Ultimamente ho raggiunto un grande obiettivo che mi è costato parecchio energia, pazienza, tempo e dedizione. E non voglio mentirti dicendoti che è stata una cosa facile. Non voglio nemmeno nasconderti che in tanti, veramente tanti momenti ho desiderato mollare. Si… lasciare perdere, abbandonare, abbassare le braccia…..pietosamente mollare. Era talmente difficile da raggiungere, che fisicamente non riuscivo nemmeno a stare in piedi. Sono stata più volte al limite del cedimento mentale e fisico. Ho passato quasi una settimana non dormendo per lavorarci. Spesso guardavo l’orologio alle 2 del mattina e sentivo forte una vocina dentro di me dirmi “dai, smettila, vai a dormire” o alle 14 del pomeriggio “dai, vai a pranzo fuori, lascia stare questa cosa” accompagnata da quella vocina che tutti conosciamo molto bene “non c’è la farai mai, non ne sei capace, tutto andrà storto, alla fine rovinerai tutto, non piacerà a nessuno, anche se finisci vedrai quanto sarà brutta!………..”

Non è perché siamo formatori e che capiamo il linguaggio interno che puff …. non ci sono più voci nella nostra mente, eh ;) Vengono lo stesso (dopo le gestiamo diversamente ma vengono, non ti preoccupare).

Ma qualcosa mi ha fatto continuare lo stesso, ogni volta e riuscire nel mio intento.

Un dettaglio che quasi nessun formatore ti rivela, ed è difficile trovarlo scritto da qualche parte.

La differenza che fa la differenza.

E ora voglio rivelartelo.

Quando desideriamo raggiungere qualcosa di veramente grande e difficile a volte le strategie non bastano, puoi fare tutti gli obiettivi ben formati del mondo, avere un piano infallibile, una piano straordinario ben fatto…..ma comunque lo sforzo è troppo alto per te, o il tempo è poco e la demotivazione ti abbraccia forte senza abbandonarti un attimo. Allora cosa potrebbe aiutarti in quei momenti?

Qual è la differenza che fa la differenza?

Questa differenza che fa la differenza me la insegnò il mio nonno. Questo grande mio Mentore. Avevo pressappoco 10 anni quando un pomeriggio (era un mercoledì pomeriggio, l’unico pomeriggio libero della scuola in Svizzera) e facevo i compiti sul tavolo della cucina dai miei nonni. Mio nonno passò la porta vestito come per uscire: alto del suo metro e novanta, portava un abito doppio petto scuro con cravatta, scarpe italiane lucidatissime, e il suo famoso capello da cowboy Stetson originale ben piantato in testa  (grande mio nonno). Mi guardò e mi disse: andiamo ad imparare una cosa nuova.

Questo mi piaceva davvero tanto. Con lui niente assolutamente niente era scontato, e anche stavolta ebbi una piacevole sorpresa. Dopo pochi chilometri in macchina, ci fermammo davanti un ristorante molto bello. La cosa strana era che eravamo in pieno pomeriggio…mah. Prendemmo le scale e scendemmo al piano sottoterra in un luogo in cui non ero mai stata.

Una porta blindata e….

Entravamo in un poligono. Si, un poligono di tiro. Mio nonno prese una pistola ad aria compressa professionale per bambini e pazientemente mi insegno a sparare. Forse ti fa strano pensare che sparare è  uno sport che s’insegna ai bambini, ma in svizzera il Tiro è considerato sport nazionale (siamo un pò strani in svizzera, concordo!).  Sparare mi piaceva un sacco! Allora cominciai ad allenarmi sotto l’occhio attento di mio nonno.

Però dopo un’ ora di allenamento, non sentivo più il mio braccio destro (nell’agonistico, si tiene la pistola esclusivamente con una mano sola, e il braccio è quasi teso). Ma lui mi disse che non importava se avessi male al braccio, mi disse di continuare lo stesso.

Inizio a tremare veramente tanto, e dal male non riuscivo più ad azzeccare  la sagoma. Il dolore al braccio era talmente acuto che non riuscivo nemmeno più a prendere la mira, sparavo a caso, ovunque. Tutta la mia mente e il mio corpo era catturato dal dolore. Anche respirare mi era difficile! Abbassai il braccio con le lacrime agli occhi e gli dissi che volevo smettere.

E allora mio nonno mi fermò e mi raccontò questa storia:

