La MEMORIA A LUNGO TERMINE è suddivisa in MEMORIA ESPLICITA O DICHIARATIVA e MEMORIA IMPLICITA O NON DICHIARATIVA.

La memoria esplicita o dichiarativa è quella di cui siamo coscienti. Possiamo ricordare il nome delle cose, delle persone, di un luogo che abbiamo visitato. Sono cioè sono delle informazioni che riguardano fatti o situazioni che ci sono capitati durante la nostra vita, di cui siamo coscienti e che possiamo esplicitare in qualsiasi momento.

La memoria implicita o non dichiarativa consiste in quella forma di memoria a cui non possiamo accedere consapevolmente. Non siamo in grado di raccontare a qualcun altro un’esperienza sensoriale o motoria che viene immagazzinata in questa forma di memoria. Per esempio una forma di memoria implicita è quella che viene conservata nel neocerebello nel momento in cui si impara a scrivere o si impara ad eseguire un movimento sofisticato. Al momento di eseguire nuovamente quel movimento non dovremo ripetere tutto l’iter che ci ha portato ad impararlo per poi finalmente eseguirlo, ma automaticamente andiamo a reclutare quei circuiti neuronali, corticali e cerebellari, che ci consentono di eseguire quel determinato movimento.

La memoria esplicita o dichiarativa comprende tutto ciò che può essere descritto consapevolmente e si divide in:

MEMORIA EPISODICA

MEMORIA SEMANTICA

MEMORIA EMOZIONALE

La memoria episodica riguarda il ricordo di fatti della vita personale, la memoria semantica comprende le nostre conoscenze.
La memoria emozionale è data dal ricordo degli eventi che  ci hanno colpito emotivamente e che riusciamo a descrivere (la nascita del proprio figlio, un lutto).

Si può quindi dire che la memoria semantica costituisce il nostro biglietto culturale. Quella episodica è invece la memoria autobiografica, quella che ci consente di ricostruire un passato individuale. È l’insieme di tutti i fatti che ci ricordiamo che hanno fatto parte del nostro vivere quotidiano in passato e che formano in un certo senso la nostra personalità.

La memoria esplicita episodica ha bisogno di 4 fasi:

•    codificazione →  è un fenomeno che riguarda il fatto che per depositare nuove informazioni c’è bisogno di concentrare l’attenzione su qualcosa; è ovvio che nella vita quotidiana non ricordiamo il 100% di ciò che abbiamo passato, ricordiamo alcuni aspetti ed il ricordo di questi aspetti dipende da vari fattori. Intanto dipende dalla frequenza  con cui vengono presentati, poi dallo stato emotivo con cui si vivono (stati emotivi molto forti ci permettono di ricordare alcuni eventi anche se si sono verificati una volta sola); quindi la codificazione nasce in parte dalla ripetizione, ma soprattutto, per gli elementi autobiografici, dalla concentrazione dell’attenzione sull’esperienza fatta.

•    consolidamento → tale esperienza deve poi essere “consolidata”; tale processo può essere necessario oppure no; se per esempio l’evento che è stato codificato è molto forte, accompagnato da uno stato emotivo molto violento sia in positivo che in negativo, non necessita di consolidamento perché la traccia mnemonica è molto forte; se invece tale traccia è più flebile bisogno consolidarla ed il consolidamento può essere legato alla ripetitività che crea un’ informazione più stabile, di più lunga durata e che porta (questo è un punto importante!) ad una modificazione dell’espressione genica, con aumento e quindi modificazione della sintesi proteica. La memoria a lungo termine è fatta di informazioni di tipo proteico.

•    conservazione → è un meccanismo cellulare che consente di mantenere le memorie che si sono prima codificate e poi consolidate.

•    recupero → tutte queste informazioni verranno poi estratte per essere integrate e per essere ripescate e ricostruite

La memoria implicita si collega ad esperienze non coscienti né verbalizzabili. Essa riguarda la memoria per diversi apprendimenti come

a) Il priming (inteso come abilità di un soggetto di identificare un oggetto visivamente o uditivamente come il risultato di una precedente esposizione anche se subliminare rispetto al livello di coscienza)

b) La memoria procedurale, che consiste nella memoria per esperienze motorie e cognitive, come ad esempio i movimenti necessari per determinati sport o per suonare degli strumenti e la memoria per numerosi altri eventi quotidiani che vengono compiuti automaticamente senza che essi raggiungano il livello di coscienza. La memoria procedurale, oltre alle abilità motorie, comprende abilità percettive (per esempio riconoscere i volti, le espressioni del viso e il modo di camminare delle persone) e cognitive (per esempio, una persona che conosce bene la sua città, sa percorrere in modo automatico il tragitto, anche se complesso, per tornare a casa).

c) La memoria emotiva ed affettiva, che comprende la memoria per le prime relazioni del bambino con l’ambiente in cui nasce e in particolare con la madre. In questo tipo di memoria possono essere immagazzinate anche le esperienze sensoriali che provengono dall’ambiente esterno e che il neonato percepisce e memorizza.

