Joseph LeDoux definisce come trilogia mentale l’attività cerebrale caratterizzata dall’associazione emozione-cognizione-motivazione.

La motivazione è il motore che spinge all’azione. Ci può anche essere motivazione a non agire o a evitare qualcosa.

La motivazione rappresenta il risultato dell’interazione tra emozione e valutazione cognitiva. Può però anche rappresentare la spinta ad agire in seguito ad una pulsione. Per pulsione si intende uno stimolo interno a te stesso per lo più innato come la fame, la sete, l’impulso sessuale, ecc.

In genere questi stimoli non presuppongono un’emozione o una valutazione cognitiva. Il fatto di avere fame non è il risultato di un ragionamento o di un’emozione. L’impulso nasce quando i sensori presenti nel tuo organismo valutano che i livelli dei fattori nutrienti si sono ridotti ed informano il cervello. A livello cosciente avverti il senso di fame. Tale sensazione raggiunge il livello di coscienza, in particolare attiva il lobo frontale, perché è necessario elaborare la strategia per procurarsi il cibo.
Quindi si genera la motivazione ad agire. Il tipo di azione non ha importanza.

Importante è il risultato: mangiare

Infatti si può ottenere ciò in diversi modi. Si può cucinare, si può andare al ristorante, si può decidere di farsi portare qualcosa. Il lobo frontale elaborerà la strategia più utile.

Al di fuori delle pulsioni la motivazione nasce in seguito all’interazione tra emozione e cognizione. Un’emozione può stimolare una valutazione cognitiva e viceversa ad un pensiero si può associare un’emozione. Il risultato può essere il conseguimento di un obiettivo e da ciò deriva lo stimolo ad agire. Se la valutazione è negativa sei portato a non agire o ad evitare una determinata situazione.

Prima di intraprendere un’azione c’è sempre una valutazione. La parte inferiore del lobo frontale, chiamata corteccia orbitofrontale, controlla il comportamento sociale e le possibili conseguenze delle tue azioni per evitare risultati negativi. In particolare valuterà i risultati di azioni passate in situazioni simili.

Di fronte a situazioni nuove il cervello non trova nel suo archivio le stesse esperienze e il risultato può essere una non azione. Quindi anche se vuoi cambiare molto spesso non sai come fare, da dove cominciare. Oppure se i tuoi circuiti mentali si sono costruiti sulla base di una scarsa considerazione di te stesso è possibile che non agisci sia perchè non ti ritieni all’altezza sia perchè, in vista di qualcosa di ignoto, si può determinare l’attivazione dell’amigdala e quindi si percepisce una sensazione negativa se non proprio paura.

L’amigdala è una struttura cerebrale che si attiva in presenza di un pericolo reale o immaginario generando paura.

Molto spesso si tende a rafforzare circuiti neurali limitanti come quando si rimugina su se stessi, soprattutto in solitudine. È ciò che Jerome Liss della Scuola di Biosistemica definisce il flusso di coscienza. Spesso questo vorticare di pensieri porta ad un blocco. <<Sovente questa sequenza di pensieri ripetitivi si concludono con un impasse! “Non ce la faccio” “ E’ impossibile!” “Sono fallito! Rovinato!” “Mi sento perduto!” e dopo questa “parola interna”, sentiamo una sensazione di contrazione, un nodo, un calo viscerale, un sospiro-grido di esasperazione, o altre sensazioni sgradevoli>> (Jerome Liss).

Sempre come sostiene Jerome Liss <<Spesso l’avvenimento scatenante dura un periodo molto breve – nel caso di una critica, un rifiuto, un’offesa, un’interferenza, solamente alcuni secondi – eppure la sua ripetizione nella memoria può assalirci tante volte ogni notte>>.

Solitamente una reazione di questo tipo è legata alla concezione che non si può sbagliare, che un errore  equivale ad un fallimento. Questo rientra negli schemi mentali acquisiti. Quindi il tuo cervello in base a questi schemi attua una valutazione negativa a cui si associa un’emozione spiacevole ed ecco quindi il blocco.

Alla base vi sono circuiti neurali che si rinforzano a causa delle continue ripetizioni. La particolarità di questi circuiti neurali è proprio quella che si rinforzano per l’uso continuo e possono disattivarsi se non li utilizzi.
Tornando quindi al blocco che si determina, hai assenza di motivazione e quindi assenza di azione. Non sai come uscirne. Se pensi devo cambiare, devo fare qualcosa ti rendi conto che è difficile perché non sai come agire. Il cervello come dicevo non possiede esperienze precedenti quindi non sa elaborare una strategia. Inoltre l’idea del cambiamento è sinonimo di ignoto e ciò determina attivazione dell’amigdala e quindi paura.

