L’altro giorno ho ricevuto una bellissima email da Giulia, una mia ex allieva dell’Einaudi di Carrara di molti anni fa, quando mi divertivo ad insegnare ai ragazzi comunicazione nella Terza Area.

Una sorta di area professionalizzante, dove insegnano solitamente degli esperti.

Giulia mi faceva infiniti complimenti per le cose che scrivo e per essere una fonte di motivazione, per lei e per tutte le persone in difficoltà.

Poi mi chiedeva se mi fossi mai vergognato a parlare così liberamente dei mie problemi, dei miei fallimenti.

“Dato che la maggior parte delle persone sa solo criticare”, queste le sue testuali parole.

A Giulia ho già risposto in privato, dicendole che NO, non mi sono mai vergognato a parlare dei miei fallimenti.

Anzi, approfitto dell’email di Giulia per ribadire a Lei, così come a tutte le amiche/amici di PiùChePuoi, che “non bisogna mai vergognarsi dei propri fallimenti”.

I fallimenti, che io amo definire solo risultati diversi da quelli che ci aspettiamo, fanno parte del percorso di crescita di qualsiasi persona.

E’ impossibile incontrare qualcuno che non abbia mai fallito nel corso della propria esistenza.

Cui sia sempre andata bene.

Esiste un solo tipo di persona che può affermare di non aver mai fallito: quella che non agisce, che rimanda continuamente le decisioni e resta con le mani in mano.

Tutte le altre, cara Giulia – io per primo – hanno fallito almeno una volta. Se non più di una.

In Italia, a differenza di quello che accade negli Stati Uniti, qualsiasi tipo di sconfitta o di fallimento è vissuta come un “qualcosa da nascondere, da tenere segreto”.

Qualcosa di cui vergognarsi.

Ma perché mai, mi domando.

Perché mai dovrei vergognarmi di aver avuto problemi economici in passato?

Perchè mai dovrei vergognarmi di aver mollato situazioni professionali fantastiche solo per il mio orgoglio?

E perchè mai dovrei vergognarmi di non essere riuscito ad allenare “mentalmente” i giocatori del Pietrasanta in Eccellenza Toscana?

Tanto per fare qualche esempio dei miei fallimenti che, bada, sono una lista lunga.

L’unico vero motivo di vergogna è se da questi fallimenti, non avessi tratto alcuna lezione.

Invece, posso garantirti che proprio grazie a questi “fallimenti”, come li chiama la maggior parte delle persone, ho capito dove sbagliavo e come migliorarmi.

E piano piano, sono riuscito sempre di più a costruirmi una mia nicchia di mercato, sino a diventare quello che sono.

Sino ad emergere come “Il coach delle Donne”.

E se qualcuno pensa che non “sono ancora nessuno”

…ha ragione, ho solo 49 anni e tutta una vita per migliorarmi.

Perchè ricorda: non si smette mai d’imparare.

Un abbraccio Giulia, e promettimi di non vergognarti mai dei tuoi fallimenti. Ma di farne sempre tesoro.

E tu, come sei messa/o a fallimenti nella tua vita?

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Giancarlo Fornei

3 Commenti

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  • Noname

    In un caso come quello di Giusy, come si riconosce il momento in cui bisogna ritirarsi?

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  • giancarlo fornei

    Ciao Giusy,
    lieto che il mio post ti sia piaciuto.

    Concordo: non sempre è facile, anzi. Ma è proprio nelle situazioni come quella che mi hai indicato che emerge il carattere di una persona.

    Sono certo he ti riprenderai in fretta e presto, molto presto, troverai qualcuno forse un pò meno speciale ma vero, che ti farà battere di nuovo il cuore.

    un grande abbraccio

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  • giusy

    Ciao Giancarlo

    ho letto con piacere le tue belle parole Devo dire che hai ragiona ma non sempre è facile
    Proprio in questi giorni esco con le ossa rotte da una relazione con una persona che credevo speciale.
    Colpa mia, colpa sua è andata cosi’spero solo che mi passi in fretta anche perchè ora non posso fare piu’ nulla

    grazie

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