :
    “Commander c’est savoir obéir”
    “Comandare vuol dire saper obbedire”.
    Chi realmente ha obbedito prima di comandare é un capo con tanto di palle.

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  • laura

    Sono dipendente in di un’azienda metalmeccanica.
    I miei datori di lavoro sono persone molto molto corrette.
    Ma quando ho cominciato a lavorare per loro (ero entrata come sostituzione di maternità), mi hanno sempre fatto dei confronti con la persona che stavo sostituendo.
    Questo mi ha portato ad essere insicura, (premetto che ho avuto altre esperienze di lavoro dove i miei ex datori di lavoro mi hanno sempre incoraggiata e gratificata oltre ad avere un trattamento economico decisamente migliore di quello attuale) non avere più autostima di me.
    Con due dei miei datori è possibile ragionare e disquisire anche di altri argomenti, per alleggerire anche la giornata.
    Con l’altro datore è già un problema per me dirgli buongiorno al mattino, in quanto risponde sempre in maniera scorbutica. Ma il nobel della maleducazione e della cafonaggine se esistesse, lo vincerebbe il direttore tecnico, in quanto ha un linguaggio veramente volgare, oltre ad essere irrispettoso nel rivolgersi al personale.
    Detesto i lavativi, ma non sopporto neanche il dover essere apostrofata o presa in giro (e non in senso bonario) sovente anche davanti ad altre persone da chi pur essendo bravo nel suo lavoro non è capace a vivere.

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  • Andreino

    Andrea, il datore di lavoro,o come dici tu il capo, va sempre.non può non andare.non nascondiamoci dietro un dito, il 90% dei dipendenti sono pelandroni patentati, lo posso dire da aver avuto una palestra con annesso bar con 5 dipendenti (venduta x motivi di salute) ed essere stato responsabile di 18 unità di cui a parte me solo 2 responsabili ed uno non abbastanza intelligente per essere un pelandrone.Specialmente il dipendente maschio ha un’invidia nera, secondo lui il principale dovrebbe fare a metà col dipendente, venendo pagato 500 euro x un part time dove FACEVA FINTA di lavorare e dicendo che spendevo + x mantenere la mia BMW che per pagare lui. spesso farsi vedere umani e comprensivi ha esiti disastrosi,in 7 anni e mezzo in cui ho vauto la palestra ho trovato soli 2 dipendenti responsabili: prendevano 1200 euro mensili conto i 700 degli altri che se ne lamentavano pure

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  • Andrea

    Comunque, in questo caso, basta un primo richiamo scritto. Se non è scemo capirà. Al terzo si va a casa.

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  • Andrea

    Prima di licenziare bisogna capire che cosa non funziona. Magari è il capo che non va. Se poi il rapporto è logorato, allora o il dipendente viene spostato ad altro uffico/mansione/capo (magari inconsapevolmente lo desidera) o, in assenza di alternative o perchè è proprio un lavativo (esistono anche questi soggetti), accompagnato alla porta. Ultima ratio in un momento del genere.

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  • anita

    … meglio morire in piedi che vivere in ginocchio. alla mancanza di rispetto non bisogna “adattarsi” altrimenti oggi ti lanciano un insulto e domani un dox (come e’ capitato a me..) Ma quel posto l’ho lasciato, anche senza alternativa .
    Adesso non e’ che vada meglio … lavoro in un posto dove la temperatura non supera mai i 17 gradi (e 10 ore seduta a quella temperatura non e’ una cosa piacevole) ho tutte le ossa rotte e i muscoli indolenziti. senza parlare dei topi che ti passano vicino alla scrivania e vanno a morire nella trappola che ho a mezzo metro.
    Una mattina ne ho dovuto prendere uno a bastonate per farlo morire perche’ era intrappolato nella colla ma non moriva..
    Sono ancora qui perche’ ho firmato un contratto e non e’ mia abitudine non rispettare gli accordi ma non appena arrivo a scadenza cambiero’ aria.
    … i datori avranno i loro problemi ma i dipendenti? che devono dire allora? Ho letto un bel libro : Etica e Professione. dovrebbero farlo imparare a memoria a qualcuno!!!