C’è anche un altro aspetto. La situazione in cui ti trovi anche se non gratificante in fondo genera un risultato secondario: la sicurezza. Si proprio la sicurezza. Sai cosa stai vivendo, sai cosa farai, conosci le conseguenze delle tue azioni. Hai le tue certezze. Quindi essendo già tutto conosciuto l’amigdala non si attiva e non provi paura. Si può percepire malessere ma non paura.

Ritornando alla trilogia mentale occorre innescare una forte motivazione per incamminarsi sulla strada del cambiamento. Ciò presuppone un’attenta e approfondita analisi di se stesso per una valida conoscenza del proprio essere.

Capire di cosa hai bisogno realmente.

A volte sei preda di un turbinio di pensieri che sembra impossibile fermare. Questo succede perché hai messo a riposo il tuo lobo frontale e quindi tutte le aree cerebrali parlano in maniera caotica in assenza di una guida autorevole.

Riappropiati quindi del controllo del tuo lobo frontale in modo da eliminare il caos ed intraprendere azioni che ti conducono verso una reale crescita.

In conclusione per un processo di cambiamento:
1)   E’ necessario apprendere ad attivare il lobo frontale
2)   E’ necessario identificare gli schemi limitanti e modificarli. Alla base vi sono circuiti neurali che per il concetto della neuroplasticità possono essere cambiati.

Una volta che hai innescato la motivazione al cambiamento, attraverso la valutazione della tua situazione, la profonda conoscenza di te e le emozioni connesse, e la senti forte dentro di te ma non sai come agire, una strategia può essere quella di rivolgerti a qualcuno che ha già superato ciò o ad una guida autorevole per ottenere quello che realmente desideri. Un ottimo punto di partenza è la conoscenza e la consapevolezza delle tue emozioni.

Nel prossimo articolo analizzeremo le emozioni e la loro importanza nel processo di conoscenza di sé.

8 Commenti

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  • nicola

    ciao luigi,ricevere i complimenti da te che sei un esperto,è un vero piacere,alla fine quelle che faccio io è provo una strategia,se non funziona passo ada un’altra fino a che non trovo la strategia che fa per me,ciao e grazie ancora dei tuoi complimenti.

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    • luigi sardo

      Ciao Nicola,
      allora ti aggiungo altri complimenti.
      Sei certamente una persona che non si arrende alla prima difficoltà o insuccesso.
      Quindi hai certamente saputo creare una forte motivazione. La tua “trilogia mentale” funzione alla perfezione.
      Pensiero+emozione=motivazione=azione che genera pensiero+emozione=motivazione=azione in un ciclo positivo e costruttivo.
      Penso proprio che dovresti scrivere un articolo su come hai incominciato a innescare questo meccanismo fruttuoso.
      Continua così.
      A presto

  • nicola

    ciao luigi già leggendo questo articolo mi si è attivato il lobo frontale.
    Io cerco di motivarmi con le immagini,per esempio ho un obiettivo da raggiungere? mi creo un immaggine nitida,reale,creo una scena come se fosse un film,e cerco di provare tutte quelle sensazioni che potrei provare al raggiungimento dell’obiettivo.
    Ti devo dire che mi diverto tantissimo quando devo fare questo tipo di esercizio,diciamo che questa è la mia personale strategia per motivarmi,penso che ognuno ha la sua strategia per motivarsi nelle varie situazioni della vita,a volte queste strategie sono inconscie e non ce ne rendiamo conto.
    Secondo me la paura del cambiamento deriva da una serie di convinzioni limitanti,ognuno di noi vive in una sua area di confort ed è come se si alzasse un muro che protegge la persona,e quel muro sono proprio una serie di convinzioni limitanti.
    Per abbattere il muro ed uscire dalla propria area di confort bisogna essere determinati e motivati,altrimenti il cambiamento non avverrà mai.
    grazie luigi dei tuoi splendidi articoli!!!

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    • luigi sardo

      Ciao Nicola

      e grazie per il tuo bellissimo commento.

      Io non posso che complimentarmi con te. Tu parli di una strategia personale ma in realtà è una strategia “scientifica”. Hai trovato la tua strada da solo. Questo non può che farti onore. Ciò che dici mi entusiasma poichè mette in evidenza le grandi potenzialità del cervello. Ma soprattutto di come “usandolo bene” è possibile trovare le soluzioni anche senza conoscere la neurofisiologia.

      La visualizzazione infatti può intervenire in quel processo denominato riprogrammazione dell’inconscio. Il cervello non distingue tra ciò che è reale e ciò che è immaginato e la visualizzazione di immagini associata allo stato emotivo correlato agisce non solo come se la situazione fosse reale ma determina progressivamente ciò che io definisco modificazione dei circuiti neurali precostituiti.