Nel 1939 ci fu la mobilizzazione di guerra generale in svizzera. Io ero un bravo cecchino, e mi hanno messo di guardia alle frontiere. Questo voleva dire lasciare mia moglie, tua nonna, da sola con l’azienda e 3 figli da mantenere. In quel periodo non mi era possibile avere permessi per tornare a casa molto spesso. Per fortuna, avevo un paio di sci da fondo che mi avevano messo a disposizione per muovermi lungo le frontiere. Una notte mi venne un idea folle: tornare a casa con i sci! Una volta finito il turno, riposavo un paio di ore, e sfuggivo ogni notte. Percorrevo i 10 chilometri per tornare a casa, di notte, con il buio, il freddo, malnutrito. Tornavo a casa per mia moglie e per i miei figli. Tornavo a casa per sopravvivenza, perché io ero l’unico che lavorava a casa, e tua nonna non poteva di certo fare gli orologi al posto mio! Tornavo a casa e facevo orologi di notte.  E lo facevo perché in quel periodo, non c’era scelta! O tornavo, o si moriva tutti di fame. In quel periodo non si sapeva nulla della guerra e delle sue conseguenze, io vivevo giorno dopo giorno per cercare di farci sopravvivere. E sono tornato a casa ogni notte fino alla liberazione del 1945. E ogni notte era più difficile per me arrivare a casa, con gli sci o a piedi perché avevo perso tanti chili e la guerra distrugge un uomo non solo fisicamente ma soprattutto mentalmente,  ma mi era ancora più difficile tornare li, sulla frontiera, lasciando la mia famiglia. Pero, se avessi mollato un attimo, forse solo una volta, tu non saresti qua in questo momento. Tua madre è nata nel febbraio del 1943.

Quindi, l’unica cosa che posso dirti, è di concentrarti sulla sagoma. E non lasciare entrare altri pensieri. Ci sei solo tu e la sagoma. Non pensare al male, non pensare ai tuoi problemi, non pensare a quello che hai fatto o che devi fare, non pensare alla fame. Non devi pensare a nulla. Prima di entrare nel poligono, spogliati della tua vita. Pensa a mirare e basta. E finché non raggiungi il tuo obiettivo, non mollare mai. Mai. Questo è l’unica cosa che farà sempre la differenza fra te e gli altri sparatori. Il numero di volte che avrai mollato o no.”

Io vedo ancora davanti a me la determinazione stampata sul volto del mio nonno quando mi disse questa cosa.

Ed è con la stessa determinazione che ho raggiunto il mio obiettivo l’altro giorno.

L’unica cosa che ha fatto la differenza è che non ho mollato.

Ed è l’unico segreto che possa esistere.

Non mollare mai, qualunque cosa tu desideri raggiungere.

NON MOLLARE MAI.

NON MOLLARE MAI.

NON MOLLARE MAI.


Perché è questo che farà la differenza fra te e gli altri.


Il Cecchino Astrid Morganne


Ps. E come dice Donald Trump “Se non hai aspettato 20 anni prima di vedere un tuo obiettivo raggiunto, beh non hai aspettato abbastanza”.

9 Commenti

Lascia un commento
  • Luca

    Quando hai un obiettivo importante il corpo e la mente si spingono oltre il limite.
    Bel post Astrid, tuo nonno deve essere stato una persona importante per te.

    Buona giornata.

    Rispondi
  • SANTE

    Bellissimo consiglio! hai avuto un grande nonno!!

    Rispondi
    • astrid morganne

      Grazie Grazie Grazie a tutti!!!! sono davvero felice che le mie poche parole siano state cosi apprezzate! Siete tutti fantastici!
      ringrazio anche di cuore a tutte le persone che mi hanno mandate messaggi e mail e davvero…..non mollare mai!

      un abbraccio di Luce a tutti!
      Astrid

  • Nicolo'

    Bellissima storia, bellissima trama, ottimo suggerimento.
    A mio avviso la differenza fra raggiungere un obietivo e provarci e basta e’ proprio la determinazione e la perseveranza.
    Grazie astrid per avere condiviso una parte della tua vita con noi,
    NIcolo

    Rispondi
  • MARIELLA

    grazie…grazie davvero,sto attraversando un brutto periodo e sono alla ricerca di qualcosa che dentro di me dia una svolta…questo post mi sarà di enorme aiuto….non devo mollare piu!!!

    Rispondi
  • Alessandra

    Sto leggendo crea la vita come tu la vuoi e due giorni fa mi sono trovata a provare la sensazione che lo sforzo è troppo alto per me, visto il giudizio dato ad una mia prova. La risposta è arrivata con questo articolo. Non conta il momentaneo giudizio dell’altro ma la volontà di non mollare, di non rinunciare al desiderio di raggiungere l’obiettivo anche se l’orizzonte presenta nubi. Grazie per quest’aiuto.

    Rispondi
  • costantino

    mi ha emozionato il tuo racconto, lo insegnerò anche ai miei Guerrieri del Sorriso “NON mollare mai!” e porterò la tua sotira come esempio …

    GRAZIE e MERAVIGLIOSA AVVENTURA

    Kosta Happy Coach http://iohounsogno.it

    Rispondi
  • Juri Alberi

    Bellissimo post!Anche mio padre ha fatto la gavetta e mi ha raccontato che suo padre per 7 giorni non ha mangiato ai tempi di guerra.Una volta i nostri nonno erano motivati davvero per cambiare la loro situazione visto che non c’era scelta.
    Buon pomeriggio a tutti.

    Rispondi
  • Antonio

    Giusto, NON MOLLARE MAI, solo chi persevera con costanza raggiunge i suoi obiettivi. Purtroppo le persone vedono solo quello che la persona ha raggiunto, senza considerare i suoi sforzi. Buona giornata

    Rispondi

Lascia il tuo commento

Lascia un commento