psicologoDiversi anni fà questa domanda era ricorrente, ci si chiedeva spesso perché si doveva andare dal cosiddetto “strizzacervelli”, che senso aveva, la risposta è semplice: quando una persona non ce la fa più, quando soffre troppo, quando si trova in difficoltà con sé stesso o con gli altri, quando succedono cose nuove nella propria vita che turbano e destabilizzano sè stessi ed i rapporti col partner o in famiglia, coi figli

ecco dunque che È GIUNTO IL MOMENTO DI CHIEDERE AIUTO ALLO PSICOLOGO
Non bisogna mai vergognarsi di questo, chi và dallo psicologo non deve sentirsi un malato di mente, ma semplicemente una persona sensibile che in un particolare periodo della sua vita ha bisogno di aiuto perché si trova temporaneamente in difficoltà e non sà come uscirne da solo/a, e non riesce a trovare aiuto nelle persone care.
Quindi la presenza di una persona nuova, di un professionista che cerca in tutti i modi di aiutare e di essere obiettivo nel sostenere quella persona in difficoltà, può fare la differenza in positivo.
Lo psicologo ad esempio può aiutare come mediatore al di fuori delle parti una coppia che non riesce più a parlare e comunicare se non litigando, o può aiutare un figlio ad esprimere le proprie emozioni verso i genitori, può sostenere una persona depressa o in difficoltà di qualsiasi genere, Può ridare Fiducia ad una Persona che si sente Sola, può aiutare a ritrovare la parte sana di una persona che non riesce a ritrovare la via d’uscita dai suoi problemi, può aiutare a capire chi siamo, cosa si nasconde dentro di noi, le nostre tendenze innate, le nostre potenzialità, può aiutarci a esprimere la nostra creatività in 1000 modi diversi, ci aiuta a vivere, a rialzarci se siamo caduti nelle difficoltà della nostra vita, ci aiuta ad analizzare la parte inconscia, profonda di noi stessi, ci spiega perché continuiamo a fare sempre gli stessi errori nella nostra vita, lo psicologo diventa così un punto di riferimento per ridare quell’equilibrio che tanto cerchiamo nella nostra vita.
Elencherò qui di seguito alcuni fattori importanti che aiutano i pazienti in analisi, o in psicoterapia a migliorare la propria situazione psicologica e ad eliminare il proprio disagio e la propria sofferenza psicologica avvicinandosi alla guarigione definitiva.
Lo psicologo deve aiutare il paziente ad elaborare delle strategie attraverso  dei metodi precisi di psicoterapia adatti alla propria personalità che stimolino quei fattori e quegli elementi psicoterapeutici che si trovano nella persona, cioè nella sua parte sana.

PARLARE, MANIFESTARE IL PROPRIO DISAGIO

La parola è il primo dei fattori psicoterapeutici con cui il paziente inizia il setting analitico, cioè col manifestare allo psicologo il proprio disagio, la propria sofferenza, raccontando nei minimi particolari ciò che gli è accaduto, l’esperienza traumatica che ha vissuto, le sue reazioni a questa esperienza, le emozioni che ha provato e che sente ancora e i cambiamenti che avvengono dentro di lui/lei a livello fisico, psicologico e relazionale da quando ha avuto quella brutta esperienza.
Raccontando l’esperienza difficile che ha avuto e il proprio vissuto personale, il paziente mette in moto 2 fattori di miglioramento:
1 La catarsi, cioè la liberazione di quello che ha dentro di sé
parlandone, manifestando le proprie emozioni, dicendole, raccontando la
sua storia e il suo vissuto personale
2 Condividendo il suo dolore con un’altra persona, in questo caso con lo psicologo, il paziente rende partecipe della propria esperienza e della  propria sofferenza lo psicologo, e in questo modo, il dolore stesso  diminuisce, e viene eliminato passo dopo passo.
Il proprio dolore diminuisce quindi togliendoselo di dosso e dandone una
parte allo psicologo attraverso la parola e la comunicazione, facendolo
partecipe di questo.
Così, raccontando l’evento traumatico o frustrante che lo ha fatto
soffrire, il paziente riduce il dolore, l’ansia, la tristezza e la frustrazione
che lo accompagnano.