      Vedo con immenso piacere che in poche parole hai racchiuso l’essenza di ciò che voglio esprimere nei miei articoli. Sono pienamente d’accordo che le convizioni limitanti inibiscono il nostro processo di miglioramento. Il problema è che agiscono inconsciamente condizionando negativamente le nostre valutazioni.

      Trovo eccezionale la metafora del muro. Infatti al desiderio di cambiamento si oppone la paura del cambiamento. La situazione in cui viviamo anche se non soddisfacente genera sicurezza perchè è conosciuta. La difficoltà a cambiare è legata ad un processo cerebrale fisiologico che descrivo nel mio ultimo articolo “Lo studio delle emozioni” che trovi pubblicato.

      Le tue parole le sento cariche di energia che infondono gioia. Le descrizioni scientifiche che posso fare sono certamente un pò “fredde” ma sentire gli stessi concetti espressi da chi li ha sperimentati di persona diventa certamente più coinvolgente e anche di grande aiuto a chi vuole intraprendere la stessa strada.

      Io ti ringrazio per i tuoi complimenti e ti invio i miei più sinceri complimenti per i tuoi bellissimi risultati.

      Alla prossima

  • graziella

    Grazie Luigi per la tua stima e l’incoraggiamento che mi sostengono come un caldo abbraccio paterno.Seguiro’ il tuo consiglio e mi tuffero’nell’emozione dell’esaltazione;in fondo non e’ poi un esercizio cosi’ difficile e per giunta appagante,e’ troppo bello,e’come essere innamorati:una scarica ormonale ti fa esplodere di gioia e benessere.Quando mi succede e’ una sorta di illuminazione,vivo in uno spazio senza limiti,la mia dimensione si dilata e si espande a tal punto d’esser tutt’uno con l’Universo,tocco il Cielo con un dito.
    Grazie ancora Luigi per il tuo lavoro prezioso,per la tua sentita dsponibilita’ e per la sensibilita’ che ti guida.

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    • luigi sardo

      Cara Graziella,

      grazie per le bellissime parole.

      Io continuo a sostenere che debba essere tu a dare indicazioni a chi ne ha bisogno. Da ciò che dici emerge una carica ed energia fortissime. Io ho detto che sei sulla buona strada ma secondo me sei al traguardo. Hai centrato in pieno l’essenza fondamentale. Il completo contatto con se stessi e le emozioni come guida per capire se siamo in sintonia con il nostro sè. Questo è attivare il lobo frontale. La valutazione delle emozioni è anch’essa una funzione di questa struttura. Come tu dici un’esplosione di gioia e benessere quando vivi costantemente nella sensazione dei momenti in cui ottieni risultati. Penso proprio che il grosso del lavoro lo hai compiuto.

      Se posso darti un consiglio un altro passo secondo me importante per incrementare l’attività del lobo frontale è dedicarti “anima e corpo” a qualcosa che ti piace realmente. A qualcosa che hai sempre pensato di fare ma non hai portato a termine. Anche a qualcosa che potrebbe sembrarti impensabile.

      Scrivere un libro. Perchè no. Hai questa grandissima capacità di trasmettere le tue emozioni e sensazioni e quindi perchè non metterla a frutto? Senza pensare a pubblicazioni o altro. Semplicemente per il piacere di farlo. Sono convinto che avrai modo di conoscerti ancora più a fondo.

      Oppure un’attività sportiva. Io gioco a golf e lo trovo rilassante ed entusiasmante. Potresti ad esempio imparare ad investire in borsa. Tra gli esperti di Piuchepuoi c’è Federico Pacilli che ritengo estremamente competente. Ha anche preparato un corso veramente valido.

      Non ti sto invitando a spendere soldi. Conoscere la borsa per esempio può far parte della propria cultura. Capire un grafico, comprendere bene le notizie economiche in particolare ciò che non viene detto chiaramente.

      Intraprendendo qualcosa di completamente nuovo stimolerai il tuo cervello a creare nuove connessioni neurali, manterrai attivo il lobo frontale spegnendo le altri voci, in particolare il flusso di coscienza, ed avrai la soddisfazione di diventare esperta di un settore particolare.

      Vedrai inoltre che incomincerai a ricevere segnali da chi ti sta intorno. Segnali di blocco. Ma questi ti faranno capire che sei sulla buona strada. Chi ci sta vicino è abituato a conoscerci in un certo modo. Qualsiasi cambiamento può suscitare timore di perdere il controllo e invidia perchè chi conosciamo da tempo sta crescendo. Questa non è una critica. E’ una reazione normale. E’ un appagamento del nostro bisogno di sicurezza. E il cambiamento che possiamo intravedere in chi conosciamo può far insorgere una sensazione di insicurezza. Quindi i consigli. Certamente a fin di bene ma con lo scopo inconscio di non cambiare nulla. “Ma che vuoi scrivere un libro. Non sei una scrittrice” “Giocare a golf? Lo fanno i ricchi e poi non è uno sport” (E’ diventato alla portata di tutti) ” Investire in borsa? Ma è pericoloso. Quanta gente ha perso tutto”. Sono solo degli esempi. Sai tu cosa ti può realmente interessare. Voglio dirti che qualsiasi cosa intraprenderai e comincerai a ricevere tali segnali vuol dire che hai fatto centro e devi continuare.

