La sai una cosa? Bellissima? Possiamo guarire. Tutti.
Possiamo guarire dal cancro del “dopo”. Una patologia diffusissima che miete ogni giorno vittime su vittime.
Quotidianamente, uomini e donne di ogni età e ad ogni latitudine sono falciati da un batterio micidiale: si chiama procrastinare.
Un’epidemia! Sì, perché è morbo contagioso con incubazione e effetti paralizzanti. Ti assopisci impercettibilmente.
Se si potesse riassumere in una frase la sua azione si potrebbe dire così: ti fa invecchiare senza essere mai stato giovane. Terribile fine!
Non deve essere sicuramente una malattia del tutto recente perché una terapia circola da tempo.

A te come a me sarà capitato di sicuro di sentire il proverbio: “Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”. Ti dice con schiettezza che procrastinare ti è nocivo. Che il dopo è un tarlo cui non dare ospitalità nella tua esistenza.  Non ho mai rintracciato il suo autore, ma meriterebbe il nobel della saggezza. Ho un debito di riconoscenza
verso un insegnamento tanto efficace: non nascondo di aver provato talvolta rimorso a non averlo seguito sempre.
Procrastinare mi ha reso un assassino. Dei peggiori. Quelli che uccidono il tempo a colpi di “dopo”.
Mi ha fatto sciupare pezzi di giovinezza. Il dio “dopo” mi ha ingannato con ammalianti canti di serene.
E mi sono schiantato sugli scogli della frustrazione.

In ogni caso, quel proverbio semplice ed efficace è stato un orientamento di vita pratico per chissà quante generazioni.
Forse un po’ ingiuntivo e minaccioso nel suo divieto iniziale, ma accolto nella sua ispirazione resta un balsamo per tante disfunzioni nella nostra crescita personale.

Tre mi sembrano gli aspetti del suo significato profondo:

1. Va subito a toccare la questione di fondo: l’oggi e il domani sono lo scenario in cui dispieghiamo la nostra vita. Due dimensioni in qualche modo alternative.

2. Ti chiama ad una scelta: “non rimandare”. Come a dire: Assumiti la responsabilità di una decisione. Coraggio, esci dall’insicurezza celata nel dopo.

3. Fare oggi o fare domani: si tratta di azioni. Delle nostre azioni. Di quel che è in nostro potere fare.

Mentre stavo ammirato a pensare con riconoscenza a chi questo proverbio lo aveva donato al mondo, mi chiedevo tuttavia come si arriva ad essere attaccati dal cancro del dopo. Come avviene che un avverbio così piccolo, dal suono tondo possa fare metastasi tanto dannose? La mia diagnosi ha visto anche tre fattori:

1. Il suo uso frequente sintonizza i nostri pensieri su una dimensione per loro inesistente. Come se la parola impartisse un ordine vuoto.
D’altro canto, dove tutto è presente, dopo è privo di significato. Un’anomalia nella comprensione di se stessi nel mondo. Disadattamento. Disarmonia. Primo passo cancerogeno.

2. Se leggessimo la nostra storia dal punto di vista dei dopo che abbiamo subito e di quelli che abbiamo imposto, comprenderremmo facilmente quanta frustrazione si nasconde nel sentirsi “spostare” nell’indefinito. Ti ricordi quando chiedevi a tuo padre o tua madre di giocare con te e ti rispondeva “dopo”? Lesione emozionale
da rinvio. E a te come a me non è mai capitato di soffocare qualcuno dei propri cari con ripetuti dopo?

3. Dopo mette a nudo la propria paura. Quella madre di ogni altra. Quella di vivere. Prova a pensarci: ogni dopo è un rinvio. Procrastinare altro non è che un autoinganno. Ci si sottrae ad un impegno. Verso se stessi. Quello di godere della vita adesso. E con un differimento dopo l’altro si lastrica la propria strada verso il sabotaggio pieno. Dopo uccide il piacere di essere se stessi adesso.

La bella notizia è che si può risalire la china. Come quindi guarire dal cancro del dopo? Credo tutto sommato con una terapia molto semplice.
Ecco 5 accorgimenti che mi paiono efficaci. Non so se se ne potrà fare un protocollo, ma ho verificato che con me funzionano.

1. Cerca la tua centratura psicologica sul presente. Per quanto è possibile alimenta la consapevolezza che la più grande ricchezza che abbiamo è il momento che stiamo vivendo. Scegliti un buon libro che ti rafforzi su questo caposaldo della tua crescita personale.

2. Nella tua meditazione avvertiti davanti alla Presenza. Avere una timeline armonica vuol dire che interpreti il mondo a partire dal tuo presente: ripeti a te stesso che il passato non c’è più e il futuro non c’è ancora. Guardati allo specchio e ripetiti le parole di Og Mandino: “Vivrò questo giorno come se fosse l’ultimo.
Questo giorno è tutto quanto posseggo e queste ore sono adesso la mia eternità”
.

