Nell’articolo precedente ho spiegato perchè secondo me è così importante conoscere se stessi, e ho accennato alla grafologia come a uno dei metodi utilizzabili a questo scopo.

Oggi vorrei spiegare in che modo la scrittura è in grado di “fotografare” la nostra personalità soprattutto in quegli aspetti che ci sono poco noti o addirittura sconosciuti.

Cominciamo col dire che la grafologia è in primo luogo lo studio dell’aspetto non verbale della scrittura. Infatti non si occupa del significato di ciò che viene comunicato, ma della scrittura in quanto processo, in quanto comportamento. Il segno lasciato sulla carta, con quella gestualità particolare, quella pressione della mano, quella distanza fra parole, quell’inclinazione degli assi, unica e irripetibile, è il vero oggetto della grafologia.

Al grafologo, quindi non interessa capire COSA è scritto, ma COME è scritto un determinato contenuto. Non solo: questo “come” non si riferisce tanto alla forma (calligrafia), quanto al gesto dinamico utilizzato dallo scrivente: direzione, forza pressoria, velocità…  La forma infatti cambia col tempo e con le circostanze, mentre la gestualità diventa caratteristica di ogni persona e rimane sostanzialmente inalterata. Questo grazie ai suoi aspetti non verbali, come possono essere i gesti involontari, uno stile particolare e tutti gli altri fattori citati.

D’altra parte anche il linguaggio parlato ha i suoi aspetti non verbali: il tono , ad esempio, cambia completamente il significato di un messaggio a seconda di come noi lo pronunciamo: sommessamente, con rabbia, con fermezza, con rassegnazione, in forma dubitativa, etc… Prendiamo ad esempio la parola “si”. Se noi diciamo:”si!”  il significato è molto diverso dal pronunciare “si?”, oppure “….si”, o ancora  “si, si”. Sarà il tono con cui diciamo “si” che ne deciderà il significato nel contesto dell’interazione linguistica, e non il contenuto verbale della parola “si”.

La scrittura, al contrario del linguaggio parlato che ha una predisposizione innata a svilupparsi, è un comportamento “secondario” (nel senso che presuppone l’apprendimento del linguaggio) e richiede un lungo apprendistato e una certa abilità di coordinamento motorio. In questo processo l’attenzione e il controllo cosciente cedono gradualmente il passo a un comportamento sempre più rapido, sciolto e sicuro: in una parola si automatizza diventando sempre più svincolato dalla coscienza. La scrittura adulta si personalizza sempre più diventando infine completamente automatica, involontaria e largamente incosciente.

Il risultato piuttosto sorprendente è che la scrittura di un adulto istruito è meno soggetta al controllo razionale e cosciente di quella di un bambino che ha appena imparato a scrivere! Per questo motivo le scritture di un bambino alle prime classi delle elementari o di un adulto semi-analfabeta, sono più difficili da interpretare di quella di un avvocato o di uno scrittore, e spesso si rivelano inadatte a uno studio di tipo grafologico.

Lo stesso discorso vale per le scritture molto “controllate”  o molto convenzionali, come ad esempio quelle appartenenti a  persone che sono ossessionate dal giudizio degli altri e quindi si mascherano in ogni modo possibile per fare “bella figura” o per omologarsi a un modello standard accettato. Un esempio è la scrittura detta del “Sacro Cuore” appartenente soprattutto alle donne del secolo scorso che avevano ricevuto un’educazione rigida e omologante: il mancato sviluppo della personalità nella sua originalità e unicità, si riflette in queste scritture tutte uguali nella loro insignificante eleganza…

Non solo la scrittura è una fonte molto ricca di informazioni su tutto ciò che si esprime fuori dal controllo razionale (cioè sul nostro inconscio personale), ma, se aderiamo alla visione della psicologia del profondo,  è una fonte di informazioni preziosa anche sugli aspetti simbolici, culturali e collettivi, in due parole sull’inconscio collettivo che traspare e si esprime attraverso lo scritto. Esistono infatti dei modelli archetipici condivisi su come organizzare lo spazio, e quindi anche lo spazio scrittorio: quello del foglio bianco davanti a noi.

Per fare un esempio, nell’immaginario simbolico europeo “alto” è associato al cielo, allo spirituale, alla purezza (con tutti i significati associati: sole, maschile, forza, pensiero…), mentre “basso” è associato alla terra, alla materia, alla sessualità/fertilità (con i significati associati: femminile, terreno, corporeo…). Di questo terrà conto il grafologo quando ad esempio le aste delle lettere sono particolarmente sviluppate verso l’alto  o verso il basso.

Grande”  equivale a “importante”, e infatti nelle raffigurazioni antiche, come anche nei disegni dei bambini, troviamo il personaggio più importante o dominante (anche in senso psicologico) molto più grande degli altri (come ad esempio il faraone e il suo popolo o i suoi dignitari).

