Le emozioni sono risposte complesse dell’organismo a stimoli adeguati, che si manifestano con specifiche azioni (ad esempio la fuga o l’evitamento) e con modificazioni dello stato interno (ad esempio aumento della frequenza cardiaca).

Diverse strutture cerebrali, sia corticali che sottocorticali, contribuiscono all’esperienza di un’emozione. Ciascuna area interessata svolge un ruolo diverso. Le principali aree cerebrali attive nelle emozioni sono: l’ipotalamo, l’amigdala, la corteccia frontale e l’insula.

Non tutte intervengono allo stesso modo. Ad esempio l’amigdala è attiva nella paura ma non nella gioia. L’ipotalamo interviene nella rabbia ma non nella felicità.

Per il neurobiologo Damasio le emozioni presentano una serie di reazioni innate volte innanzitutto alla conservazione dell’organismo in vita.

Nell’espressione di un’emozione si crea una stretta collaborazione tra i nuclei più profondi,  sede delle emozioni pure, e la corteccia cerebrale specializzata in altri compiti (ragione, forza di volontà, elaborazione sensoriale, ecc.). L’interessamento della corteccia cerebrale determina la valutazione cosciente dell’emozione e l’eventuale comportamento in risposta all’emozione stessa.

Damasio distingue le emozioni in primarie e secondarie. Le prime sono frutto di un meccanismo preorganizzato, le seconde derivano in gran parte dall’apprendimento, dalla vita sociale e personale dell’individuo. Esistono poi quelle che Damasio chiama le emozioni di fondo che sono durature e condizionano i nostri sentimenti: il benessere, il malessere, la calma, la tensione.

Un ruolo importante nelle emozioni secondarie è svolto dalla corteccia frontale sede di schemi mentali appresi dall’ambiente, dall’educazione, dalla cultura.

Sono considerate emozioni primarie la paura, la rabbia, la sorpresa, la tristezza, il disgusto e la gioia.
Esempi di emozioni secondarie sono la compassione, l’imbarazzo, la vergogna, il senso di colpa, l’orgoglio, la gelosia, l’invidia, la gratitudine, l’ammirazione, l’indignazione, il disprezzo. Damasio le definisce anche emozioni sociali.

Si può notare facilmente quanto questo tipo di emozioni siano influenzate dal vissuto del soggetto. Mentre tutti possono provare paura di fronte ad un leone, non tutti sperimentano ammirazione o gratitudine nei confronti di uno stesso stimolo.

Damasio opera inoltre una distinzione tra emozione e sentimento. L’emozione è immediata e di breve durata ed è visibile all’esterno (es.: espressione di paura o di gioia). Il sentimento non è visibile all’esterno. Può partire da un’emozione e coinvolge anche la sfera cognitiva. È quindi qualcosa di più privato e può durare molto più a lungo, anche anni.

Analizziamo ora il ruolo importante che può avere l’amigdala nelle nostre emozioni.
L’amigdala è stata molto studiata e rappresenta il centro del cosiddetto circuito della paura scoperto dal neurobiologo Joseph LeDoux.
Il termine amigdala deriva dal greco e significa mandorla. È localizzata profondamente in una zona del cervello denominata lobo temporale.
La tua mandorlina interviene nel meccanismo della paura ed ha un ruolo fondamentale nella sopravvivenza. Inoltre è importante per l’apprendimento e la memoria delle emozioni.

In presenza di un pericolo l’amigdala si attiva e prepara l’organismo all’attacco o alla fuga. La sua attivazione è immediata. Poi l’informazione arriva alla corteccia cerebrale, in particolare ai lobi frontali (percezione cosciente) che elaborano la strategia migliore. Se questi ultimi valutano che non si tratta di un pericolo reale riducono l’attivazione dell’amigdala e avverti la scomparsa della paura.