3. Fai attenzione al linguaggio che usi. Gli avverbi ai quali ricorri  riflettono il tuo rapporto con il tempo. E con te stesso. Evita naturalmente il più possibile dopo scegliendo con decisione gli adesso e gli ora. L’ho travato un esercizio semplice e in poche settimane avevo dimenticato il dopo. Quasi un gioco divertente in cui ti costruisci la giornata: diventi il guerriero dell‘hic et nunc.

4. Non si potrà evitare del tutto l’uso del poi. Basterà addomesticarlo, non usandolo mai con valore assoluto. Ossia, sempre seguito da un fatto o un’azione molto precisi: dopo… pranzo, dopo la riunione, dopo che è arrivato, dopo la telefonata, dopo aver pagato… E via dicendo. E questa successione va rispettata. Fai quello che adesso annunci farai al momento indicato.
Se tuo figlio ti chiede di giocare adesso e gli dici che lo farai dopo che hai terminato di scrivere la mail: lo fai rispettando le parole che hai pronunciato.
Tuo figlio saprà che dopo è un presente puntuale. E tu sarai centrato nell’armonia con il tuo tempo. Una gioia per entrambi.

5. Pensa la vita come un continuo oggi. Fissati quel che vuoi fare quel giorno e agisci. Le azioni dentro, innanzitutto. Guidate dall’intenzione. Agisci sui tuoi stati d’animo: sono quelli che fanno la differenza. Quando il morale è basso si tende a procrastinare perché siamo dominati dalla preoccupazione. Accedi allora alle risorse che hai messo a punto
per ricaricarti e decidi di essere felice adesso. E il cancro sarà svanito.

Namaste

Mauro Turrini

6 Commenti

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  • alessandro

    Ciao,
    hai un libro da consigliare su come non procrastinare? “Scegliti un buon libro che ti rafforzi su questo caposaldo della tua crescita personale.”
    Non ne conosco e non saprei scegliere.

    Rispondi
    • mauro turrini

      Ciao, Alesandro. Grazie per il tuo commento.
      La tua richiesta mi porta a ricordare che avevo scritto quell’articolo proprio peché non avevo visto qualcosa al riguardo. E così avevo cominciato a riflettere su questo aspetto e quel che mi era parso utile nella mia esperienza ho ritenuto di condividerlo.
      Quello che mi premeva era proprio invitare ad una centratura psicologica sul presente. Continuo a ritenere ancora oggi che la più grande ricchezza che abbiamo è il momento che stiamo vivendo.
      Ti posso dire dei libri che hanno aiutato molto me su questo aspetto della mia crescita personale. Tre in particolare. Di Og Mandino, Il più grande venditore del mondo e quel capitolo straordinario: “Voglio vivere questo giorno come se fosse l’ultimo”. Mi è stato molto utile anche Wayne Dyer, Le vostre zone erronee e di Deepak Chopra Le coincidenze. Ho visto che più ritroviamo dei riferimenti importanti alla nostra consapevolezza, più riusciamo ad avere un buon rapporto con il tempo.
      Ti auguro una buona lettura e un anno vissuto com il migliore della tua vita. Un abbraccio.

  • annamaria piscitelli

    Gentile signor Turrini,
    ho sempre desiderato studiare, fare ricerca nelle facoltà come Lei ha descritto,in cui Lei ha creduto con passione; il tempo non mi è mancato ma deleteriamente l’economia e ciò è più che procrastinare e perciò che mi farebbe piacere condividere il suo sapere, se ha dei luoghi di incontro, condivisione,o nel caso proponga lei

    Rispondi
    • mauro turrini

      Gentile Annamaria, grazie per il suo commento e la sua cortesia. Sarò felice di contattarla alla sua mail personale appena possibile. Con il mio augurio di ogni cosa bella nella sua vita.

  • marco ferraro

    Complimenti Mario, Ottimo articolo!
    Procatinare è oltre che un cancro è anche un’arte. Quanti si ma che ci diciamo ad arte per rimandare le cose che possono farci felici.

    Ed è proprio un’abitudine e come tale può essere modificata e sostituita. Ottimi i consigli che dai per farlo.

    Un caloroso saluto

    Marco Ferraro

    Rispondi
    • mauro turrini

      Grazie, Marco, per le tue parole. Gentilissimo. Sì, proprio un’abitudine da modificare. Con grandissimi vantaggi. Ed è così che si comincia a vivere davvero.
      Un caloroso e cordialissimo saluto anche a te.
      Mauro

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