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  • dante alighieri

    costa un occhio Nella testa!??!

    ahah

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  • carmen

    ciao,vorrei soltanto sapere se c’è una legge che ci protegga degli sgridi dal datore di lavoro, ogni volta che capita qual cosa per sbaglio (sia colpa nostra o avvolte anche sua ) ci sgrida, va fuori di testa,ci trata male ,ci insulta e a volte ci dici delle parolacce…non c’è la facciamo più, noi stiamo zitte per paura a essere licenziate…ma è possibile?????

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    • GAETANO

      Ciao Carmen entro subito in merito al discorso intrapreso da Te. Ragazzi noi siamo dei numeri e degli inferiori secondo chi ci Comanda, ma credimi i nostri datori di lavoro sono fortunati ad avere persone come noi, forse essere brave persone con un eccellente educazione, è uno sbaglio, e se ne approfittano.Per questo quando assumono vogliono il bravo ragazzo/a di sani principi, educata etc etc.Purtroppo se andiamo a farci mobbizzare è perchè abbiamo bisogno non di lavorare perchè forse a noi il lavoro che facciamo non ci piace neppure, parlo per me ma di sopravvivre alla vita con un misero stependio.Sono 18 anni che vengo continuamente aggredito, perseguitato e quant’altro eppure vado ancora a lavorare proprio per non essere di peso a nessuno. Ciao

  • anita

    Ciao Dany,
    penso che la tua amica sia stata proprio sfortunata o che abbia problemi nell’affermare la sua autorita’ all’interno dell’ufficio. Probabilmente le altre dipendenti sono sottomesse in quanto riconoscono in Lei il capo, mentre la dipendente “discola” non lo fa. E’ un po’ come con i nostri amici animali.. bisogna stabilire subito i ruoli e questo non significa ne’ maltrattarli ne’ farli vivere in malomodo, semplicemente affermare quella che e’ l’ordine naturale delle cose: io ho l’autorita’ , tu obbedisci.
    In tutti i rapporti ci sono responsabilita’ da ambo le parti. Ad esempio , se la signora esce prima dell’orario stabilito, la tua amica potrebbe farle delle lettere di richiamo per abbandono del posto di lavoro e procedere poi con il licenziamento. Non e’ che forse la tua amica di fronte ad una persona con un carattere dominante si fa intimidire e dice sempre di si salvo poi “pentirsi”? NOn voglio difendere ne’ datori di lavoro ne’ dipendenti, penso solo che per ogni problema esiste la soluzione, a volte e’ difficile raggiungerla perche’ richiede molto sforzo e volonta’ di cambiamento anche da parte nostra… Comunque se la tua amica ha bisogno di una dipendente responsabile posso aiutarla.
    Fammi sapere se ti va.. ciao Dany

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  • Dany

    Scusa cara Anita vorrei brevemente descrivesti la situazione di una mia conoscente , che ha dato la possibilità di entrare al lavoro alle nove ad una sua dipendente, per avere il tempo di sistemare le figlie, di recuperare durante la pausa pranzo e di uscire prima delle quattro per riprendere le figlie , solo che la signora arriva sempre e comunque in ritardo ed esce prima dal lavoro gestendosi da solo senza avere rispetto per le altre dipendenti e quando c’e’ piu’ lavoro da fare si mette in malattia , e a casa svolge lo stesso lavoro per dei suoi conoscenti . Che consiglio puoi Dare a questa mia amica ? La mia amica ha altre tre dipendenti che non vedono di buon occhio il comportamento della collega .