Dal disegno della famiglia,  ad esempio, gli psicologi possono trarre molte informazioni sulla psicologia del bambino anche solo confrontando le dimensioni dei personaggi disegnati : la mamma è più piccola o più grande del padre? E di quanto? Il bambino che scrive si rappresenta grande o piccolo rispetto agli altri componenti della famiglia? La sorellina appena nata compare o meno nel disegno, e quanto è grande rispetto a lui e agli altri? E così via… Anche il posizionamento nello spazio ha significato: il bambino che disegna dove si colloca? Fra i due genitori? Vicino alla mamma? Con la sorellina? Lontano dal resto della famiglia? La collocazione spaziale è molto importante perchè è simbolica, indica cioè un contenuto che è presente ma non è immediatamente visibile, come ad esempio il senso di esclusione/inclusione, l’armonia/disarmonia, l’ agio/disagio, etc…che in questo caso è riferita alla vita emozionale del bambino.

Nel contesto della grafologia, questo significa che  se una scrittura insicura mostra una dimensione sproporzionata delle lettere, questo può indicare una compensazione ad un sottostante complesso  di inferiorità/insicurezza: la persona in questione vuole mostrarsi “importante” perchè in fondo si sente poco importante, di conseguenza scrive con caratteri grandi e invade lo spazio scrittorio per lo stesso motivo per cui un cane piccolo abbaia e ringhia per  mostrarsi minaccioso (sapendo di non esserlo), oppure una persona impotente si comporta da dongiovanni, o ancora un ragazzo insicuro fa il bullo spaccone prevenendo ogni minaccia potenziale.

Un altro esempio di simbolismo condiviso sono le linee curve-angolose, che sono anche segni di grande importanza nella grafologia. le linee curve e tondeggianti sono associate universalmente alla tenerezza, alla disponibilità affettiva, alla flessibilità, mentre quelle angolose e piene di spigoli sono associate alla durezza, all’indisponibilità, al contrasto e alla rabbia . Di questa disposizione che condividiamo con tutti i mammiferi, sono ben coscienti ad esempio i cartooners, che disegnano facce e occhi tondeggianti e grandi ai personaggi “buoni”, e al contrario facce aguzze e spigolose con gli occhietti piccoli ai “cattivi” di turno! Le forme curve, infatti, sono  associate ai cuccioli e istintivamente provocano in noi tenerezza e inibiscono l’aggressività. Le persone dal carattere difficile, dunque, per contrasto, sono “spigolose”… come si dice anche nel linguaggio ordinario.

Tutto il simbolismo dello spazio si riflette nella scrittura e quindi fornisce un quadro del mondo simbolico in cui lo scrivente si muove.

Questo mondo simbolico è anche legato alla cultura in cui si è formato. Ad esempio, nelle culture in cui la scrittura procede verso destra, come quelle europee, una scrittura che si muove con gesto rapido verso destra, indica una personalità proiettata “in avanti”, cioè ben disposta verso il futuro, aperta al cambiamento, intraprendente. Al contrario tutti i gesti “regressivi”, cioè che tornano indietro verso sinistra, sono indice di una personalità che teme il futuro, ansiosa, attaccata al passato, diffidente.

In culture diverse questi fattori possono assumere altri significati: in una lingua la cui scrittura procede verso sinistra, l’interpretazione potrà essere di segno opposto, e così per l’alto e il basso che possono assumere  significati diversi  in contesti culturali diversi (come quelli orientali, ad esempio), oppure significano altro perchè la scrittura procede dal basso verso l’alto, e non viceversa come nelle lingue europee.

La scrittura quindi esprime in linguaggio non verbale aspetti inconsci e simbolici non solo personali ma anche impersonali, collettivi. Alcuni di questi fattori sono condivisi dall’umanità intera, altri sono culturalmente determinati, ma in ogni caso nello spazio del foglio disegnano l’orizzonte simbolico in cui la persona che scrive si muove, sia con le azioni che col pensiero.

Nel prossimo articolo cercherò di descrivere come la scrittura esprima tratti coscienti e non- coscienti della personalità dal punto di vista delle neuroscienze, grazie alle quali in questi decenni è stato chiarito  il percorso cervello-scrittura in tutta la sua complessità, quindi coinvolgendo anche  l’aspetto emozionale, e non solo quello strettamente cognitivo, di questo comportamento.  Questa inaspettata svolta nella psicologia scientifica ha portato ulteriori elementi a favore e a giustificazione dello strumento grafologico, che oggi non ha più bisogno di ricorrere alla solo ricerca psicanalitica per cercare conferme e spunti per il proprio sviluppo.

Al prossimo articolo!

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