Giorni fa, riflettevo su come troppo spesso rimandiamo le decisioni da prendere in merito ad una qualsiasi cosa da fare. Il proverbio “non rimandare a domani quello che potresti fare oggi”, è in qualche modo significativo. Sono convinto che rimandare a domani  il da farsi, nella maggior parte dei casi, diventa improduttivo per la nostra soddisfazione psicofisica. Proviamo a fare un piccolo esperimento. Facciamo un passo indietro nei nostri ricordi più vividi. Proviamo a vedere se anche noi in passato abbiamo rimandato qualcosa alla quale poi non abbiamo mai dato seguito. Qualcosa accaduta 5, o 10 anni fa. Torniamo per un attimo indietro nel tempo, a quel momento della nostra vita in cui c’è rimasto impresso un episodio particolare che ha avuto risonanza in tutto il mondo. Un evento che ha fatto scalpore, come quelli da prima pagina del telegiornale. Potrebbe essere d’interesse sociale, oppure un episodio che ha visto coinvolto, magari, un personaggio molto noto, dello spettacolo ad esempio. Potrebbe essere stato un evento molto serio, oppure simpatico, divertente. Non ha importanza di cosa.

L’importante è che si riferisca ad un momento della nostra vita che ricordiamo bene. Un evento che si è fissato nella nostra mente. A questo punto non dovremmo trovare difficoltà nell’associare a quell’evento, tutto ciò che faceva parte del nostro modo di essere, di pensare, di muoverci, di vestire, di avere emozioni ed aspettative per il futuro. Una volta che abbiamo recuperato quel momento specifico, cerchiamo di ricordare in sequenza alcuni aspetti della nostra vita personale quotidiana e domandiamoci: “Quanti anni potevo avere? In quale contesto mi trovavo? Cosa stavo facendo e come ero vestito? Agivo in modo timido, attivo, passivo, triste, sorridente, ecc.? Come mi relazionavo davanti al sorgere di un qualsiasi problema? Avevo dei sogni a cui aspiravo?” Se riusciamo in questo esercizio di recupero delle emozioni e sensazioni legate al ricordo di quel periodo specifico, riusciremo anche a definire se quello che facevamo, pensavamo, all’epoca, è divenuto oggi realtà concreta oppure no . Potremo renderci conto se, quello che abbiamo ottenuto, rispecchia veramente quello che ci eravamo prefissati di ottenere o che desideravamo ottenere, se abbiamo raggiunto i nostri obiettivi. Nel momento di prendere decisioni, cinque, dieci, quindici anni, sembrano molti. Nella maggior parte dei casi però, trascorsi questi periodi, sentiamo persone che dicono: “Mi sembra ieri, quando facevo questa o quella cosa e desideravo in un futuro ottenere questo o quell’altro…. ed ora invece eccomi qui che mi ritrovo più vecchio di quindici anni, a pensarla allo stesso modo, a fare sempre le stesse cose, con un fisico che non mi piace e senza aver ottenuto ciò che desideravo.” Solo a questo punto ci rendiamo conto di come gli anni passano in fretta e magari siamo lì ora a piangerci addosso nel ricordare quello che avremmo voluto fare e non abbiamo fatto, oppure quello che desideravamo e non abbiamo ottenuto, così, come ce lo eravamo disegnati. A questo punto tornare indietro non è possibile per cambiare ciò che abbiamo prodotto, ma valutare cosa abbiamo fatto, o cosa non abbiamo fatto per ottenere il risultato a cui ambivamo, diventa importante per cominciare da ora a produrre domande specifiche, mirate alla stimolazione di risposte positive, che sono il carburante necessario per una maggiore spinta motivazionale verso il raggiungimento dei nostri desideri. Dei nostri obiettivi. Forse, essere degli “ascoltatori attivi” del nostro passato, ci pone nella condizione di imparare una lezione importante per la nostra vita. Ci induce a pensare, a valutare, con spirito creativo e costruttivo ciò che abbiamo fatto. Ci suggerisce di guardare al futuro con occhi diversi. Ci svela le domande propositive e positive che ci aiutano a raggiungere ciò che desideriamo veramente raggiungere. In qualsiasi campo, affettivo, sociale, professionale, scolastico, ecc. ecc. . Se siamo veramente pronti ad ascoltarci in modo attivo, probabilmente cominceremo a porci domande diverse da quelle che ci siamo posti in passato. Potremmo ad esempio chiederci: “Come vivrò i miei prossimi dieci anni?; Cosa intendo fare oggi per costruire il mio domani, verso il quale sono proiettato?; Conosco qualcuno che fa, o che ha, quello che desidero fare o che desidero avere anche io? In che modo lo fa ed in che modo lo possiede? Per cosa sono disposto a battermi da qui in avanti?; Che cosa è veramente importante per me in questo momento e che cosa sarà importante per me a lungo termine?; Cosa posso fare di costruttivo oggi, per influenzare positivamente il mio futuro? Le scelte che farò per arrivare al mio obiettivo, creeranno delle conflittualità interne dentro di me ed in relazione con gli altri?” Credo che queste e tante altre domande simili ci possono aiutare a gettare le basi solide dove costruire ciò che non siamo stati capaci in passato di realizzare.