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  • anita

    Ciao Daniele, mi era sfuggito il tuo commento e rispondo con un “lieve” ritardo. Io so che il ruolo di un datore di lavoro o di chi lo rappresente non e’ assolutamente semplice, e che quando si dirige un’azienda non si possono fare tanti pesi e tante misure, tocca seguire le procedure , le regole, altrimenti ci si ritrova nel caos. Io pero’ ti chiedo: una persona che ha due figli,che deve portarli a scuola il mattino, che uno va in una scuola e l’altro in un altra, che la scuola dista mezz’ora dall’ufficio, che i bimbi entrano per le otto, (considerato il prescuola) e la dipendente deve entrare alle 08.30 , cosa puo’ fare? O si licenzia , o incrocia tutti i giorni le dita sperando di arrivare in tempo. Hai voglia che il titolare faccia presente ripetutamente che arriva con dieci minuti di ritardo! Questo che ti ho raccontato e’cio’ che accadeva ad ad una collega … Io l’ho risolto proponendo di rimodulare l’orario, entrava mezz’ora dopo e recuperava dopo. Ti assicuro che hanno gioito da ambo le parti. E’ molto semplice etichettare le persone senza andare a fondo. Capire i comportamenti delle persone richiede tempo e non sempre abbiamo voglia di usare quello che ci resta per sbrigare i “problemideglialtri”. Tempo fa ho letto un libro molto carino, e’ piccino ma denso di cose interessanti , si intitola : Una carezza incondizionata salvera’ il mondo, se ti capita prendilo che ne vale la pena! Un caro saluto e in bocca al lupo per tutto. ciao ciao..
    Volevo ancora aggiungere una cosa… che differenza pensi ci sia tra i 10 min di ritardo mattutini della collega e i 20 min alla macchinetta del caffe’ , magari anche piu’ volte al giorno, degli “invisibili” (chiamati cosi’ perche’ forse pensano di esserlo dal momento che non si scompongono minimamente durante le loro pause)?

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  • Taty

    Vorrei un consiglio:
    Ho un’azienda individuale, dove fino a settembre lavoravo benissimo e da sola, poi con settembre le cose sono cambiate perchè ho dovuto assumere una persona, per permettermi di andare in maternità con novembre. Purtroppo questa persona è andata benissimo per tutto il periodo di prova e poi è cambiata dal giorno alla notte: svogliata, mi rispondeva male, ogni scusa era buona per andare in ferie e permessi, una volta esauriti i permessi ha iniziato a mandarmi certificati medici, non faceva le ricevute fiscali ai clienti e non faceva gli incassi, facendomi così perdere tanti eurini al punto tale da rimetterci con le spese di gestione e lo stipendio da dare a lei, oltre che mi ritrovo a 15 giorni dal parto ancora presente nella mia attività al 100%. Tutto questo è una giusta causa per licenziarla e per trovare qualcuno davvero in gamba che mi supporti in questo periodo delicato?
    Grazie Taty

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  • Daniele

    Anita credo proprio che il principio della tua idea sia giusto e comprensivo nei confronti però di un lavativo. Un discorso come il tuo lo puoi fare a una persona che ha dei reali problemi. Permettergli di arrivare mezz’ora dopo vuol dire delegare un altra persona a fare da sola ciò che non svolge lui, permettendogli inoltre di averla vinta sulla questione. Credimi, io sono un direttore, praticamente rappresento il datore di lavoro, e a volte è molto più complesso di quanto sembri, e serve un polso che permetta alle persone di seguire delle regole, anche se può questo essere spiacevole. Considera però anche la questione dal punto di vista dei colleghi: che motivo avrebbero di continuare a svolgere bene il proprio lavoro se ad una persona del genere viene data vinta?

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  • Angelo

    Siamo in un’era di enormi cambiamenti epocali.La nostra generazione porta in spalla un bagaglio -pesantissimo- di responsabilità. Accade anche di sentire che i propri valori non sono più reali. In un Paese, il nostro, dove lo Stato ha provveduto in maniera un pò esagerata, nel tempo, alla sussitenza, si è creata una sorta di ragnatela che ha paralizzato una notevole percentuale di popolazione, lavoratori, vivente sul territorio, senza distinzione tra giovani, meno giovani ed anziani, una sorta di “mentalità” che tutto è dovuto. Questa condizione acquisita dai più tanti è diventata Cultura di diritto ed ora, di pretesa, creando oltremodo paure per i cambiamenti in atto. Sappiamo benissimo che di fronte ad ogni cambiamento, l’uomo ha paura di perdere la sua -zona di confort- ma per far fronte a queste paure, occorre consapevolezza e formazione a tutti i livelli. Personalmente sono sempre stato, nella mia vita, un simpatizzante al cambiamento e l’approvo perchè è occasione di maturazione, crescita e motivazione. Caro Mario, quale strategia di comunicazione formativa, a tutti i livelli, uno Stato può adottare per far comprendere ai lavoratori che hanno nelle proprie mani un potenziale energetico enorme per la loro evoluzione? .. La meritocrazia è uno strumento idoneo all’atto pratico, penso personalmente, se non sbaglio che occorrerà molto tempo prima che prenda “seriamente” campo; purtroppo in una notevole fattispecie di Aziende, quelle che in un certo senso han fatto la storia, esiste ancora un fondamento di grande famiglia all’nterno, nella gestione delle Risorse Umane e si tende a far di un’erba un fascio caricando così il meritocratico di notevoli incombenze e dimenticandolo però in un angolo! Cosa ne pensi Mario?
    Rinnovo i saluti.
    Angelo Durante