Ad esempio stai camminando nel bosco e vedi un oggetto allungato, scuro. L’amigdala ha l’informazione che qualcosa con queste caratteristiche potrebbe essere un serpente. Immediatamente ti fermi e il cuore comincia a battere forte. L’amigdala ha preparato l’organismo all’attacco o alla fuga. L’informazione arriva poi al lobo frontale e diventa cosciente. L’oggetto è immobile. Ti avvicini cauto. Guardi meglio. È solo un bastone. Il lobo frontale quindi avverte l’amigdala che si tratta di un falso allarme riducendo la sua attività. Quindi cominci a calmarti. Se si trattava di un serpente il lobo frontale ti avrebbe fatto scappare.

Puoi però considerare che l’attivazione dell’amigdala è fondamentale. Meglio allarmarsi per un bastone che proseguire tranquillamente e verificare che era un serpente. Senza l’amigdala potresti essere…morto!

L’amigdala è dotata di una specie di memoria. Infatti memorizza anche ciò a cui attribuisci valore negativo. Quindi in presenza di uno stimolo che hai rivestito di connotazione pericolosa cominci ad avvertire paura anzi più precisamente ansia poiché spesso tale stimolo non è realmente pericoloso.

Nella tua vita quotidiana difficilmente ti trovi ad affrontare reali pericoli quali belve feroci.  I cosiddetti pericoli sono perlopiù rappresentati dalle difficoltà che incontri quotidianamente.

Il lavoro, la famiglia, il mutuo, le bollette, il traffico, il capo e altro che possono creare emozioni negative poiché, potendo rappresentare un problema la loro risoluzione, hai quindi attribuito a tali elementi un valore negativo che viene memorizzato dall’amigdala che si attiverà ogni qualvolta ti troverai ad affrontarli.

Il circuito neurale corrispondente si rinforzerà sempre più poiché il pensiero è continuo. Le continue emozioni negative associate a questi stimoli portano a qualcosa che potremmo definire senso di malessere continuo e persistente.

Inoltre come ho affermato nel precedente articolo anche l’idea di uscire da questa situazione genera un’emozione di paura poiché ti troveresti ad affrontare l’ignoto.

Che fare quindi?

Occorre prendere consapevolezza delle proprie emozioni e studiarle a fondo. Le emozioni possono rappresentare una guida importante verso una migliore comprensione del sé che rappresenta il primo passo fondamentale sulla strada del miglioramento.

In ogni situazione che provi emozione, sia positiva che negativa, chiediti sempre: “Perché ho questa emozione?”.
Se si tratta di un’emozione negativa cerca di risalire allo schema mentale sottostante, alle reali cause.

Se il tuo lavoro ti genera tali sensazioni non rimanere vittima di queste ma intraprendi un’analisi accurata. Cos’è che realmente non mi piace del mio lavoro? E’ realmente il lavoro o altro? Forse non mi sento all’altezza?

Le emozioni sono reazioni incontrollate che comunicano al corpo e alla mente un messaggio. Occorre saper leggere questo messaggio poiché tutte le informazioni che le emozioni ti forniscono le puoi utilizzare per avere un quadro chiaro e completo di te stesso, di come funzioni nelle diverse situazioni e da tutto ciò risalire alla tua vera essenza, a ciò che realmente sei e a ciò che realmente desideri.

In questo processo ti possono aiutare alcune tecniche. Nel prossimo articolo vedremo alcune metodiche per cominciare ad entrare in rapporto più intenso con sé stessi, nell’ottica di intraprendere il processo di modificazione dei circuiti neurali ad azione limitante.

1 Commento

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  • tina

    Sto preparando l’esame di avvocato e poichè ho 29 anni e non sono ancora sistemata provo frustrazione, tristezza, senso di falliemtno. Per anni mi son dedicata al pianoforte quindi mi son laureata con 3 anni di ritardo. Ora vivo male il fatto che alla mia età sono ancora qui a studiare. il tipo di vita che facci onon mi piace perchè son sempre sui libri. Anzti penso che studiare che è l’unica cosa che so fare, nel lavoro e nella vita serva a ben poco. Questo esame lo passa non chi studia ma chi è fortunato.

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