Due ragazzi, Bashir e Kamal, nati nella periferia sud di Beirut si conoscevano da quando ancora non avevano imparato a parlare. Sin da bambini erano amici inseparabili e le loro vite scorrevano parallele come i binari di una stazione. Il loro percorso scolastico era stato lo stesso, sempre vicini, fianco a fianco. Sino a quando le rispettive famiglie dovettero trasferirsi in America per allontanarsi dalla guerra. Uno dei due amici finì sulla costa occidentale, non lontano da Los Angeles, mentre l’altro proprio vicino a New York.

Non ebbero più modo di vedersi e di sentirsi. I contatti si persero completamente per 20 anni. Sino a quando il ragazzo di New York, ormai quarantenne, non decise di portare la propria famiglia in vacanza in California.

Camminando vicino ad una spiaggia la moglie si fermò a vedere delle collanine fatte di conchiglie che erano in vendita su una bancarella. Quando il marito la raggiunse un sorriso gli si stampò sulla faccia ed esclamò: Kamal, sei proprio tu?

– Bashir, fratello mio, che bello incontrarti.

Kamal era proprio il signore della bancarella. I due si abbracciarono a lungo e si tastarono le spalle e le braccia, come per essere sicuri che l’amico stesse bene davvero.

I due passarono insieme tutto il pomeriggio a ricordare i giorni passati insieme a giocare ed a studiare.

Verso sera Bashir chiese a Kamal di raccontargli quella parte della sua vita che aveva vissuto lontano da lui e così Kamal si mise a raccontare:

– Sai, quando sono arrivato in America mi sono iscritto all’università, però avevo enormi difficoltà con la lingua che non conoscevo in maniera così approfondita da poter affrontare gli esami con successo. Dopo un anno decisi che quella strada non era quella giusta per me, così mi misi a lavorare come fattorino per una piccola casa di consegne, qui a Los Angeles. Dopo qualche periodo mi chiesero se avessi voluto provare a fare il commerciale per loro, piuttosto che il semplice fattorino, ma pensai che non fosse la strada giusta per me, così decisi di cambiare lavoro. Con i pochi soldi che ero riuscito a mettere da parte cominciai a compare magliette stampate con slogan per turisti ed a venderle sulla spiaggia. Guadagnavo bene però stare tutto il giorno sotto al sole non era proprio quello che avevo pensato per me e per il mio futuro, così mollai tutto e decisi di fare il pescatore. Non era male, sai, stare al contatto con il mare, con la natura, ma di questi tempi o fai un mutuo e ti compri una barca tutta tua oppure conviene mettersi a fare altro, così ho aperto questa bancarella sulla spiaggia di collane. Ma tu, invece, cosa hai fatto della tua vita.

– Sai, quando sono arrivato in America mi sono iscritto anche io all’Università e, visto che avevo moltissimi problemi con l’inglese, ho cercato dei corsi serali per stranieri. In questo modo e studiando anche di notte, sono riuscito a laurearmi un anno prima del tempo previsto. Per questo motivo ho ricevuto molte offerte di lavoro presso alcune aziende che volevano che lavorassi per loro. Ho scelto la società che poteva offrirmi un lavoro solo per mezza giornata perché avevo deciso di prendere una seconda laurea. Non ti nascondo che sono stati periodi durissimi durante i quali non avevo molto tempo per me stesso e più volte ero sul punto di desistere, tuttavia ho perseverato pensando che molti prima di me avevano fatto gli stessi sacrifici ed erano arrivati al loro obbiettivo; così sono riuscito a prendere una seconda laurea e la società per la quale lavoravo part-time mi chiese di assumermi a tempo pieno. Colsi subito l’opportunità e nel frattempo, presi anche una terza laurea con appena altri sei esami rispetto a quelli che avevo già dato. In questo momento sono diventato socio dell’azienda per la quale lavoro e mi occupo dello sviluppo commerciale per tutto il nord america. Sono sposato ed ho tre magnifici bambini che adoro.

Mentre Bashir parlava Kamal non riusciva a credere alle sue orecchie ed il suo viso si incupiva sempre di più.

Dopo tante ore passate insieme i due si scambiarono i propri numeri di telefono, soltanto che Kamal ne diede, per vergogna, uno sbagliato.

Decidere di decidere significa imporsi con fermezza di portare a conclusione qualsiasi cosa che si sia iniziata, per poter veramente fare un bilancio.

Buona giornata a tutti.

3 Commenti

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  • Daniele

    Grazie Paola e grazie Linda per il vostro contributo. In primo luogo sottolineo che tutta quella sottocultura in stile “povero ed ignorante, ma felice” si allinea sempre meno alla nostra società moderna. non dubito che in qualche strana e sperduta isola dell’oceano pacifico meridionale tale condizione di vita sia desiderabile ed auspicabile. Ma nel mondo contraddittorio della società industrializzata e terzializzata dell’occidente stride. Piuttosto preferisco a questa visione il tentativo di sottrarsi, per quanto possibile, dalla logica consumistica del “vali in base a quanto spendi ed a quanto spesso puoi farlo”. Nessuno obbliga chi ha i soldi ad ostentarli con spese folli e neppure chi non li ha ad indebitarsi per apparire più ricco di quanto non sia. In merito a Paola: oltre a condividere al 100% quello che hai scritto, come la volta scorsa d’altronde, sottolineo due dettagli mastodontici del racconto che ho voluto delineare con la metafora: 1- un male comune che affligge il nostro tempo è l’assuefazione alla mediocrità che porta a cambiare strada ad ogni minimo ostacolo; ciò serve a collezionare centinaia di esperienze incompiute ed inutilizzabili. 2- la vergogna che da tale atteggiamento ne guadagniamo. Questo sentimento è un campanello d’allarme utilissimo perchè scaturisce da una bilancia interna che agisce a partire dal nostro inconscio e ci comunica che stiamo perdendo l’equilibrio…. meditate, gente, meditate.

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  • Paola

    Una alternativa interessante, quella della libertà. Se fosse stato felice Kamal non si sarebbe misurato con l’amico d’infanzia sulla vergogna. La libertà è portare avanti una scelta fondamentale per raggiungere obbiettivi grandi; è scegliere di essere fedeli ai propri ideali; vi siete mai sentiti stanchi e felici? Cosa insegnerà kamal ai suoi figli, se ne avrà mai?
    Bashir nella vecchiaia, nella malattia o nella gioia potrà essere un esempio colto e liberale per i suoi figli. Secondo me, la vita premia l’impegno e il rispetto, la fatica e la soddisfazione, la lungimiranza e l’onestà verso se stessi. Bashir accetta le sfide e si amplia nel proprio cambiamento. Kamal pur continuando a cambiare lavoro, rimane sempre uguale a se stesso, davanti ad un mare di cui assaporerà la bellezza ma forse non ne comprenderà il mistero, l’alchimia, nè come produrre la felicità invece di consumarla soltanto.
    Che ne dici Linda?

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  • linda

    Secondo me, ha fatto una vita più felice chi vende collanine sulla spiaggia. L’altro non ha fatto che lavorare e studiare.Che se ne fa di 3 lauree?non avrà neanche il tempo di stare con i figli. Meglio liberi a vender collanine, col mare davanti.

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