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  • anita

    Nei rapporti di lavoro, cosi’ come in tutti i rapporti gli effetti sono le conseguenze di cause
    Se il dipendente si dimostra lavativo, arriva in ritardo, fa errori, forse bisognerebbe anche guardare l’ambiente in cui lavora. Magari ha colleghi che non gli rendono la vita facile,( o datori…) oppure non e’ gratificato e apprezzato in cio’ che fa. Magari il suo inconscio lo porta ad arrivare in ritardo perche’ in questo modo diminuisce le ore di “pena lavorativa” e magari fa tanti errori poiche’ non e’ capace di gestire lo stress , forse perche’ ha un vissuto che lo ha traumatizzato e nessuno gli ha mai spiegato come fare, cosa fare. Io penso che prima di “sgridare” e “riprendere” , bisognerebbe analizzare tutti i fattori , perche’ se il problema e’ l’ambiente, le sgridate non fanno che peggiorare il tutto , poiche’ creano piu’ ansia e stress. Capisco anche che ognuno ha i suoi problemi e che il datore di lavoro, poiche’ eroga uno stipendio, desidera anche vedere svolto in modo corretto e responsabile il lavoro affidato al dipendente in questione. Pero’, ricordo che mia nonna diceva che le mosche non si prendono con le botte ma con lo zucchero e io aggiungo che le persone non si “educano” a suon di sgridate e “riprese” ma con il dialogo e il confronto . Sono assolutamente contro i lavativi e coloro che intralciano il lavoro altrui ma sono anche contro tutte le prese di posizione a senso unico. Forse il datore di lavoro potrebbe dire al dipendente:
    noto che arrivi spesso in ritardo, hai dei problemi a casa o qualcosa ti impedisce di arrivare in tempo? che ne dici se ti rimoduliamo l’orario di lavoro cosi’ da entrare mezz’ora dopo l’orario solito ? Chiaramente verrebbe rimodulato anche l’orario di uscita o la pausa pranzo. Oppure potresti prendere una mezz’ora di ferie ogni giorno (che in arretrato tanto ce ne sono sempre…), vediamo per un po’ come va e poi decidiamo se procedere rimodulando l’orario. Con questo gesto, se il lavoratore e’ realmente in difficolta’ , sapra’ apprezzare e si sentira’ gratificato ed ascoltato. IO penso che prima di distruggere tutto valga la pena di tentare.
    Non sono un datore di lavoro ma lavoro a contatto di molte persone e ho potuto constatare come il confronto e il dialogo portino a risultati buoni e duraturi nel tempo mentre le prese di posizione, anche avendone le facolta’ e il potere , lasciano sempre un invisibile ma percepibile ondata di pesantezza nei cuori di tutti ( ” colpenti” e colpiti). ciao a tutti e grazie per gli spunti di riflessione che mi date.

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    • Chiara

      Anita, ciò che dici è molto bello ma purtroppo non sempre applicabile per tanti motivi.
      Primo fra tutti il fatto che le aziende non sono centri d’assistenza, non ne hanno le competenze ne i mezzi,e non mi sembra nemmeno corretto riversare lì queste problematiche.
      Inoltre dimentichi il fatto che a meno che non si tratti di imprese con meno di 3 persone in tutto, gestire orari e diversi e/o soluzioni personalizzate diventa difficile perchè c’è SEMPRE chi si sente più furbo e ne approfitta vanificando ogni tentativo di confronto e disponibilità, oltretutto in ogni caso dagli altri dipendenti il “trattamento di favore” per il singolo non è MAI ben visto ed è sempre fonte di ulteriori problemi (a meno che non sia una cosa davvero eccezionale dettata da causa maggiore e limitata nel tempo).
      Questo non vuol dire che il datore di lavoro non debba preoccuparsi del benessere dei lavoratori o non fare tutto quanto in suo potere per migliorare l’ambiente e le condizioni di lavoro, ma quel che dici tu lo deve fare un medico, non un imprenditore.

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