      Il tuo lobo frontale è sotto il tuo controllo. Hai un incredibile strumento nelle tue mani che già stai utilizzando al meglio ma che puoi ancora sfruttare di più.

      A presto

      Luigi

  • graziella

    Illuminante questo articolo!Mi sono commossa,io non conosco Jerome Liss,ma egli conosce molto bene il mio cervello,l’ha fotografato e descritto esattamente.Mi ha confermato il “casino” (concedimi questa licenza poetica!)che ho nella testa.Sono anni che convivo con l’assenza di controllo del mio lobo frontale succube di questa impotenza che mi crea limiti imbarazzanti causa di parecchia sofferenza.Per fortuna dentro di me c’e’ ancora una flebile vocina che si fa comunque sentire e mi bisbiglia”Graziella ma tu non sei scema!”malgrado mi comporti come tale.E’ come se mi fosse stato assegnato un copione ed io non posso rifiutare la mia parte.Ti confido Luigi che faccio degli sforzi pazzeschi per controllare questo benedetto lobo frontale,rare volte ce la faccio e quando mi succede provo u’esaltazione ed una tale eccitazione come se avessi vinto il Nobel.Un successo, inteso alla lettera,in una qualsiasi attivita spicciola,per me e’strabiliante,mi fa sentire finalmente brava e mi ripaga di frustrazioni e mortificazioni.Vedi Luigi, da anni io seguo e inseguo percorsi di sviluppo personale e spirituale,dei risultati li ho ottenuti,non posso affermare di essere al punto di partenza,nel frattempo sono maturata(l’eta’ ha il suo peso)pero mi sento ancora lontana dalla meta;probabilmente devo semplicemente godermi il viaggio anziche preoccuparmi di raggiungere la meta…Un affettuoso saluto e gratitudine Graziella

    Rispondi
    • luigi sardo

      Ciao Graziella

      e grazie per il tuo stupendo commento.

      Certamente che non sei “scema”. La tua capacità di introspezione e la tua abilità nel trasmettere chiaramente le tue sensazioni sono indici di una grandissima intelligenza. E forse la sofferenza è proprio il prezzo che si paga nel possedere una spiccata intelligenza. Hermann Hesse soffriva di depressione ma sicuramente non si può negare che è stato un grandissimo scrittore. Grande intelligenza, sofferenza, grandi opere.

      Come già ti ho detto tu centri in pieno il problema fondamentale che interessa tutti noi. Trasformare il pensiero in azione. Vedo che tu hai un forte obbiettivo e sono convinto che sei sulla buona strada. Alcune tappe le hai già raggiunte. Hai detto che quando ti riesce di essere focalizzata, cioè attivi il tuo lobo frontale, avverti un’esaltazione. In questa fase hai il massimo controllo di te e grande consapevolezza. Cerca di farti accompagnare sempre da questa sensazione. Cerca di aumentare sempre più la percezione dei tuoi processi mentali. Quando parte il flusso di coscienza di Jerome Liss occorre pensare: Ecco il mio lobo frontale si sta riposando. Quindi bisogna svegliarlo. Basta semplicemente che rivedi te stessa quando ottiene un risultato e senti la stessa emozione. In questo modo blocchi il flusso di coscienza perchè il lobo frontale si è attivato.

      E’ molto bella la tua espressione riguardante il viaggio. Forse il problema è che siamo troppo concentrati sul risultato finale. Qualsiasi formatore afferma sempre che un obbiettivo maggiore va diviso in tanti piccoli obbiettivi. Infatti, tornando al discorso della trilogia mentale, quando c’è un risultato si verifica una nuova interazione cognizione-emozione che a sua volta crea nuova motivazione e quindi azione-risultato-nuova valutazione. Quindi sono d’accordo con te. Occorre godersi il viaggio, fare delle tappe ed apprezzare la bellezze che incontriamo.

      Hai mai pensato di scrivere queste tue esperienze? Credo che saresti di aiuto a molte persone. Io posso dare delle indicazioni “scientifiche” ma credo che per chi ha un problema leggere che ci sono altri con le stesse difficoltà può essere di grande aiuto. Soprattutto per come sei riuscita ad ottenere dei risultati.

      Il processo è già iniziato. Devi solo perseverare e continuare. Non consentire più al flusso di coscienza di bloccarti.

      Alla prossima

      Ciao

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