Una cosa è certa. Domani, da qualche parte saremo arrivati. Il problema è : “Dove?; Chi saremo diventati? Come vivremo? Cosa avremo fatto?” Forse è arrivato ora il momento di fare queste considerazioni!!! Cosa accadrebbe se facessimo adesso i piani per i prossimi nostri dieci anni, non quando saranno passati? Concludendo questo mio messaggio, vorrei congedarmi da voi invitandovi a partecipare con i Vostri graditi commenti. Ciò sarebbe molto interessante. Che ne pensate?

Cordialmente

Massimo Catalucci

4 Commenti

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  • Massimo

    Bene già di positivo è che ci chiamiamo tutti Massimo, quasi come se fosse il livello dei nostri obiettivi per il futuro. Scherzi a parte ho molto apprezzato il suo modo di esporre concetti anche complicati e sono daccordo con lei, anche io 10 anni fà avevo obiettivi e adesso ho gli stessi in quanto ancora non raggiunti. Il mio problema è che forse sto sbagliando qualcosa, forse non ho la costanza, di sicuro c’è che sò esattamente che cosa devo fare ma non lo faccio, perchè ? grazie

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    • massimo catalucci

      Ciao Massimo (Melini). Intanto comincerei con il darci del “TU”, se sei d’accordo? Rispondendo alla Tua domanda finale sul “perchè” fai o non fai questo o quest’altro, credo che fino a quando Ti domanderai il “perchè” di qualcosa, sarai spesso concentrato sul dare delle risposte “razionali”. Cosa accadrebbe invece se cominciassi a chiederti “come” puoi essere sicuro ad esempio di ciò che esattamente Vuoi e “cosa” proveresti nel momento in cui l’avessi già ottenuto ora? Penso che probabilmente inizieresti ad accorgerti che stai construendo uno strumento abbastanza consistente per far leva sulle risorse a te necessarie per ottenere quello che vuoi in un arco di tempo da te predefinito.
      Come sai, comunque ogni obiettivo deve essere ben formato per far si che possa essere da noi raggiunto, quindi: devo avere un quadro esatto di ciò che voglio; devo definire se è rapportato alle mie potenzialità; se posso farlo da solo o ho necessità di avere altre risorse utili affianco; in quanto tempo; quali sono i segnali che mi fanno capire che sto andando nella direzione giusta in merito a quello che ho progettato…ecc.ecc..
      Aggiungo inoltre che, non è sufficiente, per quanto mi riguarda e per l’esperienza che ho in questo campo, leggere manuali o libri (nè tanto meno me) che trattano argomenti di sviluppo personale per poter attivare un processo di cambiamento nel nostro comportamento. Te lo dico con una metafora: posso leggere tutti i manuali di arti marziali che voglio, praticando ogni mossa realmente, allenandomi. Se però non ho vicino a me un “Trainer” un “allenatore” che osserva ciò che faccio e come lo faccio….potrei incorrere in errori e non ottenere quello che voglio. Anzi…..potrei demotivarmi ulteriormente ed abbandonare… Naturalmente aggiungo che anche la qualità del “Trainer” è fondamentale. Io stesso quando ho iniziato 20 anni fa (praticando il training autogeno per migliorare le mie prestazioni professionali) sono stato fortunato ad incontrare un professionista che ha saputo orientarmi.
      Attendo Tuoi graditi ed ulteriori commenti.
      Cordialmente
      Massimo Catalucci

  • massimo

    le parole dell’articolo sono interessanti, ci terrei a riferire che anche io ho potuto sperimentare l’importanza e l’efficacia di alcune tecniche di pnl. la difficoltà maggiore è quella di mantenere un’intensità costante nel tempo, perchè l’applicazione, come un po’ per tutto, deve essere sostenuta da una motivazione che è altalenante. mi farebbe piacere approfondire l’argomento con chiunque sia interessato.

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    • massimo catalucci

      Gent.mo Massimo. Grazie intanto per aver letto e commentato il mio articolo. Ha perfettamente ragione, la difficoltà maggiore che si incontra nell’apprendere nuove tecniche e/o nuovi comportamenti, sta proprio nel fatto di trovare la giusta motivazione e mantenerla costante nel tempo. A tal proprosito, quando mi capita di sentire che potrei perdere l’entusiasmo nel fare qualcosa che ritengo utile e vantagigosa per me, vado a ricercare l’intensità necessaria e l’emozione specifica di cui ho bisogno nelle mie esperienze vissute…o come Lei saprà è anche solo sufficiente immaginare esperienze anche se non vissute direttamente e relamente, purchè vivide ed intense emotivamente parlando.
      D’altra parte, come esseri umani, siamo un’esperienza vivente……basta ricercare nella nostra personale “videoteca interiore emozionale” il film reale o immaginario che più ci piace e ci colpisce per le sue particolarità.
      Chissà nel corso della Sua Vita quante volte Le sarà capitato di avere la giusta motivazione per fare qualsiasi cosa. Mi chiedo e Le chiedo, cosa accadrebbe se rievocasse continuamente tali Sue esperienze positive e le sovrapponesse al filmato che intende modificare, ovvero laddove intende trovare la giusta motivazione?
      Naturalmente come esseri umani siamo anche degli abituali. Solo che per fare diventare abitudine una pratica (sembra un gioco di parole) dobbiamo fare per un periodo più o meno lungo (dipende da soggetto a soggetto) pratica, pratica pratica e…….ancor pratica.
      Attendo Suoi nuovi e graditi commenti.
      Cordialmente
      Massimo Catalucci

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