Un tipo di memoria che possiamo definire al confine tra esplicita ed  implicita è quella legata alle funzioni della corteccia orbitofrontale che costituisce la parte inferiore del lobo frontale in entrambi gli emisferi.

Quest’area modula il processo decisionale in base al contesto. Essa infatti inibisce le risposte inappropriate e seleziona le risposte contestualmente ed emotivamente appropriate.  Tale area è responsabile quindi del comportamento morale in seguito all’acquisizione delle regole sociali.  Le sue funzioni si completano man mano che vengono acquisite le modalità di comportamento che variano da cultura a cultura.

Possiamo definirla al confine poichè noi possiamo valutare coscientemente il nostro comportamento. Ma quasi sempre il nostro modo di porci rispetto agli altri, il nostro modo di interagire si svolge in maniera non cosciente. La corteccia orbitofrontale valuta in ogni momento che il nostro comportamento sia adeguato al contesto.

La memoria implicita è predominante nel bambino fino 2 anni circa poiché i sistemi della memoria esplicita, in particolare l’ippocampo, non sono ancora maturi.

Alla nascita e nel periodo (24 mesi circa) in cui si sviluppa il suo sistema limbico e il suo linguaggio, il bambino va incontro ad importanti e significative esperienze affettive in particolare con la madre ed è verosimile che queste esperienze siano memorizzate. Molte di queste esperienze saranno positive ed essenziali per la crescita mentale e fisica del bambino, ma molte altre potranno essere traumatiche: negligenze e inadeguatezze dei genitori, una loro patologia mentale, frustrazioni, violenze, abusi che la famiglia e l’ambiente possono perpetrare  ai danni del bambino.

Esse costituiranno l’essenza della memoria implicita.

Nella misura in cui queste esperienze fortemente cariche di emozioni ed affetti sono memorizzate in questa fase preverbale faranno parte di un nucleo inconscio della personalità del bambino e ne condizioneranno gli affetti, il comportamento e la personalità anche da adulto. Tale nucleo costituirà anche un modo implicito di relazionarsi con l’altro.

Il professor Mauro Mancia sostiene che questo tipo di inconscio non è legato alla rimozione ma è espressione di un’archiviazione che avviene in epoca preverbale e presimbolica e che pertanto resta al di fuori della coscienza e non raggiunge il livello della rappresentazione linguistica.

La memoria esplicita necessita dell’integrità del lobo temporale mediale, in particolare dell’ippocampo. La memoria implicita invece prescinde dalle funzioni ippocampali e sembra essere localizzata nella corteccia posteriore temporo-parieto-occipitale di entrambi gli emisferi.

L’importanza della memoria implicita nello sviluppo della mente infantile  e della personalità dell’individuo si è recentemente imposta all’attenzione della psicoanalisi come deposito di esperienze non coscienti e non verbalizzabili ma solo rappresentabili nel sogno.

La possibilità di identificare nella memoria implicita parte del materiale inconscio apre prospettive stimolanti per un’integrazione delle neuroscienze con la psicoanalisi e per una possibile localizzazione anatomo-funzionale  di affetti e sentimenti inconsci che sono sfuggiti finora ad ogni possibile localizzazione anatomica.

Poiché ha origine nei primi periodi preverbali e presimbolici della vita, la memoria implicita può contenere esperienze estremamente significative che possono costituire il nucleo del Sé inconscio intorno al quale si organizza l’intera personalità del soggetto. È evidente che, così intesa, la memoria implicita e la sua organizzazione in termini anatomo-funzionali rappresenta un importante punto di incontro tra neuroscienze e psicoanalisi. Tale memoria, infatti, non è cosciente né verbalizzabile ma solo rappresentabile nelle modalità della relazione analitica e in maniera particolare nel sogno.

Solms ha dimostrato un’assenza di attività onirica in pazienti con lesioni corticali associative parieto-occipitali. Queste aree sono quelle indicate come probabili archivi della memoria implicita.

2 Commenti

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  • Francesca

    ha ragione quando scrive che il cervello è meraviglioso …sia per le sue funzioni che per la sua struttura…un medico a tuttotondo allora!complimenti!

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  • Andrea Fissi

    Complimenti per la chiarezza della esposizione.

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