I see trees of green, red roses too… Quando sento le prime note vado in estasi.
Sì, vedo alberi verdi e anche rose rosse: e le vedo fiorire per te e per me.
E come il grande Louis anch’io penso tra me… What  a wonderful world!

Che mondo davvero meraviglioso questo che vedo attorno a me. Che mi scorre sopra, sotto, accanto. Che mi attraversa. Il cielo blu con o senza le sue nuvole bianche che giocano a rincorrersi mi parla di immenso e mi confida la sua serenità. Ho aperto gli occhi al risveglio e questo giorno benedetto mi ha accolto a nuovi attimi di eternità. E quando la sera le palpebre si chiudono, mi sento abbracciato dalla sacra notte che immortala i sorrisi nella quiete del riposo. Scorre questo mondo meraviglioso in ogni giorno nuovo, nella novità di ciò che è da sempre.

“Illusione – mi grida una voce! Cocente ingenuità da bambini. Mancanza di adulto realismo. O  semplice stupidità”.
È la voce del mio passato, la riconosco. Ogni tanto torna a farsi sentire, soprattutto quando viene in qualche modo rianimata da un occasionale fotogramma televisivo. D’altro canto, il mondo dei telegiornali o delle cronache dei quotidiani non sembra piuttosto un letamaio? Una maleodorante discarica che raccoglie gli scarti e gli avanzi di un’umanità fatta di cattiveria, vanità e ipocrisia?

Tempo fa, quando ancora vivevo da disadattato nel passato, alzavo alto lo scudo della ragione e della religione e mi spiegavo le miserie umane con parole come fragilità, colpa, ignoranza.
Insomma, la mia idea era che il mondo nel quale vivevo era in sostanza una cosa buona, perché il Dio che lo aveva fatto voleva farne un paradiso. Qualcosa doveva essere andato storto nei piani perché qualcuno ci ha messo lo zampino. Intendiamoci però, malgrado l’inferno di Dante sia un capolavoro che amo molto, non ho mai creduto a satanasso e ai suoi amici, né alle grigliate di carne umana quale punizione.  Ritenevo semplicemente che il fatto di essere dotato di libero arbitrio, l’uomo (e anche la donna) possa decidere delle sue azioni, nel bene e nel male. E per quanto il bene alla fine ne sarebbe uscito vincitore, il male era una realtà evidente con cui convivere oggi.

Consideravo questa mia visione delle cose realistica: non spiegava tutto, ma quanto meno restava nel buon senso. In equilibrio, lontano da una parte dai pessimisti che vedevano solo male e dall’entusiasmo fumato dall’altra. Pur con il rispetto del sentire di tutti, la mia prospettiva salvava capra e cavoli. Buoni e cattivi stanno insieme come il grano e la zizzania fino alla mietitura. Poi quel che sarà, sarà. E il trionfo della giustizia premierà i buoni e punirà i cattivi. Quelli, tanti, di cui instancabilmente la televisione e i giornali mi raccontavano ogni giorno. E subito di buon mattino, per aggiornarmi il prima possibile che anche in quel giorno qualche cattivo aveva già fatto delle balordaggini. E si pensava di darmi un servizio mentre si alimentava la mia rabbia, l’impotenza, la critica, il pessimismo. E ogni sera mettevo il giorno trascorso tra gli innumerevoli altri ad aumentare il volume della mia insoddisfazione.

Poi sono cresciuto. Ho imparato dal grande Lao Tze che “fa più rumore un solo albero che cade che un’intera foresta che cresce”. Mi sono sentito più sereno. Da Nietzsche ho appreso che i giornali sono il “vomito mattutino”. Meglio allora una dieta diversa, con una colazione proteica immersa nella meditazione.
Ho spento la televisione. Mi si è acceso il cuore. Lui ha dato una luce nuova agli occhi. Loro hanno benedetto la Vita.
Allora ho cominciato a vedere e sentire la foresta che cresceva.
Dentro di me.

Da allora vedo che i colori dell’arcobaleno così belli nel cielo sono anche sui volti della gente che passa. Sono attento ai sorrisi che mi passano accanto: sono più di quanto avessi mai immaginato. Sono gli infiniti sguardi dell’unica Presenza. Quando vedo amici che si stringono la mano e domandano “come va?” sento in quelle parole le vibrazioni dell’amore che impasta i sentimenti che le genera. In realtà si stanno dicendo “ti voglio bene”.
Certo,  sento anche i bambini piangere. Li guardo crescere.
Impareranno molto di più di quanto io potrò mai sapere. E allora penso tra me… che mondo meraviglioso!

Louis  Armstrong è meraviglioso! La sue parole, la sua tromba. Un riflesso della melodia cosmica. Meravigliosi sono tutti gli uomini di ieri e di oggi. Di ogni latitudine. Si può sfottere sportivamente la tifoseria avversaria, ma non esistono i bastardi dentro. Tutti in questo mondo hanno un nome che declina bellezza.
E se qualcuno ha fatto o fa qualcosa che meraviglioso proprio non sembra, è perché nessuno forse gli detto mai quanto arcobaleno c’è nel suo cuore.

Io non sono così sapiente da essere certo che l’uomo per natura è buono e che è la società che lo corrompe. Ma questa visione mi piace: innalza l’uomo nella sua essenza. Libera da colpe,
peccati, punizioni. E risentimenti.
Il colpevole è la società? No. Non ci sono colpevoli. Ci sono solo smemorati. C’è talvolta il collettivo oblio della divinità dell’uomo. Della sua intangibilità. Della sua bellezza. Della sua appartenenza all’energia dell’Universo amico.
Ma non si tratta di salvare la società. Nessuna crociata. Solo infinita magnanimità verso tutti. E ripartire da se stessi. In fondo è il nostro sguardo che fa la differenza. Quello degli occhi. E quello del cuore.

Ha proprio ragione Anaïs Nin: “Noi non vediamo le cose per come sono, ma per come siamo”.
Vado alla finestra, guardo il cielo amico. Sorrido in silenzio e penso tra me… Sì, è proprio un mondo meraviglioso.

Un abbraccio. Grande.

2 Commenti

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  • Massimo Catalucci

    Bravo!!! Ho trovato molto ben fatto il tuo articolo e interessante. Molto scorrevole e semplice nel spiegare concetti molto più profondi. Condivido l’ultima frase che hai scritto di Anaïs Nin: “Noi non vediamo le cose per come sono, ma per come siamo”.
    Ricambio l’abbraccio
    Massimo Catalucci

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    • mauro turrini

      Grazie, Massimo. Gentilissimo.
      Sì, vediamo davvero le cose per come siamo. Ti immagini cosa vedremmo se ci sentissimo meravigliosi?
      Grazie anche a te per quello che scrivi.

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