TROVARE UN ALLEATO NELLO PSICOLOGO

Raccontando l’esperienza dolorosa che ha vissuto, il paziente lo condivide con lo psicologo in modo personale, confessandogli un esperienza intima, che ha tenuto dentro di sé anche per tanto tempo, come se stesse conservando un segreto  che non riusciva a rivelare  a nessuno.
Una volta che il paziente riesce finalmente a svelare il proprio segreto personale, non è più solo perché:
1 Ha l’ascolto dello psicologo
2 Ha il suo sostegno psicologico
3 Ha il suo aiuto
4 Ha un suo consiglio pratico
5 Ha una persona che gli è vicino e che farà di tutto per aiutarlo a guarire.

In questo modo il paziente aumenta la fiducia nello psicologo  e questo gli permette di andare avanti nella psicoterapia.
Così il paziente non si sente e non è più solo, può contare sull’appoggio di un’altra persona che sà come aiutarlo, viene sostenuto da lui, sarà aiutato a non sbagliare, a non abbandonarsi al dolore, alla tristezza, alla disperazione che spesso può far commettere degli atti negativi o violenti verso sé stessi o verso gli altri.

IL FATTORE “TEMPO”

Una valida psicoterapia ha bisogno necessariamente di un “tempo” in cui il paziente elabora il proprio vissuto personale per analizzare cosa è successo dentro di lui/lei e per trovare la strada di uscita da questa situazione difficile in cui si trova.
Il tempo è un fattore soggettivo e relativo a tanti aspetti:
1 La volontà di guarire da parte del paziente
2 La sensibilità della persona che chiede aiuto
2 La sensibilità, la bravura, l’esperienza, l’empatia da parte dello
psicologo
3 La fiducia del paziente nei confronti dello psicologo
4 La forza interiore del paziente nel voler guarire
5 L’autostima del paziente
6 Un ambiente favorevole che accompagna la vita del paziente, ad
esempio:
– l’aiuto degli amici
– l’aiuto della famiglia
– l’aiuto e la presenza del partner
Quando manca uno dei suddetti fattori di aiuto per raggiungere un esito positivo nella psicoterapia, lo psicologo deve necessariamente fare di tutto per rinforzare quegli aspetti carenti, ad esempio deve aiutare il paziente ad:
– acquisire fiducia in sé stesso quando questa manca
– aumentare la propria autostima
– rafforzare la sua energia interiore
– assumersi le responsabilità delle proprie azioni
– esprimere le proprie emozioni agli altri
– prendere coscienza dei propri vissuti personali
– esprimere il proprio pensiero agli altri
– superare le sue paure e la sua timidezza
– imparare ad ammettere i propri errori
– essere umile
ecc.
Solo in questo modo potranno esserci dei miglioramenti sicuri e definitivi.
ELABORARE I VISSUTI PERSONALI

Durante l’elaborazione dei vissuti personali e dell’esperienza traumatica che ha avuto, il paziente deve comprendere ciò che è accaduto, come ha vissuto quest’esperienza dolorosa, come ha reagito ad essa,  deve sentire e prendere coscienza delle proprie emozioni, dei suoi blocchi, e di tutti quegli aspetti importanti nell’analisi che verranno fuori con l’elaborazione, con cui si “analizza” l’esperienza avuta ed il vissuto personale, cioè il “come” è stato recepito dentro di sè nei minimi particolari senza tralasciare nulla.
Inoltre il paziente deve capire “perché” ha reagito in quel modo a ciò che gli è capitato, deve comprendere cosa stà cambiando e cosa si stà trasformando dentro di lui/lei dopo l’esperienza traumatica che ha vissuto.

LA VOLONTA’ DI CHIEDERE AIUTO

La volontà di guarire è molto importante. Anche se può sembrare banale ed evidente che una persona chieda aiuto, non sempre è così, non sempre il paziente ha la forza ed il coraggio di chiedere aiuto, di tendere una mano, di cercare una persona che sia in grado di aiutarlo, di raccontare quello che gli/le è successo, ci vuole forza anche in questo, soprattutto considerando lo stato interiore di disperazione o di rabbia (in questo caso la rabbia può essere un fattore positivo che spinge a chiedere aiuto), di tristezza, di depressione in cui si può trovare la persona in difficoltà, che sono delle vere e proprie barriere verso una richiesta di aiuto.

Queste difficoltà aumentano se la persona è timida, se ha vergogna di contattare uno psicologo che per quanto bravo o professionale possa essere è sempre uno sconosciuto nei suoi confronti.
Il desiderio di uscire fuori da questa situazione dolorosa e di fare qualcosa in modo attivo per riuscirvi, è il primo passo per rompere il ghiaccio, per cambiare il proprio stato di sofferenza, per migliorare la propria vita interiore, e di conseguenza per migliorare  le relazioni con gli altri.

dott. Rolando Tavolieri

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